martedì 31 dicembre 2019

Capodanno: “Prendi in mano la tua vita, non i botti”



Ancora in troppi s’improvvisano “esperti pirotecnici” esponendo se stessi, parenti e amici a grandi rischi. In caso di incidente, le esplosioni possono provocare alle mani danni del tutto sovrapponibili a quelli di un trauma bellico: i tessuti si bruciano, coinvolgendo ossa, tendini, nervi. Fondamentale seguire alcune semplici regole per usare i botti in sicurezza. E se si verifica un incidente, rivolgersi ai centri di riferimento della Società Italiana di Chirurgia della mano

“Volevo solo divertirmi”, “Ero un esperto nell’assemblare i botti fatti in casa”, “Ho raccolto un petardo in strada, pensavo fosse già esploso”, “Era così piccolo, non credevo fosse così pericoloso”, “Non ho fatto in tempo a lanciarlo”. Queste sono solo alcune delle “giustificazioni” più ricorrenti che si sentono raccontare gli operatori sanitari la notte di Capodanno, quando soccorrono adulti e bambini feriti dall’esplosione di micce e petardi. A passarle in rassegna sono infermieri, fisioterapisti e chirurghi dell’Unità Operativa di Chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica, che quest’anno hanno realizzato un video volto a promuovere una maggiore sensibilizzazione sul problema, per cercare di “limitare i danni” (https://youtu.be/xfDbS4mpt8E). Il video, che ricorda anche i numeri degli incidenti registrati lo scorso anno (216 feriti in tutta Italia, di cui 41 minorenni e 13 casi gravi) si conclude con il messaggio fondamentale: “Prendi in mano la tua vita, non i botti”.

“Il fenomeno degli eccessi nei festeggiamenti di fine anno e dell’uso improprio di petardi e micce è trasversale a tutta la società: da Nord a Sud, indipendentemente dall’età e dal livello di istruzione, non risparmia nessuno”, spiega Giorgio Pajardi, Direttore dell’UO di Chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica. “Ci si improvvisa ‘esperti pirotecnici’, senza considerare i pericoli che si corrono. Quando si verificano degli incidenti, vengono danneggiati soprattutto mani, volto, occhi e udito. Per quanto riguarda la mano, l’evento più ricorrente è un vero e proprio trauma da proiettile, un trauma ‘bellico’: i tessuti si bruciano, coinvolgendo ossa, tendini, nervi. Per quanto le opzioni ricostruttive chirurgiche oggi possano fare molto, queste lesioni a volte sono purtroppo irreversibili. Si tende ancora a sottovalutare l’entità del problema. Da noi all’Ospedale San Giuseppe di Milano, dove arrivano i casi più complessi, quasi sempre per trasferimento secondario, subito dopo Capodanno abbiamo mediamente 3 giorni ininterrotti di sala operatoria”. 

Alla luce di questo, vale ancora la pena ricordare alcune semplici regole utili a evitare l’irreparabile, (riportate sul sito MultiMedica): 

• Non comprare petardi da rivenditori non autorizzati e accertarsi che riportino il marchio CE (che non sta per Chinese Export ma per Comunità Europea).
• Usare i petardi rigorosamente all’aperto.
• Non raccogliere petardi inesplosi, anche a distanza di giorni dalla notte di Capodanno! La polvere esplosiva può deflagrare in qualsiasi momento. Il problema riguarda tutti, ma soprattutto i bambini che li raccolgono per strada o ai giardinetti, il giorno dopo. I genitori dovrebbero prestare particolare attenzione anche fino a 10 giorni da Capodanno.
• Non alterare i botti, accorpandoli o estraendone la polvere esplosiva per farne di più grandi! Anche le miccette apparentemente più innocue possono diventare pericolosissime, se unite.
• Una volta acceso un petardo, bisogna allontanarsi e mettersi al riparo.
• Non puntare petardi contro le persone o, comunque, ad altezza uomo.
• Quando le fontanelle terminano lo spettacolo pirotecnico di solito esplodono, se non lo fanno non cercare di capire il perché e trattare il candelotto residuo come materiale inesploso.
• Attenzione a non indossare indumenti facilmente infiammabili, le scintille potrebbero dar fuoco ai vestiti acrilici.
• Non abbandonare petardi in automobile e non utilizzarli in prossimità di liquidi o sostanze infiammabili.
• Non acquistare bombe carta come la testa di Maradona o altre di provenienza dubbia e con un alto potenziale esplosivo. È tanto divertente far esplodere una bomba, mettendo in pericolo l’incolumità propria e del prossimo?
• Non usare armi! Sembra assurdo ma ci sono ancora persone che si mettono a sparare in aria o, peggio ancora, ad altezza uomo.

COSA FARE IN CASO DI INCIDENTE?

“Se qualcosa va storto e si verifica un incidente – ricorda infine Pajardi – rivolgersi sempre ai centri di riferimento della Società Italiana di Chirurgia della mano, ogni Regione ne ha almeno uno. Sono strutture dove operano specialisti in grado di eseguire interventi microchirurgici di salvataggio, che preservano il più possibile la funzionalità dell’arto leso”. 

Per informazioni: www.multimedica.it

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domenica 29 dicembre 2019

Balance Care Application. La telemedicina per prevenire cadute e perdite di equilibrio nei soggetti anziani



Balance Care Application è un progetto di Ricerca & Sviluppo di telemedicina, premiato all’interno del Bando Creatività 2020 della Regione Lazio, che può realmente essere d’aiuto alle persone anziane, riducendo la possibilità di cadute, e quindi impattando molto favorevolmente sul processo virtuoso di riduzione delle spese sanitarie per singolo cittadino.

Il progetto è sviluppato da Teleskill con il Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università di Roma La Sapienza e ITER lab di Chelidon. Balance Care Application utilizza un sistema di controllo della postura basato su una tecnologia collegata a smartphone o smartwatch della persona da monitorare in grado di creare un feedback uditivo e propiocettivo (vibrazione) preventivo, in caso di immediato rischio di debolezza muscolare, durante la quotidiana locomozione della persona. 

Attraverso l’App del dispositivo indossato dalla persona, il sistema acquisisce in modo continuo i dati inerziali rilevati dagli accelerometri triassiali e dal sistema giroscopico presenti al suo interno. Per l’analisi dei dati si utilizzano tecniche di “machine learning” basate su intelligent signal processing, reti neurali e logica fuzzy, le quali permettono di raggiungere l’obiettivo prefissato attraverso un modello “black-box”.

Ma Balance Care Application è molto più di un’App. Il progetto, infatti, si fonda su una community rivolta ai pazienti oggetto del pilot in cui scambiare e fruire di contenuti formativi e informativi. Un sistema di teleassistenza sincrona e tele-monitoraggio, che utilizzando l’esperienza di Teleskill nella videocomunicazione interattiva sul web, sarà il punto di contatto con le strutture sanitarie dedicate.



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sabato 28 dicembre 2019

L’artificial intelligence nella sanità: quali scenari futuri




Come sarà la sanità del futuro? Ad indagarlo Deloitte con una recente indagine che ha coinvolto aziende, società scientifiche, strutture sanitarie e istituzioni con l’obiettivo di tracciare l’evoluzione tecnologica in ambito sanitario, settore fra i maggiormente impattati in futuro dall’intelligenza artificiale.

