lunedì 29 luglio 2019

L'OMS dichiara guerra alle sigarette elettroniche


Per l'OMS esiste una vera e propria epidemia globale di tabacco, in quanto le sigarette elettroniche sarebbero dannose e andrebbero regolamentate.

L'Organizzazione mondiale della sanità nel rapporto da poco pubblicato «Epidemia globale di tabacco 2019» prendendo in considerazione le sigarette elettroniche con rilascio di nicotina (e non quelle senza nicotina), è molto critica al riguardo, affermando che:

"Sebbene lo specifico livello di rischio associato alle sigarette elettroniche non sia stato ancora stimato in modo conclusivo, le e-cig sono indubbiamente dannose e dovrebbero perciò essere soggette a regolamentazione".

Nel rapporto, l'Oms inoltre evidenzia che "gli Stati membri che non hanno vietato le Ends (Electronic nicotine delivery systems)", ovvero le e-cig con nicotina, "dovrebbero considerare una loro regolamentazione come 'prodotti dannosi'".

L'Oms rileva inoltre come l'uso delle e-cig sia cresciuto notevolmente tra i giovani, tanto che in Usa il tasso di utilizzo nelle fasce più giovani è passato dall'1,5% del 2011 al 20,8% del 2018. I giovani che utilizzano e-cig, avverte l'Oms, "sono esposti alla nicotina, che può avere effetti a lungo termine sul cervello in sviluppo, e c'è un rischio di dipendenza da nicotina".Secondo l'Oms, inoltre, "ad oggi, il potenziale delle e-cig di giocare un ruolo in qualità di intervento per far cessare il consumo di tabacco nella popolazione, non è chiaro". Al contrario, si legge nel Rapporto, le e-cig "hanno il potenziale di minare gli sforzi per il controllo del consumo di tabacco". La nicotina infatti "crea dipendenza e l'uso delle e-cig potrebbe spingere le persone, in particolare i giovani, ad intraprendere forme più dannose di consumo del tabacco".

I Paesi, afferma ancora l'Oms, dovrebbero quindi "vietare la pubblicità" delle e-cig e "l'aggiunta di aromi a tali prodotti per scoraggiarne l'uso tra i giovani". Ed ancora: "I Paesi dovrebbero considerare l'introduzione di misure per obbligare le aziende manifatturiere a rendere i prodotti non attrattivi per i giovani al fine di scoraggiarne l'utilizzo, come ad esempio confezioni bianche". E sempre per prevenire l'utilizzo delle e-cig tra i giovani, afferma l'Organizzazione mondiale della sanità, "tasse dovrebbero essere applicate a questi prodotti, in linea con gli standard nazionali." 

La presa di posizione dell'OMS, con questo rapporto, si discosta quindi dalla posizione più permissiva tenuta fino a d'ora dalla comunità scientifica, la quale lasciava intendere una possibile utilità di tali mezzi per contrastare la dipendenza e la riduzione del danno (1).





(1) https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/la-sigaretta-elettronica-e-meno-pericolosa-della-sigaretta-di-tabacco



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sabato 27 luglio 2019

La curcuma e le sue mirabolanti proprietà! O no?

Curcuma

Sua maestà la curcuma, il superfood dalle incredibili proprietà nutrizionali. La curcuma, questa pianta di origine asiatica e utilizzata da qualche tempo anche in occidente come spezia per la preparazioni di varie pietanze, viene spesso pubblicizzata per le sue mirabolanti proprietà salutistiche, non solo da chi la commercia ma anche da esperti del settore quali biologi, nutrizionisti e dietologi.

Alcuni nostri lettori ci hanno chiesto ragguagli in merito, per questo motivo abbiamo pensato di fare cosa utile con questo articolo che sulla base delle ultime conoscenze, cerca di fare luce sulle effettive reali proprietà della curcuma.

Questa spezia e divenuta talmente popolare e conosciuta che nel web e non solo, si possono trovare svariati integratori a base di curcuma che ne esaltano le caratteristiche. La proprietà benefiche per l’organismo sarebbero da imputare alla curcumina, un estratto delle curcuma che in fitoterapia e ultimamente anche in medicina è tra le molecole più indagate e studiate.

Tra le proprietà fitoterapiche più interessanti che le vengono riconosciute ci sarebbero:

proprietà antinfiammatorie
proprietà antiossidanti
proprietà antidolorifiche
proprietà cicatrizzanti
proprietà antimicrobiche
proprietà ipocolesterolemizzanti
proprietà immunomodulanti
proprietà dimagranti
altre proprietà utili alla salute della pelle, del cervello e dell’intestino.

A veder bene le varie proprietà attribuitele, soprattuto per quantità delle stesse, la curcuma pare veramente essere il re incontrastato dei superfood, una panacea contro quasi tutti i mali.



Ma è veramente così? Come agisce? Cosa consociamo ad oggi di effettivamente dimostrato?



La risposta è molto. Come detto è una delle molecole più studiate e molti studi sono stati realizzati, il problema vero però è che più studi si mettono in atto più la confusione aumenta. Ad oggi, a livello scientifico, esiste molto materiale ben confuso.

Di certo si sa che vari studi dimostrano come in seguito all'assunzione orale di curcumina, più del 50% non venga assimilata dal’organismo, riducendo così sensibilmente gli effetti della stessa. Per far fronte a questo problemia si è sperimentata in differenti studi l'associazione tra curcumina e piperina. Secondo alcune ricerche, la contestuale associazione di piperina ne aumenterebbe la biodisponibilità, rendendola pertanto rilevabile nel plasma e biologicamente disponibile.


