mercoledì 27 novembre 2019

Si dei gastroenterolgi alla dieta mediterranea, no alle diete "senza"


Si è concluso il 23 novembre a Bari il congresso nazionale AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Ospedalieri) che ha riunito oltre 200 gastroenterologi italiani in un confronto scientifico sulla terapia delle malattie dell’apparato digerente. Uno dei principali punti chiave emersi è stata la conferma della “superiorità” della dieta mediterranea rispetto alle altre diete specifiche, proposte in varie situazioni cliniche 

 “Quando in gastroenterologia parliamo di terapia, mettiamo in campo un percorso a più livelli di cui il gastroenterologo diventa il regista: un approccio farmacologico, ma anche interventistico-chirurgico ed endoscopico; non ultimo un approccio nutrizionale e sullo stile di vita. - ha sottolineato il Dr. Gioacchino Leandro Direttore presso l’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale “IRCCS” di Castellana Grotte (Bari).- Lo stile di vita mediterraneo, i cui effetti benefici sono noti da oltre 30 anni, resta il modello ideale da perseguire. Oggi assistiamo ad una continua rincorsa a diete “spot”, alle cosiddette diete “senza”, basate sull’esclusione di una o più categorie di alimenti. Niente di più sbagliato. – continua Leandro – La dieta mediterranea è ricca di alimenti ad azione pre-biotica e di fibre solubili quali l’inulina, metabolizzata dal probiota con produzione di butirrato, sostanza anti-infiammatoria. Negli ultimi anni la comunità scientifica internazionale ha dimostrato che l’aderenza alla piramide alimentare mediterranea è associata alla normalizzazione del microbiota intestinale e alla regolazione dei geni che controllano l’infiammazione. Mi riferisco in particolare allo studio “PRE-DI-MED”, Prevenzione con Dieta Mediterranea, del 2018. Numerose diete “senza” tendono a escludere cibi contenenti inulina, con conseguente sviluppo nel tempo di un pattern infiammatorio e sono quindi da mettere al bando con decisione.” 

 Da queste considerazioni nasce il richiamo dei gastroenterologi italiani a riscoprire la dieta mediterranea, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, che stiamo colpevolmente perdendo, a vantaggio di uno stile di vita occidentale, assolutamente dannoso. 

 Le relazioni presentate da specialisti e docenti durante il corso nazionale AIGO hanno sottolineato alcuni aspetti, che trovano conferma in una review pubblicata lo scorso 19 novembre 2019 sulla rivista scientifica internazionale “Nutrients” a cura di un gruppo di ricercatori spagnoli. Questo studio ha focalizzato la sua attenzione sui due cibi fluidi che fanno parte della piramide alimentare, il vino rosso e l’olio extravergine di oliva. Entrambi contribuiscono all’effetto protettivo anti-ossidante e anti-infiammatorio, con miglioramento dell’assetto lipidico, dell’insulino-resistenza e del rischio aterosclerotico, sia nella popolazione generale sia in soggetti con fegato grasso e sindrome metabolica. L’olio extravergine di oliva e il vino rosso sono infatti ricchi di polifenoli, che svolgono un’azione antiossidante, e di alcune sostanze peculiari come gli acidi grassi mono e poli-insaturi (olio di oliva) ed il resveratrolo (vino rosso): quest’ultima sostanza ha richiamato molto l’attenzione dei ricercatori in quanto è in grado di promuovere la conversione del tessuto adiposo bianco in tessuto adiposo bruno (che è quello metabolicamente attivo) mimando l’azione della restrizione calorica e dell’esercizio fisico, soprattutto se assunto nelle ore serali.

 “I polifenoli degli alimenti della dieta mediterranea hanno fra di loro un’azione sinergica, tanto che se utilizzati singolarmente come farmaci non funzionano. – ha aggiunto il Dr. Leandro – Durante il corso abbiamo preso in rassegna gli aspetti terapeutici di molte patologie, come ad esempio la sindrome metabolica e il fegato grasso, vera e propria epidemia del mondo occidentale: in queste situazioni la dieta mediterranea si è dimostrata addirittura più efficace di un regime alimentare a basso tenore di grassi. Inoltre abbiamo mostrato come mediante alcuni accorgimenti, come l’uso di un estrattore di succo, la dieta mediterranea risulta essere il miglior regime anche in situazioni cliniche in cui l’elevato apporto di fibre potrebbe renderne più problematica l’applicazione. E’ il caso delle patologie infiammatorie croniche intestinali e della malattia diverticolare in fase sintomatica, poiché consente di non far mancare proteine e vitamine utili in un soggetto che spesso rischia la malnutrizione”. 

 Infine una ulteriore considerazione sul vino. “La dieta mediterranea raccomanda il consumo giornaliero di 1-2 bicchieri di vino rosso ai pasti, che secondo alcuni studi avrebbero effetti positivi, addirittura superiori rispetto alla astensione assoluta da alcool. La relazione fra consumo di vino e rischi sulla salute ha però una forma ad “U”: per basse dosi (quelle raccomandate) è evidente l’effetto protettivo, ma il rischio sale vertiginosamente all’aumentare della quantità assunta. L’invito quindi è ad un uso consapevole”, ha concluso Leandro.


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martedì 26 novembre 2019

Scoperta una molecola in grado di frenare L'Alzheimer


È stata scoperta dai ricercatori della Fondazione EBRI 'Rita Levi-Montalcini' una molecola con capacità uniche, in grado contrastare l'Alzheimer.

