lunedì 20 gennaio 2020

Classifica diete: quella mediterranea resta la migliore. Ma le altre?


Le diete vanno e vengono e hanno il loro tempo nella lista dei trend. L'US News and World Report ha  stilato la classifica delle diete confermando che la dieta più sana resta ed è la dieta mediterranea. 

L’alimentazione tipica del nostro paese è stata incoronata per il terzo anno consecutivo dagli esperti di salute, fitness e nutrizione. 

Non c'è dubbio che la nostra dieta, quella mediterranea, sia famosa in tutto il mondo, caratterizzata da un abbondante consumo di frutta fresca, frutta secca, verdure e cereali (possibilmente integrali fonte di fibre e sali minerali), olio extra vergine d'oliva, un apporto minimo di carne prediligendo la carne bianca, non tralasciando però il pesce, soprattutto il pesce azzurro dei nostri mari. Nessun dubbio quindi di medici, nutrizionisti, salutisti ed esperti di fitness: la dieta mediterranea è decisamente la migliore. 


La classifica


Per questo rapporto il team di esperti ha classificato 35 diverse diete popolari. 

1. Si è giunti alla conclusione unanime che la dieta mediterranea può fornire benefici a lungo termine per la salute, e si merita di conseguenza il primo gradino del podio. 

2. Il secondo gradino del podio viene occupato dalla dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), la seconda dieta classificata come più sana. La dieta DASH è raccomandata per tenere sotto controllo l'ipertensione. 

3. Terzo nella lista c'era una dieta flessibile che è principalmente una dieta vegetariana che permette un servizio occasionale di carne. 

Il quarto posto nella lista è stato coccupato dalla dieta MIND focalizzata sul cervello, segue la dieta Weight Watcher, l'undicesima della lista è invece la dieta vegetariana. La dieta vegana passa al 20° posto nella lista, la dieta Paleo è la trentatreesima e la Whole30 e le diete Keto si classificano al 38° posto a pari merito.

La dieta mediterranea, non è da considerarsi tipicamente italiana, in effetti si può parlare di dieta mediterranea anche in Spagna, in Grecia e in Francia, quando in linea con gli alimenti e gli elementi nutrizionali indicati nelle linee guida è ritenuta comunque la migliore, poiché abbassa il rischio di diabete di tipo 2 e migliora la salute generale del cuore. Anche prodotti quali latticini come il formaggio, il latte e lo yogurt fanno parte della dieta, ma solo se consumati con moderazione. Lo stesso vale per gli alcolici, prediligendo comunque il vino in quantità moderate e solamente ai pasti. 

Nella classifica si può trovare anche la dieta WW (ex dieta Weight Watchers), considerata la migliore dieta commerciale per perdere peso secondo il modulo di sostituzione dei pasti. Il suo programma dietetico è firmato dalla Health Management Resources. Anche la dieta vegetariana Ornish è tra le migliori per la salute del cuore (sia prevenzione che cura), mentre il regime flexitariano, creato dal dietologo Dawn Jackson Blatner, è considerato il più efficace per chi vuole iniziare un percorso salutare verso una dieta plant-based (a base vegetale). 


la dieta mediterranea è ancora la più equilibrata sia da un punto di vista nutrizionale, sia per perdere peso e mantenere l'obiettivo raggiunto nel tempo. Allo stesso modo però, una dieta ketogenica ben calibrata e vagliata da un punto di vista medico è di particolare importanza per pazienti obesi e/o in previsione di interventi chirurgici che necessitano una rapida perdita di peso. Il vantaggio è che se seguita bene nei primi quindici giorni, il risultato ottenuto lo si mantiene nel tempo. Attenzione però, la dieta ketogenica per la sua particolarità e per via di alcuni rischi sulla salute che può celare, deve sempre e comunque essere supervisionata da una guida medica che valuta lo stato metabolico e porta ad una reintroduzione degli alimenti, sulla base delle caratteristiche individuali.




Mirko Toller

Etichette: ,

martedì 10 dicembre 2019

Strategie quotidiane di benessere: 10 consigli per vincere l’influenza

contro l'influenza

Zenzero, miele, limone, ma anche brodo d’ossi sono dei veri toccasana per il nostro organismo. Mentre i primi casi di influenza sono già scoppiati e potranno aumentare nella prima settimana di dicembre, rischiando di condizionare le nostre giornate, la dottoressa Serena Missori, specialista in Endocrinologia e Diabetologia, spiega come prendersi cura di sé per prevenire ed eventualmente affrontare l’influenza con rimedi semplici e, se possibile, senza farmaci. 

Sbalzi di temperatura, vento e pioggia, scarsa protezione dal freddo e dalle intemperie sono validi alleati di virus e batteri, in agguato in questi giorni di fine autunno. I casi di influenza, già nella settimana dal 18 al 24 novembre, sono stati circa 167 mila (dati Rete Influnet dell’ISS), numeri che tenderanno a intensificarsi nelle prossime settimane. Per evitare di rimanere a letto con febbre e raffreddori durante le Feste natalizie, è bene dunque rispolverare vecchi consigli pratici come quelli delle nostre nonne e adottare strategie di prevenzione, come suggerisce la dottoressa Serena Missori, Endocrinologa specializzata anche sui temi dell’alimentazione preventiva, Anti-Aging ed Anti-Stress.

 Quando il corpo inizia ad adattarsi a situazioni climatiche differenti, il sistema immunitario reagisce per proteggerci e questo ‘lavoro extra’ necessita di un maggior contributo da parte nostra, mediante il cibo e piccole strategie quotidiane 

spiega la dottoressa Missori.


Ecco alcuni consigli pratici della dottoressa Missori per evitare di lasciarsi colpire dall’influenza e utili per supportare il nostro sistema immunitario; un vero e proprio decalogo con indicazioni semplici ma che molto spesso diamo per scontate e che ci potrebbero evitare giornate difficili, starnuti, febbre e tosse. 


1) Tenere al caldo naso e gola: l’obiettivo è quello di portare calore e flusso di sangue alle stazioni immunitarie (il primo blocco difensivo) e di scaldare l’aria che inspiriamo per non far paralizzare i peli.

2) Scoprirsi quando siamo al chiuso perché sudare per poi prendere di nuovo freddo quando si esce non è un buon modo per sfuggire dalle malattie da raffreddamento.

3) Aumentare il calore: mangiare e bere minestre, brodi, the e infusi per aumentare il calore interno. Il calore, infatti, è il killer di virus e batteri: per questo il corpo si difende da questi con la febbre.

4) Bere acqua, limone, miele e zenzero: per una sferzata d’energia, bevanda utilissima per disinfettare e lenire la gola.

5) Utilizzare l’olio di mandorle: 2-3 gocce nel naso, per aiutare a prevenire irritazioni e secchezza della mucosa nasale. Se invece l’influenza ci ha già colpiti e febbre e raffreddore ci debilitano, di seguito ecco alcuni rimedi naturali ed economici:

6) Bere un a tisana al tiglio: il tiglio è “febbrifugo”, fa abbassare la febbre, facilita l’espettorazione e la respirazione. È consigliato fare un infuso di 1 cucchiaio di foglie di tiglio in 1 tazza d’acqua calda a 70° per 5-7 minuti, poi filtrare e bere. Ripetere più volte al giorno.

7) Assumere miele di tiglio: il miele è un prezioso alimento dalle molteplici proprietà benefiche. Quello di tiglio, favorisce la riduzione del mal di gola e della spossatezza, grazie al contenuto glucidico.

8) Consumare miele di manuka: il miele di manuka, arbusto che cresce in Nuova Zelanda e nell’Australia orientale, ha proprietà antibatteriche.

9) Preparare brodo di pollo e di ossi: vecchio rimedio della nonna che consente di ristorare velocemente la muscolatura catabolizzata dalla febbre alta e di riparare la barriera intestinale grazie alla gelatina. I vegetariani possono sostituire il brodo di ossi con brodo vegetale e integratori a base di collagene, glicina, glicosaminoglicani (GAG), glucosamina, acido ialuronico, condroitin solfato, sali minerali.

10) Zenzero fresco: antinfiammatorio, antidolorifico e antiossidante, aiuta a contrastare il mal di gola, il raffreddore e i dolori, sbucciarlo e tagliarne fettine sottili da tenere in bocca contro il mal di gola e il raffreddore e/o grattugiarlo e aggiungerlo ad acqua calda da sorseggiare. 