Bene ma ora cosa si può dire sulle proprietà benefiche imputatele? 


Una risposta ci arriva da un interessante articolo pubblicato su Nature nel 2017 (consultabile in lingua originale al seguente link). Nell’articolo si può leggere che sarebbe arrivato il momento di arginare un continuo flusso di ricerche poco limpide, per questo alcuni ricercatori hanno pubblicato la più ampia rassegna critica sulla curcumina mai realizzata.

Con questa rassegna di studi si è giunti alla conclusione che non ci sono prove che la curcuma offra alcuno specifico beneficio terapeutico, a dispetto di migliaia di articoli di ricerca e oltre 120 studi clinici.


Quindi tutte queste mirabolanti proprietà non esistono? Tutto fumo e niente arrosto?


Beh, si…e no… ovvero è necessario leggere l’articolo nella sua interezza e conoscere almeno a grandi linee come si muove la ricerca scientifica in tali ambiti. Certamente se la fitoterapia e le storia millenaria di questa spezia racconta di effetti benefici, qualcosa di vero ci potrebbe pure essere, ma la scienza è altra cosa. Il metodo e la rigorosità che la contraddistingue non può convalidare principi miracolosi a qualcosa senza reali dimostrazioni valide ed accettate. Il “pensiero dicotomico”, bianco o nero, vero o falso, con cui la scienza procede, porta a non poter accettare teorie che non siano effettivamente dimostrate.

L’animo umano, compreso quello dello scienziato ricercatore che nonostante il metodo rigoroso che è consono applicare, vede il mondo non più in bianco e nero ma a sfumature di grigi o a colori dà però un interpretazione più aperta: il ricercatore Guido Pauli che studia i prodotti naturali all'Università dell'Illinois a Chicago ed è coautore della rassegna, cerca di fare un poca di chiarezza in questa confusione.

Pauli pensa che una parte del problema risieda nel fatto che i ricercatori non sanno sempre quale molecola stanno effetivamente studiando. Gli estratti di curcuma contengono decine di composti oltre alla curcumina, che a sua volta è usata come descrizione sintetica di quelle che in realtà sono tre molecole strettamente correlate. In alcuni casi, i ricercatori possono osservare effetti biologici promettenti, ma attribuiscono l'attività alla molecola sbagliata.

I fraintendimenti poi si autoalimentano, dice Michael Walters, autore principale della ricerca. Così si può segnalare che la curcumina ha un effetto anche se il test era viziato: "Si accetta ciò che è indicato come corretto in letteratura, per poi costruire un'ipotesi, anche se non regge". E gli scienziati non sembrano controllare la documentazione per vedere se i composti sono stati segnalati come problematici. Dal 2009 sono stati ritirati almeno 15 articoli sulla curcumina e decine di altri sono stati corretti.

Altri ricercatori sono ancora ottimisti "Ci sono prove che l'attività biologica dei curcumoidi è reale", dice Julie Ryan, radioterapista all'University of Rochester Medical Center di New York. La Ryan dice che la curcimina interagisce con molte proteine diverse e quindi funziona in modo differente da molti farmaci. La Ryan ha testato la curcumina su più di 600 persone in studi clinici sulla dermatite. Anche se non ha trovato effetti significativi, dice che vi sono indizi che meritano ulteriori studi. Ritiene che forme chimicamente modificate della curcumina potrebbero rivelarsi più efficaci sui tessuti che raggiungono.

Un colpo al cerchio ed una alla botte arriva infine da Bill Zuercher, biochimico all'University of North Carolina a Chapel Hill che dice: "E' possibile che la curcumina o estratti di curcuma abbiano effetti benefici, ma andare a fondo alla questione è complesso e potrebbe addirittura essere impossibile".

Il monito e la speranza di Walters con questa ricerca è quella di arginare le ricerche mal condotte per poter avere a disposizione in futuro studi metodicamente più rigorosi e quindi più attendibili, ma con un pizzico di amarezza chiosa "Le persone che dovrebbero leggere questa ricerca probabilmente non lo faranno".

Si evince che per definire con certezza queste mirabolanti proprietà della curcuma, ci toccherà munirci di molta pazienza.






Mirko Toller

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giovedì 25 luglio 2019

PSICOLOGIA DELLA SALUTE: raggiungere il benessere con l'approccio biopsicosociale

Salute e benessere

La psicologia della salute è una branca della psicologia che vede i suoi albori negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70, successivamente negli anni ’90 si e poi sviluppata anche in Italia. La psicologia ha da sempre cercato di occuparsi delle problematiche inerenti la salute, con questa branca di disciplina o forse meglio dire specializzazione, si è potuto dare un forte contributo allo studio di questo aspetto “la salute” che in quest’accezione travalica il concetto semplicistico di malattia, per spingersi oltre, in una modalità che possiamo definire più olistica.

La salute viene qui osservata e quindi studiata da una prospettiva ad ampio spettro, prospettiva che sicuramente non coincide con la semplicistica e riduttiva definizione di “assenza di malattia”. La psicologia della salute si occupa indirettamente della prevenzione alla malattia, attraverso la promozione e il mantenimento della salute, promozione che viene attuata però ad un livello sicuramente complementare ma diverso da quello prettamente medico, un approccio che intende osservare la persona quindi nella sua interezza, tenendo ben presente che oltre agli aspetti biologici, la persona è portatrice anche di aspetti umani, psicologici, sociali, che non possono essere “curati” con lo stesso meccanismo su cui si basa la “terapia medica/biologica” ovvero tramite lo studio del solo meccanismo causa-effetto.