Le malattie da demenza, fra cui anche la malattia di Alzheimer, sono molto complesse e il loro decorso è caratterizzato da una catena di processi patologici. La malattia di Alzheimer è cronica e progressiva. Oggi non esiste ancora una terapia in grado di impedire, fermare o guarire la malattia di Alzheimer. Esistono solamente alcune terapie mirate che aiutano a mantenere più a lungo l’autonomia delle persone colpite. Oltre ai farmaci, sono disponibili anche altri tipologie di terapie:

- Farmaci Anti - Alzheimer: i medicamenti Anti - Alzheimer (farmaci anti demenza) migliorano la trasmissione dei segnali nervosi. Possono ritardare il decorso della malattia, ridurre i sintomi concomitanti e migliorare la qualità della vita dei malati.

- Altri farmaci: i sintomi concomitanti di una forma di demenza, come depressione, irrequietezza, disturbi del sonno o paure, possono essere attenuati o addirittura eliminati con farmaci o altre terapie.

- Altri tipi di terapia: esercitazioni della memoria, terapia ambientale, arte-terapia e attività quotidiane specifiche migliorano o stabilizzano le capacità intellettive e l’umore delle persone colpite dalla malattia.

- Assistenza su misura per la demenza: esistono forme di assistenza appositamente sviluppate per i malati di demenza che aumentano la capacità di restare il più possibile autonomi nella vita quotidiana.


Nello studio, attualmente effettuato sui topi, la molecola in oggetto è però in grado di "ringiovanire" il cervello bloccando l'Alzheimer nella prima fase. Trattasi di un anticorpo denominato A13, in grado di rigenerare appunto il cervello favorendo la nascita di nuovi neuroni e contrastando così i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia.

Lo studio italiano come detto, è stato effettuato per ora su topi che, così trattati, hanno ripreso a produrre neuroni ad un livello quasi normale. Una strategia, secondo i ricercatori, che apre nuove possibilità di diagnosi e cura. 

Lo studio interamente italiano, è coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore e il Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma Tre. E' stato pubblicato sulla rivista Cell Death and Differentiation.


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giovedì 21 novembre 2019

“SPORTELLO ROSA”, L’AMORE NON LASCIA LIVIDI, NE' FERITE INVISIBILI



Il 25 Novembre sarà, come ogni anno, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, le statistiche sul femminicidio sono sempre più allarmanti, con una percentuale del 50% solo in Lombardia, concentrata nella provincia di Milano.

Il centro medico Medicina e Nutrizione vuole offrire a donne vittime di violenza fisica e/o psicologica la possibilità di essere ascoltate, accolte e comprese, attraverso uno sportello di ascolto, Sportello Rosa”, che resterà aperto per una settimana dal 25 al 29 Novembre 2019.

In ogni donna risiede un principio femminile universale. Ogni donna è protagonista della trama della propria vita, in una dimensione che oltrepassa mondi ed epoche.
La donna rappresenta simbolicamente un nucleo di energia, è l’energia del femminile, dell’intuito e della comprensione, della ciclicità e fluidità che ha dentro di sé. 

Secondo la teoria junghiana infatti, sia nell'uomo che nella donna risiedono i due archetipi, femminile e maschile, Anima e Animus, che il modello patriarcale ha severamente limitato nel nostro passato, portando la donna a soffocare o rendere fittizio il proprio maschile e, l’uomo, a non accogliere il proprio femminile.

Ciò ha determinato una crisi profonda, che si riflette oggi come una lotta continua tra uomo e donna per dimostrare la conquista di una terra chiamata Parità, una lotta in una terra d’incontro-scontro, dove la donna ha l’armatura della determinazione e l’uomo, accogliendo solo segretamente quel femminile che vive in lui sin dalla notte dei tempi, fa decadere l’ideale del “maschio forte” agli occhi della donna entrando in crisi con se stesso e fortificando sempre di più gli aspetti di determinazione e controllo nella donna. 

Le donne vittime di violenza infatti, sono statisticamente donne più istruite con laurea e diploma, che occupano ruoli professionali dirigenziali o comunque posizioni professionali più elevate.

Il maschio in crisi, attraverso l’atto di violenza, opera un tentativo di annientamento, non solo della donna fisicamente presente ma soprattutto di quel maschile che sente sia stato rubatogli, nonché della sua donna interiore di cui non ha consapevolezza. Urge dunque un viaggio profondo, lungo il quale la donna può ritrovare il suo femminile perduto e farlo incontrare con il suo maschile dichiarato, e l’uomo può riappropriarsi della sua virilità accettando la bellezza del femminile che lo attraversa.

Il supporto psicologico può rappresentare esattamente questo viaggio interiore dove sia l’uomo che la donna si riconoscono, si conoscono, si rispettano e si amano.


La modalità di accesso allo “Sportello Rosa” sarà anonima, la donna interessata potrà telefonare al centro medico Medicina e Nutrizione al numero, 3397733169 e chiedendo di parlare con la dott.ssa Giovanna Pascolo psicologa e psicoterapeuta, fornendo nel caso anche un nome fittizio.


Il colloquio potrà avvenire:
  • sia telefonicamente, via Whatsapp in modalità di chat o chiamata 
  • sia via Skype al contatto Medicina e Nutrizione (previo messaggio telefonico)
  • sia di persona con la psicoterapeuta (in tal caso una segreteria fisserà un appuntamento)

Gli orari:

Dalle ore 9.00 alle ore 21.00 per il colloquio telefonico 
Dalle ore 11.30 alle ore 21.00 per il colloqui vis a vis in via G.Falcone, 13 - 20084 Lacchiarella (MI). 


