domenica 12 gennaio 2020

Un cane? Ci allunga la vita. Lo confermano studi scientifici

cane con ragazza
Foto Pixabay


Un cane può allungarci la vita. La notizia è stata recentemente confermata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo). Si tratta dunque non di sole credenze popolari, ma di una conferma anche in ambito scientifico. 

È il sito dottoremaeveroche.it  a offrire credito scientifico a un concetto che la cultura popolare diffusa sospettava da tempo. Un amico a quattro zampe ci consente di tenere stile di vita più salubre, costretti  come saremmo a portare il nostro piccolo amico peloso all'aria aperta aiutandoci a superare la pigrizia da poltrona.

I ricercatori italiani riportano uno studio pubblicato  su Circulation –  rivista dell’American Heart Association – che dimostra come  un cane potrebbe allungarci la vita a partire da uno studio di oltre  70 anni di ricerche globali – pubblicate tra il 1950 e il maggio del 2019 – che ha coinvolto quasi 4 milioni di persone negli Stati Uniti, in Canada, Scandinavia, Nuova Zelanda, Australia e Regno Unito. 

“Avere un cane è correlato a una diminuzione del 24% della mortalità per tutte le cause”, ha dichiarato la dottoressa Caroline Kramer, endocrinologa e prima autrice della ricerca. 

Un cane aiuta anche in particolare  chi  soffre  di  patologie vascolari. Ovvero aiuta a guarire da  tali patologie in  quanto  lo stile di vita  più attivo di  chi ha un cane - portandolo con noi all'aperto ad esempio -  è correlato un benessere generale dell'organismo e alla riduzione di patologie gravi legate alla sedentarietà.   

L’American Heart Association rileva che chi possiede  un  cane - ad esempio - cammina  oltre  30 minuti in più rispetto a una persona con le stesse abitudini e lavoro. 
Gli studi che suggeriscono che le persone che hanno cani riducono il livello di colesterolo "cattivo" e abbassano la pressione sanguigna. Anche accarezzare un cane può ridurre la pressione sanguigna tanto quanto un farmaco. 
Inoltre gli studi confermano la riduzione, per chi possiede un cane,  di ansia e  depressione. 
Studi effettuati presso i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi mostrano come lo stress diminuisca in presenza di un animale da compagnia e inoltre i nostri amici  animali influenzano lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo aiutando anche a controllare e allertare crisi epilettiche in arrivo o la presenza di alcuni tumori.

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martedì 29 ottobre 2019

Cucina da...cani! Ricette e sana alimentazione anche per gli amici pelosi


Il piacere di coprire di attenzioni culinarie gli amici a quattro zampe è ormai il pallino dello chef Marco Vandoni - concorrente alla sesta edizione di Masterchef - e del noto fotografo di food, Leonardo Cairo. 

Fresco di stampa, ecco "Cucina da cani... ricette da vero gourmet", un altro volume che, dopo il successo riscontrato da quello dedicato al mondo felino Cucina da... gatti, segue la scia della sana alimentazione per tutti gli animali domestici. 

Sempre pronti a scodinzolare e sempre pronti a fare festa ai rispettivi padroni, i cani sono amici speciali, fedeli compagni di grandi e bambini. Anche per loro è indispensabile seguire un’alimentazione sana e bilanciata, affinché possano essere in splendida forma! Non bisogna mai dimenticare di comprendere carne e verdure ma anche creali e pesce, l’importante è che ogni ciotola sia per loro appetibile e digeribile! Prendete spunto dallo chef Vandoni e seguite i consigli del veterinario, ecco il modo ideale per rendere felici i vostri cani, facendo attenzione a non concedere loro la possibilità di mangiare troppo, soprattutto alcuni alimenti nocivi!

Il libro raccoglie 30 ricette, ideate dallo chef Marco Vandoni e approvate dalla Dottoressa Veterinaria Irene Granelli della Clinica Veterinaria Granelli di Milano. Tanti piatti sfiziosi, con il contributo di alcune ricette speciali: due di Fabia De Martino, famosa sostenitrice di una dieta crudista anche dopo l’addomesticamento, una di Myuki Sueli Sugawara, esperta nutrizionista di cani e gatti, una della coppia Sheila e Márcio Luppi, attivi come professori universitari, e una di Filippo Boria, architetto e video maker milanese amante dei cani. La prefazione è a cura di Michele Getti, ideatore e fondatore di una “ricetta” e di un negozio altrettanto originali, il gelato per cani di ICE DOG.

