venerdì 31 maggio 2019

Beauty claims: districarsi tra verità e pubblicità


I “Beauty claims” sono le attribuzioni riferite alla salute ed al benessere di cute ed annessi usate per promuovere cosmetici, alimenti ed integratori alimentari al fine di caratterizzarne la destinazione d’uso e le proprietà. Proprietà legate ad un’efficacia che trova ragione e supporto nella natura dei prodotti stessi e nei loro componenti, ma anche nelle prove che di tali effetti è possibile documentare. Effetti che in taluni casi si possono basare sull’evidenza legata a storie di consumo e ad una lunga tradizione d’uso, in altri devono essere giustificati e supportati da studi condotti al più alto livello scientifico delle evidenze, sulla base di regole volte alla massima tutela della buonafede del consumatore. Il consumatore è quasi sempre poco consapevole del peso e della significatività di tali “prove” e continua a restare spesso affascinato dalle affermazioni più iperboliche e fantasiose ed influenzato dai suggerimenti di più o meno improvvisati imbonitori della rete. 

 Un mondo complesso e molto variegato quello dei “Beauty claims”, in taluni casi considerati avulsi dalla sfera della salute in generale, in altri invece ad esso strettamente correlati. In entrambi i casi i “Beauty claims” si differenziano in una miriade di sfumature e distinguo dal punto di vista regolamentare.

Se la comunicazione pubblicitaria è indispensabile per far conoscere al consumatore le caratteristiche del prodotto che si vuole immettere sul mercato, oggi più che mai, è però indispensabile formulare claims sì convincenti, ma basati sulla veridicità delle affermazioni che si dichiarano. Queste dovranno essere sostenute da prove scientificamente valide e dovranno, inoltre, essere redatte in un linguaggio che permetta al consumatore di comprendere facilmente le caratteristiche proprie del prodotto che acquista ed il suo impiego.

Gli studi condotti per dimostrare le qualità di un prodotto diventano quindi una necessità ed una risorsa, perché molti dei claims si possono sostenere e comunicare, secondo le normative nei vari settori, proprio sulla base dei risultati di tali studi. Il mantenimento della salute e del benessere rappresenta un’esigenza sempre più rilevante, se non necessaria, per garantire un alto livello prestazionale specialmente ad una popolazione sempre più “anziana” e sempre in costante crescita. La cute ed i suoi annessi sono l’espressione primaria e manifesta del grado di salute dell’intero organismo, che risente per prima dei fisiologici segni del tempo, ma anche dell’esposizione all’ambiente in cui si vive.

 Questi temi verranno affrontati al Convegno organizzato da SISTE (Società Italiana di Scienze Applicate alle Piante Officinali e ai Prodotti per la Salute) e AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia), che si terrà il 13 giugno al Centro Congressi Fast (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche) a Milano ed a cui parteciperanno gli operatori di aziende del settore degli integratori alimentari e del cosmetico, (divisione MKT, R&D, regolatorio), nutrizionisti, farmacisti, dermatologi e cosmetologi. Il Convegno, che vedrà la presenza di esperti e istituzioni, si distingue in tre sessioni: la prima affronta il tema delle “regole” che in materia di affermazioni destinate al consumatore disciplinano alimenti, integratori alimentari e cosmetici e da come tali regole vengono applicate alle differenti tipologie produttive. La seconda sessione è dedicata alla “scienza”, ovvero alle evidenze scientifiche esistenti in tema di “bellezza” cutanea e suo mantenimento ed a come dimostrare l’efficacia e gli effetti dei prodotti. L’ultima parte dell’incontro darà “voce ai consumatori”, commentando i risultati di un’indagine condotta presso un panel di consumatrici, volta a comprendere come sia oggi il comune sentire in tema di messaggi pubblicitari di prodotti destinati al mantenimento del benessere di pelle ed annessi.


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sabato 25 maggio 2019

Cruciverba e rebus per un cervello giovane!


Cruciverba per mantenere il cervello vigile, attento e allenato nell’età avanzata. A scoprirlo uno studio inglese. 