Dott.ssa Giovanna Pascolo

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martedì 19 novembre 2019

Studio italiano apre le porte alla cura di malattie del neurosviluppo


Uno studio dell’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del Cnr ha individuato nelle alterazioni di uno specifico gene il punto di contatto che accomuna varie patologie del neurosviluppo - dall’autismo all’epilessia - aprendo la strada a un possibile intervento farmacologico. La ricerca, finanziata da Fondazione Telethon, è stata pubblicata su “Human Molecular Genetics” 

 Le malattie genetiche dello sviluppo del cervello, quali le encefalopatie epilettiche, le disabilità intellettive e i disturbi nello spettro autistico, sono un insieme di patologie diverse tra loro, che tuttavia condividono una serie di segni clinici comuni che vanno dai disturbi nell’apprendimento a quelli del comportamento. Uno studio coordinato da Maria Giuseppina Miano, ricercatrice dell’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati-Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igb) di Napoli, ha identificato un legame anche genetico tra questi disturbi: un percorso in cui vie molecolari diverse arrivano a una stessa molecola bersaglio che risponde con una specifica reazione. La ricerca del Cnr-Igb ha individuato gli effetti dei danni che tale via di convergenza genetica manifesta in alcune forme di malattie del neurosviluppo e ha sperimentato un possibile intervento farmacologico, rivelatosi efficace in modelli di patologia generati in laboratorio. A questo risultato si è arrivati studiando il gene bersaglio KDM5C, le cui mutazioni sono responsabili di uno spettro di patologie neurologiche pediatriche, quali disabilità intellettiva, epilessia e autismo. Tale gene codifica un regolatore della condensazione della cromatina, complesso di proteine e Dna in cui è organizzato il genoma.

La ricercatrice Maria Giuseppina Miano spiega:

Il nostro studio ha dimostrato che mutazioni in geni regolatori dell’espressione del gene KDM5C, anch’essi coinvolti in disturbi del neurosviluppo, innescano una serie di difetti a carico di geni che esercitano un ruolo chiave nella fase di maturazione del cervello. Grazie a questa ricerca oggi sappiamo che diversi geni neuronali, finora ritenuti responsabili di patologie distinte, fanno parte di uno stesso network molecolare all’interno del quale il gene KDM5C funziona da collegamento genetico. 

Ma la ricerca ha portato anche ad altri risultati

Abbiamo dimostrato, attraverso l’utilizzo di modelli cellulari e animali, che KDM5C è una molecola ‘druggable’, che può cioè essere agganciata da un farmaco che ne corregge la ridotta espressione. Grazie alla collaborazione con il collega Elia Di Schiavi dell’Istituto di bioscienze e biorisorse (Cnr-Ibbr), è stato possibile “ricreare” il difetto a carico del gene KDM5C nel Caenorhabditis elegans, un piccolo animale invertebrato che, sebbene sia molto distante dall’uomo, possiede geni con una funzione simile. In particolare, siamo riusciti a dimostrare che utilizzando l’acido idrossamico suberoilanilide (Saha) è possibile correggere il ridotto dosaggio di KDM5C, recuperando così funzioni che sono alla base dei processi di maturazione di classi di neuroni danneggiati in molti disturbi del neurosviluppo. 

Lo studio apre, dunque, nuove prospettive alla comprensione del malfunzionamento dei network genetici convergenti e consente, per la prima volta, di definire il ruolo di un marcatore-malattia adatto allo sviluppo di terapie di precisione dirette a colpire specifiche funzioni danneggiate.

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L'albero più vecchio al mondo svela il meccanismo della longevità


Scoperto nell'albero più vecchio del mondo il meccanismo della longevità.

Nato prima delle piramidi d'Egitto, ha 5067 anni, è un pino e si trova negli Stati Uniti, sulla catena delle White Mountains. Permetterà di capire come si è evoluta la telomerasi, enzima chiave della lunga vita.

     È un albero, il Pinus longaeva, l'organismo vivente più antico che vanta il primato di pianta di antica del globo terrestre, dall'alto dei suoi 5067 anni. Questa pianta dotata di una straordinaria longevità, permetterà di capire come si è evoluta la telomerasi, l'enzima chiave della longevità, dagli organismi unicellulari all'uomo.

La telomerasi è stata isolata per la prima volta in un organismo unicellulare che viveva nella schiuma di un laghetto, e si è poi scoperto essere presente in quasi tutti gli organismi multicellulari, uomo incluso, con un ruolo cruciale nell'invecchiamento e nel cancro. Ora per la prima volta si sono capite struttura e funzioni dell'Rna, la molecola cugina del Dna, nella telomerasi di questo pino Matusalemme, trovando un filo evolutivo che unisce gli organismi unicellulari e gli esseri umani. Ogni volta che la cellula si divide, il Dna dei telomeri, cioè le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi e il loro materiale genetico, si restringe. Questo continuo accorciamento funziona come un "orologio molecolare" che segna il conto alla rovescia per la fine della crescita cellulare. A bilanciare il "restringimento" dei telomeri c'è la telomerasi, che compensa l'invecchiamento cellulare aggiungendo repliche di Dna sull'estremità del cromosoma, usando come "stampo" il suo Rna. Ma si è visto che mentre l'Rna dell'organismo unicellulare e degli uomini sono molto diversi tra loro, quello della pianta ha caratteristiche comuni con entrambi, cioè è l'anello mancante, che potrà in futuro aiutare a capire come sviluppare terapie anti-cancro e anti-invecchiamento.

