lunedì 29 aprile 2019

Disabilità: dagli Usa all’Università Cusano, spazio alla terapia dei “mattoncini”


Nel “Centro di Ricerca e Clinica” dell’Ateneo Università Cusano ai Roma, i bambini che soffrono di Disturbi dello Spettro Autistico, ma anche di disturbi del comportamento, iperattività o ansia, vengono accompagnati in una “terapia con i Lego” basata sull’uso dei mattoncini colorati.
Ogni paziente possiede una tessera a punti con tanto di premio finale.

Grazie all’intuizione di un pool di ricercatori dell’Università Niccolò Cusano la Lego Therapy compie un importante balzo in avanti. Si inaugura, infatti, presso il Centro Clinico un “Club Lego ” destinato a bambini, tra i 6 e i 12 anni, chiamati a costruire castelli, assemblare navicelle spaziali o a dare vita ai personaggi di Star Wars. Non più da soli ma in gruppo, così da valorizzare l’aspetto sociale della terapia a base di Lego, i mattoncini colorati che fanno impazzire i bambini stimolandone curiosità e attività cognitive.

L’idea di personalizzare la Lego Therapy, metodo messo a punto nel 2004 dallo psicologo statunitense Daniel LeGoff dopo aver osservato l’interesse di due bambini autistici nell’interagire con i mattoncini presenti nella sala d’attesa, è della preside della facoltà di Psicologia dell’Unicusano Gloria Di Filippo, della neuropsichiatra infantile Caterina D’Ardia e della psicologa psicoterapeuta Nicoletta Vegni. Un team di ricercatrici che pensano che una terapia debba essere coinvolgente per i bambini e adattata ai loro interessi e alle loro capacità.

Diversi studi hanno dimostrato che l’uso dei mattoncini Lego può aiutare a sviluppare le abilità sociali di chi soffre di disturbi dello spettro autistico o di altri disturbi del comportamento, come ad esempio i disturbi di tipo ansioso depressivo, l’iperattività o problemi di regolazione del comportamento. I partecipanti alla Lego Therapy mostrano un miglioramento in alcune competenze che prevedono la presenza dell’altro: imparano a condividere un progetto comune, ad attendere il proprio turno, a seguire le regole di comportamento e a sviluppare un maggior interesse nei confronti dei coetanei. 

Ma in che cosa consiste il tocco particolare della Lego Therapy firmata Unicusano?

“Come prima cosa si formula una diagnosi clinica e, poi, si cerca di comprendere se il bambino sia incuriosito o meno dai Lego - spiega la professoressa D’Ardia – Noi riteniamo utile prima costruire un rapporto individuale con il bambino e solo in un secondo momento lo inseriamo all’interno di un piccolo gruppo”.

Ogni incontro dura un’ora e nella stanza è presente un armadio a cui il bambino può accedere durante la seduta con scatole di mattoncini e set Lego ®. Sulla parete sono appese “le regole” che ogni volta vengono lette tutti insieme: dal “se lo rompi si ripara” al “se hai bisogno di aiuto devi chiedere”, al “una volta finito si mette a posto”. Un modo per responsabilizzare e rendere partecipi i bimbi.

 La cosa interessante è che i bambini sentono di appartenere a un vero e proprio “Club Lego ”. “Abbiamo detto ai bambini che fanno parte di un circolo e che sta a loro farlo crescere e renderlo ancora più unico - afferma D’Ardia. "A ciascuno consegniamo una tessera personale con nome e cognome e questo li fa sentire parte di un gruppo. La card funziona come una tessera a punti: i punti vengono messi quando, al termine della seduta, il bambino ha partecipato e seguito le regole del Club, e alla fine, al raggiungimento di un certo traguardo, si riceve un premio. Si tratta di un riconoscimento simbolico come la possibilità di scegliere quale set Lego usare la volta successiva oppure la conquista di uno dei personaggi del gioco”.

I genitori, in contemporanea, sono seguiti con incontri regolari dalle ricercatrici e vengono supportati con colloqui e percorsi ‘ad hoc’.