Gli appassionati di rebus, parole crociate o anche puzzle tendono ad avere un’età cerebrale fino a 10 anni più giovane della norma.

Invecchiare mantenendo la mente lucida è possibile, il segreto è passare il tempo libero a fare rebus, sudoku e cruciverba può essere molto più utile e produttivo di quanto sembra, in particolare per il futuro benessere del nostro cervello. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Exeter e la King's College London, nel Regno Unito, secondo cui dedicarsi regolarmente a queste attività enigmistiche presenta enormi benefici per il futuro funzionamento delle nostre capacità cognitive, quali la memoria, l’attenzione, il ragionamento e problem-solving.

«I miglioramenti sono stati particolarmente evidenti nella velocità e nell’accuratezza delle performance dei partecipanti», ha dichiarato la dottoressa Anne Corbatt, leader dello studio. «In alcune aree i miglioramenti sono stati davvero drastici: per esempio nell’ambito del problem-solving, le persone che facevano spesso cruciverba o puzzle avevano un’età mentale di circa 8 anni più giovane rispetto a coloro che non coltivavano questa passione. Non possiamo dire con certezza che fare questo genere di quiz abbassi la probabilità di sviluppare una condizione neurodegenerativa, ma abbiamo visto che l’uso regolare di giochi con parole e puzzle aiuta a mantenere il nostro cervello in funzione più a lungo».

Lo studio, chiamato PROTECT, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è uno dei più complessi degli ultimi 10 anni e gli scienziati incoraggiano tutti gli adulti a dedicarsi a questo genere di attività di enigmistica al fine di mantenere all’erta la mente e i suoi processi cognitivi, al contempo tenendo a bada malattie gravi come la demenza e l’Alzheimer.

«PROTECT si è dimostrata una delle ricerche più entusiasmanti del decennio», conferma Clive Ballard, del Dipartimento di medicina di Exeter. «Lo studio ci ha permesso di capire di più sul modo in cui il nostro cervello invecchia, e dunque possiamo cercare di ridurre il più possibile il rischio che corrono le persone anziane di sviluppare la demenza».

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venerdì 24 maggio 2019

innovazione tecnico-scientifica: verso un cuore artificiale


Un approccio interdisciplinare che vede coinvolti l’Istituto nazionale di ottica del Cnr, l’Università di Firenze e il Lens ha reso possibile lo sviluppo di un innovativo materiale foto-responsivo, capace di riprodurre le proprietà meccaniche del cuore umano.

Il risultato è stato pubblicato su Circulation Research ottenendo copertina e selezione come Editor's Picks.

Combinando competenze in chimica dei materiali, ottica, fisiologia e medicina sperimentale presenti all’interno dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino), dell’Università di Firenze (Unifi) e del Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare (Lens), sono stati sviluppati dei materiali innovativi capaci di contrarsi una volta stimolati con la luce. Tali materiali sono stati implementati in modo da mimare la contrazione del muscolo cardiaco, con il fine di realizzarne un primo prototipo di muscolo artificiale.

Il lavoro, ha dimostrato che questi materiali sono potenzialmente in grado di aumentare la performance contrattile del cuore. “Abbiamo progettato e sintetizzato una vera e propria ‘palette’ di cristalli liquidi elastomerici capaci di contrarsi sotto stimolazione luminosa”, spiega Camilla Parmeggiani del Lens e Unifi. “Questi materiali sono stati caratterizzati meccanicamente come se fossero dei muscoli, con l’obbiettivo di identificare quelli con le proprietà più simili a quelle del nostro cuore”.

I risultati sono andati oltre le aspettative. “Abbiamo realizzato un materiale biocompatibile che può produrre livelli di forza paragonabili o superiori a quelli del muscolo nativo, replicandone le proprietà cinematiche”, aggiunge Leonardo Sacconi del Cnr-Ino. “La ricerca è estremamente importante nel contesto di numerose patologie cardiache, sia genetiche che acquisite”, conclude Cecilia Ferrantini di Unifi. “Ad esempio, dopo un infarto massivo o in presenza di una cardiomiopatia, il tessuto cardiaco viene irreversibilmente danneggiato e il cuore riduce la sua funzione di pompa. Attualmente, in casi gravi, le alternative chirurgiche a disposizione sono estremamente limitate e invasive, con il trapianto cardiaco come unica soluzione a lungo termine. Abbiamo dimostrato come questi materiali, lavorando in sostituzione o accoppiati al muscolo danneggiato, potrebbero essere impiegati in futuro per assistere efficacemente la funzione contrattile di un cuore malato”.