Trattasi si una pubblicazione avvenuta sulla rivista dell'Accademia delle scienze americane (Pnas), da parte deii ricercatori dell'università statale dell'Arizona, guidati da Julian Chen.


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venerdì 15 novembre 2019

UOMINI E PREVENZIONE UROLOGICA: TANTA PAURA MA POCHI CONTROLLI




In Italia, oltre la metà degli uomini (53%) ha paura del tumore alla prostata, più che di quello al polmone, ma solo 1 su 4 ha effettuato un esame di controllo, per lo più per scelta personale o per aver avuto qualche sintomo. La maggioranza degli uomini (81%) sa che il tumore alla prostata è il più diffuso ma dimostra una scarsa conoscenza (28%) delle funzioni di questa ghiandola.
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giovedì 14 novembre 2019

Il diabete in chiave psicosomatica: una fame d'amore


Il 14 novembre si svolge come di consuetudine la giornata mondiale del diabete.

Il diabete è una patologia data da un’alterazione del metabolismo degli zuccheri: i valori di glicemia risultano superiori alla norma (iperglicemia). Si distinguono due tipologie di diabete:

 - il tipo 1, è il diabete cosiddetto giovanile o insulino-dipendente, le cui cause organiche risultano tutt’oggi sconosciute, meno invece la sua associazione ad eventi traumatici, ed è cronico, infatti chi ne è affetto è costretto ad assumere quotidianamente, per tutta la vita, specifiche dosi di insulina;

- il tipo 2, è il diabete adulto o non insulino-dipendente, è quello più diffuso, può essere accompagnato o meno da obesità, ha cause genetiche oltre a fattori di rischio legati allo stile di vita, all’alimentazione e ad alcune patologie.

Esiste tuttavia una visione psicosomatica di questa condizione patologica, oltre alle diverse spiegazioni puramente organiche. In effetti, il diabete cela in sé un profondo simbolismo psicosomatico che affonda le sue radici nel nostro primo incontro con il cibo, in particolar modo con la prima fonte di energia e nutrimento, di calore e amore, il latte materno.

Il legame tra il latte e la relazione d’amore che il bambino ha con la madre è inscindibile; l’allattamento è un momento sacro inebriato di dolcezza, dove lo zucchero del latte materno, raffinata forma di energia e nutrimento primario, su un piano analogico richiama la presenza della madre, con la sua voce, i suoi sguardi, le carezze, il calore. Una dolcezza-amore dunque, che attraverso il sangue pervade ogni cellula del corpo umano e con esso l’intera psiche, una connessione profonda che accompagnerà il bambino per tutta la vita.

Popolarmente in tedesco diabetico si dice “zuckerkrank” e significa “colui che ha zucchero”, è colui che necessita di nutrirsi affinchè il livello di glucosio nel sangue si mantenga alto, affinchè dunque si mantenga alto in lui il calore, l’amore, la dolcezza, e da qui l’iperglicemia, ma al tempo stesso non può usufruirne, il suo bisogno d’amore non trova appagamento, lo zucchero-dolcezza è tenuto in circolo senza essere mai consumato, pertanto il diabetico rimane “affamato dentro”. Non è possibile assumere o consumare il glucosio, non è possibile assumere o consumare amore, tenerezza, affetto, tanto bramati quanto rifiutati, poiché rivestiti simbolicamente di dolore. Quella del diabetico è una fame d’amore, una paura di perdere quest’amore che lo conduce ad un circolo vizioso in cui il timore che il nutrimento organico e psichico, lo zucchero, venga meno, aumenta l’atteggiamento del procacciarsi dolcezza senza però spenderla, perpetuando di conseguenza il senso di fame di cibo e di amore.

Non è forse questo meccanismo analogo a quello del bambino deprivato affettivamente?

Una mancanza di nutrimento-amore che nel tempo si trasforma in angoscia abbandonica, in paura di morire, in relazioni affettive di dipendenza/ribellione, relazioni borderline. Il diabetico è dunque colui che porta in sé un’esperienza infelice di nutrimento primario, costellata di rifiuto o assenza materna, privo di amore primordiale.


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Appello per una nuova visione della medicina


Dal “British Medical Journal” l’appello per una nuova visione della medicina: priorità alla prevenzione primaria e alla rimozione delle esposizioni ambientali.

Sono pediatri, epidemiologi e scienziati di fama gli autori dell’appello internazionale pubblicato lo scorso 7 novembre sulle pagine del “British Medical Journal” rivolto a medici e scienziati di tutto il mondo per invertire la rotta nella direzione della prevenzione primaria: smettere di “fare la conta” dei malati e fornire ai decisori, in tempo reale, le evidenze e le indicazioni utili per intraprendere, senza ritardi, azioni di tutela della salute collettiva, già prima che si sviluppino le malattie.