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giovedì 18 aprile 2019

Come affrontare gli imprevisti con un sorriso?



Lo psicologo Gianluca Ciuffardi ce lo spiega nel suo nuovo libro "Piovono scoiattoli"

Immaginate che, in una giornata grigia, invece di una pioggia battente, dal cielo cadano soffici e morbidosi roditori. Che fare?

Molti potrebbero pensare a scappare urlando, ma l'autore ci propone diverse valide alternative per accogliere l'imprevedibile e fare del cambiamento un'occasione e non un sciagura da temere.

 Come si può imparare dai fallimenti per trasformare le varie situazioni negative in altrettante opportunità? La legge di Murphy è solo un mito o davvero tutto ciò che può andar male lo farà? Cosa rende un individuo più fortunato di altri?

 L’empatia e l'intelligenza emotiva possono rivelarsi indispensabili per entrare in contatto con se stessi, con gli altri e con il mondo durante le varie fasi di passaggio della propria vita. Infine, nella parte finale del libro si spiega come affrontare con coraggio le emozioni negative (tristezza, rabbia, paura), imparando a viverle meglio e in modo più autentico.

 Nato a Livorno nel 1976, dove vive e lavora come psicologo. Nella sua attività professionale di ricercatore presso la Fondazione Franceschi di Firenze, ha compiuto studi e ricerche sul costrutto scientifico d'intelligenza, sulla qualità di vita in oncologia, sui processi di socializzazione, sull’approccio centrato sulla soluzione, sulla percezione del tempo, sulle dipendenze, sul pensiero narrativo e sulla comunicazione pacifica.

Ha pubblicato due libri di saggistica psicologica sull'intelligenza emotiva, oltre ad alcuni articoli apparsi su importanti riviste italiane ed estere. Ha curato la realizzazione di un manuale per la preparazione dell’esame di stato per psicologi e ha tradotto in italiano un manuale di terapia centrata sulla soluzione. È esperto di epistemologia costruttivista e membro dell’EBTA (European Brief Therapy Association).


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lunedì 15 aprile 2019

E319: un additivo alimentare che addormenta il sistema immunitario


Un studio americano rivela che l'E319, un additivo alimentare a tutt'oggi utilizzato in Europa, sarebbe una minaccia per il nostro sistema immunitario. Questo additivo è largamente presente nel cibo industriale e nelle sue materie prime e, a quanto pare, indebolisce il nostro sistema immunitario, specialmente le cellule che localizzano e combattono il virus dell'influenza.

Uno studio della State University of Michigan (USA) rivela che il butilidrochinone terziario (BHQT), un additivo alimentare meglio noto come E319, minaccia il nostro sistema immunitario e aumenta la vulnerabilità dei consumatori al virus dell'influenza.

Fa riflettere il fatto che in diversi paesi quali in particolare il Giappone sia già sta bandito, mentre rimane invece autorizzato in Europa o negli Stati Uniti, dove viene utilizzato per la conservazione di alimenti e le preparazioni industriali ad alto contenuto di grassi.

In altre parole, è impossibile produrre un elenco esauriente di prodotti contenenti butilidrochinone terziario perché è presente quasi ovunque nella dieta industriale e nei suoi ingredienti. Sotto forma di tracce o in quantità maggiori, E319 è stato trovato ad esempio in noci industriali, gelati, popcorn, creme spalmabili, bocconcini di pollo, patate surgelate, patatine, cracker, cereali, latte in polvere, olio vegetale e pesce, nella cottura di grassi animali, miscele per torte, carne e pesce disidratati o congelati, zuppe disidratate.

Il problema, secondo Robert Freeborn, studente di dottorato e Cheryl Rockwell, professore di farmacologia e tossicologia che ha condotto lo studio per l'Università del Michigan, è che l'E319 rappresenta una seria minaccia per il nostro corpo. 