Serena Missori è medico chirurgo, specialista in endocrinologia e diabetologia e docente alla Sapienza Università di Roma, facoltà di Farmacia e Medicina, nei corsi di alta formazione in “Metodologie Anti-Aging e Anti-Stress”. È fondatrice e presidente di AIMA (Accademia Italiana di Nutrizione e Medicina Antiaging).


Etichette: , ,

venerdì 1 novembre 2019

IL FUTURO DELLA CELIACHIA E DEI DISTURBI ASSOCIATI AL GLUTINE



DR. SCHÄR INSTITUTE HA RACCOLTO I RISULTATI DI OLTRE 1000 STUDI SCIENTIFICI

Gli oltre 1000 studi scientifici sulla celiachia e i disturbi associati al glutine pubblicati nell’ultimo anno sono stati analizzati dagli esperti del Comitato Scientifico Dr. Schär Institute per individuare le linee di ricerca future più promettenti 

Nato con l’obiettivo di fondere le conoscenze dei massimi esperti sul tema e metterle a disposizione dei Professionisti della Salute, il Dr. Schär Institute è un vero e proprio polo di riferimento per i disturbi associati al glutine, ambito nel quale l’Italia è leader nella ricerca. 

A circa un anno di distanza dal V Expert Meeting Dr. Schär Institute, l’appuntamento di respiro internazionale in cui scienziati e medici dibattono sulle novità dalla ricerca, tenutosi a Merano nel novembre 2018, gli esperti del Comitato Scientifico hanno fatto un bilancio delle nuove conoscenze di cui disponiamo e che possono aiutare a fare chiarezza su un tema ancora così lacunoso come quello dei disturbi associati al glutine. La United European Gastroenterology Week, svoltasi pochi giorni fa a Barcellona, è un primo segnale di come si sta muovendo la ricerca in questo ambito e mostra come il focus si stia progressivamente spostando dalla diagnosi al follow-up del paziente, con un’attenzione crescente verso approcci terapeutici personalizzati.
Continua a leggere...»

Etichette: , ,

giovedì 10 ottobre 2019

Oggi è l'Obesity Day, 10 consigli per controllare il peso


Il 10 ottobre, in vista della Giornata Nazionale di sensibilizzazione nei confronti dell’Obesità promossa da ADI (Associazione Dietetica Italiana), l’ASST Gaetano Pini-CTO aderisce alla campagna “Obesity Day”. Per l’occasione sarà allestito un punto informativo al Presidio Pini (ingresso da via Pini, 3), dalle 9.30 alle 13, dove le nutrizioniste e dietiste della Nutrizione Clinica effettueranno gratuitamente la misurazione dell’altezza e dalla circonferenza e calcoleranno l’indice di massa corporea (BMI). Sulla base dei dati raccolti le dietriste daranno consigli e distribuiranno materiale informativo.

 “È necessario informare gli utenti e fare prevenzione sul tema dell’obesità e del sovrappeso visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la diffusione di tali condizioni come un’epidemia globale. L’accumulo eccessivo di grasso corporeo, infatti, è un fattore di rischio per lo sviluppo di numerose patologie quali diabete mellito tipo 2, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, steatosi epatica, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, sindrome delle apnee notturne e osteoartrosi”, sottolinea la dott.ssa Michela Barichella, Responsabile della Nutrizione Clinica dell’ASST Gaetano Pini-CTO.


Ecco allora 10 consigli della nutrizionista per controllare il peso. 


 Fare movimento

Molto spesso la pigrizia ha la meglio sulla scelta di iscriversi in palestra o fare altre attività. Per ovviare a questa mancanza bisogna prediligere esercizi che siano fattibili in qualsiasi momento e che non richiedano attrezzature particolari, come per esempio camminare a passo svelto almeno 45 minuti, un paio di volta alla settimana.

Attenzione ai condimenti

Il nostro olio d’oliva è ottimo, ma ne basta un cucchiaio a pasto. Ogni tanto si può scegliere anche il burro, ma un panetto non più grande di una zolletta di zucchero.

Non saltare i pasti

Primo pasto della giornata a cui non bisogna rinunciare è la colazione. Diversi studi dimostrano che il consumo regolare di una prima colazione è associato a una riduzione del rischio di sviluppare obesità, eventi cardiovascolari e diabete. Proseguire poi la giornata aggiungendo altri due pasti e due spuntini. Mangiare quindi poco e spesso, cercando di masticare con calma e sezionando il cibo in pezzi piccoli.  

Verdure a volontà e sì alla pasta, attenzione però alla frutta.

Porzioni di pasta, pane o patate non eccessive e condite con moderazione aiutano il corpo a percepire la sensazione di sazietà, per questo non devono essere eliminati dalla dieta. Stesso discorso per la verdure: con poco condimento o senza se ne può mangiare fino a saziarsi. Lo stesso non vale invece per la frutta: non bisogna mangiare meno di due frutti al giorno, ma non più di 3 o 4. La frutta deve essere ben lavata e masticata. Può essere assunta anche con la buccia in modo da aumentare le fibre in circolo che aiutano a evacuare.

Ridurre l’alcool

Un bicchiere di vino o di birra ogni tanto non fa male. L’eccessivo consumo di alcool, invece, non aiuta il nostro corpo a eliminare i grassi. Ricordarsi invece di bere almeno due litri di acqua al giorno.

Introdurre il pesce nella dieta

Bisogna mangiare pesce almeno due volte alla settimana. È consigliabile assumere pesce fresco, ma per chi è impossibilitato ad acquistarne va bene anche il pesce surgelato, purché di qualità.

Porsi degli obiettivi raggiungibili

Il dimagrimento eccessivo e rapido è nocivo per la salute, tanto quanto l’essere in sovrappeso. L’ideale è perdere circa 500 grammi alla settimana. Ricordandosi che dieta, letteralmente, significa “regime di vita”, quindi è necessario non solo controllare i pasti e quindi il peso, ma anche non eccedere con le proibizioni e non vivere il momento della dieta come un periodo tragico, bensì come una sfida con se stessi per migliorare il proprio benessere.

Mantenere il dimagrimento

Un volta raggiunto lo scopo è importante mantenere il dimagrimento e quindi evitate le oscillazioni del peso (sindrome dello yoyo). È meglio, infatti, un lieve soprappeso costante che delle fluttuazioni. 

Sì alla dieta, ma con gusto

Ricordarsi che mangiare è un piacere e deve esserlo anche durante la dieta, per questo è consigliabile variare cibi e ricette e, quando possibile, sperimentare.

Rivolgersi sempre a uno specialista 

Le diete fai da te possono essere molto dannose per la salute. Bisogna sempre farsi seguire da uno specialista che va scelto con attenzione, valutando se l’approccio del professionista alla dieta tiene conto delle specificità di ogni persona.



L’Azienda Socio Sanitaria Pini-CTO, punto di riferimento per l’ortopedia, la riabilitazione specialistica, la reumatologia e la neurologia, a livello nazionale, comprende a Milano tre presidi ospedalieri: il Gaetano Pini, il CTO e il Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi. L’ASST Gaetano Pini-CTO - evoluzione della Scuola Ortopedica milanese nata nel 1874 - è specializzata in patologie e traumi dell’apparato muscolo-scheletrico, reumatologia e fisiatria. L'Azienda accoglie ogni anno 823mila utenti e i suoi specialisti lavorano con le più sofisticate tecniche di imaging, attraverso sale operatorie sia convenzionali sia dotate di robotica, l’ASST Gaetano Pini-CTO è centro erogatore per la presa in carico dei pazienti cronici nell'ambito delle patologie reumatiche e della Malattia di Parkinson.

Etichette: ,

mercoledì 18 settembre 2019

Elogio al caffè, alleato del nostro cervello


Il rientro dopo la pausa estiva può essere un momento faticoso: archiviate le giornate di relax, si torna alle scrivanie, tra agende da organizzare, appuntamenti e riunioni. Per affrontare lo stress da rientro con la giusta carica e slancio, il caffè, assunto all’interno di una dieta sana ed equilibrata, può rappresentare un vero e proprio alleato, soprattutto nelle situazioni di maggiore sforzo mentale, perché favorisce la concentrazione e aiuta a mantenere alto il livello di attenzione.

I benefici della caffeina, però, non si fermano qui. Il nuovo studio “Nutritional Risk Factors, Microbiota and Parkinson’s Disease: What Is the Current Evidence?” (1), pubblicato sulla rivista “Nutrients” e segnalato sul sito di ISIC – Institute for Scientific Information on Coffee, ha messo in evidenza un’associazione tra consumo di caffè e minore rischio di sviluppare alcune malattie neurodegenerative, come il Parkinson.