In effetti la psicologia della salute può essere vista come l’intersezione tra due grandi insiemi, quello della medicina e quello della psicologia. Questa visione a più ampio spettro della psicologia della salute, ha dato forma ad un approccio che è a tutti gli effetti il nodo centrale da cui tutta la disciplina si sviluppa, questo approccio è definito biopiscosociale in contrapposizione a quello biomedico che non per sua colpa ma per campo d’azione, prevede comunque dei limiti dovuti alla riduttività e specificità dell’analisi su cui si deve focalizzare, la causa prettamente biologica della malattia.

Per definizione stessa data dell’OMS, la salute viene definita come "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non come assenza di malattia", la chiave per aprire le porte della conoscenza sulla salute e il benessere è in quest’ottica a partire dal modello biopsicosociale. Si passa quindi attraverso l’analisi di tre temi cardine per la promozione della salute, oltre al tema dell’aspetto biologico in cui la medicina è già ampiamente indirizzata, è necessario valutare il peso dell’aspetto psicologico e di quello sociale.

L’importanza dell’aspetto psicologico è dato dal ruolo che ricoprono le emozioni, esse come si può ben immaginare sono di fondamentale importanza per il benessere globale dell’individuo. Se da una parte è chiaro che emozioni positive siano già fonte stessa di benessere per la persona, dall’altra emozioni negative o alterate possono ripercuotersi in modo significativo sia sui comportamenti messi in atto dalla persona che potranno conseguentemente essere più o meno sani, sia direttamente sull’attività biologica stessa, si pensi ad esempio al campo riguardante le malattie piscosomatiche. Inoltre, ci si può accorgere come la letteratura scientifica riporti sempre più correlazioni tra disturbi dell’attività biologica e cause di origine psichica/emotiva, si pensi alla correlazione tra lo sviluppo di patologie in età adulta in base allo stile di attaccamento della teoria di Bowlby: “una ricerca condotta da Maunder e Hunter (2001) ha indagato l’associazione tra attaccamento insicuro e sviluppo di malattie sia durante l’infanzia che nell’età adulta. Dalla ricerca emerge come bambini affetti da malattie croniche presentano in prevalenza un attaccamento insicuro. In particolare all’interno delle diverse forme di attaccamento insicuro è emerso che la forma insicuro-evitante sia quella maggiormente associata a malattie quali: otite media ricorrente (McCallum e McKim, 1999), fibrosi cistica (Simmons et al., 1995), epilessia (Marvin e Pianta, 1996), asma (Mrazek et al., 1987), difetti cardiaci di origine genetica (Golberg et al., 1991), difficoltà di crescita (Ward et al., 1993), disturbi di conversione senza spiegazione medica (Kozlowska, 2007). (tratto da stateofmind.it)”

Anche l’effetto placebo ad esempio, potrebbe dare un indizio su come la psiche possa fungere da attivatore di specifici cambiamenti somatici cha a partire da una condizione definibile di suggestione, riesce ad attivare a cascata una serie di eventi neuronali e biochimici che si ripercuotono sul corpo, cambiamenti dimostrati e scientificamente misurabili in grado di ottenere un elevata efficacia contro disturbi quali artrite reumatoide, colon irritabile, cefalea, ipertensione, e molti altri con un grado di efficacia misurabile in test a doppio cieco superiore anche al 60-80%.

Possiamo aggiungere inoltre che anche Antonio Damasio, rinomato psicologo, neurologo e neuroscienziato di fama mondiale nel suo saggio "L'errore di Cartesio" e successivi, porta alla luce una nuova visione della medicina e della filosofia dualistica che prevede la netta separazione mente/corpo. Damasio rivaluta le emozioni, ritenute a tutt'oggi dalla scienza e dalla medicina responsabili dell'offuscamento della ragione, dimostra al contrario come esse siano alla base del buon funzionamento della mente e conseguentemente del corpo.

La conoscenza e lo studio dell’aspetto sociale invece apporta nuove informazioni che sono anch’esse di sicura utilità alla psicologia della salute. Lo studio di Aspinwall e Staudinger ne è un esempio lampante, la parte psichica/emotiva di cui abbiamo parlato fino ad’ora si sviluppa attraverso le relazioni sociali, è innegabile quindi l’importanza di tale contesto in una disciplina atta a studiare i meccanismi di promozione del benessere e della salute.

Non dimentichiamo infine che il benessere e la salute passano attraverso atteggiamenti e comportamenti che sono il risultato di una consapevolezza psichica e fisica del proprio stato. Un comportamento insano nasce da uno stato psichico alterato da fattori interni ed esterni, e per modificarlo è importante tenere conto di tutti gli aspetti fin’ora citati. Gli ambiti applicativi della psicologia della salute sono molteplici, a dir il vero forse illimitati, la si può trovare maggiormente focalizzata nel migliorare la qualità di contesti quali l’educazione, il lavoro nonché aspetti legati alla malattia fino al difficile accompagnamento del fine vita ed anche per promuovere il benessere e la salute a un livello più ampio, ovvero in macrosistemi come potrebbe essere più in generale la cultura di base di una popolazione.