In ogni caso lo studio effettuato, ha dimostrato che nei roditori che assumono tale additivo c'è una significativa riduzione del numero di cellule T CD8, responsabili della lotta contro il virus dell'influenza e delle cellule T CD4 e CD8 che localizzano il virus nel corpo.
Si è potuto inoltre constatare una significativa infiammazione polmonare nei topi che consumavano il conservante sotto accusa.

Non è la prima volta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che una ricerca scientifica metta in discussione sostanze che vengono generalmente utilizzate nell’industria alimentare. Resta però il fatto oggettivo che lo stesso additivo sia già stato bandito in alcuni stati, come il Giappone, dove evidentemente si è preso atto di possibili ed anche solo potenziali conseguenze negative per la salute dei consumatori. Tale non irrilevante circostanza, ci spinge a chiedere un’immediata verifica, da parte delle Autorità Sanitarie nazionali ed europee della sussistenza delle condizioni per l’utilizzabilità negli alimenti dell’additivo in questione.

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venerdì 12 aprile 2019

Ricerca: scoperte nuove cellule immunitarie correlate con il tumore al polmone



Identificati 25 sottotipi di cellule immunitarie infiltranti i tumori polmonari (non a piccole cellule). I risultati contribuiscono alla comprensione delle popolazioni cellulari immunitarie che invadono i tumori, aprendo la strada a nuovi farmaci.

Lo studio è pubblicato su Immunity dall’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Itb) in collaborazione con l’Harvard Medical School.

Il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro, responsabile di circa un terzo dei decessi per malattie oncologiche. “Il tumore non a piccole cellule rappresenta l’85% delle diagnosi di tumore al polmone e al momento le opzioni terapeutiche sono limitate”, spiega Elena Levantini, ricercatrice dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Itb), del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dell’Harvard Medical School e dell’Harvard Stem Cell Institute. “L’immunoterapia è un’area emergente nella ricerca oncologica che si propone di utilizzare il sistema immunitario del paziente per ‘insegnargli’ ad attaccare le cellule tumorali. Le cellule immunitarie che infiltrano i tumori sono importanti regolatori della crescita tumorale e possono sia promuovere che limitarne lo sviluppo”.

Elena Levantini ha contribuito a una ricerca, pubblicata su Immunity, che ha consentito di mappare le cellule immunitarie mieloidi infiltranti i tumori polmonari non a piccole cellule, identificandone 25 sottotipi. I risultati ottenuti, mediante la metodica del sequenziamento del RNA su singola cellula, contribuiscono a comprendere le numerose e variegate popolazioni cellulari immunitarie che invadono i tumori, e aprono la strada per identificare nuovi farmaci immunoterapeutici. “Abbiamo individuato il trascrittoma (corredo di RNA) presente in ciascuna cellula immunitaria all’interno del tumore polmonare, consentendo anche di comparare cellule immunitarie infiltranti i tumori fra vertebrati. Abbiamo quindi scoperto dei marcatori genici, in grado di identificare cellule immunitarie infiltranti associate a una più alta sopravvivenza dei pazienti, dando valore diagnostico ai nostri dati”, spiega Levantini. “Questi risultati potranno avere ricadute nella clinica, poiché alcuni dei sottotipi di cellule immunitarie infiltranti potranno essere utilizzati in diagnostica e trattati con nuovi farmaci, da studiare in laboratorio prima di transire alla fase clinica”, conclude Levantini.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con il gruppo di ricerca di Allon Klein (Harvard Medical School) e di Mikael Pittet (Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School) e tra gli autori si riscontra anche Giorgia Maroni (Cnr-Itb di Pisa, Harvard Medical School), una giovane post doc che lavora con Levantini.

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giovedì 11 aprile 2019

Sonno: quello della donna è più fragile


Il sonno della donna è più fragile di quello dell’uomo, vulnerabile alle mille sollecitazioni ambientali, al richiamo della prole e divorato dalle molteplici richieste di caregiving (prendersi cura).

Così “dorme” la donna, preparandosi al suo innato multitasking, con un orecchio vigile, attento ai rumori ed ai risvegli dell’ambiente domestico, un po' come i delfini che dormono e vegliano insieme con due diverse metà del loro cervello.

