giovedì 29 novembre 2018

Studio premia il latte d'asina per i bimbi prematuri


Il latte d'asina è un fortificatore ideale per la nutrizione dei bimbi pretermine in terapia intensiva: riduce sensibilmente i casi di intolleranza. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Ospedale S.Anna di Torino e dal Cnr-Ispa di Torino, pubblicato sulla rivista Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition.

 Il latte umano è il nostro primo alimento, anche per i prematuri che in Italia sono più del 6% di tutti i nati: oltre 30.000 l’anno, di cui 5.000 sotto i 1.500 grammi di peso. Tuttavia, dati i particolari fabbisogni nutrizionali, questo alimento deve essere fortificato con nutrienti, soprattutto proteine da latte vaccino, spesso mal tollerati dal fragile intestino dei bimbi nati pre-termine, ai quali causa vomito e distensioni addominali. Una risposta a questi problemi arriva da uno studio che dimostra come i segni di intolleranza alimentare siano più che dimezzati con l’uso del latte d’asina.

La ricerca, che ha coinvolto 156 nati pre-termine, è stata condotta dai ricercatori dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Torino (Cnr-Ispa) e dall’equipe di Terapia intensiva neonatale universitaria dell’ospedale Sant'Anna della Città della Salute di Torino con il sostegno della Compagnia di San Paolo di Torino ed è pubblicata sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition.

Parla Laura Cavallarin, ricercatrice Cnr-Ispa:

Studi recenti avevano già evidenziato che quello d’asina è il latte di mammifero più vicino come composizione al latte umano. Da qui l’idea di provarlo come integratore del latte materno. La prima fase del progetto ha previsto il disegno e la produzione del fortificatore sperimentale. Sono stati ottenuti due concentrati di latte d’asina, con tenore proteico e calorico uguale ai corrispondenti prodotti a base di latte vaccino disponibili in commercio, rispettando la normativa vigente in materia di alimenti per infanzia e garantendone la sicurezza microbiologica. Il latte d’asina, raccolto da due allevamenti piemontesi e uno di Reggio Emilia, è stato fornito da Eurolactis Italia. La formulazione e produzione del fortificatore sono stati brevettati, mentre la polverizzazione ed il confezionamento del prodotto finito sono state condotte con il supporto del Dipartimento di scienze del farmaco dell’Università del Piemonte Orientale e di due imprese farmaceutiche piemontesi, Procemsa e Proge Farm. Successivamente è stato avviato uno studio clinico durato 24 mesi per valutare l’adeguatezza nutrizionale del nuovo prodotto in una popolazione di neonati gravemente prematuri. Lo studio ha interessato 156 nati prematuri di peso molto ed età alla nascita molto bassi (inferiore a 1.500 g. e massimo 30 settimane di gravidanza).

Prosegue Enrico Bertino, direttore della Terapia Intensiva Neonatale dell’Università di Torino:

Metà dei bimbi hanno ricevuto per 21 giorni latte umano con il fortificatore a base di latte d’asina, gli altri quello standard a base vaccina. Essendo i prodotti differenti, le due diete sono state modulate per avere lo stesso apporto nutritivo. Lo studio clinico ha mostrato che gli episodi di intolleranza alimentare erano 2,5 volte inferiori nei soggetti che assumevano il prodotto a base di latte d’asina. In particolare, sono risultati ridotti gli episodi di vomito e di ristagno biliare nello stomaco, indice di malfunzionamento intestinale. Un risultato importante sia per il raggiungimento precoce di una completa alimentazione per via orale, obiettivo chiave nell’assistenza dei prematuri nelle terapie intensive neonatali per un loro più rapido ritorno a casa, sia perché, in queste fasi, condiziona lo stato di salute nell’adolescenza e in età adulta.


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mercoledì 28 novembre 2018

Basta bisturi! Cosmetologia e medicina estetica: binomio vincente ed efficace!

cosmetica e medicina estetica

La tecnologia applicata all'estetica incontra la cosmetologia e nascono nuovi strumenti per contrastare l’invecchiamento cutaneo. Il bisturi non è più così necessario, grazie alle laser terapie emergenti (e non solo) che sono diventate un ottimo alleato per il ringiovanimento della pelle e del corpo. Il Prof. Leonardo Celleno, dermatologo e presidente di AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia Cosmetologia), risponde ad alcune domande sul tema ed i nuovi usi che se ne fanno.