Il Parkinson è un disturbo del sistema nervoso centrale causato dalla degenerazione di alcuni neuroni, predisposti alla produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La dopamina è responsabile dell’attivazione del circuito che controlla il movimento. Se viene a mancare una quantità elevata di neuroni dopaminergici manca anche un’adeguata stimolazione dei recettori situati nella zona del cervello detta striato, associata a una varietà di funzioni, tra cui il controllo dei movimenti volontari, con conseguente disturbo del sistema motorio

Lo studio ha revisionato le ricerche più rilevanti dal 2000 ad oggi, inclusi studi prospettici, studi caso-controllo e metanalisi, con l’obiettivo di indagare i fattori genetici e ambientali coinvolti nella patogenesi del Parkinson. Tra i fattori ambientali analizzati dalla ricerca, la nutrizione è stata una delle aree più studiate, in quanto si tratta di un fattore potenzialmente modificabile. I ricercatori si sono concentrati quindi su specifici nutrienti e gruppi alimentari ed è stato valutato un effetto positivo, principalmente negli uomini, legato al consumo di caffè e tè e acidi grassi polinsaturi. Come già evidenziato da un grande numero di studi epidemiologici precedenti (2, 3, 4, 5) anche questa nuova ricerca confermerebbe che il consumo di caffè, in dosi moderate e all’interno di uno stile di vita sano e attivo, sembrerebbe favorire una riduzione o un ritardo nell’insorgenza del Parkinson. Secondo diversi studi sperimentali sarebbe la caffeina il fattore decisivo, ma resta ancora da identificare con chiarezza il meccanismo d’azione. Va infine ricordato che una vasta letteratura scientifica conferma numerosi altri effetti favorevoli legati a questa bevanda: dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative (come appunto la malattia di Parkinson e il morbo di Alzheimer) a una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato.

La stessa Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel suo parere sulla sicurezza della caffeina (6), ha indicato che un’assunzione moderata di caffè, tipicamente 3-5 tazzine al giorno, è sicura nella popolazione adulta e può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.


Fonti:

1. C Boulos et al. (2019) Nutritional Risk Factors, Microbiota and Parkinson’s Disease: What Is the Current Evidence?, Nutrients, Volume 11. 
2. Fall P.A. et al. (1999) Nutritional and occupational factors influencing the risk of Parkinson’s disease: a case-control study in southeastern Sweden.Mov Disord, 14:28-37. 
3. Webster Ross G. et al. (2000) Association of coffee and caffeine intake with the risk of Parkinson disease. JAMA, 283:2674-2679. 
4. Van der Mark M. et al. (2014) A Case-Control Study of the Protective Effect of Alcohol, Coffee, and Cigarette Consumption on Parkinson Disease Risk: Time-Since-Cessation Modifies the Effect of Tobacco Smoking,PLoS One, 9(4):e95297. 
5. Qi H. et al. (2014) Dose–response meta-analysis on coffee, tea and caffeine consumption with risk of Parkinson’s disease.Geriatr Gerontol Int, (2):430-9. 
6. EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA) (2015) Scientific Opinion on the safety of caffeine. EFSA Journal 13(5):4102.



Etichette: ,

giovedì 5 settembre 2019

Green Food Influencer al SANA: come comunicare la sostenibilità del cibo





In occasione del SANA, Salone internazionale del biologico e del naturale, il 6 settembre alle ore 11 (Sala Melodia) si svolgerà il convegno “Green Food Influencer: come si comunica la sostenibilità del cibo tra influencer, istituzioni, app e campagne”.

Intervengono, tra gli altri, Alfonso Pecoraro Scanio, Lucia Cuffaro e Lorenzo “Veg” Lombardi.
Continua a leggere...»

Etichette:

mercoledì 4 settembre 2019

Uno strano e triste caso di alimentazione sbilanciata


L'importanza di una corretta alimentazione, fin dalla tenera età, non deve essere interpretato come una frase, un motto detto e ridetto, letto e riletto, che possiamo sentire o leggere qua e là. Deve essere il principio cardine con cui ognuno di noi affronta la vita di tutti i giorni, una consapevolezza che deve entrare a fa parte del nostro modo di essere.

Un 17enne britannico ha subito un danno irreversibile alla vista dopo aver mangiato, fin da quando era piccolo, solamente patatine fritte, chips, salsicce, prosciutto e pane bianco. Un comportamento alimentare sicuramente al limite, quasi surreale, ma che spesso anche se meno estremo, può ricalcare il comportamento alimentare di molti bambini e giovani che se non adeguatamente supportati e istruiti in ambito alimentare, si lasciano spesso conquistare dai cibi pronti, gustosi, molto saporiti, dall'elevato apporto calorico ma che al contrario, sono poveri o addirittura privi di elementi nutritivi essenziali, soprattuto nella delicata fase dello sviluppo e dell'accrescimento.

La dottoressa Denize Atan, che ha avuto in cura il ragazzo all’Ospedale oculistico di Bristol, ha parlato di questa quasi surreale e triste storia:

 La sua dieta era costituita essenzialmente da una porzione di patatine fritte al giorno dal negozio di fish and chips vicino a casa. Faceva altresì degli spuntini con delle chips (Pringles), talvolta delle fette di pane bianco e occasionalmente delle fette di prosciutto 

Il giovane, che risulta nonostante tutto normopeso, è stato colpito da una neuropatia ottica nutrizionale provocata da un carenza prolungata di vitamina B12. I medici, però, gli hanno riscontrato anche bassi livelli di rame, selenio e vitamina D. La patologia gli ha causato la perdita della vista frontale. Ora può affidarsi solo alla vista periferica residua: non potrà guidare, fatica molto a riconoscere i volti, a leggere o a guardare la TV e rispetta i criteri per essere dichiarato cieco. 

Questo regime dietetico estremamente selettivo, andava avanti dalla fine della scuola elementare ed era determinato da una forte avversione per la consistenza della maggior parte dei cibi. L’adolescente aveva già consultato i medici all’età di 14 anni perché si sentiva stanco e, già allora, gli era stata diagnosticata una carenza di vitamina B12 e gli erano stati conseguentemente prescritti degli integratori. Il ragazzo, tuttavia, non aveva seguito la cura né aveva migliorato la sua alimentazione. 

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che ha riportato questa curiosa ma triste notizia, casi come questo sono per fortuna rari, ma i genitori dovrebbero essere consapevoli dei potenziali danni di un atteggiamento iper-selettivo a tavola e quando frutta e verdura sono praticamente assenti. Nel mirino non c'è semplicemente il cibo spazzatura, ma l'atteggiamento schizzinoso ed esigente che porta molti bambini a evitare alcuni cibi.

Il caso, chè è riportato sull’Annals of Internal Medicine Journal, fa riflettere e mette in luce non solo l'importanza della corretta alimentazione, ma anche del corretto supporto educativo e psicologico di cui i giovani abbisognano, supporto che deve essere necessariamente messo in campo dagli adulti responsabili, i quali a loro volta, devono essere capaci d'informarsi consapevolmente su questo tema, e dare quindi per primi il buon esempio seguendo a loro volta un regime alimentare completo, vario ed equilibrato.


Toller Mirko


Etichette: ,

mercoledì 28 agosto 2019

IL FORMAGGIO DEL MEDITERRANEO

Torta del Casar
L’Università Politecnica delle Marche sta coordinando in Italia il progetto per la valorizzazione dei formaggi mediterranei locali che vede insieme Italia, Spagna, Grecia e Tunisia. 

Il progetto europeo si chiama “Veggie Med Cheeses” e vede fra i partecipanti il CREA il principale Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari con il Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione, la Spagna con l’Universidad Catolica San Antonio de Murcia, la Grecia con l’Hellenic Agricultural Organization - DEMETER e la Tunisia con l’Institute of Agronomy of Chott-Mariem Sousse University. 

Feta
Nelle aree del Mediterraneo occidentale e meridionale, piante erbacee perenni, comunemente indicate come cardi, sono state usate fin dall'antichità come agenti coagulanti nella produzione di formaggi tradizionali a base di latte di pecora o di capra.

Anche se questi formaggi sono molto apprezzati dai consumatori per il loro sapore inconfondibile, la produzione è spesso un evento occasionale poiché la disponibilità dei cardi spontanei è limitata e dipendente in gran parte da variazioni stagionali.

Il progetto Veggie Med Cheeses intende valorizzare questi formaggi locali attraverso un approccio multidisciplinare svolto nei quattro Paesi del bacino del Mediterraneo sopra elencati.