L’insonnia si sa, è declinata al femminile ed è sorella dell’ansia e della depressione. Se una donna sana in gioventù, nella prima parte del suo ciclo riproduttivo, presenta meno rischi biologici di patologie organiche del sonno quali le apnee notturne o i disturbi del movimento sonno-correlati, questo cambia in epoche particolari della vita quali la gravidanza o la menopausa. Gli ormoni femminili infatti influenzano in maniera significativa la continuità e l’efficienza del sonno notturno, le sue capacità ristorative e di protezione nei confronti delle malattie cardio-cerebrovascolari, nonché del declino cognitivo.

In gravidanza per esempio il sonno è esposto a rischi specifici quali, con l’aumento del peso, il russamento e le apnee della gestante con il possibile sviluppo di ipertensione gravidica, condizioni che espongono ad un parto pretermine ed assistito, con deleterie conseguenze sul benessere materno-fetale.

Un’altra patologia in gravidanza spesso responsabile dell’insonnia materna è quella delle “gambe senza riposo”, legata alla carenza di ferro e di altri fattori neurotrofici propri di questa fase e che tanto impatta non solo la continuità del sonno materno, ma anch’essa il benessere materno-fetale, inducendo alterazioni cardiovascolari che rappresentano altrettanti fattori di rischio nell’ambito della gestazione.

E che dire poi del puerperio e delle alterazioni umorali della neomamma che un sonno inadeguato per le nuove sollecitazioni della prole non protegge e spesso consegna al maternity blues (sindrome del terzo giorno), se non alla psicosi puerperale con i noti rischi per sé e per la prole?

La menopausa invece rappresenta un ulteriore periodo di vulnerabilità biologica, in cui la brusca caduta degli ormoni riproduttivi modifica la distribuzione del peso corporeo e conferisce alla donna un rischio biologico di disturbo respiratorio simile a quello dell’uomo. Negli ultimi tempi alcuni importanti esperti italiani di malattie del sonno hanno concentrato i loro studi e ricerche proprio sulle differenti patologie del sonno in menopausa e la loro ripercussione su emotività ed umore, capacità cognitive, benessere psicofisico, rischio cardio e cerebrovascolare e, ancora una volta, di comparse e mantenimento delle “gambe senza riposo” con il rischio ipertensivo e di comorbidità psichiatrica ad esso connessi.

Le diverse relazioni degli esperti sono state raccolte e revisionate in un lavoro unitario che è stato pubblicato nota rivista scientifica internazionale Maturitas e presentato a Roma il 6 aprile durante i lavori del Convegno Nazionale Italia Sonno 2019.

 “In questa raccolta è chiaramente emerso che nella menopausa la stima della depressione associata ad insonnia cronica si attesta su valori superiori all'80%” - dichiara la Prof.ssa Rosalia Silvestri del Centro Interdipartimentale per la Medicina del Sonno di Messina , tra gli esperti chiamati ad intervenire al Convegno - “ quella dell'insonnia associata a sintomi vasomotori (vampate) al 70%, l'OSA (apnee morfeiche) intorno al 3%, con un aumento di rischio di ipertensione del 40%. La percentuale della RLS (gambe senza riposo)” - conclude la prof. Silvestri - “ in menopausa si aggira tra il 15-20%, mentre il dato epidemiologico relativo a tutte le donne è inferiore al 4%!”.

 Gli organizzatori di Italia Sonno 2019, la pneumologa Dott.ssa Loreta Di Michele e il neurologo Sergio Garbarino,, in questa VIII edizione, hanno voluto affrontare uno degli aspetti più universali e sottovalutati “ Il sonno: un terzo della nostra vita”. “Nonostante l’avanzamento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche della nostra società continuiamo a sottovalutare l’enorme rilevanza di un sonno di buona quantità e qualità per nostro il benessere, salute e durata della vita” - dichiara il Dott. Garbarino - “Sconfiggere questa sorta di amnesia culturale collettiva rappresenta l’obiettivo del mondo scientifico e del nostro convegno”. La Dott. ssa Loreta Di Michele: “ Da anni con Italia Sonno ci impegniamo con fatica a diffondere al grande pubblico informazioni scientifiche sul sonno e sull’importanza fondamentale che ricopre nella nostra vita; disturbi del sonno di genere e parasonnie sono solo alcuni dei temi che affronteremo con i massimi esperti chiamati ad intervenire. Ci auguriamo che anche questa volta i media ci aiutino nella nostra missione!”