Si può citare come esempio il laser ablativo e non ablativo. Il laser ablativo è un tipo di laser che eroga una notevole potenza anche attraverso differenti lunghezze d’onda con lo scopo di rimuovere il tessuto con cui viene a contatto. Il suo uso viene diversificato proprio dalle differenti lunghezze d’onda per il tempo di emissione dell’energia: questo permette di colpire, in maniera selettiva, alcune lesioni il cui colore viene bene intercettato da quella specifica lunghezza d’onda che si è utilizzata.


Dottore, le laser terapie sono degli strumenti efficaci? Possono sostituire un trattamento cosmetico? 

Le apparecchiature laser moderne sono strumenti molto duttili ed oggi trovano applicazioni in numerosi e differenti campi. Ciò che si chiede ad un cosmetico è ben diverso da quello che viene richiesto ad un trattamento laser, perché il compito del cosmetico è quello di ripristinare e mantenere il buono stato fisiologico della pelle, interagendo con essa attraverso un apporto quotidiano di sostanze che promuovono e preservano i meccanismi fisiologici della cute.

Tra i vari usi si parla anche dell’uso della laser terapia per il ringiovanimento dei genitali femminili? Quali sono rischi?

L’invecchiamento colpisce tutti gli organi e gli apparati del nostro organismo. Oggi, attraverso l’applicazione della luce laser, si può innescare un processo di rinnovamento di questi tessuti come similmente avviene per una ferita superficiale. Questi trattamenti devono essere condotti ovviamente da medici esperti, ma non presentano particolari situazioni di rischio. Grazie a procedure laser mini-invasive, veloci ed indolori si possono attualmente trattare gli effetti del trascorrere del tempo sui tessuti dell’apparato genitale femminile, rigenerando la mucosa vaginale, riducendo la lassità dei tessuti e soprattutto ripristinandone la corretta funzionalità.

 Ha dei benefici medici o è solo una questione estetica? 

È un trattamento che promuove il benessere di una donna e può migliorare la qualità stessa della vita. È importante perché, soprattutto nel periodo intorno e dopo la menopausa un’alta percentuale di donne lamenta problemi legati ad alterazioni del trofismo vaginale: atrofia, riduzione del flusso ematico e delle secrezioni, diminuzione dei lattobacilli e del glicogeno con conseguente aumento del pH vaginale, correlata maggiore frequenza di infezioni batterico-micotiche, con ovvia probabilità di bruciori, irritazioni, prurito ed altre conseguenze a tutto questo correlate. Se fino a pochi anni fa questi problemi venivano trascurati o addirittura non considerati importanti, oggi, con l’aumento della media di vita, tutti gli aspetti anche quelli più intimi devono essere considerati. Le moderne tecniche mininvasive della chirurgia estetica consentono oggi di “rimodellare” e “ringiovanire” i genitali esterni femminili e soprattutto quindi di rivivere la propria sfera sessuale con più serenità.

La dottoressa Mazzolari, titolare dei centri medici ed estetici Medicina e Nutrizione aggiunge:

Al giorno d'oggi, esistono molte altre tipologie d'interventi medico-estetici non invasivi, atti a promuovere il benessere estetico della persona senza l'utilizzo di bisturi. Si può citare ad esempio la cavitazione medica che ha effetti molto simili a quelli della liposuzione, utilizzando però ultrasuoni non è assolutamente invasiva o dolorosa. Anche la criolipolisi è una tecnologica medica innovativa che può essere utilizzata sempre in questo contesto. Altri trattamenti quali la radiofrequenza medica (che differisce da quella estetica), il bendaggio medico, il peeling chimico o altri interventi differenti e mirati per ogni problematica da affrontare, sono oggi possibilità reali e disponibili per la persona. Dopo un percorso medico-estetico adeguato e ponderato alla problematica, il cosmetico mirato da affiancare in seguito potrà integrare il trattamento e diventare quindi un efficace complemento.


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giovedì 22 novembre 2018

I social media possono aggravare i tratti narcisistici


L’assenza di una censura sociale ‘diretta’ permette lo sviluppo di alcuni caratteri tipici della personalità narcisistica, come presentarsi in modo grandioso e realizzare fantasie di onnipotenza. E così, più postiamo immagini sui social e più diventiamo narcisi. Lo dimostra un gruppo di scienziati di Swansea (Regno Unito) e Università Statale di Milano che in un lavoro pubblicato The Open Psychology Journal associa l’uso eccessivo dei social in cui si postano immagini con l’aumento di tratti narcisistici. 