Titolo: Cucina da… cani. Ricette da vero gourmet
Autori: Marco Vandoni e Leonardo Cairo
Anno di pubblicazione: ottobre 2019
Pagine: 96
Prezzo di copertina: 15,00 euro

www.trentaeditore.it

Il libro è in vendita in libreria e sui principali siti di vendita online.


UNA RICETTA TRATTA DAL LIBRO:

Canburger - Ingredienti per una porzione:

70 g di carne di manzo macinata
15 g di mortadella
15 g di zucchine
60 g di patata americana
30 g di farina per polenta
pane per mini hamburger
un goccio di latte
olio di lino.

 Cuocete la farina per polenta in acqua per 30 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio e aggiungete un goccio di latte a cottura quasi completata. Riponete il composto in un coppapasta rotondo, della dimensione del vostro pane per mini hamburger, e lasciate riposare in frigo per una notte, ne ricaverete un disco di polenta solido e lucido. Tritate la mortadella finemente, rimuovendo il pepe e i pistacchi presenti. Incorporare la carne macinata, mescolate e fate una svizzera omogenea. Cuocete la svizzera in una padella calda, precedentemente unta con un pochino di olio di lino, per circa 2 minuti per lato. Fate raffreddare. Preparate la patata americana tagliandola a fette grandi. Bollitele per almeno 20 minuti in abbondante acqua non salata e tenete da parte. L’impiattamento viene in automatico: un panino con la base di polenta, l’hamburger sopra, qualche fettina di zucchina cruda (a mo’ di bacon), il cappello di pane e le patatine a lato.


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sabato 24 agosto 2019

Un cane fa bene al cuore e ti allunga la vita


Possedere un cane fa bene al cuore e ti allunga la vita. È quanto emerge da uno studio europeo pubblicato oggi sulla rivista medica Mayo Clinic Proceedings, che svela quanto è importante il legame tra questi animali e la salute cardiovascolare.

Chi vive con un amico a quattro zampe è meno esposto a infarti, ictus e altri disturbi cardiovascolari. Gli umani si sono coevoluti con i cani, a cominciare dall'addomesticamento del lupo circa 40.000 anni fa. Da allora, questa relazione simbiotica tra un uomo e un cane ha influenzato favorevolmente lo sviluppo bilaterale e ha intrecciato le 2 specie. Non è un caso, perciò, se lo consideriamo il migliore amico dell’uomo. Il cane è un compagno fedele e instancabile, che ci aiuta a rimanere attivi e con la sua presenza sembra addirittura capace di tenere alla larga alcuni problemi di salute, come asma e allergie respiratorie. Ma a ben vedere c’è di più: un amico a quattro zampe infatti potrebbe letteralmente allungarci la vita. È quanto emerge da uno studio europeo pubblicato recentemente sulla rivista medica Mayo Clinic Proceedings, che svela quanto è importante il legame tra questi animali e la salute cardiovascolare: un amico a quattro zampe diminuirebbe il rischio di soffrire di infarti o ictus, e più in generale abbatterebbe anche del 33% le probabilità di incorrere in una morte prematura.

La scoperta arriva da uno studio dell'italiano dott. Andrea Maugeri, ricercatore presso il Centro di ricerca clinica internazionale presso l'Ospedale universitario di Sant'Anna a Brno, nella Repubblica Ceca, che rafforza ulteriormente il crescente numero di prove che indicano l'effetto benefico dei cani sulla salute cardiovascolare (CVH) e sul benessere generale. I ricercatori dello studio Kardiovize Brno 2030, hanno esaminato 1769 pazienti e hanno utilizzato una nuova metrica per CVH basata su 7 fattori chiave di salute enfatizzati dall'American Heart Association. I proprietari di animali domestici hanno riportato livelli più elevati di attività fisica (PA), una migliore aderenza a una dieta salutare per il cuore, livelli più elevati di colesterolo lipoproteico ad alta densità e livelli più bassi di glucosio nel sangue e diabete. Inoltre, PA e dieta erano ancora più propensi nei proprietari di cani che nei proprietari di altri animali. La proprietà del cane era inoltre correlata con un punteggio CVH complessivo significativamente più elevato rispetto alla proprietà di un animale non canino o all'assenza di animali domestici.