Le applicazioni della ricerca sono molteplici e riguardano diversi settori della medicina. Infatti, benché i materiali siano stati sviluppati per assistere la contrazione cardiaca, il loro utilizzo può essere esteso per assistere la funzione compromessa dei muscoli scheletrico e liscio, come ad esempio nel caso di distrofie muscolari, malattie neurodegenerative e lesioni spinali.


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giovedì 23 maggio 2019

Il potere della musica!


Il potere della musica attraversa l’estensione infinita del tempo, incalzando tra arte e culture di ogni dove, tra grandi popolazioni e civiltà, tra storie e miti.

In alcune mitologie orientali ad esempio, il canto della sillaba OM da origine al mondo, così come in India la danza di Shiva; cara ad Apollo, la musica rappresentava nella mitologia greca l’unione delle arti delle Muse ed equilibrio dell’universo dovuto alle nove sorelle, ma più propriamente legata alla musa Euterpe il cui nome significa “colei che sa piacere”; Orfeo ne utilizzò la potenza incantatrice attraverso la lira e il canto, mediante cui riuscì a placare bestie feroci, animare la natura, superare la potenza ammaliante delle sirene, dare forza ai naviganti esausti, far salpare la nave inchiodata ma soprattutto persuadere Persefone affinché potesse riportare in vita l’amata Euridice.

L’elegante potere della musica è tangibile nei rituali, accompagna e scandisce le cerimonie liturgiche, apre le porte ad una dimensione trascendente in diverse religioni, dal sufismo all’induismo, dall’Islam al Buddhismo, sino a divenire essa stessa un rituale come nelle pratiche di trance degli sciamani. Anticamente la musica era il principio di base per la cultura e l’educazione dei giovani, perché rappresentava il bello, l’armonico.

Oggi, molti studi hanno dimostrato l’influenza della musica sul nostro cervello ma soprattutto sul nostro benessere; infatti ascoltando la musica preferita, indipendentemente dal genere e dalle caratteristiche acustiche, si attivano le aree cerebrali connesse ai ricordi, alle emozioni e alla coscienza, alle abilità cognitive come il pensiero divergente e la creatività. La musica preferita sembra avere effetti neuroriabilitativi come il miglioramento delle funzioni esecutive, cioè l’organizzazione delle azioni, lo spostamento dell’attenzione sulle informazioni più importanti, l’attivazione di strategie appropriate. Ulteriori influenze positive della musica preferita si riscontrano nella regolazione delle emozioni, come anche nella diminuzione del livello di ansia e di depressione, nel miglioramento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, nella regolazione dei livelli di cortisolo, nella respirazione, nell’aumento dell’empatia, nonché la rievocazione di ricordi autobiografici ed episodi emotivamente carichi, supportando al tempo stesso l’introspezione. Altri benefici che ascolto e pratica musicali possono dare riguardano l’apprendimento: la musica può migliorare la capacità del cervello di percepire lo spazio che ci circonda, può migliorare l’intelletto, l’apprendimento delle lingue e della matematica, può formare immagini mentali.

 Ma anche il tipo di frequenza fa la sua parte secondo lo studioso Gordon Shaw. Egli afferma infatti che i suoni ad alta frequenza, danno energia al cervello, e tale energia cerebrale è direttamente collegata all'intelligenza! Di fatto come conseguenze si avranno un potenziamento della capacità di apprendere, di concentrarsi, di risolvere un problema, di organizzarsi e di lavorare per lunghi periodi di tempo senza accusare stanchezza, mentre i suoni a bassa frequenza sottraggono energia al cervello.