In un lavoro pubblicato su The Open Psychology Journal e svolto da un gruppo di scienziati di Swansea (Regno Unito) e Università Statale di Milano i ricercatori hanno studiato per un periodo di quatto mesi i cambiamenti di personalità in 74 soggetti di età compresa tra 18 e 34 anni, mentre in parallelo ne valutavano le modalità di uso dei social. I risultati hanno mostrato che più i soggetti usavano i social per postare immagini, più mostravano tratti narcisistici. 

Nella letteratura scientifica vi erano già indicazioni circa i collegamenti tra narcisismo e uso di post visivi su canali social come Facebook – spiega il Professor Phil Reed, Swansea University, primo autore dello studio – tuttavia, fino alla pubblicazione di questa ricerca, non si sapeva se i narcisisti usassero maggiormente questa modalità sui social, né tantomeno se l’uso delle varie piattaforme potesse associarsi ad un successivo aumento del narcisismo. I risultati dello studio suggeriscono che hanno luogo entrambi i fenomeni, evidenziando in particolare come postare selfie possa effettivamente aumentare il narcisismo.

Il narcisismo è una caratteristica della personalità che può comportare la ricerca di una grandiosa visibilità, presunzione di superiorità e tendenza a strumentalizzare gli altri. Nei partecipanti con un uso problematico dei social legato ai post visivi, in quattro mesi si è osservato un incremento del 25% dei tratti narcisistici. Questo aumento ha portato molti di loro a superare il cut-off clinico per il Disturbo Narcisistico di Personalità.

Il Professor Reed aggiunge che:
se consideriamo il nostro campione come rappresentativo della popolazione, cosa piuttosto realistica, significa che circa il 20% delle persone potrebbe essere a rischio di sviluppare tratti narcisistici, associati a un uso problematico dei social in modalità visiva. 
L’uso dei social centrati sulle modalità visive – aggiunge il Professor Roberto Truzoli, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche "L. Sacco" dell’Università degli Studi di Milano, supervisore della ricerca – può enfatizzare la percezione degli individui narcisistici di essere al centro dell’attenzione. L’assenza di una censura sociale ‘diretta’ può dar loro l’opportunità di esprimere alcuni tratti della personalità narcisistica, presentarsi in modo grandioso e realizzare fantasie di onnipotenza. 

Lo studio ha altresì rilevato che chi invece usa i social soprattutto per postare contenuti verbali, come su Twitter, non presenta gli stessi effetti. Tuttavia, in questo secondo gruppo, i livelli iniziali di narcisismo consentivano di prevedere un aumento di questa modalità di utilizzo dei social, nel tempo. Più erano narcisisti all’inizio, più contenuti verbali avrebbero postato in seguito. Tutti i partecipanti allo studio, salvo uno, usavano i social. Il tempo di permanenza online era di circa 3 ore al giorno in media, escluso l’uso ai fini lavorativi. Alcuni hanno dichiarato di usare i social anche 8 ore al giorno, per scopi non professionali. Il 60% del campioneusava Facebook, il 25% Instagram e il 13% Twitter o Snapchat. Più dei due terzi dei partecipanti usavano i social soprattutto per postare immagini.

Secondo il Professor Reed
i soggetti coinvolti usavano i social prevalentemente in modalità visiva e il canale prediletto era Facebook. Ciò suggerisce che, probabilmente, a meno che non si riconoscano i pericoli insiti in questa forma di comunicazione, si potrà assistere a una crescente diffusione del disturbo di personalità. 

Lo studio è stato condotto dal Professor Phil Reed e Nazli Bircek, Swansea University; Dr. Lisa A. Osborne, Abertawe Bro Moragannwg University Health Board; Dr.ssa Caterina Viganò e Professor Roberto Truzoli, Università degli Studi di Milano



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mercoledì 21 novembre 2018

Inquinamento atmosferico: come difendersi?


L’inquinamento atmosferico, che soprattutto durante i mesi invernali si fa più intenso, provoca al nostro fisico diverse problematiche: alla pelle, causando invecchiamento precoce e reazioni allergiche; all’apparato respiratorio, in quanto le sostanze presenti nello smog agiscono come irritanti; al cuore e all’apparato circolatorio come diretta conseguenza del danno respiratorio. Da qui l'idea di Nivea di sviluppare l’infografica: inquinamento, teorie e tecniche di sopravvivenza in città.