Si stima infatti (fonte: Deloitte 2019 Global Healthcare Outlook) che a livello mondiale il giro d’affari relativo all’insieme delle tecnologie applicate alla sanità potrebbe aumentare e raggiungere i 280,25 miliardi di dollari entro il 2021, con un tasso di crescita del 15,9%.

Tre gli ambiti di analisi del sondaggio: consapevolezza del potenziale da cogliere; azioni ritenute prioritarie per sviluppare modelli di adozione sostenibili; barriere da superare per applicazioni su larga scala.

L’AI è il motore per trasformare l’assistenza sanitaria in diversi modi:
  • Automatizzando alcune attività cliniche e amministrative attualmente svolte da medici e operatori.
  • Creando nuove esperienze di fruizione dei servizi per i pazienti.
  • Intervenendo sulla qualità delle cure grazie alla medicina personalizzata, alla possibilità di migliorare la diagnosi e la prognosi rispetto a determinate condizioni cliniche e possibili opzioni terapeutiche di intervento.
  • Supportando le decisioni del personale clinico e liberando tempo prezioso per le attività cliniche a maggior valore aggiunto e il trattamento dei casi più complessi.
  • Sviluppando nuovi modelli di ricerca e favorendo il progresso medico e scientifico.

Dalla survey emerge che la personalizzazione dei trattamenti è la principale potenzialità che gli stakeholder si aspettano dall’intelligenza artificiale: per gli healthcare provider e le aziende life science si tratta di un elemento molto importante, avendo registrato un punteggio medio di 4,7 (su una scala da 1 a 5). Un ulteriore tema, prioritario per gli intervistati, è relativo all’automatizzazione di alcuni compiti, sia in termini di supporto ai medici nello svolgimento delle attività cliniche e nel processo decisionale (ritenuta importante per gli healthcare provider e le società scientifiche), sia nei processi di back office sanitario e amministrativo (ritenuta importante soprattutto per centrali d’acquisto e aziende life science). Infine, per gli attori della supply chain l’AI può avere un ruolo importante per l’incremento delle indagini di real world evidence e per il miglioramento della qualità della ricerca clinica

L’analisi delle risposte degli intervistati individua due aree di intervento: quella di dotarsi delle capacità finanziarie necessarie ad affrontare investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale; l’altra è legata all’assenza di competenze adeguate allo sviluppo e/o all’acquisizione delle capacità professionali, propedeutiche alla realizzazione di un progetto di AI e al successivo utilizzo di quanto prodotto. 

Ma quali sono i principali ostacoli che impediscono una naturale applicazione di tecnologie AI nel mondo della sanità? 

Due le aree: una collegata all’assenza o alla bassa qualità dei dati clinici oggi esistenti (data awareness) legata al ritardo della digitalizzazione del settore, basti pensare alla scarsa diffusione e adozione della cartella clinica elettronica (Cce). 
La seconda è rappresentata dalla possibile resistenza al cambiamento, dovuta alla percezione non positiva degli impatti dell’AI sui processi e sulle modalità organizzative da parte della forza lavoro.

In futuro ci si aspetta che l’AI usata e combinata con altre tecnologie potrà addirittura contribuire a cambiare profondamente la struttura e le dinamiche competitive di un settore caratterizzato da forti barriere all’ingresso per l’estrema specializzazione e per la localizzazione e regolazione di livello nazionale.

A tal proposito la survey ipotizza quattro possibili scenari futuri. Il primo è quello dell’illusione: è caratterizzato da una bassa consapevolezza del dato e bassa accettabilità dei sistemi che sfruttano l’AI da parte della workforce clinica. Il secondo riguarda la selezione: è caratterizzato da bassa consapevolezza dell’importanza della qualità del dato e alta credibilità dei sistemi. Nel terzo scenario prevale la competizione, in cui la consapevolezza legata alla qualità del dato è alta, ma bassa al contrario è la accettabilità dei sistemi da parte del mondo clinico. Infine, la quarta ipotesi è quella dell’alleanza, in cui è elevata sia l’importanza della qualità del dato sia l’accettabilità dei sistemi da parte della forza lavoro clinica.

“Orientare l’ecosistema della salute verso l’innovazione significa gettare le basi per una trasformazione efficace dell’intero settore, dove il valore è generato dal coinvolgimento di tutti gli stakeholder con i loro punti di vista, prospettive e ruoli” commenta Davide Lipodio, innovation Lshc director, Deloitte.

Fonte: Mariella Belloni
Vicecaporedattore - Marketing Journal

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venerdì 27 dicembre 2019

Il cervello estende la percezione del corpo agli strumenti che teniamo in mano

Photo Credits: Caleb Mullins - Unsplash


Per la prima volta è stato dimostrato che uno strumento che stringiamo tra le mani viene trattato dal cervello come estensione del corpo. A dirlo è uno studio pubblicato su Current biology e condotto da un team di ricerca internazionale

Sensazioni tattili, come se fosse una parte del corpo. È quello che percepisce il cervello quando ha in mano uno strumento che viene sollecitato esternamente. A dirlo è lo studio Somatosensory cortex efficiently processes touch located beyond the body pubblicato su Current Biology (DOI https://doi.org/10.1016/j.cub.2019.10.043). 

Sedici persone hanno stretto tra le mani un bastone che veniva sottoposto a impatti esterni, e tutti i partecipanti sono riusciti a localizzare l’impatto con una precisione quasi perfetta, come se il tocco avvenisse sul braccio. Contemporaneamente i ricercatori, usando l'elettroencefalografia (EEG), hanno scoperto che la posizione dell’impatto sullo strumento veniva decodificata attraverso la dinamica neurale della corteccia somatosensoriale primaria e dalle regioni parietali posteriori. Le stesse che si attivano quando il contatto avviene direttamente sul corpo.

Lo studio, condotto da un team di ricerca internazionale cui ha partecipato anche il Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca, ha dimostrato che il nostro cervello applica la percezione tattile del corpo ad un oggetto, come un’estensione del corpo. 

L’esperimento apre nuove strade per la realizzazione di protesi sempre più precise, in grado di adattarsi al corpo. È stato infatti dimostrato che a riconoscere l’esatta posizione degli impatti sul bastone riesce anche una persona priva di sensibilità propriocettiva ad un braccio, confermando così che gli impatti sullo strumento sono codificati solo attraverso la modalità tattile. 

«Questi risultati – commenta Nadia Bolognini, docente di Psicobiologia e psicologia fisiologica di Milano-Bicocca e coautrice dello studio - suggeriscono che sarà possibile, in un futuro non troppo lontano, progettare neuro-protesi sempre meno invasive e performanti generando in esse segnali tattili che forniscono risposte ottimali nel contatto con gli oggetti. Ciò potrebbe essere realizzato sfruttando il meccanismo identificato nel nostro studio, che permetterà al paziente di localizzare stimoli tattili su una protesi in modo naturale e facilitado così l'uso della protesi come se fosse un vero e proprio organo sensoriale esteso».