Caciofiore

La ricerca sarà focalizzata sulla caratterizzazione di alcune specie di cardo (Cynara humilis, Carlina acanthifolia, e Onopordum tauricum) che crescono spontaneamente in questi paesi, così come sulla loro coltivazione sostenibile.

Gli estratti acquosi ottenuti sia dai cardi spontanei sia dai cardi coltivati saranno caratterizzati per numerose proprietà, incluso il potere coagulante, ed utilizzati per la produzione sperimentale sia di formaggi tradizionalmente ottenuti con caglio da cardo (Caciofiore, per l’Italia e Torta del Casar per la Spagna) sia di formaggi prodotti con caglio animale (Queso de Murcia per la Spagna e Feta per la Grecia). 

Onopordum tauricum


Tutti i formaggi sperimentali saranno caratterizzati dal punto di vista chimico, fisico, microbiologico, nutrizionale e sensoriale, anche al fine di individuare nuovi marcatori utili per dimostrare qualità e autenticità dei formaggi in studio. 


Il Progetto PRIMA 2018 VEGGIE-MED-CHEESES “Valorisation of thistle-curdled CHEESES in MEDiterranean marginal areas“ è partito con il kick off meeting tenutosi ad Ancona il 24 maggio 2019 (vedi foto di gruppo) ed è vincitore del bando PRIMA 2018 per il settore “agro food value chain” con un finanziamento di 990mila euro.

https://primaobservatory.unisi.it/it/homepage




FOTO DI GRUPPO KICK-OFF MEETING

Etichette:

martedì 13 agosto 2019

ALTERNATIVE FOOD: I CIBI ALTERNATIVI ALLA CARNE



Con l'aspetto, la consistenza, l'odore e - secondo molti amanti irriducibili della carne - il sapore di un autentico hamburger a base di carne bovina, Impossible Foods è l'icona dell'ascesa dei cibi vegetali in alternativa a quelli a base di carne. Più che semplici tortini di lenticchie, gli hamburger dell'azienda americana sono realizzati con un ingrediente magico chiamato eme che li fa "sanguinare" proprio come l'originale.

Darcy Simonis
Vista la crescente diffusione delle diete senza carne, come possono i produttori tenere il passo? Darcy Simonis, Industry Network Leader per il segmento Food and Beverage di ABB, ci offre alcune spiegazioni.

"L'unico consumatore a cui teniamo è l'amante irriducibile della carne" - una dichiarazione coraggiosa, soprattutto perché è il mantra di Pat Brown, vegano da sempre e fondatore di Impossible Foods, non il CEO di una catena di fast food.

Il boom vegetale

Sono finiti i tempi in cui il veganismo era considerato poco più che una moda. Che si tratti di motivi di salute, di preoccupazioni ambientali o di benessere degli animali, in tutto il mondo le persone si stanno allontanando dalla carne.

E l'industria presta molta attenzione a questa tendenza. L'industria alimentare per la produzione di cibi vegetali sta vivendo un momento di grande successo, con un aumento delle vendite del 20% nel 2019. Nel Regno Unito, ad esempio, prodotti quali il tanto pubblicizzato "vegan sausage roll", la salsiccia vegana di Gregg, hanno sollevato un forte interesse per gli alimenti che imitano la carne, e il mercato dei cibi vegetali ha raggiunto 443 milioni di sterline (480 milioni di Euro) nel 2018.


Vegano?


La Vegan Society concede ai produttori il permesso di apporre il proprio marchio sui prodotti che ha recensito e certificato. Tuttavia, ciò non garantisce la totale assenza di prodotti di origine animale. Anche se il logo dimostra che il prodotto è stato realizzato senza l'uso deliberato di ingredienti di origine animale, la società mette comunque l'indicazione precauzionale che potrebbe contenere ingredienti come latte e uova.

I prodotti vegani non possono essere considerati veramente tali in presenza di queste dichiarazioni relative a latte e uova. Ciò perché il riferimento all'assenza di prodotti di origine animale non garantisce che i prodotti siano stati realizzati in un ambiente controllato e progettato specificamente per prevenire la contaminazione crociata e il rischio di allergeni. Il nocciolo della questione è che quello che viene presentato come vegano potrebbe non essere una certezza assoluta per chi soffre di allergie e intolleranze.

Tuttavia, il veganismo è spesso considerato più di un requisito dietetico. Molti lo ritengono una scelta etica e i produttori devono rispettare lo stile di vita dei loro consumatori e garantire prodotti conformi.

Tracciabilità

Per poter rispondere alla tendenza "niente carne" occorre mettere in campo sistemi di gestione affidabili. Chi produce prodotti vegani deve prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre il rischio di contaminazione crociata con ingredienti di origine animale. Per ottenere questa sicurezza, è essenziale che esista un registro di tracciabilità.

Supponiamo che una catena di hamburger vegan compri le sue "polpette" da un produttore utilizzando la blockchain. Il fornitore usa la blockchain per dichiarare pubblicamente che i suoi hamburger sono vegan-friendly, mentre il ristorante posta sulla blockchain un "contratto intelligente" programmato per identificare i prodotti non vegani.

Il produttore espone privatamente la sua lista di ingredienti al contratto intelligente della catena di ristoranti per certificare i suoi ingredienti e garantire che il ristorante possa mantenere la sua promessa di pasti assolutamente vegani. Il ristorante può garantire ai propri clienti che i suoi medaglioni soddisfano le loro esigenze, e il produttore può garantire solidi rapporti commerciali dimostrando di mantenere le sue promesse.

La suite Manufacturing Operations Management (MOM) di ABB fornisce la spina dorsale per ottimizzare la visibilità e la sincronizzazione dei processi end-to-end, dalla materia prima al prodotto finito. Il software fornisce a chiunque, dagli operatori e ingegneri di produzione, ai responsabili della movimentazione dei materiali e degli impianti, dati in tempo reale sullo stato di un prodotto mentre si sposta lungo la catena di fornitura.

Alcune aziende scelgono di imitare le caratteristiche migliori finché non riescono a creare prodotti che sostituiscono quanto meglio possibile quelli di origine animale. Impossible Foods ha anche collaborato con Burger King, e la versione senza carne del suo iconico Whopper burger è destinata ad essere distribuita nei ristoranti di tutti gli Stati Uniti. Dato che molti di noi escludono dalla dieta i prodotti animali, è fondamentale che i produttori si adattino e lavorino a stretto contatto con i loro clienti per sviluppare un processo trasparente, sicuro ed efficiente.


Etichette: ,

venerdì 2 agosto 2019

PRIMA COLAZIONE: ECCO COSA SUCCEDE AL TUO CORPO SE LA SALTI

Mancanza di energia, minore capacità di concentrarsi, maggiore irritabilità. Ma non solo. Saltare la prima colazione contribuisce ad aumentare di peso e fa male al cuore. Insieme alla biologa e nutrizionista dell’Università La Sapienza di Roma Valeria del Balzo, vediamo cosa succede al nostro corpo se saltiamo la prima colazione, con una particolare attenzione all’estate, in un approfondimento messo a punto da Iocominciobene.it.

Foto: pixabay

La prima colazione? Un’abitudine consolidata per 9 italiani su 10 che dichiarano di consumarla ogni giorno, ma che di tanto in tanto, viene messa in discussione da informazioni, non sempre attendibili, che circolano online, tanto che per 1 italiano su 5 dovremmo dire addio al nostro modello di colazione, tradizionalmente dolce, e il 17% ritiene non sia un problema saltarla (dati Doxa/UnionFood).
In un approfondimento nell’ambito della campagna “Io comincio bene” che promuove il valore della prima colazione, sostenuta da Unione Italiana Food (già AIDEPI), la più grande associazione in Europa che raggruppa aziende produttrici di beni alimentari, vediamo, in sette punti, cosa succede al nostro corpo se saltiamo la prima colazione, con il contributo della dottoressa Valeria del Balzo, biologa nutrizionista dell’Università La Sapienza di Roma.

#1 SI È SENZA ENERGIE
Dopo il digiuno notturno, quando le scorte di glucosio si stanno esaurendo, è importante ripristinarle con una buona prima colazione, indispensabile per mantenere in equilibrio meccanismi endocrini, metabolici e cardiovascolari.  La giornata può essere immaginata come una gara di formula uno per il nostro organismo, il cui serbatoio va riempito prima, al mattino, e non alla fine, alla sera. Il giusto mix per partire con il piede giusto è composto da carboidrati, latte e frutta. “Pane, fette biscottate, biscotti e cereali – spiega la dott.ssa Del Balzo - apportano zuccheri a lento rilascio che danno energia per tutta la mattina”. Non va trascurata, poi, la presenza del latte o suoi derivati, come lo yogurt: “apportano la quota di proteine e grassi utili a stimolare il senso di sazietà in quantità tutto sommato contenute, e contengono buone quantità di calcio e fosforo molto biodisponibili”. Per finire un frutto o una spremuta: “apportano fibre, sali minerali, vitamine, polifenoli, come antiossidanti, e acqua”.