Gli esperti sull'argomento hanno a lungo raccomandato la compagnia canina come protezione contro le malattie cardiovascolari (CVD) a causa della tendenza di un cane a migliorare la PA e la salute mentale del suo proprietario. La ricerca indica che portare un cane in casa può migliorare l'esigenza di un regime di esercizio fisico, migliorare la forma fisica e ridurre l'adiposità viscerale dei suoi coinquilini umani. Con la CVD come causa principale di morte in tutto il mondo e l'inattività fisica e il sovrappeso / obesità sono i principali fattori di rischio per CVD e morte prematura e disabilità, un impegno a favore di PA, esercizio fisico e fitness regolari ha il potenziale per migliorare sostanzialmente i risultati. In effetti, la PA ha effetti miglioranti su 5 dei 6 principali fattori di rischio modificabili per infarto del miocardio, inclusi profili lipidici, stress, diabete, ipertensione e obesità addominale, nonché fattori di rischio psicologico e stress psicosociale (PSS).

I cani costringono i loro proprietari a fare specificamente più attività all'aperto, il che può anche rafforzare ulteriormente i benefici per la salute. Recentemente, un ampio studio trasversale ha scoperto che 120 minuti / settimana trascorsi in un ambiente naturale all'aperto erano associati a livelli più elevati di salute e benessere. Livelli più elevati di PA, esercizio fisico e fitness non solo migliorano i risultati della CVD, ma anche frenano l'ansia, l'ostilità, la depressione e il disagio emotivo. Oltre ad aumentare la dose di esercizio all'aperto dei proprietari, i cani riducono i livelli di PSS, aiutano nel trattamento della depressione e agiscono efficacemente come intervento ansiolitico. Esiste una pericolosa relazione reciproca tra CVD e salute mentale in base alla quale la PSS è associata a tassi elevati di CVD, ma CVD rappresenta anche un importante fattore di rischio per lo sviluppo o il peggioramento delle condizioni di salute mentale. Il forte legame emotivo che si sviluppa in genere tra un essere umano e un cane può conferire potenti effetti terapeutici sulla salute mentale e sulla salute del cuore.

Uno studio di riferimento dell'Università di Uppsala, in Svezia, ha analizzato la salute di oltre 3,4 milioni di svedesi lungo un periodo di 12 anni. I partecipanti, tutti di età compresa tra i 40 e gli 80 anni e privi di patologie nel periodo precedente a quello monitorato, sono stati seguiti attraverso i registri del sistema sanitario nazionale. Un set di dati che ha permesso ai ricercatori di prendere in considerazione tutte le variabili rilevanti: età, sesso, stato civile, e anche il possesso di un cane, informazione che dal 2001 in Svezia deve essere comunicata e registrata a livello statale. Analizzando quindi l’incidenza di disturbi cardiovascolari e la mortalità nel campione, e sistemando i risultati in base all’età, il sesso e altri fattori, i ricercatori hanno potuto stimare quale effetto ha sulla salute il possesso di un cane. E i risultati sembrano abbastanza chiari: i possessori di cani avrebbero un rischio di morire prematuramente inferiore del 20% rispetto alla popolazione generale. Un effetto protettivo che varia anche in base allo status familiare e alla razza di cane che si possiede. Stando ai dati raccolti, per i single il possesso di un cane diminuisce del 33% il rischio di morte e dell’11% quello di soffrire di malattie cardiovascolari. E l’effetto risulta massimo se il cane in questione appartiene a una razza selezionata originariamente per la caccia.

Per ora,si tratta di risultati che arrivano da uno studio epidemiologico, una ricerca che può identificare associazioni statistiche, ma non può chiarire la presenza di un eventuale nesso causale. Non è possibile quindi escludere la possibilità che i risultati osservati dipendano da altre variabili che lo studio non ha preso in considerazione: potrebbe darsi ad esempio che l’impegno richiesto dalla convivenza con un cane faccia sì questa scelta abbia in partenza una salute migliore; o che altre caratteristiche e stili di vita, ad esempio una dieta più sana, siano più comuni tra le persone che convivono con un cane. Diversi indizi però potrebbero aiutare a spiegare una relazione diretta tra cani e salute. Chi convive con un cane tende ad avere livelli più alti di attività fisica, e questo potrebbe spiegare i risultati osservati. Altre possibili spiegazioni riguardano le maggiori interazioni sociali, il benessere psicologico e l’affetto garantiti dalla convivenza con un cane, o persino l’influenza che potrebbe avere l’animale sul microbioma del padrone. 