Fonte: Ufficio Stampa Università di Milano-Bicocca

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martedì 24 dicembre 2019

Respirare la foresta: come varia e come prevedere la concentrazione di olii essenziali


Uno studio sulla concentrazione dei composti bioattivi presenti nell’aria forestale emessi dalle piante e dal suolo, per beneficiarne al meglio, è stato condotto da un team dell’Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe) insieme al Consorzio Lamma e al Club alpino italiano. Lo studio è stato pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health

I composti organici volatili biogenici – gli oli essenziali emessi dalle piante e dal suolo – sono tra i principali elementi che concorrono a rendere l’ambiente forestale benefico per la salute delle persone, come dimostrato da numerosi studi scientifici che hanno esaminato la risposta fisiologica e psicologica a seguito dell'inalazione delle sostanze volatili aromatiche presenti nelle foreste. Non tutti i siti e i percorsi forestali, né tutte le stagioni o momenti della giornata sono però uguali, anzi le concentrazioni di questi composti cambiano nel tempo e nello spazio molto più rapidamente di quanto ritenuto finora. Tali concentrazioni sono tuttavia in gran parte prevedibili, consentendo di scegliere le situazioni migliori per sfruttare gli effetti benefici di tale ambiente.

È quanto emerge da uno studio coordinato da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche – HCT-Agrifood Laboratory dell’Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe) – in collaborazione con il Club alpino italiano (Cai) e con il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile (Consorzio Lamma costituito tra Cnr e Regione Toscana). La ricerca, dal titolo ‘Temporal and spatial variability of volatile organic compounds in the forest atmosphere’, è stata pubblicata dalla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health (IJERPH).


“L’interesse per le conifere e la loro valorizzazione del nostro laboratorio ci ha indirizzati verso lo studio delle proprietà trasferite da queste piante nell’atmosfera, oggetto tra l’altro della Terapia forestale, pratica che, sotto assistenza psicologica e medica, in paesi come Giappone e Corea è sostenuta dai servizi sanitari con risultati in termini psico-fisiologici riportati da una crescente produzione scientifica. Il nostro studio potrebbe quindi rendere più efficaci queste pratiche emergenti”, dichiara Federica Zabini di Cnr-Ibe, ideatrice della ricerca.


“Finora, infatti, nessuno ha pensato a ottimizzare questa pratica in funzione delle proprietà dell’atmosfera forestale. Un anno fa abbiamo cominciato a testare le proprietà bioattive degli aghi di abete bianco, ottenendo mediante cavitazione idrodinamica un estratto con proprietà antiossidanti significative”. “Armati di zaino, scarponi e di un ‘naso elettronico’, da agosto a ottobre di quest’anno abbiamo percorso strade forestali e sentieri del Cai sull’Appennino Tosco-Emiliano, in particolare tra la Foresta del Teso in provincia di Pistoia e l’Abetina Reale in provincia di Reggio Emilia. Abbiamo così scoperto che la concentrazione dei composti organici volatili emessi da piante e suolo cambiava radicalmente nel giro di meno di un’ora e di poche centinaia di metri”, prosegue Francesco Meneguzzo, ricercatore di Cnr-Ibe e membro del Comitato scientifico toscano ‘Fiorenzo Gei’ del Club alpino italiano, per il quale sta conducendo il progetto Riforest.


“Secondo le evidenze emerse incrociando i dati biochimici raccolti in foresta con i dati meteorologici, emerge che gli orari migliori per cogliere gli effetti benefici della foresta sono il primo mattino e le ore dopo mezzogiorno, in giornate soleggiate e con vento debole. E che in montagna le foreste di conifere sono più efficienti di quelle costituite da solo faggio”. “Occorreranno altri studi prima di poter costruire un modello generale per la selezione ottimale di siti, percorsi, stagioni e orari, dettagliando la composizione dei composti bioattivi presenti nell’aria forestale e correlandoli ai rispettivi effetti già verificati sulla salute delle persone. Il nostro studio offre però una metodologia innovativa e ampiamente applicabile, oltre che i primi risultati”, conclude Lorenzo Albanese, sempre dello stesso Istituto.


Un recente studio pubblicato su Nature valuta in almeno l’8% del Pil mondiale il valore economico delle aree protette, considerando soltanto gli effetti sulla salute mentale dei visitatori.


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lunedì 23 dicembre 2019

Riscoprire il desiderio e l'orgasmo attraverso gli occhi della psicoterapia


Il termine orgasmo deriva dal greco ὀργασμός (orgasmòs) e significa “essere in preda all’ardore, al desiderio”.

Ma cos’è il desiderio? 

Il desiderio è quella forza che mi attraversa, che mi supera, forza ingovernabile che irradia il mio corpo e la mia psiche dal basso, sin dagli antri viscerali della mia interiorità, per culminare all’apice del mio esserci. Una sorta di estasi che esula dall’Io, mi anima, mi rapisce, mi confonde e mi porta via, via dalla gabbia di convinzioni e autodefinizioni che ho costruito, via dalla ragione e dal controllo, via dai confini che ho posto sulle distese dell’anima.

Massimo Recalcati afferma che la forza del desiderio scompagina e destabilizza l’identità, la possiede, la anima, la percuote, dunque io non sono più padrone del desiderio, mera illusione di cui ci nutriamo quotidianamente e che col tempo ci conduce alla foce di un’insoddisfazione frustrante che coincide con il non sapere più cosa desiderare, bensì è il desiderio che fa da padrone, esso desidera al di là del desiderio stesso, proviene da un altrove che io non conosco. Attraverso il desiderio entro in una dimensione nuova e divina, faccio accesso al tempio del dio Eros, di “quell’orgasmo esteso all’infinito” direbbe Raffaele Morelli, dove gli opposti coesistono. Nell’atto erotico infatti sperimento la vita, mentre il piacere sale e col suo calore si diffonde nel mio corpo, e la morte, quando sul finire dell’esperienza di godimento per un attimo la coscienza si perde, presenza ed assenza mi attraversano, attrazione ed angoscia, liberazione e trasgressione, potenza e vulnerabilità, immaginazione e realtà, luce e ombra fanno di me un discepolo del dio che vive in me, quando faccio l’amore sono a un passo dal “Signore del mondo”, Eros, Amore.

L’orgasmo è il linguaggio del mio corpo che con la sua prorompente presenza mi sta comunicando che ho spalancato le porte all’amore, e per amore non s’intende l’attaccamento a qualcuno, come la mente mi fa credere, l’amore si esprime nell’atto erotico, l’orgasmo stesso è amore, è l’esperienza pura dell’amore, la sua stessa essenza, scevra di condizionamento e congetture.

Non tutti fanno esperienza dell’orgasmo, spesso mi capita di accompagnare pazienti di questo tipo, soprattutto donne, anorgasmiche. La scelta di non incontrare l’eros, il rifiuto di godere, è spesso inconscio, avvolto dalla maschera di un controllo e di una razionalità che la persona esercita su se stessa e sulla vita. La libido viene di conseguenza inibita da tabù, da eventuali traumi, da paure fantasmatiche, ma un approccio terapeutico che lavori solo su queste o altre cause non è sufficiente. È fondamentale un lavoro simbolico, profondo, attraverso il quale il paziente anorgasmico possa farsi soggetto del suo desiderio, possa incontrare i suoi inferi interiori e riappropriarsi della presenza divina che lo abita. Le immagini interiori conducono il paziente lungo il sentiero dell’individuazione, costellato da infinite trasformazioni, dall’arrendevolezza dell’Io dinanzi al piacere unico dell’orgasmo. Attraverso l’orgasmo incontro l’amore, che mi rende infinito, in un attimo in cui il tempo si annulla, per fare spazio all’eterno, al sacro e al senza tempo, che altro non sono che le dimensioni dell’anima.