  “A partire dalle osservazioni epidemiologiche, è necessario avviare un cambio di passo per una nuova visione della medicina”, spiega il primo autore dell’articolo, Prisco Piscitelli, medico epidemiologo dell’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo (ISBEM) e vicepresidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA). "Le osservazioni ci dicono che è in atto una vera e propria transizione epidemiologica che va considerata nel suo insieme, prestando particolare attenzione agli incrementi registrati nell’arco dei decenni, a partire dalle malformazioni congenite e disturbi del neurosviluppo, come l’autismo, fino ai tumori pediatrici o dei giovani adulti, le malattie metaboliche - tra cui il diabete giovanile -, tiroidee e neurodegenerative, una volta molto rare, come l’Alzheimer, la SLA e il Parkinson”

 “Se guardiamo ai numeri di tutte queste patologie nel loro insieme e agli incrementi che si sono registrati per ciascuna di esse nel corso degli ultimi cinquant’anni, non è possibile minimizzare il problema a una questione di differenza o congruenza tra casi osservati e attesi”, continua Prisco Piscitelli. “In particolare, è inaccettabile per qualsiasi società il fatto che i tumori pediatrici, con circa 320 decessi l’anno secondo i dati di ISTAT/EUROSTAT (circa 6.000 dal 2000 ad oggi), siano diventati la prima causa di morte per malattia tra i bambini in Italia e in molti altri Stati europei, con costi di ricovero e cure stimabili tra i 30 e i 50 milioni di euro l’anno solo per il nostro Paese (e costi umani incalcolabili). Gli 11.000 nuovi casi di tumori stimati dall’ARTIUM nella fascia d’età compresa tra 0 e 19 anni non si osservavano 50 anni fa, nonostante avessimo una popolazione pediatrica molto più numerosa. Abbiamo bisogno di una medicina che ci aiuti a invertire la rotta, a modificare il nostro modo di vedere, una medicina in grado di cambiare il mondo, come abbiamo scritto nell’appello di BMJ”

" Come medici e uomini o donne di scienza non dobbiamo e non possiamo avere paura di mettere in discussione modelli consolidati, se le osservazioni non corrispondono alle spiegazioni proposte. La scienza non procede per dogmi, così come l’epidemiologia non può ridursi a un vano esercizio contabile, senza sentire l’urgenza di indicare qui e ora tutte le soluzioni possibili ai decisori”.

Non ha dubbi il professor Alessandro Miani, Presidente di SIMA e co-autore dell’articolo: “Sono le esposizioni ambientali, attraverso meccanismi epigenetici, il minimo comune denominatore di tutte le problematiche di salute che dal dopoguerra in avanti hanno raggiunto le proporzioni di vere e proprie pandemie. Il continuo e generico richiamo agli stili di vita e al fumo di sigaretta, così come le teorie di accumulo progressivo di mutazioni e danni sul DNA nel corso della vita, non possono spiegarci, ad esempio, perché i tumori nel primo anno di vita sono in continuo aumento (con un +2% di incremento annuo). È evidente che concentrarsi esclusivamente sui fattori di rischio individuali ci allontana dal trovare le giuste soluzioni per la salute collettiva che vanno ricercate negli specifici determinanti di salute in grado di incidere su ciascuna comunità locale, a partire da quello che respiriamo, mangiamo, beviamo o con cui veniamo in contatto”.


Fonti:

- https://www.bmj.com/content/366/bmj.l5772/rapid-responses

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martedì 12 novembre 2019

Bionaif, il plantare attivo che migliora postura e benessere


Bionaif è un plantare innovativo, performato ed elasticamente adattabile, la società ideatrice, My Benefit, è un’azienda tra le più importanti e dinamiche in Italia attiva nel comparto del benessere psicofisico, grazie alla selezione e distribuzione di prodotti dagli elevati standard innovativi e performanti, le cui qualità sono riconosciute dalla comunità scientifica internazionale.



Il giorno 26 febbraio 2020 in via G. Falcone,13 a Lacchiarella, la società Medicina e Nutrizione, terrà insieme agli esperti del settore My Benefit una presentazione di Bionaif plantare attivoLa presentazione si terrà dalle ore 9.00 alle ore 18.00 e l'ingresso sarà gratuito. 


Il plantare è indicato per chi manifesta problemi posturali, per chi trascorre molte ore in posizione eretta o per chi pratica attività sportive, infatti, sostiene e bilancia il peso corporeo ma non fa soltanto questo si adegua, al modificarsi della morfologia del piede, adattandosi a nuove condizioni di sostegno. 

In altre parole, l’energia con la quale Bionaif plantare attivo risponde alle sollecitazioni del piede favorisce il circolo di ritorno del sangue, svolge, quindi, una continua azione di spinta e di massaggio che, oltre a fornire una funzione di controllo sulla stabilità e sull'equilibrio della postura, migliora anche la ritenzione idrica riducendo così, il senso di gonfiore alle gambe e aiuta anche a contrastare gli inestetismi della cellulite. 

Per raggiungere un giusto equilibrio si raccomanda di indossarlo solo per poche ore nel corso dei primi giorni, aumentando gradualmente l’utilizzo, il plantare è un prodotto italiano inodore e lavabile con acqua e sapone è indicato per ogni tipo di calzatura e può vantare di una durata di circa 18 mesi. 

Una corretta postura è in relazione all'interazione di tre elementi: recettori, sistema nervoso centrale e muscoli. I recettori inviano segnali di input al sistema nervoso centrale che, dopo avere elaborato le informazioni, comanda ai muscoli di mantenere una determinata postura. Per questo, sia a livello diagnostico sia a livello terapeutico, la correzione di eventuali alterazioni coinvolge le loro funzioni. 

Il piede è uno dei principali recettori del sistema posturale: la sua struttura anatomica è fondamentale, consentendogli di fungere da ammortizzatore, assorbendo tutti i carichi del movimento corporeo. 