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martedì 16 luglio 2019

La storia di Pimpa e la medicina traslazionale

Pimpa, Brontolo e Biancaneve 

Questa che vi voglio raccontare è la storia della cagnolina Pimpa, no, non la Pimpa dei fumetti di Altan quella bianca a macchie rosse anche se un poco le assomiglia, la Pimpa di cui vi voglio parlare è la mia cagnolina, un’allegra maltesina che oggi a 10 anni di età, malgrado le brutte vicissitudini passate, gode ancora di una spirto gaudioso.

Pimpa è mamma di 3 vivaci maltesini di nome Bianca, Brontolo e Snoopy, di cui i primi due vivono da sempre a stretto contatto con lei. Fa parte della famiglia anche Rocky, un altro maltese che non presenta però legami di sangue con nessuno dei tre. Pimpa come ogni buon maltese che si rispetti è sempre stata vivace, attiva, giocherellona, coraggiosa e affettuosa, ha inoltre sempre difeso la casa ed il cortile dagli intrusi con i suoi potenti e acuti abbai, degni di un allarme antincendio. Da notare che per intrusi Pimpa intende qualsiasi cosa in grado di valicare i confini del cancello, rumori compresi. Pimpa è sempre stata così, una maltesina gioiosa e vivace, almeno fino all’estate del 2015 quando qualcosa in lei iniziò a cambiare.

Un giorno in famiglia ci accorgemmo che la cagnolina non vedeva più molto bene, non riusciva a distinguere né i movimenti né i suoni intorno a sé, pareva non riuscire a percepire da che parte provenivano suoni e immagini, inoltre camminava con fatica e tremava, presentava tremori su tutto il corpo come se qualcosa la spaventasse. Fu portata quindi immediatamente dal veterinario ma il quadro era parso da subito molto complesso, un possibile problema di tipo neurologico, e la diagnosi a sua volta molto complicata da fare, tant’è che lo stesso veterinario ci informò dell’impossibilità pratica di poter procedere con qualsivoglia cura. Il disturbo peggiorò rapidamente e nell’arco di due giorni ci trovammo tra le braccia una cagnolina quasi totalmente apatica, totalmente priva della gioia di vivere che l’avevano caratterizzata fino a qualche giorno prima.

Pimpa

Fu così che su consiglio dello stesso veterinario portammo Pimpa all’ospedale veterinario San Michele di Tavazzano, una vera propria struttura ospedaliera per animali. L’ospedale San Michele è una struttura corredata dalle più moderne attrezzature chirurgiche e diagnostiche, conta inoltre un team di più di 20 medici veterinari specializzati nelle varie patologie, esattamente come accade in un ospedale classico si può trovare il professionista o il team di professionisti esperti nella patologia di cui l’animale soffre.

Il medico che si fece carico di prendere in cura la piccola cagnolina fu il dott. Offer Zeira, veterinario dirigente della struttura esperto in neurologia, neurochirurgia e medicina rigenerativa. Il dott. Zeira collabora inoltre con diversi istituti universitari di ricerca per la veterinaria e la medicina umana nell'ambito delle malattie neurodegenerative, delle lesioni spinali, della neuro-oncologia e per lo sviluppo di vaccini anti tumorali. 

A tal proposito vorrei ripercorrere con voi le varie fasi della diagnosi prima e della terapia poi, attraverso le parole dello stesso dott. Offer Zeira con una breve e personale intervista. 




- Dottore buongiorno, prima di tutto sarei curioso di chiederle cosa si fa all’interno di questa struttura. Mi è giunta voce che qui, in questo ospedale veterinario, non curate solamente i classici animali domestici come cani e gatti, ma può capitarvi di portare le vostre cure anche ad animali un pochino più “selvaggi” o così si fa per dire, come tigri, leoni o simili, è vero?

E’ vero. Qui arrivano animali di qualsiasi tipo, oltre i piccoli animali di proprietà, come il cane e il gatto, ci arrivano animali della fauna autoctona, spesso in gravi condizioni, come volpi, tassi, lepri, nutrie, uccelli e tanti tipi e rettili. Inoltre, ci arrivano animali selvatici dai centri di recupero della fauna selvatica. Questi animali provengono illegalmente da altri paesi, quindi sequestrati. Spesso i paesi di provenienza non sono disposti a riceverli quindi rimangono per il resto della vita nei centri di recupero e noi cerchiamo di assisterli.