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sabato 21 dicembre 2019

Nasce l’Osservatorio Nazionale Permanente delle Donne per lo Sport, il Benessere e la Salute



Alla presenza della Ministra per le pari opportunità e la famiglia, On. Elena Bonetti, è stato presentato il 19 dicembre a Palazzo Madama l’Osservatorio Nazionale permanente delle Donne per lo sport, il benessere e la salute nelle città. Promosso dall’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città”, su iniziativa della Presidente Sen. Daniela Sbrollini, si propone come patto per la promozione della salute bene comune nei contesti urbani

L’obiettivo del Patto è stimolare, attraverso l’azione coordinata delle Donne, lo sviluppo di una consapevolezza che punti alla promozione del concetto di “Salute Bene Comune”, per dare vita a comunità di cittadini più coese, consapevoli di contribuire a costruire e a sostenere, giorno dopo giorno, un tessuto economico-sociale moderno, inclusivo e sostenibile, al servizio del bene comune.

Il Patto è stato sottoscritto innanzitutto dalla Ministra per le pari opportunità e la famiglia, On. Elena Bonetti, che, intervenendo alla conferenza stampa, ha dichiarato: “La nascita in seno all’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città” di un Osservatorio permanente delle donne sui temi dello sport e della salute come bene comune è un’iniziativa lodevole, che certamente saprà dare un contributo importante di studio e di confronto al servizio dei cittadini. Iniziative come questa, anche nella politica, costruiscono comunità e permettono alle Istituzioni di interpretare la vita del Paese, per ascoltarne i bisogni e tradurli in azioni politiche efficaci. Volentieri oggi mi unisco alla promozione di questo Patto, augurando la miglior riuscita delle iniziative che da esso nasceranno”.

A seguire gli altri firmatari: On. Giusy Versace, atleta paralimpica; On. Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo e Vicepresidente vicario ANCI; Professor Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Veronica Nicotra, Segretario Generale ANCI; Tiziana Frittelli, Presidente Federsanità e Direttore Generale Policlinico Tor Vergata; Professoressa Simona Frontoni, Università di Roma Tor Vergata; Luisa Rizzitelli, Presidente ASSIST; Ketty Vaccaro, Direttore Welfare Fondazione CENSIS.

L’esigenza di promuovere la salute e il benessere nelle città nasce dai dati relativi all’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, un fenomeno strettamente legato alla crescita della popolazione urbana che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano. Nel 2010, per la prima volta nella storia, infatti, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana si sarebbe attestata intorno al 70 per cento.

“Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasformato il contesto ambientale e sociale in cui viviamo.”, afferma il Professor Lenzi. “Le città, da luoghi di maggiore protezione e benessere, diventano patogene, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione: le donne a questo rischio sono più esposte per le numerose condizioni fisiologiche su cui può incidere, quali ciclo mestruale, gravidanza, allattamenti, menopausa. La predisposizione a disturbi del comportamento alimentare, diabete, obesità e malattie croniche degenerative non trasmissibili sono un fardello cui, in misura crescente, il genere femminile paga un pesante contributo. Sono informazione, educazione e prevenzione gli strumenti efficaci insieme alla ricerca di settore, partendo dagli interferenti endocrini fino alla epigenetica."

Di qui l’iniziativa e la volontà d’identificare strategie di azione per rendere ancora più consapevoli cittadini e comunità dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani, immaginando un nuovo modello di welfare urbano. “Le donne sembrano consapevoli di questi rischi che il vivere nelle città comporta. Indagini demoscopiche raccontano, infatti, di un impegno crescente tra le donne per la conquista di salute e benessere. Emerge che le donne vorrebbero avere più tempo libero per un’attività fisica cui attribuiscono anche importanti elementi di aggregazione e socializzazione correlati. Questo aspetto comprensibilmente sembra essere ancora più rilevante con l’avanzare dell’età.”, spiega la Sen. Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo e promotrice dell’iniziativa. “La pratica sportiva delle donne è dunque correlata con una riorganizzazione dei tempi di lavoro, una reinterpretazione dei ruoli nella famiglia, una maggiore disponibilità di spazi accessibili e sicuri all’interno dei quartieri. Passa anche per una rivalutazione del proprio ruolo come persona che riconsidera molti obiettivi da raggiungere correlati con il benessere fisico e mentale.”

L’Italia oggi può essere in prima linea nello studio di queste dinamiche correlate alla salute derivanti dell’urbanizzazione se Governo, Sindaci, Università, Aziende Sanitarie ed Esperti sapranno interagire attraverso approcci e metodi multidisciplinari, multisettoriali, multiattoriali, declinati secondo una forte collaborazione e una dinamica di scambio fra i livelli istituzionali coinvolti.

Infine, Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo, ha concluso: “Sono convinto che il punto di vista privilegiato con cui nasce questo Osservatorio sia fondamentale per lo sviluppo delle attività dell’Intergruppo: è innegabile che la donna svolge già, consapevolmente, nei propri ruoli all’interno della società, un imprescindibile ruolo di collegamento e di accrescimento di una cultura aperta, sostenibile, attenta alle esigenze, talvolta anche inespresse, di chi la circonda. L’Osservatorio potrà contribuire proprio a far emergere e mettere in relazione tutte le azioni positive in ottica di promozione della salute come bene comune e del benessere delle nostre comunità.”
(foto:www.quotidianosanita.it)

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venerdì 20 dicembre 2019

Telethon: in 3mila piazze i cuori di cioccolato per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare



Iris nasce con una malattia che costringe a una vita in carrozzina. Oggi, grazie al lavoro di tanti scienziati, il suo futuro può essere diverso


Anche Sabato 21 e domenica 22 dicembre in più di 3.000 piazze in Italia sarà possibile ricevere il Cuore di cioccolato di Fondazione Telethon per supportare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare


Cerca la  piazza più vicina a te 

Il Cuore di cioccolato, disponibile nella versione fondente, al latte, e al latte con granella di biscotto e prodotto da Caffarel in esclusiva per Telethon, è un omaggio distribuito in tutte le province d’Italia dai volontari di Fondazione Telethon e UILDM, e di Avis, Anffas, Azione Cattolica e UNPLI, come ringraziamento per una donazione minima di 12 euro. Quest’anno inoltre sarà possibile richiedere anche la confezione regalo da nove cuoricini di cioccolato fondente, distribuita nelle piazze con una donazione di 5 euro.
Gli hashtag della campagna saranno #presente, per far sentire la propria vicinanza anche sui social network ai pazienti e alle loro famiglie, e #contuttoilcuore, come le donazioni con cui gli italiani ogni anno dimostrano il loro grande impegno solidale.

Sul sito www.telethon.it sarà presente l’elenco dei punti di raccolta dove sarà possibile richiedere il prodotto. Per coloro che non potranno recarsi nelle piazze ma vogliono comunque sostenere la ricerca, è possibile richiedere il Cuore di cioccolato direttamente sul sito internet di Fondazione Telethon, nella sezione shop.telethon.it.
È possibile inoltre partecipare in prima persona alla campagna come volontario nelle piazze italiane e aiutare a distribuire i Cuori di cioccolato, telefonando al numero 06.44015758 oppure scrivendo una mail all’indirizzo volontari@telethon.it.