Personalmente osservando le potenzialità della psicologia della salute, mi aspetto che in un prossimo futuro la medicina con il suo classico rapporto medico-paziente, riesca con il supporto di questa disciplina a dare più spazio e importanza alla parte emozionale e psicologica di ogni individuo. La separazione degli aspetti psichici da quelli corporei, la svalutazione della dimensione emozionale, portano troppo spesso il medico a considerare l'uomo come un insieme di organi e funzioni, facendo venire meno il senso della sua unicità e complessità. Anche non fosse, spesso questo è ciò che trapela. Si può notare infatti come troppo spesso la scienza medica, quella della ragione, razionale, obbiettiva, concreta, faccia ordine in questo apparente disordine mettendo da parte gli importantissimi aspetti psico-emotivi-sociali. Mi aspetto, e da un certo punto di vista spero, che anche la medicina tradizionale scientifica inizi un nuovo percorso di rinascita in cui tenga ben presente questa unicità umana, fatta di complesse emozioni e correlazioni psicologiche, auspico che essa desista dal continuare a trattare e studiare il paziente ovvero l'uomo, solamente come una macchina in cui avvengono complesse e interessanti reazioni biochimiche.




Mirko Toller

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martedì 23 luglio 2019

Gli italiani si scoprono ecotrusti

Secondo la recente fotografia scattata dall’Università Niccolò Cusano, il 58% degli intervistati opta per un soggiorno ecosostenibile. La Regione più amata? La Sardegna, con le sue bellezze naturalistiche


Gli italiani si scoprono ecoturisti. Secondo l’infografica realizzata e diffusa dall’Università Niccolò Cusano, infatti, il 58% di loro ha confessato di apprezzare una vacanza naturalistica e più attenta all’ambiente. Non solo: un altro 41%, prima di prenotare e partire per le ferie, si informa se la struttura ricettiva è ecosostenibile.

Ma qual è l’identikit del provetto turista “green”? 


Grazie all’infografica “20 esperienze green da vivere in giro per l’Italia” realizzata dall’Unicusano, scopriamo che sono le donne, in particolare nella fascia d’età fra i 18 e i 30 anni, ad avere un’anima e una sensibilità più “verdi”: il 56% delle intervistate ha dichiarato di prestare molta attenzione a non inquinare durante il soggiorno contro il 40% della controparte maschile. Nel complesso, sette ecoturisti su dieci posseggono un diploma o una laurea, sono al di sotto dei 50 anni e provengono dal Nord Italia (il 33% da Milano). È la Sardegna la Regione più corteggiata dagli ecoturisti (38% di gradimento), seguita dalla Puglia (34%), dal Trentino-Alto Adige (31%), dalla Sicilia (29%). A chiudere la cinquina delle mete più gettonate sono Marche e Umbria, entrambe al 27%. Nonostante le preferenze accordate degli italiani verso questi cinque gioielli naturalistici, ogni Regione d’Italia ha un paesaggio, un’attrazione o una località che incentiva questa innovativa tipologia di turismo. Si pensi, per esempio, alle cascate del Serio in Lombardia, aperte per pochi giorni all’anno, oppure la “Garda by bike”, il tour in bicicletta del lago di Garda lungo la pista ciclabile più bella d’Europa. O, ancora, la strada romantica delle Langhe e del Roero fra vigneti, borghi ricchi di storia e atmosfere incantate. Chi è amante della storia non si può lasciar sfuggire il percorso tra le 52 gallerie, realizzate durante la Prima Guerra Mondiale, lungo la strada del Pasubio in Veneto. Ma anche il Centro ha bellezze uniche da sfoggiare come la Lunigiana (Toscana) con i suoi 250 chilometri di sentieri per escursionisti e ciclisti. Oppure Civita di Bagnoregio nel Lazio, il Trasimeno e la sua isola maggiore (Umbria), il Gran Sasso definito da molti il “piccolo Tibet” d’Italia. Senza dimenticare, poi, rafting e canyoning a Montefeltro, nelle Marche. E il Sud? Non è da meno con il Molise e il suo monte Miglio, ricolmo di verdi faggeti, la Puglia e lo splendore della Valle d’Itria, anche nota come “Valle dei Trulli”. La Campania può dirsi orgogliosa di Pollica, giudicata la più bella spiaggia italiana da Legambiente e Touring Club. Infine, la Sardegna e la Sicilia sono amate soprattutto per le visite ai nuraghi di Su Nuraxi di Barumini e alla Valle dei Templi. In vacanza gli italiani hanno dimostrato di essere particolarmente attratti da alcune attività ecosostenibili come le escursioni con guide locali per esplorare aree protette o borghi storici (57%) o le degustazioni di prodotti tipici del territorio (54%). Non mancano attenzioni verso i mezzi di trasporto: se possibile, più di un italiano su due preferisce viaggiare in treno (70%) o tramite car sharing (60%).


Ma nell’immaginario collettivo, che cosa rende una struttura ricettiva davvero “green”? 


Per la maggioranza degli italiani deve essere dotata di pannelli fotovoltaici (55%), offrire nel menu prodotti bio e a km zero (37%), effettuare la raccolta differenziata (33%). Sul perché scegliere una vacanza all’insegna della natura, dei suoi paesaggi e attività, gli italiani sembrano nutrire pochi dubbi: ben sei su dieci vogliono salvaguardare l’ambiente, conoscere le tradizioni culturali ed enogastronomiche del luogo. Ma c’è anche chi preferisce staccare la spina dedicandosi al benessere psico-fisico con attività sportive o cura del corpo (48%). Chi più di tutti sta investendo nella formazione dei giovani interessati a lavorare nel settore del turismo sostenibile è proprio l’Università Niccolò Cusano. L’ateneo telematico ha infatti attivato due master: uno in Green Economy, l’altro in Tourism Management. La sensibilità verso l’ambiente è dimostrata dall’Università anche attraverso alcune politiche e azioni green adottate all’interno del campus universitario di Roma: parco naturale, risparmio della carta, mensa biologica, mobilità green, dispenser gratuito per l’acqua e molto molto altro.