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martedì 9 aprile 2019

Il Perfezionismo e i Disturbi del Comportamento Alimentare

“Il perfezionista è ammalato di spirito di gravità
 e andare verso la perfezione significa uscire dalla vita o, ancora peggio, non entrarci mai”

(Ricardo Peter, 1995).



In quest'articolo la dottoressa Giovanna Pascolo, psicologa presso il centro Medicina e Nutrizione in Lombardia, ci descrive i tratti del perfezionista in relazione ai Disturbi del Comportamento Alimentare. Origini e sviluppi di un disturbo che tocca molteplici aspetti della vita.


 Una “tirannia del dovere”, una sorta di schiavitù dell’essere, sottoposto alle pressioni di dettami interiori (dictat), auto o etero-imposti, molto rigidi e determinati da un Sé idealizzato (conseguimento della perfezione in ogni ambito significativo per la persona, ricerca verso la realizzazione di obiettivi ambiziosi, ardui, se non inaccessibili, rabbia e frustrazione come reazione a un fallimento, identificazione di sé con il fallimento stesso) la cui lotta col Sé reale rappresenta il conflitto interiore della vita, così il perfezionismo si presenta quale costrutto in passato inteso solo come unidimensionale oggi inserito in un’ottica multidimensionale. Nel primo caso si stratta di standard prestazionali autoimposti esageratamente elevati e il cui mancato soddisfacimento conduce al fallimento, mentre nella visione multidimensionale, oltre a questi aspetti intrapersonali si tiene contro soprattutto di variabili interpersonali, e che hanno un’importanza cruciale nel determinare le difficoltà di adattamento delle persone con perfezionismo. 

“Io devo cercare di essere sempre perfetto”, “Le persone penseranno male di me se commetterò un errore”, queste tra le credenze disfunzionali di un perfezionista.

Il perfezionismo si presenta come un costrutto psicologico a doppia valenza, “normale” e “nevrotico”: il primo implica lo stabilire da parte del soggetto, standard prestazionali molto elevati il cui raggiungimento provoca un forte senso di soddisfazione, migliorando la percezione di sé, proprio perché la persona s’impegna in attività che richiedono sforzo, ma sentendosi libera di abbandonare l’attività quando lo ritiene opportuno; il secondo invece, disfunzionale o negativo, è tipico di chi non riesce ad essere soddisfatto della propria performance, considerando di poter fare sempre meglio, impegnandosi con maggior sforzo volto soprattutto all’evitamento di possibili fallimenti. Gli stati d’animo dati dal tentativo, nonché forte bisogno, di evitare fallimenti, possono promuovere l’insorgere di stress, difficoltà nel processo di socializzazione con altri individui e difficoltà di accettare giudizi e/o critiche da parte di altri, con la tendenza alla rinuncia di compiti ritenuti difficili.


 Lo schema mentale dell’individuo con perfezionismo è quindi antitetico, contraddittorio, si muove cioè tra due antipodi, imperturbabilità e apatia da una parte e fervore e propositività dall’altra. L’associazione fra entrambe le dimensioni e l’intensità della sintomatologia vengono evidenziate per la prima volta nei Disturbi del Comportamento Alimentare: alti livelli di perfezionismo positivo spiegano sintomi quali insoddisfazione corporea e forte desiderio di magrezza, mentre alti livelli di perfezionismo negativo insieme con bassi livelli di perfezionismo positivo spiegano la presenza di sintomi bulimici.