I Cuori di cioccolato sono prodotti in esclusiva per Fondazione Telethon dall’azienda torinese Caffarel che vanta una storia pluricentenaria nell’arte cioccolatiera, producendo cioccolato d’eccellenza con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla selezione delle materie prime (senza glutine).
Ogni confezione sarà arricchita all’interno con una cartolina in cui si ringrazia con tutto il cuore e si fa riferimento ai 30 anni di attività di Fondazione Telethon. Inoltre, è presente un invito a compilare il form sul sito www.telethon.it/cuore per ricevere in omaggio un planner esclusivo da personalizzare per i propri momenti importanti.

La Maratona RAI

Con la maratona 2019 inizia la grande festa per i 30 anni di Fondazione Telethon, che dal 1990 lavora per dare risposte ai pazienti e ai loro familiari. Grazie a chi ha donato la sua fiducia, sono stati raggiunti risultati straordinari che stanno migliorando la vita e curando bambini di tutto il mondo con la terapia genica. Ma ancora tanti altri risultati arriveranno se tutti i sostenitori di Fondazione Telethon continueranno a far sentire la loro presenza con donazioni e azioni concrete per aiutare i ricercatori a sviluppare nuove cure per un numero sempre più alto di malattie genetiche.
La maratona Telethon proseguirà sulle tre reti Rai con un’ideale staffetta dei più importanti conduttori, fino a concludersi sabato 21 dicembre, con un’edizione serale speciale de “I soliti ignoti”. 
L’edizione 2018 della storica maratona sulle reti Rai ha permesso di raccogliere 31 milioni e 455.757 euro, che sono stati destinati a sostenere e finanziare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare.

Il numero solidale: 45510

Dal 1° al 31 dicembre 2019 sarà attivo il numero solidale 45510.
Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, iliad, Coop Voce e Tiscali.
Sarà possibile donare anche chiamando da telefono fisso TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali (5 e 10 euro); TWT, Convergenze, PosteMobile e Clouditalia (5 euro).
                                                                                                                  
Donazione con carta di credito NEXI

Dal 1° al 31 dicembre sarà attivo il Numero verde NEXI 800 11 33 77 per le donazioni con Carta di Credito.

I partner rispondono #presente

Anche quest’anno le aziende partner sono al fianco di Fondazione Telethon nel sostegno alla migliore ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare, con BNL Gruppo BNP Paribas, presente ogni giorno da oltre 28 anni insieme alle Società del Gruppo.
Anche AEFI Associazione Esposizioni e Fiere ItalianeAZBofrostCNH IndustrialDHLEsselungaFerrarelleFindomesticFIT Federazione Italiana TabaccaiFPT IndustrialItaloIvecoLottomatica Italia Servizi attraverso la sua controllata LISIP Istituto di Pagamento, MarionnaudMercato CentraleOral-BSEA aeroporti di MilanoSofidel e Telesia rispondono #presente e scendono in campo con diverse iniziative di raccolta fondi a favore della Fondazione, per dare il proprio contributo alla ricerca.


“Comuni del Cuore”, anche le Pubbliche Amministrazioni potranno sostenere Fondazione Telethon

Le Pubbliche Amministrazioni italiane sono sempre state al fianco di Fondazione Telethon per sostenere la migliore ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. In questi giorni è partito il reclutamento dei Comuni del Cuore, un progetto che mira a coinvolgere le amministrazioni pubbliche nello sviluppo di alcune iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi per entrare a far parte dell’albo dei Comuni del Cuore
Ogni Comune potrà sostenere la Fondazione principalmente in quattro modi: organizzando un banchetto di raccolta fondi per la distribuzione dei Cuori di cioccolato il 15, 16 e\o 22 dicembre nelle piazze; organizzando un evento\banchetto di raccolta fondi in un altro momento dell’anno; distribuendo i prodotti solidali all’interno del Comune o utilizzandoli come regalo per i dipendenti; con una donazione tramite delibera della giunta comunale.
I comuni riceveranno quindi il logo “I Comuni del Cuore” da pubblicare sul proprio sito per testimoniare la vicinanza al mondo della ricerca Telethon e l’iscrizione all’albo “I Comuni del Cuore” con lo stemma del proprio Comune e il link diretto al sito web di riferimento, consultabile all’indirizzo www.telethon.it/partecipa/comuni-del-cuore/lalbo-dei-comuni/.
Per inviare il modulo di adesione o per richiedere ulteriori informazioni è possibile inviare una email a entipubblici@telethon.it o segreteriaorg.telethon@legalmail.it oppure telefonare al numero 06 44015783.

Come continuare a sostenere Fondazione Telethon

È possibile sostenere Fondazione Telethon tutto l’anno attraverso il sito web con una donazione (https://www.telethon.it/sostienici/dona-ora/) o scegliendo un prodotto solidale (shop.telethon.it/), oppure sottoscrivendo il programma di donazione regolare Io adotto il Futuro (www.ioadottoilfuturo.it/).
  

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giovedì 19 dicembre 2019

IN VIAGGIO VERSO LA VITA: LA SECONDA EDIZIONE DEL CONGRESSO DELL’OSPEDALE BETANIA


La nascita pretermine e come prevenirla, counseling e Follow-up del neonato prematuro, i temi di quest’anno

Si terrà a Napoli, 28 e 29 gennaio 2020, presso il Centro Congressi dell’Università degli Studi Federico II, in via Partenope 36, la seconda edizione di In Viaggio verso la vita, Ginecologi e Neonatologi a confronto. Il Congresso, organizzato dall’Ospedale Evangelico Betania di Napoli, è destinato a medici, ostetrici e infermieri e toccherà tutti gli aspetti relativi al tema della Prematurità.

Dalla prevenzione del parto pretermine, con alcuni casi di rischio, fino al counseling prenatale, anche dal punto di vista del “genitore-psicoterapeuta”; dai presidi terapeutici all’assistenza neonatologica ed ostetrica, che coinvolge anche le associazioni di genitori. Tanti esperti interverranno nelle due giornate, approfondendo alcuni tra gli argomenti più significativi e maggiormente dibattuti a livello internazionale.

Ad aprire il fitto programma, il Prof. Fabio Mosca, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), che terrà una lettura magistrale sul difficile e purtroppo attuale problema della Denatalità in Italia.


Il Congresso è patrocinato dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), dalla Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), dalla Società Campano Calabro Apulo Lucana di Ostetricia e Ginecologia (SCCAL), dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), dall’Associazione Ginecologi Territoriali (AGITE) e dalla Società Italiana di Ecografia Ostetrico Ginecologica (SIEOG).


Fonte: 
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Ufficio Stampa Ospedale Evangelico Betania 
BRANDMAKER
www.ospedalebetania.org

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mercoledì 18 dicembre 2019

Acqua potabile venduta come medicina


Normale acqua potabile venduta come acqua terapeutica e acquistabile on line per quasi 2 euro a bottiglia. La denuncia è partita da Milano, dove un anziano ha raccontato l'inganno.

