martedì 29 ottobre 2019

Cucina da...cani! Ricette e sana alimentazione anche per gli amici pelosi


Il piacere di coprire di attenzioni culinarie gli amici a quattro zampe è ormai il pallino dello chef Marco Vandoni - concorrente alla sesta edizione di Masterchef - e del noto fotografo di food, Leonardo Cairo. 

Fresco di stampa, ecco "Cucina da cani... ricette da vero gourmet", un altro volume che, dopo il successo riscontrato da quello dedicato al mondo felino Cucina da... gatti, segue la scia della sana alimentazione per tutti gli animali domestici. 

Sempre pronti a scodinzolare e sempre pronti a fare festa ai rispettivi padroni, i cani sono amici speciali, fedeli compagni di grandi e bambini. Anche per loro è indispensabile seguire un’alimentazione sana e bilanciata, affinché possano essere in splendida forma! Non bisogna mai dimenticare di comprendere carne e verdure ma anche creali e pesce, l’importante è che ogni ciotola sia per loro appetibile e digeribile! Prendete spunto dallo chef Vandoni e seguite i consigli del veterinario, ecco il modo ideale per rendere felici i vostri cani, facendo attenzione a non concedere loro la possibilità di mangiare troppo, soprattutto alcuni alimenti nocivi!

Il libro raccoglie 30 ricette, ideate dallo chef Marco Vandoni e approvate dalla Dottoressa Veterinaria Irene Granelli della Clinica Veterinaria Granelli di Milano. Tanti piatti sfiziosi, con il contributo di alcune ricette speciali: due di Fabia De Martino, famosa sostenitrice di una dieta crudista anche dopo l’addomesticamento, una di Myuki Sueli Sugawara, esperta nutrizionista di cani e gatti, una della coppia Sheila e Márcio Luppi, attivi come professori universitari, e una di Filippo Boria, architetto e video maker milanese amante dei cani. La prefazione è a cura di Michele Getti, ideatore e fondatore di una “ricetta” e di un negozio altrettanto originali, il gelato per cani di ICE DOG.

Titolo: Cucina da… cani. Ricette da vero gourmet
Autori: Marco Vandoni e Leonardo Cairo
Anno di pubblicazione: ottobre 2019
Pagine: 96
Prezzo di copertina: 15,00 euro

www.trentaeditore.it

Il libro è in vendita in libreria e sui principali siti di vendita online.


UNA RICETTA TRATTA DAL LIBRO:

Canburger - Ingredienti per una porzione:

70 g di carne di manzo macinata
15 g di mortadella
15 g di zucchine
60 g di patata americana
30 g di farina per polenta
pane per mini hamburger
un goccio di latte
olio di lino.

 Cuocete la farina per polenta in acqua per 30 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio e aggiungete un goccio di latte a cottura quasi completata. Riponete il composto in un coppapasta rotondo, della dimensione del vostro pane per mini hamburger, e lasciate riposare in frigo per una notte, ne ricaverete un disco di polenta solido e lucido. Tritate la mortadella finemente, rimuovendo il pepe e i pistacchi presenti. Incorporare la carne macinata, mescolate e fate una svizzera omogenea. Cuocete la svizzera in una padella calda, precedentemente unta con un pochino di olio di lino, per circa 2 minuti per lato. Fate raffreddare. Preparate la patata americana tagliandola a fette grandi. Bollitele per almeno 20 minuti in abbondante acqua non salata e tenete da parte. L’impiattamento viene in automatico: un panino con la base di polenta, l’hamburger sopra, qualche fettina di zucchina cruda (a mo’ di bacon), il cappello di pane e le patatine a lato.


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mercoledì 23 ottobre 2019

Non dimenticare chi dimentica!


Solo le persone anziane hanno la demenza? I malati di Alzheimer perdono solamente la memoria? 

All'inizio della patologia i sintomi (qualche difficoltà nel ricordare, avere la parola sulla punta della lingua o la perdita dell’orientamento spazio-temporale) possono essere così lievi da passare inosservati, sia all'interessato che ai familiari. Ma, col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più evidenti, e cominciano a interferire con le attività quotidiane e con le relazioni sociali. Le difficoltà pratiche nelle più comuni attività, come quella di vestirsi, lavarsi o gestire i soldi, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la completa dipendenza dagli altri.

In aiuto alle esigenze di supporto fisico e psicologico dei malati di Alzheimer e dei caregiver, il 30 ottobre 2019 alle ore 21:00, il centro medico Medicina e Nutrizione promuoverà una serata gratuita, dove potrete scoprire ciò che realmente si conosce sulla malattia di Alzheimer e delle altre demenze nonché dei principali strumenti d'intervento: verranno spiegati i fattori di rischio e i fattori protettivi, al fine di poter modificare al meglio le vostre abitudini prevenendo l’esordio della demenza. L'incontro sarà tenuto dalla dott.ssa Giuditta Manfredi neuropsicologa e la dott.ssa Giovanna Pascolo psicologa e psicoterapeuta presso il centro medico.

L'incontro cercherà di fornire le risposte alle domande più frequenti e darà le informazioni che tutti devono avere su questa malattia spesso incompresa. La lunga durata della malattia e la necessità di cure e sorveglianza continue costituiscono un impegno gravoso e protratto per i familiari, che richiede un notevole dispendio di energie di tipo sanitario, socio-assistenziale ed economico. L’altro malato, il caregiver, fa parte del processo di presa in carico da parte dell’equipe di professionisti. Inoltre, il graduale deterioramento della qualità dei rapporti con la persona malata espone i familiari ad un crescente disagio psicologico, vissuto molto spesso nell’isolamento delle mura domestiche. In mancanza di servizi complementari di sostegno, i familiari si trovano spesso impreparati a rivestire il ruolo, ancor oggi molto frequente, di unico riferimento del malato per tutto il decorso della malattia. Infine discuteremo insieme la differenza tra “guarire” e “curare”, passando in rassegna le terapie farmacologiche e non ad oggi validate: in particolare ci soffermeremo sulla Stimolazione Cognitiva, unica terapia ad oggi validata ed evidence based. Quest’ultima, dopo un training al famigliare, può essere intrapresa dal famigliare stesso al proprio domicilio in modo informale. Queste tematiche non si esauriscono con un semplice incontro divulgativo, eppure, una corretta “educazione base” sugli atteggiamenti da adottare con il proprio caro può aiutare i familiari ad affrontare al meglio le difficoltà del loro ruolo.