Infografica : https://www.unicusano.it/blog/wp-content/uploads/2019/07/turismo-sostenibile-infografica.jpg

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sabato 20 luglio 2019

Roma International Estetica 2020: neurobiologia della bellezza


Roma International Estetica 2020, evento ideato e organizzato da Fiera Roma. Il fil rouge tematico delle tre giornate sarà l’affascinante scienza che studia come l’ambiente che ci circonda, le abitudini di vita e la storia individuale, influenzino l’espressione dei geni codificata nel DNA, a cominciare dalla bellezza esteriore, con interessanti approfondimenti di cultura dermocosmetologica a più ampio spettro. 


Ecco alcune anticipazioni degli appuntamenti di Roma International Estetica 2020. 


Neurobiologia della Bellezza. Pelle, Amore e Cosmetologia sarà il tema conduttore di una serie di convegni che si terranno all’interno della manifestazione, dove interverranno medici ed esperti nei tre giorni di fiera, sotto il coordinamento tecnico del dott. Umberto Borellini, cosmetologo e psicologo.

Il dott. Amedeo Pieri, Medico Chirurgo, Medico Estetico esperto in Tecnologie Biomediche Avanzate, affronterà il tema “L’estetista e la tecnologia nel campo dell’estetica: novità e limiti”. La tecnologia nel campo della medicina estetica è sempre in continua evoluzione ed è importante, oltre che difficile, districarsi tra le varie novità proposte. Il dott. Pieri esporrà un excursus sulle ultime innovazioni sulla base della loro validità scientifica, puntando soprattutto l’attenzione sulle possibilità e i limiti di utilizzo di questi macchinari da parte degli operatori del settore.

 “Eros e pelle: tra rischi quotidiani e icone dell’arte” è il titolo dell’intervento del prof. Massimo Papi, socio dell’Associazione Dermatologi venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica (ADOI) e fondatore del progetto Dermart (Dermatology between science and art). La pelle non è solo l’involucro del corpo attorno cui l’organismo esprime sofferenze biologiche e mostra i segnali di allarme come fosse il display di un computer. La cute rappresenta lo strumento di comunicazione con il mondo esterno fatto di relazioni e di emozioni, attraverso cui esprimiamo i nostri sentimenti di ansia, vergogna, paura. I modi di dire popolari “ho i nervi a fior di pelle”, “non sto nella pelle, “amici per la pelle”, “simpatia a pelle”, esprimono bene in modo figurato sentimenti e sensazioni che provengono dall’interno. La pelle è il nostro strumento di comunicazione relazionale in virtù della sua elevata valenza estetica e sessuale. Una pelle sana e curata ci rende piacevoli e ci fa accettare con maggiore facilità e, se la comunicazione si estende ai 5 sensi, la cute diviene grande protagonista della nostra attrattiva sessuale.

Attraverso il contatto con gli altri e la sua innervazione tattile, oggetto di studio delle neuroscienze, la pelle è anche un raffinato organo di senso. Inoltre, la pelle “erotica” è anche il veicolo di alcune infezioni a trasmissione sessuale, sempre più attuali e con un passato che lega la cute alla storia dell’arte e quella personale di molti artisti. La cute, per questo suo significato, ha un ruolo centrale nel nostro corpo e ad essa bisogna dedicare le attenzioni che l’arte aiuta a svelare.


 Il corso ECM con il coordinamento scientifico del Dott. Paolo Bastianelli avrà come tema la “Medicina Estetica ed Estetica: quali obiettivi in comune e quali i limiti a livello professionale”; al Dott. Giovanni Di Castri è affidato anche quest’anno il Coordinamento Educational Scuole del seminario rivolto alle allieve del II e III anno di istituti e scuole di estetica professionale dal titolo “Professione Estetista: approccio razionale e nuove prospettive terapeutiche”.

Per maggiori informazioni: www.romainternationalestetica.it 





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martedì 16 luglio 2019

La storia di Pimpa e la medicina traslazionale

Pimpa, Brontolo e Biancaneve 

Questa che vi voglio raccontare è la storia della cagnolina Pimpa, no, non la Pimpa dei fumetti di Altan quella bianca a macchie rosse anche se un poco le assomiglia, la Pimpa di cui vi voglio parlare è la mia cagnolina, un’allegra maltesina che oggi a 10 anni di età, malgrado le brutte vicissitudini passate, gode ancora di una spirto gaudioso.

Pimpa è mamma di 3 vivaci maltesini di nome Bianca, Brontolo e Snoopy, di cui i primi due vivono da sempre a stretto contatto con lei. Fa parte della famiglia anche Rocky, un altro maltese che non presenta però legami di sangue con nessuno dei tre. Pimpa come ogni buon maltese che si rispetti è sempre stata vivace, attiva, giocherellona, coraggiosa e affettuosa, ha inoltre sempre difeso la casa ed il cortile dagli intrusi con i suoi potenti e acuti abbai, degni di un allarme antincendio. Da notare che per intrusi Pimpa intende qualsiasi cosa in grado di valicare i confini del cancello, rumori compresi. Pimpa è sempre stata così, una maltesina gioiosa e vivace, almeno fino all’estate del 2015 quando qualcosa in lei iniziò a cambiare.