Deve rispondere di frode in commercio un 54enne di origine leccese residente in Svizzera, indagato dalla procura di Milano in qualità di legale rappresentante di Setthim SA, società con sede a Bioggio.

La vicenda nasce a seguito della denuncia sporta da un uomo di 82 anni. L’anziano, lo scorso 27 marzo, si è infatti presentato presso gli uffici dell’Agenzia di tutela della salute della Città metropolitana di Milano e ha raccontato di aver comperato delle confezioni di “Acquauro”, questo il nome del prodotto messo in commercio, su suggerimento del suo urologo di fiducia. Quest'ultimo avrebbe espressamente indicato in quell'acqua una valida cura e misura preventiva contro distrubi renali e urologici.

L’anziano ha lamentato il costo delle bottiglie, ordinabili soltanto al numero verde con una richiesta di un minimo di 4 confezioni da sei bottiglie, per un totale di 42 euro. Il sapore però, sempre a detta dell’anziano, era simile a quella del rubinetto di casa.

Al di là del sapore l'acqua “Acquauro” sarebbe stata messa in commercio come prodotto poco mineralizzato e povero di sodio e in grado di stimolare la diuresi, utile per prevenire la formazione di calcoli. Sul depliant, anche precisi consigli sul dosaggio: “bere almeno due bicchieri al giorno per risolvere il tuo problema: coliche renali e/o infezioni allevie urinarie".

La giudice per le indagini preliminari (gip) Anna Calabi, su richiesta del pubblico ministero (pm) Mauro Clerici, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha disposto il sequestro preventivo dei lotti di AquaUro e AquaEndo.

In realtà «le acque incriminate sarebbero realizzate con le acque in esubero dello stabilimento Fonti di Vinadio spa, prive di effettive indicazioni terapeutiche, venivano però accompagnate con depliant pubblicitari, distribuiti tramite alcuni medici urologi ed endocrinologi, in cui venivano esaltate sedicenti proprietà curative». Acque indicate per specifiche patologie e messe in vendita on line con indicazione di «acque terapeutiche».

Resta inoltre da comprendere come questi medici siano caduti nella "trappola".

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lunedì 16 dicembre 2019

Bellezza al gusto miele



La dott.ssa Alessandra Vasselli di AIDECO spiega i benefici dell’apicosmesi per la cura della pelle


Arriva il Natale e la consueta corsa ai regali, meglio qualche cibo particolare oppure un prodotto beauty? Lo sapevate che molti alimenti vengono usati per realizzare dei cosmetici ad hoc. La dottoressa Alessandra Vasselli, cosmetologa AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia), spiega tutti i benefici dei cosmetici realizzati con il miele e altri derivati dall’ape.

I prodotti dell’alveare sono stati tra i primi rimedi naturali utilizzati nella storia dell’uomo, sin dalle epoche più remote Nell’ambito della cosmetologia, i derivati dell’apicoltura variano grandemente per quantità e qualità di utilizzazo: da quelli destinati all’uso di preparazioni casalinghe (le cosiddette “ricette della nonna”), al campo di applicazione della chimica cosmetologica e farmacologica ove vengono impiegati come ingredienti di base di molti prodotti di consumo

 afferma la dottoressa.


L’APICOSMESI

Utilizza le medesime sostanze dell’Apiterapia (miele, polline, propoli, pappa reale, cera, veleno). Il miele è emolliente, idratante, seboregolatore; la propoli svolge un'azione dermopurificante; il polline un’azione restituiva mentre la cera d’api svolge un’azione protettiva ed emolliente. Attualmente viene utilizzato anche il veleno delle api soprattutto per la sua azione definita “botox-like” e “liftante”.


MIELE

Il miele viene da sempre aggiunto ai cosmetici soprattutto per ritardare o combattere gli effetti dell’invecchiamento cutaneo e per il trattamento quotidiano della pelle del viso, delle mani e del corpo.

La presenza di modeste quantità di vitamine, proteine, lipidi e l’alta concentrazione di zuccheri idrosolubili, rendono ragione delle sue proprietà emollienti, idratanti, umettanti, lenitive, anti-irritanti e riepitelizzanti – spiega Alessandra Vasselli e prosegue – È inoltre utile contro la disidratazione, poiché aiuta a mantenere il corretto tasso di umidità epidermica, creando condizioni ottimali di morbidezza, flessibilità ed elasticità dei tessuti. Grazie alle sue funzioni è frequentemente impiegato nelle formulazioni di prodotti cosmetici ad azione antiaging ed è importante il suo utilizzo anche in cosmetici per il buon mantenimento della pelle (creme, latti, gel, bagnoschiuma, saponi). 


POLLINE E VELENO D’API

Il polline ristabilisce l’idratazione cutanea, svolge un’azione antiaging ed antirughe, specialmente in caso di pelle precocemente invecchiata. Il polline viene usato principalmente in emulsioni, saponi, syndets, paste.

Il veleno delle api viene impiegato in cosmetica come ingrediente ad azione “botoxlike” e “liftante”. Sembra infatti stimolare la produzione di collagene ed elastina, oltre che rilassare la muscolatura presente nel derma. Inoltre possiede proprietà astringenti

afferma la cosmetologa.

Questi ingredienti ancora oggi sono tra i più validi alleati per una cosmesi efficace e naturale al tempo stesso.

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sabato 14 dicembre 2019

SANITÀ DIGITALE: MENO ERRORI CLINICI CON L’APP ABBINATA ALLA CARTELLA OSPEDALIERA ELETTRONICA





Uno studio clinico randomizzato dell’Università Statale di Milano dimostra l’efficacia dei sistemi di supporto decisionale computerizzati nel ridurre gli errori prescrittivi dei medici,  potenziale causa di rischio clinico per i pazienti ospedalizzati. Gli algoritmi necessitano ancora di migliorare la precisione, ma la via è aperta.


Pubblicato su JAMA Network Open, lo studio ha rivelato il potenziale dei sistemi di supporto decisionale computerizzati (SSDC) nella riduzione di errori di diagnostica e di prescrizione. Il lavoro di ricerca coordinato dall’Università Statale di Milano è uno dei più grandi studi clinici randomizzati a livello internazionale, ed è stato finanziato dal Ministero della Salute e dalla Regione Lombardia.  


I ricercatori si sono posti un duplice interrogativo: è possibile incoraggiare i medici a riconsiderare le loro prescrizioni e decisioni, potenzialmente dannose, tramite un software che li orienti con alert e messaggi-guida? È possibile implementare con successo un SSDC sviluppato in un altro contesto, in un paese e in un ambiente di cura differente, cioè nello specifico un ospedale dell’hinterland di Milano? Lo studio, condotto all’Ospedale di Vimercate, sotto la supervisione del Prof. Lorenzo Moja, dell'Università degli Studi di Milano, mostra una risposta affermativa ad entrambi i quesiti. 