Siete invitati il 30 ottobre 2019 a partire dalle ore 21:00 presso la sala riunioni della sede centrale del centro medico Medicina e Nutrizione, in via G. Falcone 13 a Lacchiarella MI.

Per le indicazioni cliccare sul link: INDICAZIONI


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lunedì 21 ottobre 2019

Oncologia: dal congresso AIEOP, nuove strategie terapeutiche per i bambini


“Guarire un bambino è guarire il futuro”. Sono state queste parole di Giuseppe Arcidiacono, Assessore ai Lavori Pubblici, Infrastrutture, Mobilità, Zona Industriale e Sanità del Comune di Catania, intervenuto alla cerimonia di apertura, a fare da filo conduttore al XLIV Congresso Nazionale medico e infermieristico di AIEOP (Associazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica), che si è tenuto al Monastero dei Benedettini del capoluogo di provincia siciliano.

La società scientifica nazionale, che da oltre 40 anni rappresenta l‘ematologia e oncologia pediatrica italiana, ha chiamato a raccolta medici, biologi, ma anche radioterapisti, chirurghi pediatri, infermieri, psico-oncologi e fisioterapisti da tutta Italia per fare il punto della situazione sui temi principali afferenti alla sfera dell’oncologia e dell’ematologia del bambino e dell’adolescente, soffermandosi in particolare sulle ultime novità terapeutiche a disposizione per curare i piccoli pazienti con risultati soddisfacenti. Le statistiche evidenziano che oltre 1 soggetto su 1.000 adulti è un “sopravvissuto” a un tumore che si è presentato durante l’infanzia o l’adolescenza. Di qui la necessità di puntare i riflettori sulle nuove soluzioni che la medicina sta sperimentando con successo per guarire sempre più bambini.

 A cominciare dalla immunoterapia innovativa che si avvale delle cellule CAR (da “chimeric antigen receptor”). Si tratta di “linfociti” artificiali, non esistenti in natura, che vengono armati in laboratorio di un “recettore chimerico” in grado di riconoscere l’antigene CD19, espresso dalle cellule delle leucemie di linea B. Le cellule CAR sono delle “munizioni” intelligenti, che hanno il compito di “distruggere” i blasti linfoidi, cioè le cellule tumorali che esprimono il recettore CD19.

“I risultati del trattamento con cellule CAR – ha evidenziato la Dott.ssa Adriana Balduzzi, membro del Consiglio Direttivo AIEOP - sono promettenti: le curve di sopravvivenza erano prima impensabili in fasi così avanzate di malattia. Nel prossimo futuro la terapia con cellule CAR verrà applicata nelle fasi più precoci di malattia e ci si attende che i risultati siano ancora migliori”. 

 La terapia con CAR-T – ha evidenziato il Dott. Marco Zecca, Presidente di AIEOP - apre nuove possibilità di cura per bambini affetti da leucemia linfatica acuta refrattaria / recidivata e altrimenti incurabile. La tossicità di questa terapia non è trascurabile. Sono richieste elevate competenze e risorse specialistiche per la gestione delle possibili complicanze per cui essa deve essere utilizzata solo in centri altamente specializzati”.
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“La complicanza più attesa - ha aggiunto la Dott.ssa Adriana Balduzzi, membro del Consiglio Direttivo AIEOP - è la sindrome da rilascio citochinico (CRS), un’infiammazione generalizzata che deriva dal rilascio nel sangue di fattori infiammatori, scatenato dalla distruzione delle cellule leucemiche da parte delle cellule CAR”.

Inoltre anche i linfociti B normali, cioè le cellule del sistema immunitario deputate alla produzione degli anticorpi e che esprimono il recettore CD19, vengono eliminati dalle CAR. Per tale motivo i pazienti trattati devono ricevere supplementazioni mensili di anticorpi o “immunoglobuline”. Notevoli sono anche i progressi compiuti dalla terapia genica per combattere le emoglobinopatie, in primis la “thalassemia major”, una malattia genetica diffusa nell'area mediterranea, dalla quale si stima che in Italia siano affetti circa 7.000 pazienti. La terapia tradizionale consiste nel ricevere trasfusioni ogni 2-3 settimane, a partire da poche settimane dopo la nascita e per tutta la vita, e farmaci per rimuovere dall'organismo il ferro in eccesso. Il trapianto di midollo osseo può guarire i pazienti affetti da “thalassemia major”, ma è gravato da un rischio di importante tossicità e limitato dalla difficoltà a trovare donatori compatibili.

I risultati dei più recenti trials clinici, presentati durante il congresso di AIEOP dal Prof. Franco Locatelli - Direttore del Dipartimento di Onco–Ematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma -, hanno mostrato quindi come la “thalassemia major” possa essere guarita per mezzo della terapia genica. L'inserimento attraverso un vettore retrovirale di un gene beta-globinico funzionante può normalizzare la produzione di globuli rossi e correggere completamente la gravissima anemia di questi malati. EMA, l'agenzia europea del farmaco, ha approvato infatti il trattamento anche per i pazienti di età superiore ai 12 anni e affetti da “thalassemia major” non beta0 / beta0.