Determinate frequenze sonore consentono di liberare da sensi di colpa ed ansia, lasciar andar via il passato, armonizzare il DNA, favorire le relazioni umane, stimolare il risveglio interiore e ristabilire un contatto con l’ordine spirituale. Molte forme di meditazione e tecniche di ricerca interiore vengono accompagnate e sostenute da frequenze sonore, che nel tempo si sono rivelate vitali.

La musica ha un potere straordinario e benefico sulla fisiologia umana, aiuta l’uomo a raggiungere uno stato di equilibrio interiore, migliorando la qualità della vita e l’umore. Non a caso la musicoterapia è l’uso della musica finalizzato a sviluppare le funzioni dell’individuo, e i suoi ambiti applicativi si stanno sempre più estendendo. Tra essi ricordiamo quello neurologico e psichiatrico, dove funge da supporto ad altre terapie per il trattamento di autismo e ritardo mentale, disabilità motorie, morbo di Alzheimer ed altre demenze, psicosi, disturbi dell'umore, in psicosomatica per il dolore cronico, disturbi del comportamento alimentare in particolare per l’anoressia nervosa, morbo di Parkinson; non di meno l’ambito della meditazione!

“La musica è meditazione: meditazione cristallizzata in una particolare dimensione. La meditazione è musica: musica che si dissolve nell’assenza di dimensione. Ne sei assorbito, inebriato. Qualcosa dell’ignoto inizia a discendere in te. Dio inizia a bisbigliare. Il tuo cuore batte ad un ritmo diverso: sei in sintonia con l’Universo.” 
 -Osho-



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sabato 18 maggio 2019

Apnee notturne. Di cosa si tratta e cosa fare?


La sindrome delle apnee notturne, che in realtà si dovrebbe parlare di apnee ostruttive del sonno è uno dei disturbi più diffusi al mondo che riguardano il sonno: ecco di cosa si tratta.

Oltre 6 milioni di italiani, anche senza saperlo, soffrono di apnee ostruttive del sonno, conosciute anche con l’acronimo inglese OSAS, che sta per Obstructive Sleep Apnea Syndrome. In cosa consistono esattamente queste apnee che disturbano il "buon dormire"?

Sono delle diminuzioni o interruzioni dell’apporto di ossigeno al cervello a causa di una parziale o totale ostruzione delle vie aeree superiori mentre si dorme. Aumentano con l’avanzare dell’età e sono più frequenti nella popolazione maschile. Questo problema presenta alcuni rischi e conseguenze più o meno gravi, spesso sottovalutati perché non conosciuti: da emicranie, cefalee e improvvisi colpi di sonno il giorno successivo, dovuti a un cattivo riposo notturno, così come anche un diffuso senso di malessere e di ipertensione con riduzione della capacità di concentrazione e mnemonica, fino a patologie ben più importanti come quelle vascolari, gli ictus, le ischemie e le aritmie cardiache.

Un paziente è affetto da OSAS se si verificano più di 5 apnee in un’ora. La patologia presenta molteplici stadi, da una limitazione parziale della respirazione (RERA) passando per l’ipopnea, fino a una vera e propria apnea, che può durare da un minimo di dieci secondi fino anche ai tre minuti. In molti casi ci sono dei fattori che predispongono l’insorgere della patologia: dall’essere sovrappeso all’abuso di alcolici prima di dormire, dal consumo di sigarette all’utilizzo di sonniferi, fino all’ostruzione di naso, gola e bocca per raffreddori, allergie o altre malattie alle vie aeree superiori.

 In caso di OSAS è sempre opportuno rivolgersi a un medico per ricorrere alla corretta terapia ed evitare che questa patologia degeneri in altre più gravi: spesso può bastare un semplice miglioramento dello stile di vita attraverso il raggiungimento del peso forma ideale e una corretta alimentazione, un’adeguata attività fisica, la riduzione del consumo di alcolici e l’eliminazione delle sigarette. Viene inoltre consigliato di dormire sdraiati sul fianco. Se il problema persiste, possono essere intrapresi trattamenti farmacologici, come l’utilizzo del CPAP (una speciale maschera che facilita il passaggio dell’aria nel naso e nella bocca) o la chirurgia vera e propria, attraverso l’asportazione delle tonsille o la correzione del setto nasale deviato.