I piedi sono la base portante di ogni persona una corretta postura favorisce il nostro benessere psicofisico quotidiano. Il corpo poggia, con tutto il proprio peso, sui pochi centimetri quadrati che costituiscono la pianta dei piedi. Anche un lieve sbilanciamento può cambiare il corretto equilibrio costringendo il corpo a forzare la muscolatura ed alterare l’assetto delle articolazioni per cercare un nuovo bilanciamento. 

Una scorretta postura accelera il naturale processo di invecchiamento delle ossa, provocando dolori e rigidità che peggiorano la qualità della vita. Ricordiamo che un’errata postura può dipendere da molti problemi, di cui, alcuni congeniti. È quindi opportuno intervenire in modo tempestivo al manifestarsi dei primi sintomi del dolore. 


Bionaif è un innovativo plantare che offre tre importanti e specifici benefici: 


Sostiene e bilancia il peso del corpo

Aiuta a correggere problemi posturali permettendo un costante adattamento al modificarsi della morfologia del piede

Svolge una continua attività di micro massaggio che migliora la circolazione sanguigna e l’ossigenazione degli arti


Vi aspettiamo, quindi, Lunedì 25 Novembre in via G. Falcone,13 a Lacchiarella presso il centro Didi Lisbeth - Wellness & charm.

Il plantare Bionaif e tutti gli altri prodotti per la salute e il benessere My Benefit, sono comunque sempre disponibili presso lo shop del centro DIDI Lisbeth. 



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La lunga strada della cura al cancro


Oggi il cancro non fa più così paura. Esistono infatti tumori totalmente curabili, persino quelli che hanno già originato metastasi, altri purtroppo, seppur in fase primordiale, sono difficili da debellare.

Le cause sono molteplici: forma, caratteristica, classificazione, tipologia, luogo di origine sono i parametri da considerare per ottenere una diagnosi più precisa e ovviamente, più precoce è la diagnosi, maggiori sono le possibilità di guarigione. Ogni forma di tumore richiede un approccio medico diverso, cura e tempi diversi, senza tralasciare la storia clinica del paziente.

Generalmente si definisce guarito un soggetto che non manifesta più i sintomi della malattia dopo cinque anni dal termine delle cure, in casi particolari e, in base anche alla gravità del tumore, si preferisce attendere un periodo di tempo più lungo, circa dieci anni, durante i quali si effettua uno screening costante e completo che tenga sotto controllo l’andamento della malattia o meglio dello stato di salute. Inutile dire che occorre condurre uno stile di vita sano, dieta sana, attività fisica moderata, no ad alcool e fumo, sono gli ingredienti per portare avanti questo stile. Da non sottovalutare inoltre il benessere psichico, come il corpo anche la mente va allenata e alimentata da pensieri positivi.

 La chirurgia è la prima forma di terapia utilizzata che alcune volte tende da sola a risolvere il problema, con l’ asportazione totale della massa tumorale. Essa però è spesso coadiuvata da chemio e radioterapia, perché ricordiamolo, abbiamo a che fare con la mutazione improvvisa di cellule da normali ad anomale, le quali non seguono più la loro regolare evoluzione, dando luogo ad una divisione cellulare incontrollata e proliferativa, per cui diventano difficili da debellare.


I passi compiuti fino ad oggi a favore della medicina


Inizi ‘900: è l’era della chirurgia, grazie anche all’introduzione delle tecniche di anestesia.

Da sempre il primo approccio nel trattamento di questa grave patologia è proprio quello di eliminare il cancro dal corpo, un metodo spesso poco efficace. L’intervento chirurgico limitava il problema lasciando spazio ad un’alta percentuale di recidiva, soprattutto in un periodo storico in cui non si ha ancora consapevolezza della malattia contro cui si sta combattendo, né della sua stessa entità.

La scoperta della radioattività e delle sue potenzialità, ad opera della scienziata polacca Marie Curie, contribuisce ad una svolta importante nel campo della cancerogenesi. Tra la fine degli anni ’40 e ’50 l’introduzione di una nuova molecola la “aminopterina”, utilizzata nella cura di gravi casi di leucemia nei bambini, porta i primi frutti. Essendo tumori del sangue la somministrazione dei farmaci è più semplice, così le cure diventano sempre più efficaci, sia nei bambini che negli adulti.

Nel 1949 viene commercializzato il primo chemioterapico della storia, finalmente un farmaco che conduce alla morte alcune cellule cancerose.

Gli anni ’70 e ’80 sono gli anni della ricerca sul tumore al seno che miete il maggior numero di vittime, insieme ai tumori del polmone e del colon-retto, a seguire quelli alla prostata e allo stomaco. 

La svolta si ha grazie al contributo del Prof. Umberto Veronesi, il quale ho avuto l’onore di incontrare personalmente e il cui studio accurato si concentra sulla patologia, giungendo a dei risultati straordinari. Il suo approccio mira ad una metodica più conservativa. La parziale rimozione della mammella è finalmente possibile. La donna subisce un minor impatto psicologico, non vede più lesa oltre che la sua immagine, anche la sua femminilità. La mastectomia lascia spazio ai nuovi interventi di quadrantectomia. La prima resta però fondamentale nella rimozione di tumori di grandi dimensioni. La seconda, laddove è possibile, riduce il dolore e favorisce il recupero post-operatorio in tempi più brevi.

Ricordiamo che la ricerca ha prodotto ottimi risultati anche per quanto riguarda la prevenzione, di conseguenza diagnosi precoce e strumenti sempre più sofisticati riescono a diagnosticare la malattia al primo stadio, aumentando così le possibilità di guarigione. Dopo l’intervento chirurgico di rimozione, il tumore, se trattato con chemio e radioterapia, fa diminuire il rischio recidivante.