 "Il trattamento – ha annunciato il Dott. Zecca - sarà disponibile anche in Italia dall'anno prossimo e finalmente rappresenterà una ulteriore concreta opzione terapeutica che potrà cambiare in maniera significativa la storia naturale di questa grave malattia"

Anche per quanto riguarda il trattamento dei tumori solidi in oncologia pediatrica, il convegno AIEOP ha portato buone notizie: sono sempre più numerosi i nuovi farmaci “target” (cioè diretti contro una specifica alterazione della cellula tumorale) disponibili per bambini e adolescenti. L’esempio più interessante è la disponibilità di farmaci inibitori di NTRK, che è un gene che si trova riarrangiato come effetto di una traslocazione nota per essere specifica di un tumore – il fibrosarcoma infantile -, ma che recentemente è stata identificata anche in altri tumori (come alcuni tipi di neoplasie cerebrali). Data la loro straordinaria efficacia, gli inibitori specifici di NTRK sono oggi approvati - dall’EMA - con un’indicazione tumore-agnostica, cioè indipendente dal tipo di tumore, ma legata invece alla presenza della traslocazione.

“Oggi in Italia, nel contesto di protocolli specifici, sono disponibili – spiega il Dott. Andrea Ferrari, membro del Consiglio Direttivo AIEOP - inibitori che agiscono su NTRK, ma anche su altri geni come ALK e ROS1. Queste nuove molecole aprono scenari importanti per il futuro, ma la loro disponibilità pone nuove sfide in termini organizzativi, proprio per la ricerca di questi target, che solo raramente fanno parte del percorso diagnostico di routine, ma che occorre imparare a cercare (anche in tumori dove fino a poco tempo fa non pensavamo potessero evidenziarsi, come i tumori cerebrali)”.

Significativo, infine, è stato il contributo della Prof.ssa Beatrice Gulbis, docente di ematologia alla ULB – Università Libera di Bruxelles, che, nella sua lettura magistrale, ha spiegato l'importanza di EuroBloodNet, un network europeo, di cui è coordinatrice per la sezione non oncologica, che ha la mission di dare accesso al medesimo livello di cure altamente specializzate a tutti i cittadini europei affetti da malattie ematologiche rare. Anche i centri AIEOP stanno contribuendo a costruire questo network per una medicina sempre meno regionale.

AIEOP è una società scientifica, accreditata dal Ministero della Salute, operante su tutto il territorio nazionale, con 50 centri affiliati e circa 600 soci tra gli operatori sanitari. AIEOP ha lo scopo principale di promuovere le attività di ricerca e cura nel campo dell’ematologia ed oncologia pediatrica, oltre a elaborare e coordinare protocolli di trattamento, divulgare le conoscenze, facilitare collaborazioni nazionali e internazionali e stimolare sinergie tra associazioni. Per garantire la qualità della cura, i centri AIEOP sono identificati secondo specifici requisiti qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi, e adottano protocolli comuni di trattamento. Il Centro Operativo ha sede a Bologna, sovrintende alla Banca Dati ed è a supporto dell’attività di AIEOP. Ogni anno circa 1700 casi, tra nuove diagnosi, trapiantati di midollo osseo e immunodeficienze vengono registrati con un identificativo univoco. A oggi, sono registrati quasi 60mila casi. La storia di AIEOP prende le mosse dalla stesura, nel 1971, del primo protocollo italiano per il trattamento della leucemia acuta pediatrica, che non è più una malattia incurabile. Nel 1975 nasce quindi l’Associazione Italiana di Immunologia e Oncologia Pediatrica, che dal 1985 assume la nuova denominazione di Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP). L’organismo si occupa di leucemie e tumori infantili e di malattie ematologiche non tumorali redigendo protocolli e linee guida. Dal 1989 tutti i nuovi casi di neoplasia diagnosticati nei centri AIEOP sono registrati. L’AIEOP è la prima associazione di emato-oncologia pediatrica al mondo a creare una banca dati, che nel 2000 diventa elettronica. L’analisi dei risultati dei protocolli di cura consente di individuare gli opportuni miglioramenti da implementare nel protocollo successivo.


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martedì 15 ottobre 2019

Il coraggio di scegliere viene dal caos


“Sto attraversando un periodo difficile, mi sono bloccata dinanzi all’incapacità di fare una scelta, non so se intraprendere un nuovo cammino che sembra condurmi a nuove amicizie, a una nuova città, a un nuovo mondo, oppure restare, sì, restare in quello che per anni è stato il mio mondo, il luogo dove lavoro, dove ogni angolo di strada mi parla di me, dove la pioggia si mescola alle mie lacrime per una storia finita, dove ho costruito il mio posto. È come entrare in acqua ed esserne paralizzati, non poter nuotare ma neppure sprofondare negli abissi, sono ferma e questo mi provoca ansia, senso di soffocamento, eppure non soffoco.”

Questo breve estratto fa parte di un colloquio psicologico della dottoressa Giovanna Pascolo psicologa e psicoterapeuta presso il centro medico Medicina e Nutrizione, il colloquio è avvenuto con una giovane donna di 32 anni qui soprannominata Lucia.

La dottoressa Giovanna Pascolo qui di seguito, accompagnerà il lettore nel senso più intimo di questo momento d'indecisione di Lucia, osservandolo con nuovi occhi e nuove prospettive. 



Lucia ha da poco ricevuto una nuova offerta di lavoro per la stessa azienda per cui lavora ma che la porterebbe a cambiare città. Il punto sul quale vorrei riflettere è il senso di stasi che spesso nella vita coinvolge ognuno di noi. Stare fermi è solo un’illusione ottica del nostro percepirci guardandoci dall’esterno, con l’occhio razionale; stare fermi non a caso produce inquietudine, indecisione, caos che sono elementi del divenire, sono dinamici, moti dell’anima che sta preparando nuove tappe del nostro cammino. Il sentirsi “paralizzati” altro non è che la voce interiore che coglie e ci comunica il processo trasformativo che è già in corso nel nostro abisso più profondo, che come una porta impetuosa dinanzi a noi si lascia aprire da un’unica chiave, l’inquietudine.