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giovedì 9 maggio 2019

Come ritrovare il proprio equilibrio


La Dottoressa Mazzolari e la Dottoressa Pascolo, il giorno 22 Maggio 2019 presso la sede di Medicina e Nutrizione, via Falcone, 13 – angolo Conad, Lacchiarella(MI), presenteranno gli incontri del mercoledì, un percorso per ritrovare il proprio equilibrio. 

Gli incontri sono un momento pensato per imparare a conoscere meglio sé stessi e il mondo intorno a sé, attraverso l’insegnamento di tecniche volte a promuovere o comunque ristabilire il proprio benessere interiore

Nella nostra vita quotidiana siamo continuamente presi da impegni che turbano il nostro equilibrio fisico e mentale, dando spazio a disagi, difficoltà, stress, sofferenza emotiva e preoccupazioni.

La vita ci invade con innumerevoli stimoli che molto spesso facciamo fatica ad accettare e così perdiamo la capacità di scegliere, di selezionare, di ascoltare i nostri bisogni interiori, ritrovandoci in situazioni di forte disagio che si esprime ad esempio, attraverso un calo di attenzione, una riduzione della memoria, una scarsa concentrazione, un affaticamento globale, un’oscillazione dell’umore, o può trasferirsi anche a livello corporeo qualora non si riesca a comprendere le proprie emozioni. 

Lo stress è dunque un campanello d’allarme che contiene un messaggio importante, ci comunica che qualcosa che si trova dentro di noi fa fatica ad esprimersi e può trattarsi di un desiderio profondo, un bisogno di dire no o una necessità di ridurre il controllo che esercitiamo inconsapevolmente sulla nostra vita

Un forte stress ci impone di fermarci e guardarci dentro, di guardare più profondamente la nostra natura che ha smesso di esprimersi: non riusciamo più ad entusiasmarci, a sentire un po’ di fantasia, a vivere a pieno i sentimenti e magari anche a stare con noi stessi. 


E allora come si può fare per prevenire lo stress o uscire da una condizione stressante, quindi ritrovare un equilibrio psicofisico? 

Bisognerebbe cercare di ritrovare sé stessi, vivere pienamente la vita del corpo attraverso tecniche che invitano a capire il proprio corpo, per poi lasciarsi guidare dalle immagini interiori che la nostra mente produce. Sono proprio queste immagini interiori che ci guidano verso un nuovo equilibrio e una nuova stabilità! 

Si tratta di un percorso pensato e strutturato sulla base di anni di studi ed esperienza nell'ambito della psicologia del benessere e della psicosomatica, un percorso di salute psicofisica centrata proprio su quel legame inscindibile tra mente e corpo.

Per tutte le informazioni 

Mandare un Email a: info@medicinaenutrizione.it oppure Contattare: 0249757070 - 3397733169 



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venerdì 3 maggio 2019

Ricerca: scoperto un sistema in grado di "affamare" le cellule tumorali


Lotta al cancro: scoperto il sistema che può far morire un cancro di 'fame'. A individuarlo un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Saverio Minucci.  

Lo studio condotto da un team di ricercatori italiani coordinati da Saverio Minucci, direttore del Programma Nuovi Farmaci dell'Istituto Europeo di Oncologia, eseguito su topi e cellule umane in vitro in laboratorio, dimostra infatti che una dieta ipoglicemica e l'assunzione di metformina possono uccidere le cellule tumorali attraverso un inedito meccanismo molecolare che, se attivato, è appunto in grado di 'affamare' le cellule del tumore. I ricercatori hanno dunque evidenziato che una dieta che porti a un abbassamento della glicemia, associata alla somministrazione di metformina, innesca una reazione a catena che si rivela mortale per le cellule cancerose.

La metformina è un farmaco ben noto e ampiamente utilizzato contro il diabete di tipo II.

La ricerca è sostenuta da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e presto, annuncia Minucci, inizierà la sperimentazione clinica sui pazienti. La scoperta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cancer Cell.


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