Nel 1986 una nuova e importante scoperta, il tumore al seno viene distinto in due grandi categorie: ormonosensibile e non. Di qui l’ingresso della terapia ormonale che prevede la somministrazione di una nuova molecola il “Tamoxifene”, essa se protratta nel tempo, ridurrà maggiormente la formazione di cellule cancerose.

Negli anni ’90 finalmente la mortalità per cancro al seno comincia a calare.

Il nuovo millennio porta ad eccellenti e sempre più efficaci risultati, viene impiegato l’uso di nuove molecole in grado di colpire solo le cellule malate, al contrario di quelle utilizzate finora, le quali colpiscono anche quelle sane, indebolendo perciò il sistema immunitario, il nemico assoluto del cancro.

Nel 2004 l’uso degli antiangiogenici blocca la formazione di vasi sanguigni intorno al tumore, contrastandone la proliferazione e la metastaticità.

Nell’ultimo decennio arriva la rivoluzione, l’introduzione dell’immunoterapia che punta al riconoscimento precoce della presenza di cellule maligne da parte del sistema immunitario, essa mira dunque a rafforzare quest’ultimo.

Ed infine, ultima rivelazione, la “Car-T”, la prima terapia genica contro il cancro. In sostanza si tratta di un un meccanismo che punta a rafforzare i linfonodi del malato, estraendoli, modificandoli geneticamente e reintroducendoli nel corpo. Questi, una volta reinseriti, riconoscono e attaccano direttamente le cellule maligne presenti nel sangue e nel midollo, eliminandole completamente dall’organismo. La “Car-T” diviene utile contro alcune forme di leucemia che finora resistevano ai classici trattamenti.


Alla luce di ciò, affermare oggi che esiste una cura definitiva contro il cancro, non è ancora possibile, ma in un secolo la medicina è stata in grado di gran lunga di ridurre la mortalità, nonostante la propagazione negli anni di questa grave malattia, senza dimenticare i progressi volti a limitare gli effetti collaterali delle terapie invasive.


Articolo di noiunitecontroilcancro

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venerdì 8 novembre 2019

Seggiolini anti-abbondono, tra obbligo e punti interrogativi


Caos seggiolini anti-abbandono: dal 7 novembre sono diventati obbligatori per i conducenti con a bordo un bimbo di età inferiore ai quattro anni. Ma che succede per chi non ce l'ha e per gli stranieri?    

In conseguenza ai spiacevoli episodi passati, in cui  sono stati tragicamente protagonisti alcuni bambini, giovedì 7 novembre è scattata l'obbligatorietà, per i conducenti che trasportano in auto i loro figli di età inferiore ai quattro anni, di montare un seggiolino con dispositivo anti-abbandono. Tuttavia l'entrata in vigore del provvedimento ha sorpreso tutti coloro che erano convinti che ci fosse tempo fino a marzo per mettersi in regola. I dispositivi anti-abbandono sui seggiolini per bambini andranno utilizzati solo su veicoli guidati da conducenti residenti in Italia. Questa distinzione è resa necessaria dalle norme europee ma anche dal buonsenso. A livello di Nazione si può introdurre un obbligo di utilizzo; quest’ultimo, nella fattispecie dei dispositivi antiabbandono, scatta solo quando a bordo ci sono: un bambino di età fino a quattro anni, un seggiolino omologato e un conducente, cittadino italiano o straniero, che abbia la residenza in Italia. Ne consegue che gli automobilisti stranieri o domiciliati all’estero, che transitano sul territorio italiano per soggiorni di vacanza o motivi d’affari o solo occasionalmente, non sono costretti a osservare questa regola. 

In commercio ci sono svariati strumenti che permettono di evitare di dimenticare il proprio figlio in auto, circostanza che può portare a conseguenze tragiche. I dispositivi universali, ad esempio: una sorta di cuscinetto che si appoggia sul seggiolino e che rileva il peso del piccolo. Si attiva una volta che la vettura è ferma ed emette un richiamo sonoro. Altri modelli inviano notifiche allo smartphone, altri ancora invece si agganciano alla cintura che tiene in sicurezza il bambino. Poi ci sono i sistemi integrati, ovvero seggiolini che montano direttamente un sistema di notifica tramite bluetooth a una app, che può inviare messaggi in caso di emergenza.

Per quanto attiene i costi d’acquisto si trovano seggiolini completi intorno ai 150 euro, ma si può arrivare fino a 471 euro. I dispositivi, invece, costano qualche decina di euro a dipendenza del modello. Per quanto attiene invece l'incentivo di 30 euro promesso per l'acquisto dei costosi seggiolini a norma non è ancora partito. Sono in vigore anche le sanzioni per i trasgressori, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che possono andare da 81 a 326 euro.

L'Automobile Club Italia stima che siano 1,8 milioni i bambini interessati dal provvedimento, e i dispositivi in commercio solo 250mila.

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sabato 2 novembre 2019

LA STAGIONALITÀ DEGLI ALIMENTI




La stagionalità degli alimenti – nutrirsi con i cibi di stagione è la migliore medicina preventiva
di Sergio Maria Francardo e Enrico Mariani 

Sergio Maria Francardo e Enrico Mariano presentano “La stagionalità degli alimenti – nutrirsi con i cibi di stagione è la migliore medicina preventiva”. Ritornare a trovare la connessione tra alimenti vegani e ciclo stagionale è il monito per stare in salute.