Essere bloccati in un impasse che ci inquieta è il frutto straordinario dell’anima che ci guida, in un bosco oscuro segna dei marchi sugli alberi tracciando un sentiero, quei marchi sono i tanti tentativi che l’anima stessa compie sotto forma di pensieri, paure, caos interiore.

È ribelle l’anima, non conosce tempo, non ama schemi o ragionamenti razionali, non prende decisioni definitive ma veste di dubbio e conduce a una destinazione dove il processo trasformativo partorirà la più grande delle metamorfosi, darà alla luce l’ordine, lo stesso ordine che nello stare fermi è stato nutrito segretamente nel grembo del caos, in quel mare che paralizza secondo Lucia, e che in chiave simbolica è il liquido amniotico che avvolge e protegge l’embrione. Ma quell’embrione che chiamo ordine non è forse la scelta che l’anima desidera e pretende? “La scelta c’è dove c’è confusione” dice Jiddu Krishnamurti, la scelta origina e vive in un sapere irrazionale, in un sapere profondo che Jung chiama “sapere del cuore”. “Il sapere del cuore non si trova nei libri, né in bocca ai maestri, ma cresce da te, come il verde frumento dalla terra nera. L’erudizione fa parte dello spirito di questo tempo, ma questo spirito non comprende per nulla il sogno, perché l’anima si trova ovunque non si trovi il sapere erudito” (dal Libro Rosso, pag. 233).

 È forte nella stasi la pressione a rimanere nello stesso punto e pesano sfiducia, aspettative, abitudini quotidiane… E da qui il devo scegliere se partire o no, devo scegliere se cercare di sanare una relazione, devo scegliere se tornare con lui dopo che l’ho tradito, devo scegliere se perdonare, devo scegliere se accogliere il nuovo, devo scegliere…Tutto quello che fa ammalare l’anima è il dover scegliere, ciò che la fa fiorire è il coraggio di scegliere, attraversando i boschi e marcando gli alberi; come il coraggio di Prometeo che ruba il fuoco, bene prezioso, a Zeus per donarlo agli uomini e far nascere la conoscenza, così nello stare fermi dovremmo avere il coraggio di custodire quella scintilla che sarà l’inizio del progresso.

Scegliere di aprirci alla vita e respirarla pienamente piuttosto che chiuderci al mondo, scegliere il coraggio di osare piuttosto che la paura di lasciarsi andare, scegliere di essere, perché come dice il mago Albus Silente ad Harry in Harry Potter e la camera dei segreti: “Non sono le nostre capacità che fanno di noi quello che siamo, Harry, sono le nostre scelte!”

 L’anima ha dei codici che l’occhio razionale non può scrutare, pertanto è importante in un momento di fermo apparente non cercare spiegazioni bensì capire con gli occhi del cuore, con lo sguardo profondo che ha codici emotivi nel senza tempo, non chiedere consigli che potrebbero deviare il flusso della propria autenticità (potresti fare scelte non tue ma acquistate al mercato delle proiezioni altrui su di te), non pensare continuamente alla situazione che pare irrisolvibile, distrarsi e soprattutto accettare il dubbio!

Al fine di fare dell’indecisione una risorsa e al fine di gestire al meglio l’eventuale ansia che l’accompagna, può essere utile un percorso individuale di supporto psicologico che accompagna il paziente nel processo trasformativo che sottende la presa decisionale.








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venerdì 11 ottobre 2019

"ParkinCammino", esperienza sul Cammino di Compostela per pazienti affetti da Parkinson


Ha preso il via “ParkinCammino” Un’esperienza di viaggio sul Cammino di Santiago Obiettivo: Camminare insieme, comunicare, condividere Destinazione: Santiago de Compostela.

Azione Parkinson Brescia Onlus insieme al Centro Disturbi del Movimento dell’ASST Spedali Civili di Brescia, con il patrocinio di ASST Spedali Civili di Brescia, dell’Università degli Studi di Brescia e il contributo incondizionato di PIAM Farmaceutici Spa, ZAMBON Italia e Gait UP promuovono il progetto “ParkinCammino”, dedicato ai pazienti con Parkinson e alle loro famiglie, per percorrere a tappe il cammino di Santiago di Compostela, comunicare, condividere e migliorare sintomi e qualità di vita.

È partito da pochi giorni “ParkinCammino” un’esperienza sul Cammino di Santiago per pazienti affetti da malattia di Parkinson. Un’iniziativa terapeutica e di vita che permette, attraverso il “cammino in condivisione”, di offrire a chi soffre di Parkinson i benefici che provengono dallo svolgimento di un’attività fisica corretta e dalla possibilità, non meno importante di camminare insieme, comunicare con altri pazienti, familiari e sanitari e condividere un’esperienza di viaggio unica nel suo genere. Dal 6 al 14 ottobre 28 viaggiatori: pazienti con Parkinson accompagnati da mariti, mogli, amici, assistiti dal Prof. Alessandro Padovani (Professore Ordinario di Neurologia dell'Università degli Studi di Brescia), dalla Dr.ssa Elisabetta Cottini e dal Dr. Andrea Pilotto (Specialisti Neurologi presso ASST Spedali Civili di Brescia), da infermieri e Fisioterapisti dell’Università di Brescia, con Federica Cottini, quale responsabile preparazione atletica, potranno vivere, in 9 giorni di spedizione, un progetto di viaggio, vacanza, terapia e ricerca.