- Parlando del nostro caso invece, senza entrare in tecnicismi troppo complessi, vorrei chiederle quale problematica è stata riscontrata a Pimpa, ovvero qual’è stata la diagnosi?

Pimpa è stata colpita da un’infiammazione al cervello (encefalite) molto acuta e aggressiva. Una volta fatto gli esami necessari (risonanza magnetica e prelievo del liquido che avvolge il cervello), abbiamo capito che la causa della sua malattia è un disordine del sistema immunitario, cioè che la sua difesa non riconosce più alcune parti del suo cervello e lo aggrediscono. Anche i nervi ottici e le sue retine sono stati colpiti. Nel complesso il risultato era un forte abbattimento, perdita di equilibrio e cecità. 

- A questo punto, come avete deciso di procedere? Perché avete fatto questa scelta?

Di solito si usano certi farmaci per cercare di controllare questo sistema immunitario “impazzito” (cortisone e altri), ma a volte questi non funzionano, come nel caso di Pimpa. L’unica alternativa da tentare è il trattamento con cellule staminali. Queste cellule sono molto conosciute per la loro capacità di modulare l’immunità. Abbiamo somministrato le cellule a Pimpa per via endovenosa, intratecale (nel liquido che avvolge il cervello) e intra-oculare (nella parte posteriore degli occhi, vicino alle retine). Lei ha avuto un notevole miglioramento entro 3 giorni per poi migliorare sempre di più, riusciva a camminare e vedere.

- La cagnolina Pimpa come Lei ben sa, ha avuto poi una seconda e una terza ricaduta negli anni, è stata trattata con la stessa tecnica d’infusione di cellule staminali e ha risposto bene ogni volta. Attualmente esistono dei limiti in questa tecnica? Come procede la ricerca? Come si pensa di superarli (se esistono)?

Il corpo non è un computer e la medicina non è la matematica, sono entrambi molto più complessi e imprevedibili. Dall’esperienza sappiamo che ci possono essere ricadute e la malattia insorge di nuovo. Sappiamo altrettanto, che trattamenti successivi con le cellule staminali possono essere ugualmente efficaci in questi casi. Attualmente la maggior parte dei limiti all’uso delle cellule staminali non esistono. Dal punto di vista etico non si tratta più di cellule embrionali, bensì di cellule adulte prelevate dal midollo osseo o dal tessuto adiposo o dal sangue dei pazienti o donatori adulti. Ormai non si parla solo di ricerca con le cellule staminali, bensì di uso clinico. Molte malattie del cane e dell’uomo sono trattate con successo usando le staminali, è una realtà di ogni giorno nel nostro ospedale e in diversi ospedali umani. Certo, le ricerche non finiscono mai, stiamo lavorando attualmente su nuovi progetti con le staminali e senza.

- Dottore, Lei collabora a livello scientifico anche con altre strutture, nell’ambito della ricerca mi pare di capire che esiste un rapporto diretto tra quel che fate qui e quello che avviene anche in altri Ospedali e Università che trattano però la medicina umana. Sappiamo che tra le varie fasi della ricerca scientifica medica, c’è anche una parte in cui gli animali giocano un ruolo fondamentale. Per ultimo vorrei a tal proposito chiederle quali sono le implicazioni e i nessi che legano la vostra ricerca e il vostro operato, e in particolare il caso di Pimpa, con la ricerca che avviene in altri istituti, finalizzata però non agli animali ma bensì alle persone. Qual’è il filo conduttore che vi lega?

Il cane, essendo l’amico migliore dell’uomo, ci vive accanto, respira la stessa aria, mangia alimenti industriali e partecipa nella stessa attività dell’uomo. Di conseguenza si ammala di malattie simili, a volte identiche. Questo ha aperto la possibilità di indagare a fondo sulle malattie del cane e curarlo con terapie innovative che, al momento non esistono in campo umano. Questa si chiama medicina traslazionale, cioè imparare dalle malattie e dalle cure del cane per trasferire i risultati alla medicina umana, risparmiando molto tempo di ricerca. Posso fare un paio di esempi: la mielopatia degenerativa è una malattia autoimmunitaria che distrugge i nervi nel cane e lo rende paralizzato. La sua “sorella” molto simile in medicina umana si chiama SLA – sclerosi laterale amiotrofica. Abbiamo trattato negli ultimi anni molti cani affetti di mielopatia degenerativa con le cellule staminali, che hanno dato risultati positivi. Abbiamo trasferito tutta l’informazione raccolta ai nostri colleghi di medicina umana e in questi ultimi mesi si inizia a sentire che in vari ospedali provano le cellule staminali per trattare la sclerosi multipla, anche lei molto simile alla malattia nel cane. Un altro esempio è la produzione di un vaccino anti tumorale. Abbiamo scelto un tipo di tumor che colpisce sia l’uomo che il cane, identificato una piccola parte del tumore che è critica per la sua sopravvivenza e la usiamo come vaccino per stimolare il sistema immunitario ad aggredire questa parte del tumore, bloccandolo. Questo ramo della medina si chiama immunoterapia. Ha funzionato bene sui cani e ora stiamo passando tutta l’informazione raccolta ai colleghi di medicina umana. 