#2 POCA IDRATAZIONE D’ESTATE 
Meno “grave” saltare la colazione d’estate? Sbagliato! In estate con le alte temperature diventa ancora più importante assicurare un buon apporto di liquidi per scongiurare il rischio disidratazione. Il consiglio della nutrizionista è puntare sulla freschezza anche delle bevande, come il latte fresco, ad esempio, con o senza caffè. “Il latte contiene, infatti, acqua, proteine, grassi, zuccheri, vitamine e sali minerali. Bene anche lo yogurt. Per chi proprio di latte non ne vuol sentir parlare, si può scegliere un succo di frutta senza zuccheri aggiunti o un tè - spiega la nutrizionista che suggerisce poi di inserire della frutta, che contribuisce all’idratazione grazie all’apporto di acqua - l’estate è il momento migliore per introdurre questa buona abitudine. Se durante il resto dell’anno al mattino fatichiamo a lavarla, sbucciarla e consumarla con calma, in vacanza se ne possono apprezzare tutti i vantaggi.”

#3 SI INGRASSA
Saltare la colazione fa dimagrire? Falso!  In ogni fascia di età, non consumare il primo pasto della giornata o non assumerlo in modo adeguato, ha effetti sull’aumento di peso, come confermano numerosi studi (Okada C, Tabuchi T, Iso H., 2018). Consumare la prima colazione, piuttosto, aumenta il senso complessivo di sazietà, permettendo di controllare e ridurre la quantità totale di energia assunta nel corso della giornata (Berti 2015). Un messaggio che gli italiani sembrano aver capito, tanto che dei 23 milioni di italiani a dieta, secondo una recente indagine dell’Osservatorio Doxa/UnionFood “Io comincio bene”, solo il 2% salta la prima colazione. Tuttavia, anche se questa è una buona notizia resistono dubbi e convinzioni scorrette: 1 italiano su 2 pensa (sbagliando) che sia più indicata una colazione proteica e per il 56% andrebbero evitati alimenti con carboidrati, come i dolci, che invece costituiscono il carburante necessario ad iniziare la giornata, anche per chi vuole perdere peso.

#4 SI È PIÙ NERVOSI E INTRATTABILI
Una buona prima colazione aiuta a migliorare l’umore: il dolce, caratteristico del nostro modo di mangiare al mattino, aumenta infatti la produzione di serotonina che ha un effetto calmante e antistress. Pane, biscotti, merendine o dolci datti in casa, fette biscottate con marmellata, miele o crema spalmabile alle nocciole e al cacao ma anche cereali da prima colazione o muesli, prodotti tipici della nostra prima colazione, contribuiscono non solo a rifornire l’organismo dell’energia necessaria ad affrontare gli impegni della giornata, ma anche alla sensazione di benessere. “Sicuramente il nostro organismo ha una reazione fisiologica grazie ad una risposta delle endorfine che hanno un’azione sull’umore - commenta la Del Balzo - ma la prima colazione è anche un rito, una coccola che gratifica e ci consente di affrontare la giornata con maggiore positività.”

#5 SI RALLENTA L’ATTIVITÀ COGNITIVA
Numerose pubblicazioni hanno dimostrato come l’omissione della prima colazione riduca la capacità di concentrazione mentre, al contrario, un buon pasto permette una maggiore capacità di memoria, migliora il livello di attenzione, di ascolto e comprensione. (Cueto 2001, Fanjiang 2007, Pivivk 2012).
“Una colazione basata su cereali abbinati a zuccheri di rapido assorbimento è il segreto per una migliore funzione cerebrale - commenta la nutrizionista - i neuroni per funzionare correttamente devono avere i serbatoi pieni di energia e in particolare di glucosio.”

#6 VIENE COMPROMESSA LA PRESTAZIONE SPORTIVA
Lo sport è un rito mattutino molto amato dagli italiani. Secondo una recente indagine (Doxa/UnionFood), infatti, circa 18 milioni di italiani si allenano alle prime luci del giorno. Tra gli sportivi del mattino, il 7% non fa colazione né prima né dopo, mentre il 30% solo dopo l’attività fisica. Un errore che può compromettere la prestazione sportiva. La prima colazione consente infatti di ricostruire e ottimizzare le riserve glucidiche, epatiche e muscolari, fornendo all’organismo l’energia necessaria per l’attività fisica (We et al, 1985). Alcuni studi mettono in luce inoltre che la mancanza della prima colazione può riflettersi negativamente sulla prestazione sportiva anche nel pomeriggio (Clyton et al, 2015).
“Per chi pratica uno sport al mattino, è consigliata una colazione a base di carboidrati complessi e semplici con un buon apporto di liquidi, che possono arrivare non solo dalle bevande ma anche dalla frutta che contiene. Inoltre, anche vitamine e sali minerali aiutano molto in questo”, suggerisce l’esperta.

#7 FA MALE AL CUORE 
Un numero crescente di evidenze scientifiche dimostra che l’abitudine a consumare la prima colazione porta ad un miglioramento generale dello stato di salute e benessere, per tutte le età. Consumata regolarmente e nelle giuste proporzioni si associa ad un minor rischio di ipertensione (Witbracht et al,2015) ed eventi cardiovascolari (Kubota et al 2016). “La prima colazione è una buona abitudine che migliora l’apporto di nutrienti necessari nella prevenzione delle cardiopatie - commenta la dott.ssa Del Balzo. Il latte, per esempio, contiene peptidi bioattivi, sostanze che contribuiscono al mantenimento normale della pressione arteriosa, che è uno dei fattori di rischio per le patologie cardiovascolari.”
Un recente studio (Iqbal et al, 2017) sembra dimostrare inoltre come una prima colazione a base di cereali sia correlata a migliori parametri di rischio cardiovascolare, così come un’indagine su un campione rappresentativo della popolazione adulta del Molise da cui è emerso che il consumo di alimenti della tradizionale colazione italiana (latte, yogurt, zucchero, miele, marmellata, biscotti, fette biscottate, brioches, cereali da prima colazione) è positivamente associato alla riduzione del rischio cardiovascolare, alla qualità della vita e alla sindrome metabolica (Giuseppe et al,2012).

Etichette: , ,

sabato 27 luglio 2019

La curcuma e le sue mirabolanti proprietà! O no?

Curcuma

Sua maestà la curcuma, il superfood dalle incredibili proprietà nutrizionali. La curcuma, questa pianta di origine asiatica e utilizzata da qualche tempo anche in occidente come spezia per la preparazioni di varie pietanze, viene spesso pubblicizzata per le sue mirabolanti proprietà salutistiche, non solo da chi la commercia ma anche da esperti del settore quali biologi, nutrizionisti e dietologi.

Alcuni nostri lettori ci hanno chiesto ragguagli in merito, per questo motivo abbiamo pensato di fare cosa utile con questo articolo che sulla base delle ultime conoscenze, cerca di fare luce sulle effettive reali proprietà della curcuma.

Questa spezia e divenuta talmente popolare e conosciuta che nel web e non solo, si possono trovare svariati integratori a base di curcuma che ne esaltano le caratteristiche. La proprietà benefiche per l’organismo sarebbero da imputare alla curcumina, un estratto delle curcuma che in fitoterapia e ultimamente anche in medicina è tra le molecole più indagate e studiate.

Tra le proprietà fitoterapiche più interessanti che le vengono riconosciute ci sarebbero:

proprietà antinfiammatorie
proprietà antiossidanti
proprietà antidolorifiche
proprietà cicatrizzanti
proprietà antimicrobiche
proprietà ipocolesterolemizzanti
proprietà immunomodulanti
proprietà dimagranti
altre proprietà utili alla salute della pelle, del cervello e dell’intestino.

A veder bene le varie proprietà attribuitele, soprattuto per quantità delle stesse, la curcuma pare veramente essere il re incontrastato dei superfood, una panacea contro quasi tutti i mali.



Ma è veramente così? Come agisce? Cosa consociamo ad oggi di effettivamente dimostrato?