CAMMINARE È UNA MEDICINA: LO PUÒ ESSERE ANCHE PER CHI SOFFRE DI PARKINSON GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO “PARKINCAMMINO” 

“Convivere con una patologia neurodegenerativa come la malattia di Parkinson è difficile, nonostante gli enormi progressi in ambito farmacologico e non farmacologico degli ultimi decenni. Il nostro obiettivo è da sempre quello di poter migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da malattia di Parkinson favorendo il coinvolgimento della famiglia in attività riabilitative e socializzanti unitamente alla terapia farmacologica. Spesso, paradossalmente, il primo ostacolo agli interventi educativi è rappresentato dal paziente stesso. Chi è compromesso dalla malattia nel movimento, infatti, tende purtroppo a lasciarsi andare, ad essere più sedentario e a perdere interesse nel muoversi ed uscire con un importante impatto sulla sfera personale, emotiva e spirituale”, sottolinea il Dr. Renato Carboni, Presidente di Azione Parkinson Brescia Onlus. “Grazie all’iniziativa promossa dal Centro Disturbi del Movimento dell’ASST Spedali Civili di Brescia con il patrocinio di ASST Spedali Civili e dell’Università degli Studi di Brescia e al contributo incondizionato di PIAM Farmaceutici Spa, ZAMBON Italia e Gait UP, è ora attivo il progetto di vita, terapia, ricerca “ParkinCammino”, realizzato con Almavia. Il progetto con numerosi e importanti obiettivi consentirà, non solo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’efficacia dell’attività fisica aerobica nella gestione della malattia di Parkinson, ma permetterà di valutare i benefici in termini clinici e di qualità di vita che una simile esperienza può determinare. Un’iniziativa che potrà in futuro essere presa come riferimento per permettere a sempre più soggetti con Parkinson un’esperienza di cammino in sicurezza.”

IL RUOLO DEL MOVIMENTO NELLA MALATTIA DI PARKINSON 1.200.000 LE PERSONE CON PARKINSON IN EUROPA

“La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica del sistema nervoso centrale che comporta sintomi motori cardinali quali bradicinesia (rallentamento dei movimenti volontari), rigidità (aumento del tono muscolare), tremore a riposo, associati nel corso della patologia ad instabilità posturale (difficoltà a mantenere l’equilibrio). La perdita progressiva dei neuroni dopaminergici della cosiddetta “substantia nigra”- un piccolo nucleo in una delle regioni più antiche del cervello - determina la patologia. Nonostante gli enormi progressi in campo farmacologico, la malattia di Parkinson ha ancora un impatto importante su mobilità, tono dell’umore e più in generale su relazioni sociali e qualità di vita.” sottolinea il Prof. Alessandro Padovani, Professore Ordinario di Neurologia dell'Università degli Studi di Brescia. “Recenti studi clinici ed evidenze scientifiche sottolineano come un’attività fisica a bassa intensità, unita ad attività sociali di gruppo, influiscano positivamente sui sintomi sia motori che non motori. Il ruolo del movimento è fondamentale e la scelta della tipologia di esercizio fisico da proporre al singolo paziente è molto rilevante: la pratica di attività fisica moderata, come il camminare, ha un impatto positivo sulla qualità di vita del paziente a condizione che venga effettuata, dal team multidisciplinare, una valutazione personalizzata e ripensata su ogni singolo individuo. Il medico deve tenere sempre in considerazione la terapia farmacologica “cucita” sul singolo soggetto e della tipologia di esercizio “terapeutico” adatto per intensità e frequenza al grado di severità della patologia.”

 “ Il ruolo del movimento in sicurezza è importante ed è il motivo per il quale il progetto “ParkinCammino” è iniziato con tanto entusiasmo.” riferisce la Dr.ssa Elisabetta Cottini, Responsabile della selezione dei pazienti .“Abbiamo coinvolto soggetti dai 50 ai 70 anni, con Parkinson in fase iniziale o intermedia, in terapia piena o in terapia di fase iniziale e siamo con loro, in cammino, assieme a familiari infermieri, fisioterapisti in questa esperienza di cammino, viaggio e terapia.”

“Un’esperienza di cura e di ricerca che è iniziata in realtà tre mesi or sono, con i test di selezione e di valutazione sensorizzata delle alterazioni motorie visibili sia in clinica che monitorizzate a domicilio con l’utilizzo di nuova tecnologia indossabile.” riferisce il Dr. Andrea Pilotto, Ricercatore presso l’Università degli Studi di Brescia. “Per la prima volta, abbiamo la possibilità di monitorare 24 ore al giorno con dei sensori di movimento indossabili, tutto il gruppo di persone (pazienti e accompagnatori) che compiono il cammino in tutti gli aspetti del movimento, sia durante l’attività fisica che nei momenti di riposo. Il progetto pilota fornirà importanti dati scientifici per capire l’effetto dell’attività fisica su parametri del passo e alterazioni del movimento durante la preparazione atletica e lo svolgimento del cammino, con una fase di follow-up per poter valutare i benefici in termini clinici e di qualità di vita di un’esperienza di questo genere.”