Infografica Tecniche per sopravvivere all'inquinamento
A cura di NIVEA: click sull'infografica per accedere.

Nella prima parte, si delinea cosa comporta l’inquinamento sul nostro fisico, per poi definire i rimedi necessari per ciascuno di essi. Ad esempio, per proteggere la pelle è fondamentale detergerla, idratarla e nutrirla quotidianamente. Polveri sottili e smog favoriscono infatti la produzione di radicali liberi che degradano il tessuto connettivo. Per l’apparato respiratorio, è invece importante utilizzare il ricircolo interno dell’aria quando si viaggia in auto, sedersi all’interno in luoghi come bar o ristoranti, mentre, per quanto riguarda l’abitazione personale, è importante fare in modo che sia sempre pulita e arieggiata. E’ utile, però tenere in considerazione le performance ambientali della città in cui si vive per comprende pienamente il fenomeno. Viene così proposto un focus specifico sulle città in cui si vive meglio e su quelle che, invece, presentano performance ambientali peggiori. Mantova risulta la città migliore in cui vivere per respirare un’aria più pulita, mentre invece tra le città fanalino di coda per le performance ambientali ci sono Viterbo, Brindisi ed Enna. Infine, per la protezione di cuore e apparato circolatorio, praticare sport aerobico o fare regolarmente una bella passeggiata nel verde è senza dubbio un valido toccasana. Ma quali sono le città italiane che presentano un maggior numero di piste ciclabili o maggiori zone verde? Salgono sul podio, Bolzano, Ferrara e Pesaro come le città dove ci si muove di più in bicicletta, mentre Venezia, Verbania e Terni come le città con più aree pedonali. Infine, Brescia, Modena e Arezzo sono quelle che presentano un maggior numero di piante ogni 100 abitanti.



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Parchi da amare: l'evento per gli amanti del green


Parchi da Amare è presente dal 23 al 25 novembre presso il Padiglione 1 del Lingotto Fiere di Torino, ed è la prima edizione di un evento interamente dedicato ai parchi naturali, alle aree protette italiane e alle numerose attività che si svolgono al loro interno.

Si articola in stand, mostre, incontri, convegni tematici, attività sportive a cura del CUS Torino, mentre l’Associazione Cuochi di Torino e Provincia promuove la gastronomia del territorio con alcuni piatti della tradizione piemontese. Anche altre regioni d’Italia, rappresentate dai parchi naturali ospiti della fiera, offrono degustazioni dei prodotti locali. L’evento è ad ingresso libero, si rivolge al pubblico, ed è un’occasione per scoprire le bellezze della natura e per organizzare una vacanza green e made in Italy.

Tra i protagonisti ci sono il Parco Nazionale del Gran Paradiso che è il più antico d’Italia ed è stato inaugurato nel 1922, il Parco Nazionale di Isola di Pantelleria che è il più giovane (del 2016) ed ospita la vite ad alberello dalla quale si produce il passito e che è inserito tra i Beni immateriali dell'Umanità e ancora l'AMP di La Gaiola, parco archeologico sommerso nelle cui profondità, a causa del bradisismo terrestre, si possono ammirare i resti di antiche ville romane, mentre l’unico ospite straniero, il Parco di Goričko in Slovenia, propone itinerari turistici per gli appassionati della vita all’aria aperta. I più piccoli possono visitare lo stand congiunto del Parco Nazionale del Gran Paradiso e dell’Arcipelago toscano e imparare a riconoscere le impronte degli animali e l’età degli stambecchi e dei camosci analizzando le corna insieme con i guardia parchi oppure montare i cavalli di piccola stazza nell’area dedicata ai Carabinieri, dove si tengono anche corsi di educazione ambientale per gli adulti e per i bambini.

Per maggiori informazioni: www.parchidaamare.it


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giovedì 15 novembre 2018

Parkinson: prima cura sperimentale al mondo con staminali


Per la prima volta al mondo alcuni neurochirurghi giapponesi, hanno impiantato cellule staminali 'riprogrammate' nel cervello di un paziente con malattia di Parkinson. 

Questa condizione patologica è solamente la seconda per la quale è stata sperimentata tale terapia. Essa è  basata su cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) che vengono sviluppate riprogrammando le cellule dei tessuti corporei, quali la pelle, in modo che ritornino a uno stato simile a quello embrionale, da cui poi possono trasformarsi in altri tipi di cellule.