La risposta è molto. Come detto è una delle molecole più studiate e molti studi sono stati realizzati, il problema vero però è che più studi si mettono in atto più la confusione aumenta. Ad oggi, a livello scientifico, esiste molto materiale ben confuso.

Di certo si sa che vari studi dimostrano come in seguito all'assunzione orale di curcumina, più del 50% non venga assimilata dal’organismo, riducendo così sensibilmente gli effetti della stessa. Per far fronte a questo problemia si è sperimentata in differenti studi l'associazione tra curcumina e piperina. Secondo alcune ricerche, la contestuale associazione di piperina ne aumenterebbe la biodisponibilità, rendendola pertanto rilevabile nel plasma e biologicamente disponibile.


Bene ma ora cosa si può dire sulle proprietà benefiche imputatele? 


Una risposta ci arriva da un interessante articolo pubblicato su Nature nel 2017 (consultabile in lingua originale al seguente link). Nell’articolo si può leggere che sarebbe arrivato il momento di arginare un continuo flusso di ricerche poco limpide, per questo alcuni ricercatori hanno pubblicato la più ampia rassegna critica sulla curcumina mai realizzata.

Con questa rassegna di studi si è giunti alla conclusione che non ci sono prove che la curcuma offra alcuno specifico beneficio terapeutico, a dispetto di migliaia di articoli di ricerca e oltre 120 studi clinici.


Quindi tutte queste mirabolanti proprietà non esistono? Tutto fumo e niente arrosto?


Beh, si…e no… ovvero è necessario leggere l’articolo nella sua interezza e conoscere almeno a grandi linee come si muove la ricerca scientifica in tali ambiti. Certamente se la fitoterapia e le storia millenaria di questa spezia racconta di effetti benefici, qualcosa di vero ci potrebbe pure essere, ma la scienza è altra cosa. Il metodo e la rigorosità che la contraddistingue non può convalidare principi miracolosi a qualcosa senza reali dimostrazioni valide ed accettate. Il “pensiero dicotomico”, bianco o nero, vero o falso, con cui la scienza procede, porta a non poter accettare teorie che non siano effettivamente dimostrate.

L’animo umano, compreso quello dello scienziato ricercatore che nonostante il metodo rigoroso che è consono applicare, vede il mondo non più in bianco e nero ma a sfumature di grigi o a colori dà però un interpretazione più aperta: il ricercatore Guido Pauli che studia i prodotti naturali all'Università dell'Illinois a Chicago ed è coautore della rassegna, cerca di fare un poca di chiarezza in questa confusione.

Pauli pensa che una parte del problema risieda nel fatto che i ricercatori non sanno sempre quale molecola stanno effetivamente studiando. Gli estratti di curcuma contengono decine di composti oltre alla curcumina, che a sua volta è usata come descrizione sintetica di quelle che in realtà sono tre molecole strettamente correlate. In alcuni casi, i ricercatori possono osservare effetti biologici promettenti, ma attribuiscono l'attività alla molecola sbagliata.

I fraintendimenti poi si autoalimentano, dice Michael Walters, autore principale della ricerca. Così si può segnalare che la curcumina ha un effetto anche se il test era viziato: "Si accetta ciò che è indicato come corretto in letteratura, per poi costruire un'ipotesi, anche se non regge". E gli scienziati non sembrano controllare la documentazione per vedere se i composti sono stati segnalati come problematici. Dal 2009 sono stati ritirati almeno 15 articoli sulla curcumina e decine di altri sono stati corretti.

Altri ricercatori sono ancora ottimisti "Ci sono prove che l'attività biologica dei curcumoidi è reale", dice Julie Ryan, radioterapista all'University of Rochester Medical Center di New York. La Ryan dice che la curcimina interagisce con molte proteine diverse e quindi funziona in modo differente da molti farmaci. La Ryan ha testato la curcumina su più di 600 persone in studi clinici sulla dermatite. Anche se non ha trovato effetti significativi, dice che vi sono indizi che meritano ulteriori studi. Ritiene che forme chimicamente modificate della curcumina potrebbero rivelarsi più efficaci sui tessuti che raggiungono.

Un colpo al cerchio ed una alla botte arriva infine da Bill Zuercher, biochimico all'University of North Carolina a Chapel Hill che dice: "E' possibile che la curcumina o estratti di curcuma abbiano effetti benefici, ma andare a fondo alla questione è complesso e potrebbe addirittura essere impossibile".

Il monito e la speranza di Walters con questa ricerca è quella di arginare le ricerche mal condotte per poter avere a disposizione in futuro studi metodicamente più rigorosi e quindi più attendibili, ma con un pizzico di amarezza chiosa "Le persone che dovrebbero leggere questa ricerca probabilmente non lo faranno".

Si evince che per definire con certezza queste mirabolanti proprietà della curcuma, ci toccherà munirci di molta pazienza.






Mirko Toller

Etichette: , ,

venerdì 12 luglio 2019

Succo d'arancia contro i calcoli renali


Un bicchiere di succo d’arancia al giorno può essere utile come prevenzione della calcolosi renale, gli urologi americani dichiarano di aver notato effetti positivi del succo di arancia contro i calcoli renali.

L’effetto benefico del succo di arancia in tal senso sembra dovuto agli alti livelli di citrato di potassio contenuto in esso, sostanza che ostacola la formazione di nuovi calcoli. A rivelarlo sono i ricercatori del Ut Southwestern Medical Center (Usa).

Dopo aver ‘arruolato’ 13 volontari, alcuni con calcoli e altri sani, gli esperti li hanno sottoposti a tre fasi di sperimentazione, ciascuna della durata di una settimana. Messi in pratica a caso, i tre step della ricerca comprendevano il consumo di un distillato d’acqua, di sola limonata e di sola aranciata tre volte al giorno durante i pasti. Dopo avere analizzato sangue e urine dei partecipanti allo studio durante ogni fase, i ricercatori hanno notato che il succo di arancia era la bevanda che maggiormente aiutava ad aumentare i livelli di citrato nelle urine e a ridurre la cristallizzazione dell’acido urico e dell’ossalato di calcio, responsabile della formazione dei calcoli. La limonata invece, non è risultata altrettanto ‘efficace’. Secondo Clarita Odvina, assistente di medicina interna al Charles and Jane Pak Center for Mineral Metabolism and Clinical Research e a capo della ricerca la spiegazione è nella diversa composizione delle due bevande: il citrato contenuto nell’aranciata e nel succo di pompelmo, ad esempio, è accompagnato da ioni di potassio, mentre nella limonata è abbinato da ioni di idrogeno che ne annullano l’effetto anti-calcolosi.

Chi soffre di calcoli renali, sa quanto possono esere fastidiosi: i calcoli renali si formano quando i livelli di minerali e sali normalmente presenti nell’urina, come il calcio e il fosfato, si uniscono. Le pietre possono quindi passare dai reni al tratto urinario. I sintomi includono: dolore acuto al basso ventre, schiena, lato o inguine; dolore alla minzione, nausea e vomito, febbre e brividi. Se bere quotidianamente succo di arancia ci alletta più di tanto, un altro rimedio naturale per i calcoli renali è bere molti liquidi in generale. Bere abbastanza per raddoppiare essenzialmente la produzione giornaliera di urina è la chiave di volta di qualsiasi piano d’azione per prevenire i calcoli renali.

I risultati della ricerca, sono stati pubblicati su Clinical Journal of the American Society of Nephrology.



Etichette: ,

lunedì 15 aprile 2019

E319: un additivo alimentare che addormenta il sistema immunitario


Un studio americano rivela che l'E319, un additivo alimentare a tutt'oggi utilizzato in Europa, sarebbe una minaccia per il nostro sistema immunitario. Questo additivo è largamente presente nel cibo industriale e nelle sue materie prime e, a quanto pare, indebolisce il nostro sistema immunitario, specialmente le cellule che localizzano e combattono il virus dell'influenza.

Uno studio della State University of Michigan (USA) rivela che il butilidrochinone terziario (BHQT), un additivo alimentare meglio noto come E319, minaccia il nostro sistema immunitario e aumenta la vulnerabilità dei consumatori al virus dell'influenza.

Fa riflettere il fatto che in diversi paesi quali in particolare il Giappone sia già sta bandito, mentre rimane invece autorizzato in Europa o negli Stati Uniti, dove viene utilizzato per la conservazione di alimenti e le preparazioni industriali ad alto contenuto di grassi.