Un giorno in famiglia ci accorgemmo che la cagnolina non vedeva più molto bene, non riusciva a distinguere né i movimenti né i suoni intorno a sé, pareva non riuscire a percepire da che parte provenivano suoni e immagini, inoltre camminava con fatica e tremava, presentava tremori su tutto il corpo come se qualcosa la spaventasse. Fu portata quindi immediatamente dal veterinario ma il quadro era parso da subito molto complesso, un possibile problema di tipo neurologico, e la diagnosi a sua volta molto complicata da fare, tant’è che lo stesso veterinario ci informò dell’impossibilità pratica di poter procedere con qualsivoglia cura. Il disturbo peggiorò rapidamente e nell’arco di due giorni ci trovammo tra le braccia una cagnolina quasi totalmente apatica, totalmente priva della gioia di vivere che l’avevano caratterizzata fino a qualche giorno prima.

Pimpa

Fu così che su consiglio dello stesso veterinario portammo Pimpa all’ospedale veterinario San Michele di Tavazzano, una vera propria struttura ospedaliera per animali. L’ospedale San Michele è una struttura corredata dalle più moderne attrezzature chirurgiche e diagnostiche, conta inoltre un team di più di 20 medici veterinari specializzati nelle varie patologie, esattamente come accade in un ospedale classico si può trovare il professionista o il team di professionisti esperti nella patologia di cui l’animale soffre.

Il medico che si fece carico di prendere in cura la piccola cagnolina fu il dott. Offer Zeira, veterinario dirigente della struttura esperto in neurologia, neurochirurgia e medicina rigenerativa. Il dott. Zeira collabora inoltre con diversi istituti universitari di ricerca per la veterinaria e la medicina umana nell'ambito delle malattie neurodegenerative, delle lesioni spinali, della neuro-oncologia e per lo sviluppo di vaccini anti tumorali. 

A tal proposito vorrei ripercorrere con voi le varie fasi della diagnosi prima e della terapia poi, attraverso le parole dello stesso dott. Offer Zeira con una breve e personale intervista. 




- Dottore buongiorno, prima di tutto sarei curioso di chiederle cosa si fa all’interno di questa struttura. Mi è giunta voce che qui, in questo ospedale veterinario, non curate solamente i classici animali domestici come cani e gatti, ma può capitarvi di portare le vostre cure anche ad animali un pochino più “selvaggi” o così si fa per dire, come tigri, leoni o simili, è vero?

E’ vero. Qui arrivano animali di qualsiasi tipo, oltre i piccoli animali di proprietà, come il cane e il gatto, ci arrivano animali della fauna autoctona, spesso in gravi condizioni, come volpi, tassi, lepri, nutrie, uccelli e tanti tipi e rettili. Inoltre, ci arrivano animali selvatici dai centri di recupero della fauna selvatica. Questi animali provengono illegalmente da altri paesi, quindi sequestrati. Spesso i paesi di provenienza non sono disposti a riceverli quindi rimangono per il resto della vita nei centri di recupero e noi cerchiamo di assisterli.

- Parlando del nostro caso invece, senza entrare in tecnicismi troppo complessi, vorrei chiederle quale problematica è stata riscontrata a Pimpa, ovvero qual’è stata la diagnosi?

Pimpa è stata colpita da un’infiammazione al cervello (encefalite) molto acuta e aggressiva. Una volta fatto gli esami necessari (risonanza magnetica e prelievo del liquido che avvolge il cervello), abbiamo capito che la causa della sua malattia è un disordine del sistema immunitario, cioè che la sua difesa non riconosce più alcune parti del suo cervello e lo aggrediscono. Anche i nervi ottici e le sue retine sono stati colpiti. Nel complesso il risultato era un forte abbattimento, perdita di equilibrio e cecità. 

- A questo punto, come avete deciso di procedere? Perché avete fatto questa scelta?

Di solito si usano certi farmaci per cercare di controllare questo sistema immunitario “impazzito” (cortisone e altri), ma a volte questi non funzionano, come nel caso di Pimpa. L’unica alternativa da tentare è il trattamento con cellule staminali. Queste cellule sono molto conosciute per la loro capacità di modulare l’immunità. Abbiamo somministrato le cellule a Pimpa per via endovenosa, intratecale (nel liquido che avvolge il cervello) e intra-oculare (nella parte posteriore degli occhi, vicino alle retine). Lei ha avuto un notevole miglioramento entro 3 giorni per poi migliorare sempre di più, riusciva a camminare e vedere.

- La cagnolina Pimpa come Lei ben sa, ha avuto poi una seconda e una terza ricaduta negli anni, è stata trattata con la stessa tecnica d’infusione di cellule staminali e ha risposto bene ogni volta. Attualmente esistono dei limiti in questa tecnica? Come procede la ricerca? Come si pensa di superarli (se esistono)?

Il corpo non è un computer e la medicina non è la matematica, sono entrambi molto più complessi e imprevedibili. Dall’esperienza sappiamo che ci possono essere ricadute e la malattia insorge di nuovo. Sappiamo altrettanto, che trattamenti successivi con le cellule staminali possono essere ugualmente efficaci in questi casi. Attualmente la maggior parte dei limiti all’uso delle cellule staminali non esistono. Dal punto di vista etico non si tratta più di cellule embrionali, bensì di cellule adulte prelevate dal midollo osseo o dal tessuto adiposo o dal sangue dei pazienti o donatori adulti. Ormai non si parla solo di ricerca con le cellule staminali, bensì di uso clinico. Molte malattie del cane e dell’uomo sono trattate con successo usando le staminali, è una realtà di ogni giorno nel nostro ospedale e in diversi ospedali umani. Certo, le ricerche non finiscono mai, stiamo lavorando attualmente su nuovi progetti con le staminali e senza.