I ricercatori dell'Università di Kyoto hanno usato questa tecnica per trasformare le cellule iPS in precursori dei neuroni, i quali producono la dopamina, un neurotrasmettitore cruciale nella malattia di Parkinson, in quanto carente. Una carenza di questi neuroni che producono dopamina nelle persone con malattia di Parkinson può portare a tremori, difficoltà a camminare e a tutti i sintomi caratteristici di tale patologia.

In ottobre, il neurochirurgo Takayuki Kikuchi dell'Ospedale universitario di Kyoto ha impiantato 2,4 milioni di cellule precursori della dopamina nel cervello di un paziente di 50 anni. Nella procedura durata tre ore, il team di Kikuchi ha depositato le cellule in 12 siti, noti per essere i centri di attività della dopamina. Le cellule precursori della dopamina hanno fin d'ora dimostrato di migliorare i sintomi del morbo di Parkinson nelle scimmie; Jun Takahashi e colleghi dell'Università di Kyoto hanno ricavato, in questo caso, le cellule precursori della dopamina da una scorta di cellule IPS conservate all'università.

"Il paziente sta bene e non ci sono state reazioni avverse importanti finora", commenta Takahashi. Il team lo osserverà per sei mesi e, in assenza di complicazioni, impianterà ulteriori 2.4 milioni di cellule precursori della dopamina. Il team prevede di trattare altri sei pazienti con malattia di Parkinson per testare la sicurezza e l'efficacia della tecnica entro la fine del 2020.

Takahashi sostiene che se questo processo andrà bene, si potrebbero avere prove sufficienti per il trattamento a molti pazienti già nel 2023, questo in base al sistema di approvazione accelerato giapponese per le medicine rigenerative. 

"Ovviamente tutto dipenderà da quanto saranno buoni i risultati".






(1) Reprogrammed’ stem cells implanted into patient with Parkinson’s disease (Nature)

Articolo correlato: la storia di Pimpa e la medicina traslazione 

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lunedì 12 novembre 2018

Inquinamento acustico, aiutiamoci a proteggerci


In un momento storico in cui il tema ambientale è uno dei più importanti da affrontare, anche perché la salute degli ecosistemi è direttamente correlata a quella umana, uno dei nemici più pericolosi per l’uomo e per l’ambiente è l’inquinamento acustico.

Un nemico rumoroso e silenzioso al tempo stesso, nella misura in cui si insinua nella vita quotidiana delle persone senza suscitare scalpore, diventa rapidamente una routine alla quale ci si abitua e, proprio per questo, viene pericolosamente sottovalutato.

Nelle città, le principali fonti di rumore esterno sono costituite dal traffico (automobili, treni, aerei), ma anche dalle attività industriali, dalla movida notturna e dai mezzi utilizzati nel settore edilizio. E se alcuni fattori che compongono il puzzle dell’inquinamento acustico ambientale sono solo occasionali (un esempio per tutti: i botti di Capodanno), altri sono invece ciclici (il treno che passa sempre allo stesso orario) e altri ancora continui (le auto in movimento nelle principali arterie delle città). L’inquinamento acustico ambientale è un problema pubblico già dai tempi dell’antica Roma; tuttavia, è innegabile che, rispetto al passato, oggi le attività antropiche rumorose siano in costante aumento, tanto nei Paesi industrializzati quanto in quelli in via di sviluppo, che proprio in questi ultimi anni hanno aumentato esponenzialmente la propria produttività, a vantaggio della crescita economica ma a spese dell’ambiente e della salute umana. Ne consegue che, nel prossimo futuro, quello dell’inquinamento acustico sarà un problema di dimensioni allarmanti e che, dunque, sarà necessario prendere severi provvedimenti se non per eliminarlo quantomeno per contenerlo. 

L’inquinamento acustico, sia esterno che interno, ha infatti effetti molto nocivi per la salute uditiva delle persone, ma non solo. Oltre alla possibile perdita uditiva, l’inquinamento acustico può comportare danni a livello cardiovascolare, disturbi del sonno e dell’umore, mancanza di concentrazione.

Il rumore, poi, non colpisce soltanto gli adulti: diversi studi medici hanno evidenziato che già a livello fetale, i futuri nati risentono dell’esposizione ai forti rumori, comportando l’eventuale insorgenza di eventuali problemi dello sviluppo psico-fisico. L’inquinamento acustico è un nemico che va combattuto con l’educazione, la prevenzione ma anche con regole, che vanno applicate nella quotidianità.