Molte grazie dottor Zeira.





Mirko Toller

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mercoledì 19 giugno 2019

I cani utilizzano le espressioni facciali per comunicare con noi


I cani fanno gli occhi languidi per intenerire come i bimbi umani. Uno studio inglese conferma il cane come il miglior amico dell’uomo: lo sguardo dei cani è cambiato per comunicare meglio con gli esseri umani e lo usano nello stesso modo in cui fanno i bambini.

I cani sono particolarmente sensibili alle emozioni umane, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA, rafforzando l'idea che il cane è il miglior amico dell'uomo e in tal senso si è evoluto. Ricercatori inglesi hanno dimostrato che lo sguardo dei cani è cambiato nel tempo, in modo da poter comunicare meglio con gli esseri umani, inoltre lo userebbero nello stesso modo in cui fanno i bambini.

La ricerca, condotta dagli scienziati dell'Università di Portsmouth, in Inghilterra, ha messo in evidenza che nel corso degli anni, l'addomesticamento dei cani ha fatto sì che le loro caratteristiche comportamentali e anatomiche siano cambiate. In particolar modo, con l'evoluzione i cani hanno sviluppato dei muscoli facciali intorno agli occhi per comunicare con gli esseri umani. Questo permette agli animali di avere "sopracciglia espressive" in grado di rispondere ad una sorta di comunicazione umana. "Quando i cani fanno questo movimento è un esplicito richiamo agli uomini, una richiesta di attenzioni", si può leggere all'interno dei risultati della ricerca.

Analizzando il corpo di 6 cani e 4 lupi selvatici dopo la loro morte, sono stati trovati questi particolari muscoli nei primi, totalmente assenti, invece nei secondi. Gli scienziati hanno poi filmato 2 minuti di interazione tra cani e un essere umano a loro sconosciuto e tra i lupi e lo stesso uomo. Solo i cani sono riusciti a produrre quei movimenti intensi delle sopracciglia, tipici dello sguardo languido. "Allargano gli occhi come fanno i bambini", ha spiegato una delle ricercatrici, Anne Burrows, come se volessero scatenare empatia, con quella caratteristica espressione degli umani quando sono tristi.

Sembra incredibile, invece è possibile perché i cani sono stati addomesticati oltre 33.000 anni fa e il più notevole degli adattamenti comportamentali dovuti all'evoluzione e all'addomesticamento è proprio la loro capacità di capire e usare la comunicazione umana come molti altri animali non riescono a fare. Dunque il cervello canino reagisce riuscendo ad esprimersi nello stesso modo come il cervello umano. L'autore principale dello studio, ha dichiarato: "Crediamo che i cani e gli esseri umani hanno un meccanismo molto simile che ha a che fare con le informazioni emozionali”.

 Chi riesce a dire di no agli occhi languidi di un bimbo, che usa lo sguardo dolce per intenerirci? Lo stesso fanno i cani, e lo sa solo chi ha, o ha avuto la fortuna di condividere la sua vita con questo eccezionale animale tanto da capire quanto sia incredibilmente straordinario l’amore che riesce a trasmettere e questo studio n’è la conferma che il cane è il migliore amico dell’uomo. Il cane è un animale che ama incondizionatamente senza chiedere nulla in cambio, un amico fedele che ti è accanto nei momenti più significativi della vita, un compagno silenzioso ma allo stesso tempo capace di comunicare mille emozioni. Il cane è davvero il migliore amico dell’uomo, è parte della tua famiglia, un supporto sul quale potrai sempre contare e del quale potrai sempre fidarti.