I medici che hanno utilizzato il SSDC hanno riportato un tasso significativamente più basso di errori di prescrizione e di diagnosi rispetto al gruppo di controllo, che non aveva accesso al supporto decisionale. Non tutti i potenziali errori che sono stati corretti hanno avuto esiti diretti sui pazienti, ma - come numerosi studi suggeriscono - le conseguenze di piccoli errori possono causare pesanti conseguenze per i pazienti, (incluso il decesso) e generare danni materiali e non, a carico della struttura ospedaliera. Commenta così Lorenzo Moja: “Alcuni di questi errori possono seriamente nuocere ai pazienti e, di conseguenza, anche ai medici che hanno in carico i pazienti e alla struttura ospedaliera, ma non siamo ancora in grado di distinguere tra i messaggi rilevanti, capaci di prevenire conseguenze gravi o drammatiche, ed alert meno importanti. Per questo motivo gli SSDC sono strumenti dotati di grande potenziale, ma non ancora efficienti nel discriminare le informazioni ricevute. Avere troppe informazioni, in questo caso, equivale ad averne troppo poche.".



I ricercatori hanno utilizzato il sistema EBMEDS (Evidence Based Medicine Decision Support), sviluppato dalla Associazione dei Medici Finlandesi ed integrato da MEDILOGY alla cartella clinica elettronica ospedaliera locale. EBMEDS, testato per la prima volta nel 2003 negli ospedali finlandesi e evolutosi tanto da diventare uno strumento internazionale, è stato progettato per aiutare a tenere traccia delle decisioni mediche, come, ad esempio, prescrizioni di farmaci e test diagnostici. Questa tecnologia è attualmente impiegata in diversi ospedali, allo scopo di ridurre la variabilità delle cure, aumentare la sicurezza per i pazienti e migliorare l'efficacia clinica.



"In questa era digitale dobbiamo pensare a come supportare i medici nel loro lavoro", ha riferito il Dott. Hernan Polo Friz, responsabile del progetto presso l'Ospedale di Vimercate, il quale ha supervisionato l'assistenza dei pazienti di medicina interna ammessi allo studio. “Nell'ultimo decennio il carico di lavoro clinico è molto aumentato e, quando i medici sono stanchi, possono sbagliare più frequentemente. Le cartelle cliniche elettroniche hanno spianato la strada ad un nuovo approccio alla pratica clinica: i dati dei pazienti non raccontano solo lo stato di salute dei singoli individui; diventano un innesco di suggerimenti che agevolano le diagnosi dei medici e le decisioni in merito al trattamento."



Se i sistemi di supporto informatico alle decisioni sono in grado di migliorare la qualità delle cure e ridurre potenzialmente errori diagnostici e terapeutici, perché non vengono utilizzati in tutti gli ospedali? "Esistono due principali ostacoli", ha aggiunto il Dott. Giovanni Delgrossi, responsabile della divisone di Tecnologia dell’Informazione e Comunicazione presso l'ospedale di Vimercate. “In primo luogo, sono ancora pochi i medici a proprio agio con gli algoritmi che nelle cartelle cliniche elettroniche guidano le opzioni terapeutiche per i pazienti. In secondo luogo, le cartelle cliniche in formato digitale sono ancora abbozzi piuttosto caotici di informazioni, che spesso complicano, anziché agevolare, l'integrazione dei dati ospedalieri e dei sistemi di supporto alle decisioni. Questo studio fa vedere quello che forse sarà il futuro in molte strutture".



Gli sforzi tesi a far avanzare la ricerca ridurranno le incertezze che abbiamo sulle domande chiave: qual è il modo migliore per integrare i sistemi di supporto alle decisioni informatiche nella pratica dell'assistenza sanitaria? Questi strumenti miglioreranno effettivamente l'assistenza ai pazienti? Valgono i costi? Degli oltre 6.400 partecipanti coinvolti in questo studio, il software ha portato ad un cambiamento nella terapia in circa 4 pazienti su 100, un miglioramento statisticamente significativo, secondo alcuni modesto, per altri considerevole. “Certo, avremmo preferito avere il doppio o il triplo dell’efficacia. Ma poiché questo intervento si basa su semplici promemoria, non è probabilmente realistico attendersi grandi numeri" - spiega il Prof. Moja - “I nostri medici sono meglio degli algoritmi. Non di meno abbiamo scoperto che, a fine giornata, alcuni algoritmi avevano aiutato a prenderci cura dei nostri pazienti in modo migliore rispetto al giorno prima." Lo studio, conclude il Prof. Moja, servirà anche da modello per i futuri studi clinici randomizzati: "Altri ricercatori avvieranno nuovi casi di studio, utili a migliorare la precisione degli algoritmi per aiutare i medici a rispondere a quesiti clinicamente rilevanti".       


Settore Comunicazione Istituzionale e Digitale 


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venerdì 13 dicembre 2019

ARTROSI VERTEBRALE: SINTOMI, CAUSE E CURE




L’artrosi è una malattia che provoca l’usura e la scomparsa (nei casi più gravi) delle cartilagini articolari. Questa usura provoca dolori articolari molto forti e andando avanti con il tempo impedisce il regolare movimento del corpo.
L’artrosi colpisce tutte le articolazioni ma in particolar modo quelle più utilizzate e più soggette a sforzi e pesi: ginocchia, schiena, spalle e anca. 
L’artrosi colpisce generalmente gli uomini dopo i 40 anni e le donne dopo i 55 anni. Essendo una malattia degenerativa, con il passare del tempo si trasforma in ipertrofia ossea e osteofitosi. In questo articolo andremo ad analizzare meglio i sintomi, le cause e le cure per l’artrosi vertebrale.

Che cos’è l’artrosi vertebrale?

L’artrosi vertebrale o lombare è una malattia degenerativa che colpisce le articolazioni della colonna vertebrale. Il processo degenerativo ha inizio dalle cartilagini articolari fino ad estendersi a tutta l’articolazione. 
Esistono due tipi di artrosi vertebrale: quella intersomatica (anteriore) e quella interapofisaria (posteriore). Per poter dare una risposta ai dolori che avverti, leggi i sintomi dell'artrosi intersomatica lombare e in questo modo capirai qual’è il percorso curativo che dovrai intraprendere.
Le articolazioni sono quelle strutture che collegano fra di loro le ossa e che sono soggette a tutti i movimenti giornalieri e al peso del corpo. Le estremità delle ossa sono rivestite da un tessuto sottile ed elastico, la cartilagine. Con il passare degli anni e dell’utilizzo, la cartilagine si usura ed oltre a provocare dolore, limita i movimenti.


I sintomi dell’artrosi vertebrale


Come dicevamo all’inizio dell’articolo, l’artrosi è una malattia progressiva, cioè peggiore andando avanti con il tempo. Se i sintomi non vengono curati in maniera adeguata, si rischia che la cartilagine si usuri del tutto e che si arrivi allo sfregamento diretto delle ossa. 
I principali sintomi che si manifestano sono:
  • Rigidità della schiena: generalmente si presenta al mattino dopo molte ore di immobilità oppure la sera dopo una giornata intera di movimenti e pesi;
  • Dolore pungente e caldo, il classico mal di schiena;
  • Difficoltà nel compiere i movimenti più basilari.
Soprattutto nella fase iniziale dell’artrosi i momenti di dolori si alternano a momenti in cui il dolore è totalmente assente. Nonostante ciò non bisogna sottovalutare i sintomi iniziali che spesso sono il campanello d’allarme per una possibile usura della cartilagine.
Insieme al dolore si possono avvertire dei rumori, detti anche scrosci articolari, accompagnati da piccole scosse o perdita della forza muscolare.