Capire il ritmo della natura diventa la chiave per trovare il ritmo psico-fisico, percorrendo la sana strada della prevenzione. Tradizione e scienza trovano una nuova connessione. 

« [...] la natura ci offre gli agrumi durante l’inverno e le albicocche alla fine della primavera; le loro proprietà nutritive sono diverse e proveremo a considerarne le differenze, ma resta un punto fermo, cioè che la pianta affronta condizioni simili a quelle che incontriamo noi in quel momento, in quella stagione: è questa davvero la chiave dell’importanza e del valore di quel frutto e di quella verdura. Oltre alle conoscenze della nostra tradizione, oggi ci sono diversi studi scientifici che evidenziano come i vegetali consumati nella loro specifica stagione di maturazione posseggano proprietà nutritive superiori rispetto a un frutto o a una verdura maturati al di fuori del proprio arco temporale ideale.»

Come conciliare una corretta alimentazione ad un buon stato di salute? È ciò che cercano di dimostrare Francardo e Mariani, in un saggio che affronta tale connubio alla luce soprattuto delle ultime ricerche tecnologiche, che hanno apportato delle importanti modifiche sui processi agricoli. Gli autori, però, vanno oltre alla semplice constatazione dei fatti: ritengono che sia necessario riconoscere un ritmo psico-fisico, capace di allinearsi con i ritmi della natura, scandita dalle stagioni. Ogni stagione è un carattere, che incarna un periodo dell’anno in cui fenomeni atmosferici, frutti e verdure fanno la loro comparsa/scomparsa. L’importanza della consumazione dei prodotti stagionali, in particolare, è centrale in fase di prevenzione delle malattie, poiché il corpo umano riesce ad assorbire meglio tutto ciò che è naturale a differenza di ciò che è artificiale. Un saggio fondamentale che risulta essere anche una guida per costruire un piano alimentare sano e consapevole.

Un saggio che è più di una guida. Un’analisi approfondita in chiave scientifica di tutti i prodotti – frutta e verdura – che la natura ci offre mese per mese, a sostegno della tesi che seguire un’alimentazione stagionale può prevenire l’avvento delle malattie. La ricerca, condotta con perizia, si snoda attraverso i contributi di Sergio Maria Francardo che spiega l’importanza della sincronia tra ritmo psico-fisico e ritmo della natura, fino ad un vero e proprio calendario curato da Enrico Mariani che illustra, mese per mese, tutto ciò che la natura genera da sé e il corretto utilizzo per l’alimentazione umana che, se organizzata, trova un’armonia tra stile di vita e abitudini. Un saggio che parla ai sensi, anche attraverso spezie e aromi, alla riscoperta dei sapori autentici e del giusto lubrificante che mandi avanti la macchina umana.


GLI AUTORI 

Sergio Maria Francardo, esercita come medico a Milano dal 1980. È membro fondatore del Comitato tecnico-scientifico per la Medicina complementare della Regione Lombardia. Ha tenuto seminari e corsi di alimentazione nell’ambito delle attività legate all’agricoltura biodinamica. Con Edilibri ha pubblicato I semi del futuro - Riflessioni di un medico sui cibi transgenici (2001) e Medicina antroposofica familiare (2004). 

Enrico Mariani, medico dal 1978, specializzato in scienza dell'alimentazione e in medicina dello sport. Primario ospedaliero di medicina generale a Milano (1992-2010) e medico sociale di squadre  di calcio professionistiche (1994-2009), è autore di circa 30 pubblicazioni scientifiche inerenti a temi di alimentazione, salutogenesi e fisiologia sportiva su riviste di settore. Attualmente esercita la libera professione a Milano. 
Titolo: La stagionalità degli alimenti Autore: Sergio Maria Francardo e Enrico Mariani Genere: scienza e medicina
Casa Editrice: Edilibri
Pagine: 160
Prezzo: 18,00 €
Codice ISBN: 978-8886943888  

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venerdì 1 novembre 2019

IL FUTURO DELLA CELIACHIA E DEI DISTURBI ASSOCIATI AL GLUTINE



DR. SCHÄR INSTITUTE HA RACCOLTO I RISULTATI DI OLTRE 1000 STUDI SCIENTIFICI

Gli oltre 1000 studi scientifici sulla celiachia e i disturbi associati al glutine pubblicati nell’ultimo anno sono stati analizzati dagli esperti del Comitato Scientifico Dr. Schär Institute per individuare le linee di ricerca future più promettenti 

Nato con l’obiettivo di fondere le conoscenze dei massimi esperti sul tema e metterle a disposizione dei Professionisti della Salute, il Dr. Schär Institute è un vero e proprio polo di riferimento per i disturbi associati al glutine, ambito nel quale l’Italia è leader nella ricerca. 

A circa un anno di distanza dal V Expert Meeting Dr. Schär Institute, l’appuntamento di respiro internazionale in cui scienziati e medici dibattono sulle novità dalla ricerca, tenutosi a Merano nel novembre 2018, gli esperti del Comitato Scientifico hanno fatto un bilancio delle nuove conoscenze di cui disponiamo e che possono aiutare a fare chiarezza su un tema ancora così lacunoso come quello dei disturbi associati al glutine. La United European Gastroenterology Week, svoltasi pochi giorni fa a Barcellona, è un primo segnale di come si sta muovendo la ricerca in questo ambito e mostra come il focus si stia progressivamente spostando dalla diagnosi al follow-up del paziente, con un’attenzione crescente verso approcci terapeutici personalizzati.
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