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domenica 31 marzo 2019

MLS® di ASA: efficace trattamento per gli animali feriti


La Laserterapia MLS® di ASA si conferma risolutiva nel trattare con successo patologie di diverse natura tra cui ferite e lesioni frutto delle corse al parco o delle uscite all’aria aperta di animali da compagnia e esotici.

Dopo il lungo letargo invernale tempo di tornare alla vita anche per gli animali di casa che abbandonano il comfort domestico per dedicarsi a corse al parco, lunghe passeggiate o timide uscite nel giardino dell’abitazione. La primavera però non regala solo svago e libertà, ma anche rischi come quelli di incappare in ferite e lesioni frutto di pericolosi “incontri ravvicinati” ad esempio con sassi, rami di alberi, cancelli o automobili.

Vittime predestinate sono, oltre a cani e gatti, anche le specie esotiche più comunemente diffuse nelle famiglie degli italiani come ad esempio le tartarughe che possono incorrere in infortuni che possono causare lesioni del carapace. Lo conferma il caso di Marta, un esemplare di testuggine di Hermann di 20 anni schiacciata da un camion nel cortile di casa. “Appena arrivata – racconta Giordano Nardini, Dip. ECZM (Herpetology), European Specialist in Zoological Medicine della Clinica Veterinaria Modena Sud - Marta presentava una ferita lacera del carapace con perdita di tessuto osseo nella regione del ponte ed esposizione della membrana celomatica.

Abbiamo proceduto ad un intervento di osteosintesi per stabilizzare il carapace mediante infissione di un chiodo di Kirschner e, a seguire, abbiamo impostato diverse terapie: antibiotica, antinfiammatoria, reidratazione, bendaggi umidi asciutti e Laserterapia MLS® una volta al giorno per 10 giorni.
Dopo questa prima sessione, apparendo la lesione non più a rischio infezione, si è proseguito con la Laserterapia a giorni alterni sino a raggiungere la piena cicatrizzazione con tessuto connettivo maturo di consistenza dura ai margini”.

Per favorire il recupero la Laserterapia MLS® di ASA si è dunque confermata efficace. I suoi effetti antinfiammatorio, antiedemigeno, analgesico e biostimolante hanno consentito infatti la cicatrizzazione, il miglioramento immediato della circolazione ematica locale e il recupero dell’integrità strutturale dei tessuti danneggiati.

La brevità temporale nell’applicazione del trattamento ha inoltre avuto riflessi positivi sulla sua tollerabilità da parte degli animali irrequieti o sensibili.

Proprio l’assenza di stress è uno dei valori aggiunti della terapia come sottolineano il Dott. Giovanni Ghibaudo della Clinica Veterinaria Malpensa di Samarate, Varese:

“Comprendere che per l’animale le sedute di MLS® non comportano agitazione è determinante anche per il proprietario che, opportunamente informato sulle modalità del suo impiego e sulla qualità dei risultati ottenibili, molto spesso accetta con entusiasmo di ricorrervi”

IL Dott. Paolo Squarzoni, dell’Ambulatorio Veterinario Squarzoni di Molinella (BO) conclude:

 “MLS® non da problemi, con buona pace del paziente e del proprietario talvolta titubante nel ricorrere ad una soluzione laser per il proprio animale, complice il timore che possa arrecargli dolore. Le remore vengono meno quando si comprende che la sofferenza è nulla e i benefici sono evidenti in tempi rapidi”. 

www.asaveterinary.com

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martedì 30 ottobre 2018

Cani fiuta malaria, possibile?


Si era già a conoscenza che alcuni cani potevano avvertire, fiutando, i segni di alcuni tumori e il rischio di coma diabetico negli esseri umani. I ricercatori ritengono che se opportunamente addestrati, sono in grado anche di fiutare la malaria nei bambini che non presentano ancora sintomi, dalle calze.

I ricercatori del Regno Unito e gli esperti della ONG Medical Detection Dogs in Gambia hanno condotto l'esperimento, consistente nell'allenare i cani per mesi per fermarli quando hanno annusato una calza contaminata. I loro risultati sono stati presentati lunedì alla conferenza annuale dell'American Society of Tropical Medicine di New Orleans, in Louisiana. Le calze venivano dai bambini del Gambia, alcuni dei quali erano risultati positivi al parassita della malaria, ma non avevano la febbre. Testati dopo il loro addestramento, i cani hanno rilevato correttamente il 70% delle calze di bambini infettati dal parassita della malaria, che genera un odore distinto sulla pelle umana, e che l'olfatto super canino sembra riuscire a sentire, anche se si tratta solo di tracce su un calzino.