“PARKINCAMMINO” UN PERCORSO CHE VA OLTRE IL MOVIMENTO CAMMINARE, COMUNICARE, CONDIVIDERE PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DI VITA 

“Parkincammino è un’esperienza che non solo permette attraverso un percorso di cammino piacevole in sicurezza di controllare sintomi e influire positivamente sulla funzione motoria. Il viaggio, la condivisione, la comunicazione il camminare, possono essere un toccasana sull’umore e la stanchezza delle persone con Parkinson. La scelta del Cammino a Santiago de Compostela non nasce per caso: vuole offrire un’esperienza a pazienti e familiari anche simbolica, mentale, spirituale.” chiarisce la d.ssa Federica Cottini, Responsabile del coordinamento e della preparazione atletica. “Conosciamo i benefici del camminare anche per le persone con malattia di Parkinson ma esistono ostacoli alla pratica di una regolare attività fisica che il paziente stesso pone a sé stesso. Con ParkinCammino abbiamo dato vita a un’iniziativa pianificata che ha previsto tra luglio e settembre: screening completo a cura dell’equipe del Prof. Padovani, incontri di gruppo, preparazione (periodo di allenamento con uscite individuali durante la settimana e uscite domenicali con accompagnatori) che ci hanno permesso di essere pronti “in sicurezza” per intraprendere questo importante percorso. Ora siamo in viaggio per godere dei benefici del camminare, comunicare, condividere e migliorare la qualità di vita delle persone con Parkinson. ParkinCammino va oltre: al termine dell’esperienza a Santiago de Compostela, il servizio di preparazione potrà essere svolto al proprio domicilio e continuerà andando oltre il viaggio.”


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giovedì 10 ottobre 2019

Oggi è l'Obesity Day, 10 consigli per controllare il peso


Il 10 ottobre, in vista della Giornata Nazionale di sensibilizzazione nei confronti dell’Obesità promossa da ADI (Associazione Dietetica Italiana), l’ASST Gaetano Pini-CTO aderisce alla campagna “Obesity Day”. Per l’occasione sarà allestito un punto informativo al Presidio Pini (ingresso da via Pini, 3), dalle 9.30 alle 13, dove le nutrizioniste e dietiste della Nutrizione Clinica effettueranno gratuitamente la misurazione dell’altezza e dalla circonferenza e calcoleranno l’indice di massa corporea (BMI). Sulla base dei dati raccolti le dietriste daranno consigli e distribuiranno materiale informativo.

 “È necessario informare gli utenti e fare prevenzione sul tema dell’obesità e del sovrappeso visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la diffusione di tali condizioni come un’epidemia globale. L’accumulo eccessivo di grasso corporeo, infatti, è un fattore di rischio per lo sviluppo di numerose patologie quali diabete mellito tipo 2, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, steatosi epatica, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, sindrome delle apnee notturne e osteoartrosi”, sottolinea la dott.ssa Michela Barichella, Responsabile della Nutrizione Clinica dell’ASST Gaetano Pini-CTO.


Ecco allora 10 consigli della nutrizionista per controllare il peso. 


 Fare movimento

Molto spesso la pigrizia ha la meglio sulla scelta di iscriversi in palestra o fare altre attività. Per ovviare a questa mancanza bisogna prediligere esercizi che siano fattibili in qualsiasi momento e che non richiedano attrezzature particolari, come per esempio camminare a passo svelto almeno 45 minuti, un paio di volta alla settimana.

Attenzione ai condimenti

Il nostro olio d’oliva è ottimo, ma ne basta un cucchiaio a pasto. Ogni tanto si può scegliere anche il burro, ma un panetto non più grande di una zolletta di zucchero.

Non saltare i pasti

Primo pasto della giornata a cui non bisogna rinunciare è la colazione. Diversi studi dimostrano che il consumo regolare di una prima colazione è associato a una riduzione del rischio di sviluppare obesità, eventi cardiovascolari e diabete. Proseguire poi la giornata aggiungendo altri due pasti e due spuntini. Mangiare quindi poco e spesso, cercando di masticare con calma e sezionando il cibo in pezzi piccoli.  

Verdure a volontà e sì alla pasta, attenzione però alla frutta.

Porzioni di pasta, pane o patate non eccessive e condite con moderazione aiutano il corpo a percepire la sensazione di sazietà, per questo non devono essere eliminati dalla dieta. Stesso discorso per la verdure: con poco condimento o senza se ne può mangiare fino a saziarsi. Lo stesso non vale invece per la frutta: non bisogna mangiare meno di due frutti al giorno, ma non più di 3 o 4. La frutta deve essere ben lavata e masticata. Può essere assunta anche con la buccia in modo da aumentare le fibre in circolo che aiutano a evacuare.

Ridurre l’alcool

Un bicchiere di vino o di birra ogni tanto non fa male. L’eccessivo consumo di alcool, invece, non aiuta il nostro corpo a eliminare i grassi. Ricordarsi invece di bere almeno due litri di acqua al giorno.

Introdurre il pesce nella dieta

Bisogna mangiare pesce almeno due volte alla settimana. È consigliabile assumere pesce fresco, ma per chi è impossibilitato ad acquistarne va bene anche il pesce surgelato, purché di qualità.

Porsi degli obiettivi raggiungibili

Il dimagrimento eccessivo e rapido è nocivo per la salute, tanto quanto l’essere in sovrappeso. L’ideale è perdere circa 500 grammi alla settimana. Ricordandosi che dieta, letteralmente, significa “regime di vita”, quindi è necessario non solo controllare i pasti e quindi il peso, ma anche non eccedere con le proibizioni e non vivere il momento della dieta come un periodo tragico, bensì come una sfida con se stessi per migliorare il proprio benessere.

Mantenere il dimagrimento

Un volta raggiunto lo scopo è importante mantenere il dimagrimento e quindi evitate le oscillazioni del peso (sindrome dello yoyo). È meglio, infatti, un lieve soprappeso costante che delle fluttuazioni. 

Sì alla dieta, ma con gusto

Ricordarsi che mangiare è un piacere e deve esserlo anche durante la dieta, per questo è consigliabile variare cibi e ricette e, quando possibile, sperimentare.

Rivolgersi sempre a uno specialista 

Le diete fai da te possono essere molto dannose per la salute. Bisogna sempre farsi seguire da uno specialista che va scelto con attenzione, valutando se l’approccio del professionista alla dieta tiene conto delle specificità di ogni persona.