In altre parole, è impossibile produrre un elenco esauriente di prodotti contenenti butilidrochinone terziario perché è presente quasi ovunque nella dieta industriale e nei suoi ingredienti. Sotto forma di tracce o in quantità maggiori, E319 è stato trovato ad esempio in noci industriali, gelati, popcorn, creme spalmabili, bocconcini di pollo, patate surgelate, patatine, cracker, cereali, latte in polvere, olio vegetale e pesce, nella cottura di grassi animali, miscele per torte, carne e pesce disidratati o congelati, zuppe disidratate.

Il problema, secondo Robert Freeborn, studente di dottorato e Cheryl Rockwell, professore di farmacologia e tossicologia che ha condotto lo studio per l'Università del Michigan, è che l'E319 rappresenta una seria minaccia per il nostro corpo. 

In ogni caso lo studio effettuato, ha dimostrato che nei roditori che assumono tale additivo c'è una significativa riduzione del numero di cellule T CD8, responsabili della lotta contro il virus dell'influenza e delle cellule T CD4 e CD8 che localizzano il virus nel corpo.
Si è potuto inoltre constatare una significativa infiammazione polmonare nei topi che consumavano il conservante sotto accusa.

Non è la prima volta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che una ricerca scientifica metta in discussione sostanze che vengono generalmente utilizzate nell’industria alimentare. Resta però il fatto oggettivo che lo stesso additivo sia già stato bandito in alcuni stati, come il Giappone, dove evidentemente si è preso atto di possibili ed anche solo potenziali conseguenze negative per la salute dei consumatori. Tale non irrilevante circostanza, ci spinge a chiedere un’immediata verifica, da parte delle Autorità Sanitarie nazionali ed europee della sussistenza delle condizioni per l’utilizzabilità negli alimenti dell’additivo in questione.

Etichette: ,

giovedì 4 aprile 2019

Intolleranze alimentari, un occhio anche ai drink


Chi soffre di intolleranze alimentari non deve stare attento solo a quello che mangia, ma anche a quello che beve.

Sebbene sia un tema ancora poco discusso, l’associazione Il Mondo delle Intolleranze da tempo affronta anche l’argomento alcolici per intolleranti, così da sensibilizzare operatori del settore e fruitori in merito ai prodotti utilizzati e ai metodi di preparazione dei drink e di conservazione degli ingredienti.

Nel dettaglio, se ne è parlato la scorsa settimana con medici e specialisti del settore, in occasione del seminario tematico “Intolleranti al Bar”, moderato da Luca Pirola all’interno della sesta edizione di Aperitivi&Co Experience organizzata da Bartender.it. Sono intervenuti Tiziana Colombo, alias Nonna Paperina, presidente e fondatrice de Il Mondo delle Intolleranze, e Michele Di Stefano, gastroenterologo e membro del Comitato scientifico de Il Mondo delle Intolleranze.

 “Chi ha un’intolleranza alimentare non ha un’inibizione ad entrare in un bar. È compito del barista fare attenzione alla tipologia di intolleranza prima di suggerire un cocktail – ha spiegato il dottor Michele Di Stefano, gastroenterologo - Il barista deve prestare attenzione, in primo luogo, ai prodotti verificandone, anche con l’aiuto del cliente stesso, la sicurezza attraverso la lettura delle etichette. In secondo luogo, il barista deve prestare attenzione alla conservazione e alla miscelazione dei prodotti, per evitarne la successiva contaminazione con altri alimenti contenenti allergeni o fattori tossici”

 “Chi soffre di intolleranze alimentari, non deve rinunciare al piacere di bere un drink in compagnia di amici - ha raccontato Tiziana Colombo, presidente e fondatrice de Il Mondo delle Intolleranze -. Al contrario, bisogna imparare a conoscere i prodotti che il nostro organismo tollera e barman e operatori del settore devono guidare nella scelta del drink più adatto al nostro gusto e alle nostre esigenze”.

Per maggiori informazioni in merito è possibile visitare il portale dell'associazione:

www.ilmondodelleintolleranze.it



Etichette: ,

martedì 19 febbraio 2019

Composti dannosi nelle confezioni dei fast food americani. E in Italia?


Sostanze chimiche pericolose negli imballaggi per fast food?

I ricercatori statunitensi hanno esaminato attentamente le confezioni delle catene di fast food e hanno esaminato i loro componenti chimici e i risultati non sono stati rassicuranti. Lo Sportello dei Diritti: "Si vigili sul territorio nazionale".

Il team di scienziati di Havard, guidati dalla dottoressa Laurel Schaider, ricercatrice scientifica presso il Silent Spring Institute negli Stati Uniti, hanno esaminato più di 400 campioni provenienti da 27 diversi fast food. Un terzo di tutti i materiali di imballaggio testati conteneva fluoro sotto forma di composti perfluorurati e polifluorurati (PFAS). I PFAS sono associati al cancro dei reni e alla prostata, colesterolo elevato, diminuzione della fertilità e altre malattie. Secondo lo studio le più significative concentrazioni sono state registrate nella carta utilizzata per il "confezionamento".

Studi precedenti hanno dimostrato che le sostanze contenenti fluoro possono passare dalla confezione al cibo e quindi entrare in contatto diretto con l'organismo e svilupparne l'effetto nocivo. Si stima, infatti, che ogni giorno in Italia diverse milioni di alimenti serviti nei fast food comprese le pizze, vengono preparati e trasportati in confezioni di cartone, che a norma di legge devono essere prodotte a base di cellulosa vergine. Sul tema, la nostra normativa è tra le più severe in Europa e vieta l’impiego di materiale riciclato e anche la presenza di scritte all’interno dei contenitori che trasportano questo tipo di alimenti. La necessità di questo genere di precauzioni scaturisce dall’esigenza di evitare qualsiasi contaminazione di un alimento come la pizza che per natura è umido e ricco di grassi e perciò in grado di estrarre dal cartone sostanze sgradite soprattutto quando viene inserita appena sfornata e quindi calda anche a 60/65°C e per diversi minuti. Tutte condizioni ideali a favorire la migrazione. Nel cartone riciclato, infatti, non è raro trovare tracce di piombo, ftalati e altre sostanze tossiche.

Alla luce di tale notizia, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene utile da parte delle autorità sanitarie ma anche dei NAS dei carabinieri, un’indagine a campione sul territorio al fine di verificare l’utilizzo corretto a campione di tutti i materiali di imballaggio utilizzato nei fast food. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Science & Thechnology Letters.

Etichette: ,

giovedì 20 dicembre 2018

Natale e dieta: scopriamo i consigli della Dottoressa Mazzolari



Quello di Natale è uno dei periodi più amati dell’anno dalla maggior parte delle persone, specialmente per chi ama l’atmosfera famigliare o anche solo lo stare assieme, eppure tutto questo può diventare una dura prova soprattutto per chi di recente si è messo a dieta.

Effettivamente sotto Natale si passa molto tempo a tavola con un menù sempre molto ricco e pieno di tentazioni, insomma le mangiate sono pressoché inevitabili e molto spesso si rischia di dover ricominciare la solita drastica dieta post Epifania.

Chiariamo subito che stare a stecchetto durante il cenone della Vigilia o di Capodanno, oppure durante il pranzo di Natale mentre amici e parenti si concedono qualsiasi sfizio di ogni tipo non avrebbe molto senso. Tanto vale vivere con serenità questi momenti di convivialità, magari facendo sempre attenzione a non esagerare.

La soluzione, è seguire un regime alimentare corretto , pensato per affrontare in modo equilibrato i giorni di festa, affiancando tanta attività fisica che dovrebbe diventare parte integrante della propria quotidianità.

La dottoressa Gabriella Mazzolari la titolare di due studi medico - estetici in Lombardia e Liguria, grazie alla sua competenza in ambito medico – nutrizionale, ha risposto alla domanda più frequente che ognuno di noi si pone durante questo periodo dell’anno.

Come si può evitare di ritrovarsi con dei chili di troppo durante le feste?

“Il segreto - spiega la dr.ssa Mazzolari – è fare un po’ di attenzione durante il periodo delle feste, cercando di limitare l’alcol al minimo indispensabile durante pranzi e cene di famiglia, e per tutto il periodo natalizio evitare bevande zuccherate, cercando di preferire solo acqua. Bisognerebbe evitare di mangiare dolci tutti i giorni e non dimenticare mai di fare degli spuntini , sia al mattino che al pomeriggio, preferendo frutta e yogurt, questo vi metterà al sicuro da improvvisi buchi allo stomaco. Preferire le cotture al forno, al cartoccio , alla piastra o meglio ancora al vapore, evitare invece le fritture, cercare di salare poco gli alimenti, utilizzare piuttosto spezie e erbe aromatiche oppure l’olio extravergine d’oliva, – continua la dr.ssa Mazzolari – per quanto riguarda le carni, potete scegliere quella che più vi piace, limitando sempre le quantità anche se sarebbe meglio preferire la carne bianca o meglio ancora il pesce.”