Principali cause dell’artrosi


Le cause dell’artrosi possono essere molto diverse fra loro e non spesso si associano all’invecchiamento. Vediamo nel dettaglio quali sono le cause principali die questa malattia.
  • Età e sesso: una delle cause principali è il naturale processo di invecchiamento che sottoponendo negli anni, le articolazioni a molti movimenti, sforzi e pesi si arriva all’usura della cartilagine. Nelle donne, soprattutto dopo la menopausa, entra in causa anche il fattore ormonale.
  • Genetica: come anticipato, l’artrosi non è solo collegata all’invecchiamento, ma occupa un ruolo importante è rilevante anche la predisposizione genetica. In seguito ai risultati di diversi studi scientifici, si è arrivati alla conclusione che i soggetti che manifestano i sintomi di un’artrosi lombare, hanno familiari con la stessa malattia.
  • Stile di vita: una causa molto rilevante riguarda lo stile di vita che si fa. Entrano in gioco svariati fattori, il peso, la sedentarietà, posture errate e carichi alzati in maniera sbagliata. Tutte queste condizioni provocano un utilizzo errato della colonna vertebrale e delle articolazioni e di conseguenza ne provoca l’usura. Non solo la sedentarietà, anche chi svolge un’attività che implica lo stare molte ore in piedi può provocare dolori lombari. 

Cure e trattamenti per l’artrosi


L’artrosi non può essere curata però può essere tenuta sotto controllo. Essendo una patologia degenerativa, bisogna attuare trattamento che possa allievare i dolori e rallentare il processo di usura della cartilagine.
Una delle terapie più attuate è quella farmacologica tramite la somministrazione di antinfiammatori, che limitano il dolore e consente un movimento più regolare. Non bisogna abusare di questi farmaci, perché a lungo andare provocano effetti collaterali molto gravi.
Nei casi più gravi, soprattutto quanto lo strato di cartilagine è molto sottile, si ricorre ad infiltrazioni di acido ialuronico, invece, l’utilizzo di corticosteroidi è indicato in casi acuti di infiammazione. 

Durante le fasi acute di dolore e di somministrazione di questi farmaci è necessario affiancare momenti di riposo ed evitare movimenti bruschi.  Tra una crisi di dolore e l’altra ci si può sottoporre a massaggi ed esercizi fisici riabilitativi. 







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giovedì 12 dicembre 2019

NEUROSVILUPPO DEL BAMBINO ALL'UNIVERSITÀ DI TORINO




Alle Giornate del Dipartimento di Neuroscienze UniTo si parla di cannabis in gravidanza e di terapia dell’Atrofia Muscolare Spinale


Le disfunzioni cognitive e motorie in età pediatrica sono uno dei temi che verranno affrontati venerdì 13 e sabato 14 dicembre 2019, dalle ore 9.00, durante le Giornate del Dipartimento di Neuroscienze "Rita Levi Montalcini" dell’Università di Torino, presso l’Istituto di Anatomia Umana di Torino (Corso Massimo d’Azeglio 52). A discuterne, insieme a clinici e ricercatori di base afferenti al Dipartimento, sono stati invitati due ospiti illustri.Miriam Melis, Farmacologa presso l’Università di Cagliari, descriverà (venerdì 13 alle 11:00) i suoi ultimi studi sugli effetti nocivi sullo sviluppo del feto dell’uso della cannabis in gravidanza. La Prof.ssa Melis ha infatti dimostrato come l’assunzione di questa sostanza da parte della madre sia in grado di influenzare drammaticamente lo sviluppo del sistema nervoso del bambino, modificando profondamente le aree cerebrali coinvolte nelle attività cognitive e predisponendolo nel futuro a forme di psicosi.Il Prof. Giacomo Comi, Neurologo presso l’Università di Milano Statale, illustrerà sabato 14 (alle 10:00) i recenti progressi che hanno rivoluzionato la terapia e la prognosi dell’Atrofia Muscolare Spinale (SMA), una malattia genetica neuromuscolare che colpisce i bambini, rendendo difficile una vita normale a causa delle gravi disfunzioni motorie e respiratorie. La SMA è caratterizzata infatti dalla progressiva morte dei motoneuroni, le cellule nervose del midollo spinale che impartiscono ai muscoli il comando di movimento.




ATROFIA MUSCOLARE SPINALE 


Malgrado i recenti progressi, resta ancora molto da capire sui meccanismi molecolari che stanno alla base dell’Atrofia Muscolare Spinale. Tra i ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino che si occupano della malattia, sia a livello clinico che di ricerca di base, la pro.ssa Marina Boido – del NICO Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi – ha di recente vinto un bando di Fondazione Telethon dedicato a finanziare la ricerca sulle malattie genetiche rare. La prof.ssa Boido sarà partner di un progetto coordinato da Gabriella Viero dell’Istituto di Biofisica, Trento-CNR sull’Atrofia Muscolare Spinale. L’obiettivo del progetto è fare luce sul ruolo della proteina mutata nella sintesi proteica, contribuendo così a chiarire i meccanismi cellulari che determinano la progressione della malattia.


SMA: BUONE NOTIZIE DAI NUOVI FARMACI 


Di recente la ricerca scientifica ha portato alle prime terapie in grado di cambiare significativamente la storia naturale di questa malattia, che rappresenta la più comune causa genetica di morte infantile. Risale infatti ad appena alcuni anni fa la commercializzazione del NUSINERSEN, una delle 10 terapie più costose al mondo, commercializzata da Biogen come Spinraza (oligonucleotide antisenso che permette di ripristinare la produzione della proteina mancante). Si tratta del primo farmaco approvato e usato nel trattamento dell'Atrofia Muscolare spinale Spinale. Spinraza viene somministrato anche in Italia: a Torino ad esempio è utilizzato per la terapia della SMA dalla Prof.ssa Tiziana Mongini del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino (per i piccoli pazienti in cura presso l’ospedale Molinette - Città della Salute e della Scienza di Torino). Oltre alla terapia con Spinraza - che insieme al costo altissimo per il sistema sanitario ha lo svantaggio di dover essere somministrato mediante un’invasiva puntura lombare - stanno emergendo dai trial clinici nuovi farmaci in grado di migliorare sensibilmente la prognosi dei piccoli malati, soprattutto se somministrati quando la malattia non ha ancora manifestato i suoi sintomi clinici. Tra questi Zolgensma (della Novartis), basato sull’uso di virus adeno-associati, rappresenta la prima terapia genica per la SMA ed è stato recentemente approvato in USA: si tratta anche in questo caso di una terapia costosissima, ma che ha il vantaggio di richiedere un’unica somministrazione per via endovenosa. Infine si prospetta a breve, da parte di Roche, l’introduzione di un nuovo farmaco (Risdiplam) che potrà essere somministrato per via orale. La prognosi per tutti i malati SMA si fa quindi più favorevole, e la ricerca ora si focalizza anche su farmaci da somministrare in associazione, per migliorare ulteriormente il quadro clinico. È il classico esempio di come l’azione congiunta di ricercatori, famiglie e associazioni di pazienti, compagnie biotech e case farmaceutiche possa cambiare completamente il destino degli esseri umani, dando una speranza concreta ai malati e ai loro famigliari.


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