L’Azienda Socio Sanitaria Pini-CTO, punto di riferimento per l’ortopedia, la riabilitazione specialistica, la reumatologia e la neurologia, a livello nazionale, comprende a Milano tre presidi ospedalieri: il Gaetano Pini, il CTO e il Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi. L’ASST Gaetano Pini-CTO - evoluzione della Scuola Ortopedica milanese nata nel 1874 - è specializzata in patologie e traumi dell’apparato muscolo-scheletrico, reumatologia e fisiatria. L'Azienda accoglie ogni anno 823mila utenti e i suoi specialisti lavorano con le più sofisticate tecniche di imaging, attraverso sale operatorie sia convenzionali sia dotate di robotica, l’ASST Gaetano Pini-CTO è centro erogatore per la presa in carico dei pazienti cronici nell'ambito delle patologie reumatiche e della Malattia di Parkinson.

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mercoledì 9 ottobre 2019

Al via la campagna di cardio-protezione del condomini in Italia


In Italia ogni ora circa 7 persone muoiono per arresto cardiaco (1 decesso ogni 1000 abitanti) . Si tratta di un’incidenza molto più alta rispetto ai decessi per incidenti stradali o qualsiasi altro evento non legato a patologie. Il 70% delle persone colpite da Arresto Cardiaco potrebbe essere salvato con l’impiego precoce di un defibrillatore.

Trenta Ore per la Vita ha creduto nella possibilità di invertire questa tendenza.

Per 3 anni consecutivi, dal 2011 al 2013, ha portato avanti una campagna di raccolta fondi dedicata alla cardioprotezione in collaborazione con la CRI - Croce Rossa Italiana. Grazie a Trenta Ore per la Vita sono state cardioprotette in Italia oltre 1000 strutture scolastiche e sportive. Sono state formate circa 7.000 persone con corsi BLSD in tutta Italia. Milioni di telespettatori hanno visto come intervenire in caso di arresto cardiaco. Nonostante la sensibilizzazione in materia di defibrillatori sia aumentata molto rispetto a qualche anno fa, l’obbligo per questo dispositivo salvavita è presente solo per le società sportive, ed ancora vengono confusi infarto ed arresto cardiaco.

Dalla comune consapevolezza della necessità di continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della cardioprotezione e dell’utilizzo del defibrillatore, Trenta Ore per la Vita insieme a EMD112 lanciano la campagna rivolta alle famiglie “Cardioproteggi il Tuo Condominio”.

 “Pur rimanendo sempre, quella della cardioprotezione, una attività che ci ha visto promotori in molte occasioni, abbiamo sentito la necessità di dare uno slancio alle nostre iniziative con una nuova campagna. E’ nata così una collaborazione con EMD112”, commenta Alessandro Giuliani, Presidente di Trenta Ore per la Vita. "Per noi di EMD112 è motivo di orgoglio sviluppare questo importante progetto assieme a Trenta Ore per la Vita – Aggiunge Simone Madiai, CEO EMD112 -, che da sempre supporta iniziative dal grande impatto sociale in modo profondo e concreto. L’obiettivo è rendere ancora più fruibile questo strumento salvavita e aumentare le chance di salvataggio nel nostro paese, con obiettivi ambiziosi già nei prossimi 2 anni."

Oggi tutte le persone interessate possono visitare una pagina dedicata al progetto https://www.trentaore.org/cardioproteggi-tuo-condominio/ sul sito di Trenta Ore Per la Vita.

L’augurio è che questa campagna, oggetto di una preziosa collaborazione, possa promuovere la cultura della cardioprotezione e contribuire a salvare vite umane. 


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mercoledì 2 ottobre 2019

STRETCH YOUR BACK il dispositivo per la ginnastica posturale semplice e portatile


Sta arrivando…e sarà la novità dell’autunno!

Due giovani professionisti nel settore salute e del benessere, il Dott. Leo D’Amore e la Dott.ssa Maria Paola Contestabile di Avezzano (AQ), presentano sulla piattaforma Kickstarter un nuovo progetto decisamente rivoluzionario: STRETCH YOUR BACK!

Si tratta di un ausilio per la ginnastica posturale, semplice e portatile che si aggancia a qualsiasi porta tramite un sistema di nastri autobloccanti e in soli dieci minuti o meno è in grado di alleviare il dolore alla schiena tramite la distensione dorso-lombare e di tutta la catena cinetica posteriore. Il mal di schiena nella zona lombare e l’infiammazione del nervo sciatico sono sicuramente i disturbi muscolo-scheletrici più comuni: studi dimostrano che colpiscono fino all’80% delle persone almeno una volta nella vita.

L’idea nasce dalla necessità di ricercare un modo semplice, indipendente e quotidiano di distensione della colonna vertebrale, senza l’ausilio di un terapista il quale può essere a disposizione solo qualche ora a settimana. Attraverso ricerche svolte si evince la mancata esistenza di un sistema similare per cui esso diventa unico nel suo genere ed innovativo. Stretch your back è stato pensato e realizzato nei minimi dettagli, dopo aver studiato attentamente le necessità dei pazienti con problemi di lombosciatalgia, per l’esecuzione della ginnastica posturale in modo autonomo.