L'obiettivo di questa tecnica è di avere un test di rilevamento rapido, economico e non invasivo per rilevare la malaria, che viene trasmessa dalle zanzare infette. Il bilancio annuale delle vittime è stimato in 445.000 in tutto il mondo. E il numero di casi è aumentato negli ultimi anni, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. I ricercatori ritengono che la loro tecnica possa ancora migliorare in precisione, dato che i cani vengono addestrati su più calze.

Secondo Steven Lindsay, un entomologo della British University of Durham e autore principale dello studio, la tecnica potrebbe un giorno essere utilizzata "nei punti di ingresso nei paesi, così come i cani sono addestrati a rilevare i frutti. , verdura o droghe negli aeroporti ". "Questo, potrebbe aiutare a prevenire la diffusione della malaria nei paesi che la hanno sradicata, e permettere alle persone che non sanno di essere infette dal parassita della malaria di ricevere un farmaco antimalarico.

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venerdì 22 giugno 2018

La pet therapy : una vera e propria sintonia tra uomo e animale



Il termine “Pet therapy” significa “ terapia dell’animale da affezione” e si tratta di una pratica di supporto ad altre forme di terapia tradizionali che sfrutta gli effetti positivi dati dalla vicinanza di un animale a una persona. 

La pet therapy funziona grazie alla relazione che si instaura fra un animale domestico e un bambino, anziano oppure una persona malata, cioè una vera e propria sintonia complessa e delicata che stimola l’attivazione emozionale e favorisce l’apertura a nuove esperienze, modi di comunicare e nuovi interessi, questo avviene anche perché l’animale non giudica, non rifiuta anzi si dona totalmente, in più stimola sorrisi, aiuta la socializzazione e aumenta l’autostima. 

Solitamente vengono trattati molti interventi con bambini, anziani, persone con disabilità o disturbi psichiatrici, infatti, interagire con un animale specialmente per i bambini può voler dire sviluppare processi di apprendimento più rapidi e imparare a prendersi cura di qualcuno diverso da sé. Una vera e propria occasione di crescita, perché l’animale ha per l’individuo una grande valenza emotiva, accarezzarlo e coccolarlo provoca un gradevole contatto fisico e stimola allo stesso tempo creatività e capacità di osservazione. 

Esistono due tipi di pet therapies : le Animal – Assited Activities, ossia attività realizzate con l’ausilio degli animali che hanno l’obbiettivo di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di pazienti, sono delle vere e proprie terapie che rispondono a protocolli e scopi precisi. A queste si può aggiungere anche l’Educazione Assistita dagli Animali i cui destinatari sono i bambini nelle scuole che vengono stimolati ad interagire con l’ambiente. Il risultato è un netto miglioramento del rendimento scolastico e dei rapporti sociali, con una significativa riduzione dei casi di bullismo, di devianza e di abbandono scolastico. 

Gli animali adatti alla pet theraphy sono quelli domestici, affiancati al paziente solo dopo aver superato severi test che ne attestino lo stato sanitario, la capacità, le attitudini ma il requisito indispensabile è la relazione tra il pet e il suo conduttore: perché solo con esso si prevede la perfetta riuscita di un trattamento. Gli interventi assistiti con gli animali sono presenti in tutta Italia ed i più importanti sono l’Ospedale Niguarda di Milano e il Meyer di Firenze. 

L’animale per eccellenza in questo genere di terapie è il cane, specie se l’attenzione è rivolta ai bambini e anziani. Seguono poi i gatti, i criceti , i conigli , gli asini , le capre, le mucche, gli uccellini, i pesci e i delfini. Questi ultimi sono particolarmente efficaci per il trattamento della depressione e di disturbi della comunicazione, tanto che la delfino – terapia si rivela utile per fare uscire, per quanto possibile, i pazienti autistici dal proprio isolamento. 

Anche l’ippoterapia dà ottimi risultati, poiché il cavallo non fa solo da psicoterapeuta ma è anche strumento per il recupero o lo sviluppo dell’equilibrio e della muscolatura, a vantaggio del trattamento di patologie neurologiche specie nel bambino. E, in questa direzione, la regione Emilia- Romagna, la prima nel nostro paese, ha approvato una legge che dà la possibilità agli animali domestici di fare visita in ospedale al padrone, confermando l’importanza dell’interazione terapeutica tra uomo e animale. 



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