La dottoressa Gabriella Mazzolari è disponibile per tutti coloro che desiderano ritrovare il benessere a 360 °, sia prima che dopo le feste, sarà in grado di strutturare per voi un percorso personalizzato e mirato ad eliminare problematiche o disagi di cui tutti possiamo soffrire, cercando di riportare il vostro corpo ad un equilibrio fisico e mentale. Gli studi medici Medicina e Nutrizione infatti, si distinguono rispetto a tutti gli altri grazie alla sinergia tra cura dell’alimentazione e trattamenti medico-estetici personalizzati, senza dimenticare l'approccio psicologico mirato al risultato che si vuole ottenere.


Buone feste da www.medicinaenutrizione.it !!!



Etichette: ,

lunedì 8 ottobre 2018

Nasce il Pane Funzionale Salus, amico del benessere


Esiste un pane che non solo è buono, ma è anche ricco di proprietà nutrizionali. Si chiama Pane Funzionale Salus®. Si tratta di una tipologia di pane a marchio registrato, salutare e a ridotto contenuto calorico che aiuta a stare in forma… ma anche in salute! Si può trovare in alcuni selezionati panifici italiani, sfornato fresco, ma anche al supermercato, sotto forma di preparato completo da preparare a casa.

Un’alimentazione leggera, sana e bilanciata è alla base del benessere e dell’equilibrio dell’organismo. Certi alimenti hanno poi la capacità di preservare la salute e di ridurre o prevenire alcune malattie: questi sono gli alimenti funzionali. Una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Padova ha dimostrato una correlazione tra l’assunzione regolare di pane funzionale a basso contenuto di carboidrati e arricchito con Beta-glucani, e il controllo glicemico di medio e lungo termine nei soggetti affetti da Diabete Mellito Tipo 2 (T2DM). chiaramente non è non un sostiutto della terapia farmacologica per il controllo del glucosio nel sangue, ma un utile integratore.

È il pane da mettere in tavola ogni giorno a cuor leggero, grazie ai suoi 7 benefici nutrizionali: ridotto contenuto calorico, pochi grassi, tasso ridotto di carboidrati, ricco di fibre e beta-glucani dell’avena, ricco in proteine, tasso ridotto di sodio.

Pane Funzionale Salus® contiene infatti un’alta concentrazione di Beta-glucani, cioè fibre dell’avena. Il regolare consumo di Beta-glucani – sottolinea l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) – contribuisce a mantenere le normali concentrazioni di colesterolo nel sangue. Se consumati nella quantità minima di 3 g al giorno – attraverso l’equivalente di 150 g di Salus – i Beta-glucani hanno la proprietà di ridurre il colesterolo.

Ideato dall’azienda padovana Il Granaio delle Idee Srl, da 20 anni attiva nella produzione di miscele per panificazione clean label, questo pane è facilmente reperibile presso i migliori fornai artigiani di tutta Italia. Per trovare quello più vicino, esiste un comodo servizio on line: cliccando sul link apposito e autorizzando la geolocalizzazione del proprio smartphone, tablet o pc, si ottiene la mappa dei panifici più vicini, comprensiva di numero di telefono e indirizzo.

La mappa e consultabile al seguente link: https://panesalus.azurewebsites.net/trova-un-panificio/

Si può anche mettere le “mani in pasta” e sfornare Salus a casa, con il preparato completo da 500 g (farina, sale e lievito) a marchio Ruggeri, a cui basta aggiungere l’acqua. Il preparato è reperibile nei supermercati e sull’e-commerce dedicato.






Etichette: ,

giovedì 27 settembre 2018

Occhio ai "brucia grassi": pericolosi per la salute!


Dal Regno Unito continua l'allarme per i cosiddetti "brucia grassi", alimenti, preparati o integratori di vario genere.

Si ricorda che nessun alimento o integratore definito "brucia grassi" può esserlo realmente, il termine "brucia grassi" viene genericamente utilizzato per indicare gli alimenti in grado di stimolare il metabolismo, dare rapidamente un senso di sazietà, favorire la digestione, oppure spesso viene utilizzato per indicare tutti quegli alimenti ipocalorici. I grassi che abbiamo già mangiando non scompaiono come per magia! Contrariamente a quanto spesso ci viene fatto credere, non esistono cibi o pozioni miracolose che ci permettono di mangiare quanto vogliamo dimagrendo! Esistono invece regimi alimentari efficaci, che facilitano il dimagrimento.

Ora, oltre alla beffa pare si aggiunga anche il danno, una sostanza pericolosa per la salute è stata scoperta in alcuni alimenti dietetici e integratori alimentari. L’annuncio arriva dal Regno Unito attraverso ben 4 notifiche diverse del Rasff (2018.2666 - 2668 - 2674 e 2676 del 25-09-2018), ovvero il sistema di allerta europeo rapido per la sicurezza alimentare. Il composto incriminato è il 2,4 (Dnp), a lungo utilizzato dai bodybuilder agonisti e da consumatori in cerca di soluzioni miracolose per un dimagrimento facile e rapido.

Nei giorni scorsi, il Department of health inglese ha segnalato la presenza del Dnp in alcuni prodotti messi in commercio come brucia-grassi e come integratori alimentari per il dimagrimento attraverso i canali di vendita on line di internet e ha diffuso l’allarme rivolgendosi a tutti i professionisti del settore sanitario.

Oggi il 2,4 dinitrofenolo è illegale, ma non è difficile procurarselo, per esempio attraverso siti Internet che ne omettono o minimizzano la pericolosità. Oltre ai pericoli legati alla sostanza, i rischi sono amplificati dalla produzione illegale, in laboratori clandestini che espongono i consumatori al rischio di sovradosaggio e contaminazioni. Il dinitrofenolo, utilizzato per aumentare il metabolismo e favorire la perdita di peso, è stato ritirato a causa di diverse incidenti mortali. In rete però si può acquistare tranquillamente anche se viene mascherato con nomi di fantasia. 

Dal 2007 si sono registrati 24 casi di tossicità del Dnp e cinque di essi hanno avuto esito fatale: è quanto riporta David Walker, responsabile medico del dipartimento inglese della Salute in una lettera rivolta ai medici di base e ai professionisti che operano nei reparti di emergenza.

Nonostante tutti gli sforzi che sono stati fatti per rimuoverli dal commercio, questi prodotti sono tuttora disponibili, - scrive Walker - e possono essere utilizzati da body builder e da coloro che cercano di perdere peso. In Italia il DNP non è notificato come integratore e non può essere venduto, ma in rete si compra tranquillamente. La sostanza inoltre dà luogo ad accumulo nell’organismo e non esistono antidoti in grado di salvare la vita del paziente dopo intossicazione con una dose letale.

Ma il problema è nella rete visto che secondo MarkMonitor, azienda specializzata nella protezione del brand online, ci sono 165 che vendono “pillola dimagranti” a base di Dinitrofenolo (DNP). Molti di questi siti hanno sede in paesi stranieri, e questo complica molto l’azione delle autorità sanitarie. Gli esperti del Department of health ricordano tutti i possibili sintomi dell’avvelenamento acuto da Dnp, che nei casi più gravi possono portare al decesso: febbre, disidratazione, nausea, vomito, agitazione, arrossamento della pelle, sudore, vertigini, mal di testa, respiro affannoso e battito cardiaco accelerato o irregolare. Anche il consumo prolungato di piccole quantità di 2,4 dinitrofenolo si associa a numerosi effetti avversi al sistema nervoso e cardiocircolatorio, oltre a cataratta e lesioni cutanee. Gli esperti raccomandano di disporre un ricovero ospedaliero per i pazienti che manifestano sintomi di questo tipo. In Italia, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti, come in molti altri paesi Europei, è illegale vendere DNP come prodotto per la perdita di peso, ed è vietato per il consumo umano. Si raccomanda ai medici che dovessero entrare in contatto con individui sospettati di assumere questa sostanza, di informarli dei pericoli e consigliare loro di interromperne immediatamente l’assunzione. La segnalazione diffusa ieri dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti, farmaci e presidi medici (RASFF) è stata inviata dal Ministero della salute italiano. Nonostante l’allerta, questa sostanza pericolosa è ancora ampiamente venduta illegalmente online.




Etichette: ,