Infatti, da una ricerca che ho personalmente seguito da vicino collaborando con un gruppo di ricercatori della facoltà di Medicina e Psicologia dell’università La Sapienza di Roma, è emerso che le persone eccessivamente preoccupate per gli errori e dubbiose circa il loro agire sono quelle tendenzialmente più insoddisfatte del loro corpo e potrebbero presentare sintomi bulimici.

Il perfezionismo in relazione ai disturbi del comportamento alimentare può agire sia come fattore di rischio (maggiormente per i sintomi bulimici) che come fattore di mantenimento, ma in quest’ultimo caso presenta un effetto più significativo. La natura stessa del disturbo alimentare, tendendo verso un impossibile standard di magrezza, è perfezionista.

 Il perfezionismo, come spesso accade in psicopatologia, affonda le sue radici nell’ambiente soprattutto quello familiare, nelle interazioni con genitori altrettanto perfezionisti ed esigenti, tanto che Galimberti lo definisce come la

Tendenza a chiedere a se stessi o agli altri delle prestazioni al massimo delle proprie o delle altrui disponibilità, se non al di sopra delle rispettive capacità allo scopo di soddisfare delle aspirazioni che la psicoanalisi vede originate dalle ambizioni dei genitori (perfezionismo parentale) e poi introiettate dall'ideale dell'Io che si fa esigente nei confronti dell'Io, con la possibilità di generare una situazione conflittuale tra le mete prefissate e le possibilità a disposizione per attuarle.

Le aspettative genitoriali troppo alte, uno stile parentale esigente e critico o povero di incoraggiamenti, portano i bambini a sentirsi sempre imperfetti e inaccettati dai loro genitori.

Non di rado mi arrivano in studio pazienti, per lo più ragazze, con condotte alimentari disfunzionali e manifestazioni comportamentali perfezioniste che portano situazioni familiari contraddistinte da un perfezionismo negativo in uno o in entrambi i genitori, molto più frequenti sono i quadri nei quali sono dipinte ragazze con anoressia nervosa staccanoviste e perfezioniste nel loro percorso di studi e che hanno madri esigenti molto spesso anaffettive. La psicoanalisi ha largamente definito questo processo come un’identificazione proiettiva del genitore sul figlio, secondo cui il genitore avanza nei confronti dei figli delle aspettative perfezionistiche deputate a soddisfare le sue frustrazioni, alle quali il figlio si sente obbligato a rispondere.

Il lavoro che viene svolto con pazienti con disturbi del comportamento alimentare è chiaramente multidisciplinare, prevede l’attivazione di una rete di professionisti tra i quali medici, nutrizionisti, psicologi/psicoterapeuti, che mettono la loro professionalità al servizio del paziente e dove il lavoro dello psicologo consiste in un percorso individuale sul paziente e in molti casi esteso anche alla famiglia. Il lavoro che svolgo sul perfezionismo consiste in un processo di individualizzazione volto a rafforzare il paziente nel liberarsi dei dictat attraverso i quali da tempo il perfezionismo ha preso forma, in modo da garantire autonomia in un clima di benessere interiore incalzato da comportamenti funzionali.

Dott.ssa Giovanna Pascolo




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giovedì 4 aprile 2019

Intolleranze alimentari, un occhio anche ai drink


Chi soffre di intolleranze alimentari non deve stare attento solo a quello che mangia, ma anche a quello che beve.

Sebbene sia un tema ancora poco discusso, l’associazione Il Mondo delle Intolleranze da tempo affronta anche l’argomento alcolici per intolleranti, così da sensibilizzare operatori del settore e fruitori in merito ai prodotti utilizzati e ai metodi di preparazione dei drink e di conservazione degli ingredienti.

Nel dettaglio, se ne è parlato la scorsa settimana con medici e specialisti del settore, in occasione del seminario tematico “Intolleranti al Bar”, moderato da Luca Pirola all’interno della sesta edizione di Aperitivi&Co Experience organizzata da Bartender.it. Sono intervenuti Tiziana Colombo, alias Nonna Paperina, presidente e fondatrice de Il Mondo delle Intolleranze, e Michele Di Stefano, gastroenterologo e membro del Comitato scientifico de Il Mondo delle Intolleranze.