- Dottore, Lei collabora a livello scientifico anche con altre strutture, nell’ambito della ricerca mi pare di capire che esiste un rapporto diretto tra quel che fate qui e quello che avviene anche in altri Ospedali e Università che trattano però la medicina umana. Sappiamo che tra le varie fasi della ricerca scientifica medica, c’è anche una parte in cui gli animali giocano un ruolo fondamentale. Per ultimo vorrei a tal proposito chiederle quali sono le implicazioni e i nessi che legano la vostra ricerca e il vostro operato, e in particolare il caso di Pimpa, con la ricerca che avviene in altri istituti, finalizzata però non agli animali ma bensì alle persone. Qual’è il filo conduttore che vi lega?

Il cane, essendo l’amico migliore dell’uomo, ci vive accanto, respira la stessa aria, mangia alimenti industriali e partecipa nella stessa attività dell’uomo. Di conseguenza si ammala di malattie simili, a volte identiche. Questo ha aperto la possibilità di indagare a fondo sulle malattie del cane e curarlo con terapie innovative che, al momento non esistono in campo umano. Questa si chiama medicina traslazionale, cioè imparare dalle malattie e dalle cure del cane per trasferire i risultati alla medicina umana, risparmiando molto tempo di ricerca. Posso fare un paio di esempi: la mielopatia degenerativa è una malattia autoimmunitaria che distrugge i nervi nel cane e lo rende paralizzato. La sua “sorella” molto simile in medicina umana si chiama SLA – sclerosi laterale amiotrofica. Abbiamo trattato negli ultimi anni molti cani affetti di mielopatia degenerativa con le cellule staminali, che hanno dato risultati positivi. Abbiamo trasferito tutta l’informazione raccolta ai nostri colleghi di medicina umana e in questi ultimi mesi si inizia a sentire che in vari ospedali provano le cellule staminali per trattare la sclerosi multipla, anche lei molto simile alla malattia nel cane. Un altro esempio è la produzione di un vaccino anti tumorale. Abbiamo scelto un tipo di tumor che colpisce sia l’uomo che il cane, identificato una piccola parte del tumore che è critica per la sua sopravvivenza e la usiamo come vaccino per stimolare il sistema immunitario ad aggredire questa parte del tumore, bloccandolo. Questo ramo della medina si chiama immunoterapia. Ha funzionato bene sui cani e ora stiamo passando tutta l’informazione raccolta ai colleghi di medicina umana. 

Molte grazie dottor Zeira.





Mirko Toller

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venerdì 12 luglio 2019

Succo d'arancia contro i calcoli renali


Un bicchiere di succo d’arancia al giorno può essere utile come prevenzione della calcolosi renale, gli urologi americani dichiarano di aver notato effetti positivi del succo di arancia contro i calcoli renali.

L’effetto benefico del succo di arancia in tal senso sembra dovuto agli alti livelli di citrato di potassio contenuto in esso, sostanza che ostacola la formazione di nuovi calcoli. A rivelarlo sono i ricercatori del Ut Southwestern Medical Center (Usa).

Dopo aver ‘arruolato’ 13 volontari, alcuni con calcoli e altri sani, gli esperti li hanno sottoposti a tre fasi di sperimentazione, ciascuna della durata di una settimana. Messi in pratica a caso, i tre step della ricerca comprendevano il consumo di un distillato d’acqua, di sola limonata e di sola aranciata tre volte al giorno durante i pasti. Dopo avere analizzato sangue e urine dei partecipanti allo studio durante ogni fase, i ricercatori hanno notato che il succo di arancia era la bevanda che maggiormente aiutava ad aumentare i livelli di citrato nelle urine e a ridurre la cristallizzazione dell’acido urico e dell’ossalato di calcio, responsabile della formazione dei calcoli. La limonata invece, non è risultata altrettanto ‘efficace’. Secondo Clarita Odvina, assistente di medicina interna al Charles and Jane Pak Center for Mineral Metabolism and Clinical Research e a capo della ricerca la spiegazione è nella diversa composizione delle due bevande: il citrato contenuto nell’aranciata e nel succo di pompelmo, ad esempio, è accompagnato da ioni di potassio, mentre nella limonata è abbinato da ioni di idrogeno che ne annullano l’effetto anti-calcolosi.

Chi soffre di calcoli renali, sa quanto possono esere fastidiosi: i calcoli renali si formano quando i livelli di minerali e sali normalmente presenti nell’urina, come il calcio e il fosfato, si uniscono. Le pietre possono quindi passare dai reni al tratto urinario. I sintomi includono: dolore acuto al basso ventre, schiena, lato o inguine; dolore alla minzione, nausea e vomito, febbre e brividi. Se bere quotidianamente succo di arancia ci alletta più di tanto, un altro rimedio naturale per i calcoli renali è bere molti liquidi in generale. Bere abbastanza per raddoppiare essenzialmente la produzione giornaliera di urina è la chiave di volta di qualsiasi piano d’azione per prevenire i calcoli renali.

I risultati della ricerca, sono stati pubblicati su Clinical Journal of the American Society of Nephrology.



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mercoledì 10 luglio 2019

Antibiotico resistenza: nuove molecole e nuove speranze


Gli antibiotici sono stati e sono tutt'ora fondamentali in medicina, utilissimi per curare le infezioni prodotte da un vastissimo genere di batteri, hanno però un tallone d'Achille; una crescente frequenza di resistenza tra la maggior parte dei patogeni umani li sta rendendo inefficaci. Se questa tendenza dovesse continuare, le conseguenze per la salute pubblica e per la comunità generale potrebbero essere catastrofiche.

Un equipe francese porta però nuove speranze anche in questo campo, alcuni ricercatori sono recentemente  riusciti a produrre due nuove molecole antibiotiche in grado di contrastare anche i batteri più tenaci.