A differenza di altri dispositivi, Stretch your back è piccolo, leggero e non ingombrante, quindi puoi portarlo ovunque con te. Si inizia con il posizionare correttamente Stretch your Back alla giusta distanza dalla porta, avvolgendo la prima estremità del nastro autobloccante intorno alla maniglia posteriore e la seconda nel dispositivo. A questo punto saremo pronti per poggiare gli arti inferiori bloccandoli ad esso tramite apposite chiusure a strappo e, distendendosi in posizione supina, non bisogna far altro che azionare la fibbia di acciaio, avente funzione di blocco/sblocco, che consente di regolare le angolazioni busto-gamba tramite dei riferimenti che vanno da 0° a 90°. Inoltre, Stretch your Back permette la flessione della gamba sulla coscia in posizione di “rannicchiamento” per uno stretching ancor più efficace e risolutivo. La distensione degli arti inferiori permette l’allungamento della schiena, Stretch your back è quindi in grado di restituire il benessere perduto a causa della vita sedentaria e delle lunghe ore passate seduti davanti al computer in ufficio o bloccati in auto nel traffico. Per chi pratica sport è utile per riscaldare le articolazioni, migliorare la flessibilità e la prestazione sportiva nonché per lo stretching finale.

Il progetto presentato sul sito Kickstarter per il lancio di una campagna di crowdfunding, che lo porterà ad essere prodotto su larga scala. Gli ideatori spiegano:

 Il nostro team è nato appositamente per questo: sviluppare progetti da realizzare, Stretch your back è uno dei primi di una lunga serie di lavori che vogliamo realizzare insieme. Abbiamo scelto il crowdfunding per testare quanto il nostro prodotto riesca ad attirare l’attenzione degli utenti, lo sviluppo e la lavorazione di Stretch your back sono stati lunghi e hanno richiesto molto cura, ma è solo grazie al supporto di chiunque voglia aiutarci nel finanziamento che potremmo iniziare la produzione in modo da poter distribuire tale prodotto nelle mani di tutti i nostri sostenitori in tutto il mondo. 




Vai alla pagina crowdfunding



Mirko Toller

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martedì 1 ottobre 2019

Futuro e automazione, impatto da non sottovalutare


L’avvento della digitalizzazione potrebbe causare un nuovo gender gap da superare, soprattutto per le donne. 

Automazione 

Il mondo del lavoro è focalizzato sulla cosiddetta digital transformation, tanto che molti studi mettono in guardia i lavoratori rispetto ai potenziali cambiamenti che le tecnologie rappresenteranno per l’uomo. La questione non è una novità. Secondo il Report di McKinsey Global Institute la produttività generata dall’automazione è in grado di incrementare il tasso di crescita annuo tra lo 0,8% e l’1,4%, soprattutto, in quei Paesi dove la popolazione in età lavorativa è in calo a causa dell’invecchiamento demografico.

PER CIRCA IL 60% DELLE PROFESSIONI LA QUOTA DI LAVORO CHE PUÒ ESSERE AFFIDATA ALLE MACCHINE È NON MENO DEL 30%. CIÒ SIGNIFICA CHE I ROBOT E I COMPUTER POSSONO SVOLGERE ATTIVITÀ A SFORZO COGNITIVO ED IL TIMORE DELL’AUTOMAZIONE CRESCE A VISTA D’OCCHIO.

A tal proposito, il World Economic Forum di Davos stima che entro il 2020 ci saranno 2 milioni di nuove occupazioni in ambito tecnologico, matematico e ingegneristico e 7,1 milioni di posti di lavoro in perdita nel mondo. Le professioni maggiormente interessate dalla digitalizzazione sono quelle che comportano un’attività fisica cosi come la raccolta e l’elaborazione dei dati. I settori di riferimento saranno l’agricoltura, la pesca, la manifattura ed il commercio. Nel campo dell’istruzione e della salute, seppur sempre più automatizzato, non si potrà sostituire la presenza umana. Inoltre, recentemente l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha riportato numeri davvero impressionanti riguardo il futuro del lavoro italiano. In Italia 1 posto di lavoro su 3 è a rischio automazione ovvero il 35,5% su scala nazionale. L’introduzione sempre più massiccia delle macchine e dell’Intelligenza Artificiale avrà importanti conseguenze su oltre un terzo della forza lavoro in ambiti specifici. Con il 15,2% delle professioni a rischio di totale cancellazione, l’Italia è al di sopra della media. Di conseguenza, peggioreranno le condizioni lavorative e aumenteranno le diseguaglianze tra i lavoratori nello stesso modo in cui la quota dei disoccupati è raddoppiata dal 2006.

Donne e lavoro 


L’innovazione chiaramente non deve spaventare, ma diventare fonte d’ispirazione per evolversi e puntare a quelle posizioni che difficilmente potranno essere sostitute dall’Intelligenza Artificiale.

A tal proposito, l’automazione sarà super partes? 

Secondo l’Institute for Women’s Policy Research e Women in The World le donne potrebbero essere le prime a risentire della trasformazione in atto. Nello specifico, il World Economic Forum stima che, in media, le donne saranno soggette all’11% di rischio di perdita del lavoro a causa dell’automazione rispetto al 9% delle loro controparti maschili.

DUNQUE, ENTRO I PROSSIMI 20 ANNI IN 30 PAESI, CIRCA 26 MILIONI DI PROFESSIONI RICOPERTE DAL GENERE FEMMINILE SARANNO AD ALTO RISCHIO DI SOSTITUZIONE. SI TRATTA DI UNA PROBABILITÀ DEL 70% OVVERO 180 MILIONI DI OCCUPAZIONI A LIVELLO GLOBALE.

Per quanto riguarda il titolo di studio acquisito, statisticamente quasi il 50% delle donne con un’istruzione superiore potrebbe abbandonare la propria occupazione rispetto al 40% degli uomini. Il rischio per le dipendenti con un diploma di laurea è dell’1%. Tra le posizioni più soggette al cambiamento ricordiamo l’assistente amministrativo, l’impiegato, il contabile e il cassiere. Gli elementi che potrebbero rallentare la progressiva digitalizzazione del posto di lavoro sono la non ripetitività dell’attività svolta, le capacità creative e innovative, la complessità intellettuale e operativa delle mansioni, il titolo di studio e le abilità relazionali e sociali.


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