 “Chi ha un’intolleranza alimentare non ha un’inibizione ad entrare in un bar. È compito del barista fare attenzione alla tipologia di intolleranza prima di suggerire un cocktail – ha spiegato il dottor Michele Di Stefano, gastroenterologo - Il barista deve prestare attenzione, in primo luogo, ai prodotti verificandone, anche con l’aiuto del cliente stesso, la sicurezza attraverso la lettura delle etichette. In secondo luogo, il barista deve prestare attenzione alla conservazione e alla miscelazione dei prodotti, per evitarne la successiva contaminazione con altri alimenti contenenti allergeni o fattori tossici

 “Chi soffre di intolleranze alimentari, non deve rinunciare al piacere di bere un drink in compagnia di amici - ha raccontato Tiziana Colombo, presidente e fondatrice de Il Mondo delle Intolleranze -. Al contrario, bisogna imparare a conoscere i prodotti che il nostro organismo tollera e barman e operatori del settore devono guidare nella scelta del drink più adatto al nostro gusto e alle nostre esigenze”.

Per maggiori informazioni in merito è possibile visitare il portale dell'associazione:

www.ilmondodelleintolleranze.it



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lunedì 1 aprile 2019

Quando il benessere incontra la bellezza!


Sabato 6 Aprile 2019 dalle ore 9.00 alle ore 18.00 sarà inaugurato a Lacchiarella (MI) in via Falcone,13 fronte Conad, un nuovo centro, Didi Lisbeth Wellness & Charm, dedicato alla bellezza e al benessere. 

Il centro ha l’obiettivo di soddisfare al massimo la cura e il benessere del proprio corpo e si contraddistingue per l’alta qualità del servizio e competenza artistica. 
Offrirà ai propri clienti, una vera e propria oasi di pace e relax per il fisico e per la mente, dove ci si potrà rigenerare per affrontare con energia positiva la nostra vita stressante e piena di impegni tutti i giorni, tutto questo, grazie anche a uno staff di grande esperienza e competenza che sarà in grado di far emergere tutte le vostre qualità per rendervi ancora più speciali. 





Didi Lisbeth Wellness & Charm è dedicato a uomini e donne che desiderano ritrovare il proprio equilibrio psicofisico; la struttura è in grado di accontentare qualsiasi sia la vostra esigenza, un luogo in cui spazio e tempo non contano, dove mente e corpo si ritrovano in sintonia, lasciando alle spalle i ritmi frenetici della quotidianità. Si potrà scegliere di rilassarsi in spazi dedicati, tra trattamenti di estetica, manicure e pedicure, applicazione di smalto semipermanente, ricostruzione in gel, massaggi decontratturanti, ayurvedici, linfodrenanti, rilassanti, anticellulite, antalgici e anche massaggi di coppia, in stanze illuminate da candele profumate e da essenze naturali, cerette oppure laser e per non farvi mancare nulla il centro offrirà anche un parrucchiere specializzato al suo interno. 


Chi accede al centro, e lo desidera, potrà inoltre usufruire dei servizi offerti dalla Dottoressa Gabriella Mazzolari, direttore sanitario dell’attiguo centro medico Medicina e Nutrizione

La Dottoressa Mazzolari esperta in nutrizione, medicina del benessere, estetica, antiaging, medicina psicosomatica e psicoterapia, assieme al suo team di medici e psicologi specializzati è in grado di gestire al meglio tutte le vostre esigenze psicofisiche. 

Potrete essere seguiti con un percorso dimagrante volto a perdere peso, rassodare i tessuti e tornare in forma avvalendosi di tecnologie all’avanguardia e di ultima generazione quali, criolipolisi, cavitazione medica, pressoterapia e radiofrequenza medica che curano efficacemente il corpo con trattamenti per la cura di inestetismi come smagliature, cellulite, adiposità localizzate e molto altro ancora e il viso con trattamenti antiaging, biorivitalizzazione e peeling chimici che restituiranno freschezza e luminosità al viso. 


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