Questa nuova tipologia di antibiotici innovativi, parte dallo studio condotto su una tossina di un batterio patogeno, capace di uccidere altri batteri non appartenenti al proprio ceppo, una molecola quindi in grado di far proliferare il batterio eliminando la "concorrenza". A partire da questa tossina, sono stati sviluppati due nuove tipologie di antibiotici che presentano inoltre proprietà positive non indifferenti. Per primo gli antibiotici, sono risultati efficaci su infezioni batteriche resistenti ad altre classi di antibiotici, per secondo, si è scoperto che i batteri non riescono a sviluppare resistenza, almeno a breve termine, a questo genere di antibiotici. Infine non meno importante è il fatto che questo genere di antibiotici non sembrano risultare tossici nemmeno a dosi molto elevate.

Un lavoro interessante che porta nuove speranze nella lotta contro le infezioni resistenti, per ora i presupposti sono ottimi ma sarà necessario passare alle fasi successive di studio e di test per rendere questi innovativi farmaci realmente disponibili.

Gli autori della scoperta commentano:

"Il nostro approccio biomimetico basato su tossine provenienti da microrganismi, ci portano alla scoperta di nuovi antibiotici che, specialmente in base all'escalation di resistenza, sono in grado di fornire una terapia farmacologica ridotta. L'esito principale di questo lavoro è che gli analoghi del peptide ispirati a un pezzo sostituito di una tossina batterica mostrano potenziale efficacia in gravi infezioni sistemiche e locali. Questi nuovi farmaci potrebbero essere utilizzati in combinazione con antibiotici già utilizzati in clinica, migliorando l'efficacia. Gli antibiotici destinati alle membrane batteriche sono un meccanismo non sfruttato per il trattamento di infezioni persistenti. È possibile che l'ulteriore sviluppo di questa serie di pseudopeptidi ciclici produrrà ulteriori farmaci."

Il lavoro è stato pubblicato su PLOS Biology.



Fonte: https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.3000337

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lunedì 8 luglio 2019

Cosa evoca il mare nel nostro inconscio?


Perché, soprattutto in estate, siamo così attratti da un bel mare blu? Perché in prossimità del flusso marino le nostre menti e i nostri corpi si sentono magicamente a loro agio?

 Una prima risposta è da ricercare ai primordi della nostra esistenza essendo, l’acqua il principio della nostra vita, l’archè del cosmo secondo i filosofi greci, l’elemento dal quale secondo la tradizione biblica emerse la terra, e su cui “aleggiava lo spirito di Dio”. Tuttavia nel momento della fecondazione siamo noi stessi sostanza liquida, che mediante la mucosa vaginale viene trasportata verso l’ovocita penetrandolo, durante la stessa gravidanza siamo avvolti dal caldo e protettivo liquido amniotico, infine durante l’intero ciclo vitale il nostro corpo viene irrigato da una copiosa quantità liquida, il 75% che via via si riduce a un 60% durante la fase della vecchiaia. Dunque l’attrazione verso il mare è un richiamo interiore, è la nostra essenza che si rispecchia all’esterno. Sin dall’antichità il mare rappresenta la via della conoscenza, Ulisse nell’Odissea ne subisce il fascino e la persuasiva voce degli abissi lo seduce a conoscere il mondo. Simbolo di desideri e paure, luogo di sfida, dell’ignoto, mezzo sperimentatore dei propri limiti, datore di vita, compagno inseparabile dell’uomo, il mare è un alter ego dell’essere umano.

Secondo lo psicanalista svizzero C.G. Jung “Il mare è il simbolo per eccellenza dell’inconscio, la madre di tutto ciò che vive”, esserne attratti significa essere richiamati dai fondali profondi del proprio inconscio, dalle “tenebre che ricoprivano l’abisso” secondo il libro della Genesi, dal femminile che ondeggia in ognuno di noi. Secondo lo studio citato all’inizio di questo articolo, il mare ha il potere di riportarci al nostro stato naturale, così come il liquido amniotico attutisce i suoni e i rumori esterni, il mare allontana l’anima dai rumori della quotidianità e la mette in contatto con la sinfonia della natura acquatica, con il calore interiore che la avvolge, per questo “quando ascoltiamo o vediamo l’oceano sappiamo di essere nel posto giusto”.

Osservare il mare o immagini che lo rappresentano, stimola “un atteggiamento positivo, stabilità emotiva, recupero di ricordi felici”, produce uno stato di benessere e calma, favorendo una maggiore attenzione funzionale, un incremento della performance e del successo professionale e una chiara diminuzione dell’ansia, “ringiovanisce le menti stanche”. Il mare, l’oceano, le acque sconfinate, contengono nella loro infinitezza più emozione positiva rispetto a quanta ne producano i ricordi di un’infanzia serena, aumentando la felicità del 5,2%. Dopotutto il colore del mare è il blu, da sempre simbolo di calma ed equilibrio emotivo, di immortalità nel mondo cinese, di purificazione e verità. Stabilizzatore del battito cardiaco, monitorando la pressione il colore blu favorisce la distensione per il corpo e tende ad allontanare forme di agitazione e di stress.

Il pianeta Terra, tra cieli ed acque, è vestito di blu; di nuovo torna il nostro legame con la natura nella quale ci siamo evoluti, il suo richiamo a farvi ritorno, il canto delle onde marine e dei moti dell’anima, perché dinanzi al mare il cervello sorride, dinanzi al mare il corpo si rilassa, dinanzi al mare la psiche respira, dinanzi al mare siamo più felici.




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