Si evince quindi come il problema non debba assolutamente essere sottovalutato. Chiaramente è compito delle grandi organizzazioni, politiche e sociali, cercare di arginare al meglio questo problema. I punti sono conosciuti e molto si sta già facendo, dagli asfalti fonoassorbenti alle vetture elettriche oppure alla limitazione del traffico o dei lavori rumorosi in determinati orari. Molto però può fare anche il singolo cittadino, prima di tutto nel rispetto degli altri; cercando di non disturbare con rumori eccessivi "gli altri", può produrre automaticamente un effetto ridondante benefico per se stesso. Ad esempio i limiti di velocità nelle aree urbane hanno anche lo scopo di preservare gli abitanti da rumori eccessivi, spesso purtroppo però l'automobilista se ne dimentica.

Altresì è importante prendere tutte le misure necessarie per vivere in un ambiente più salubre possibile, anche a livello di inquinamento acustico. Chiaramente difficile per chi vive già in città o in luoghi molto rumorosi, ma sicuramente non impossibile se insieme tutti ci si dà una mano. 




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lunedì 5 novembre 2018

Dynamo: la vacanza che cura il bambino


Una vacanza può contribuire a curare un bambino? 

Sono convinti di sì alla Dynamo Camp e all’associazione Onlus “Medici per san Ciro”.

Il Dynamo Camp dal 2007 accoglie in modo gratuito per periodi di vacanza e svago bambini e ragazzi, affetti da patologie gravi o croniche, sia in terapia attiva sia in fase di post ospedalizzazione. Il camp si sviluppa in un’oasi naturalistica affiliata WWF, nell’appennino pistoiese ed è parte delle progettualità portate avanti dall’associazione internazionale 'Serious Fun Children’s Network', rete di camp fondati nel 1988 da Paul Newman ed attiva in tutto il mondo.

 I destinatari del nostro progetto sono i bambini di Taranto e della sua provincia che affrontano quotidianamente la grande sfida di combattere contro malattie gravi e croniche. A loro vogliamo proporre l’esperienza del Dynamo Camp, il primo camp di terapia ricreativa in Italia, dove la vera cura è il sorriso, la medicina è l’allegria - spiega il presidente dell’associazione, Salvatore Lenti. - Ho avuto modo di conoscere questa realtà per ragioni legate alla mia professione medica ed ho ascoltato le testimonianze dirette dei bambini, già ospitati al Dynamo camp, che hanno messo in luce l’esperienza di una vacanza indimenticabile, l’elaborazione di una nuova visione della loro malattia che recupera il senso del coraggio e della sfida, imparando a sfruttare le proprie capacità ed a convivere con essa in modo positivo. Qui, al camp, la vacanza assume un significato speciale e i bambini, collaborando e divertendosi, hanno l’opportunità di trarre grande supporto l’uno dall’altro e di rinforzare la fiducia in sé stessi che servirà loro di sostegno durante il proseguimento delle cure e al loro rientro a casa - prosegue il presidente della onlus.

 La presentazione del progetto, affidata allo stesso presidente dell’associazione proponente il progetto, Salvatore Lenti, a Martina Tiso, responsabile recruiting, ed a Agnese Sichi del team sanitario, entrambe dell’organizzazione del Dynamo Camp, sarà preceduta dalla relazione del direttore pediatria ASL Taranto, Valerio Cecinati sul tema: “Attualità nei tumori infantili: stato dell’arte”. I lavori saranno aperti dal direttore del dipartimento oncologico ASL Taranto, Salvatore Pisconti. Modereranno il coordinatore regionale malattie rare, Giuseppina Annicchiarico e il direttore pediatria dell’ospedale Perrino ASL Brindisi, Enrico Rosati. La discussione sarà affidata al direttore ematologia ASL Taranto, Patrizio Mazza. Alla presentazione del progetto prenderanno parte anche altre associazioni di volontariato che agiscono in ambito socio-sanitario e sociale nonché i vertici dell’Asl Ta, i rappresentanti istituzionali del Comune di Grottaglie e della Regione Puglia, invitati ad intervenire nella discussione plenaria.

  L'idea - conclude il presidente Lenti - è di costituire una rete solidaristica ed operativa per condividere le linee progettuali, proporre contributi collaborativi e dare attuazione concreta al progetto.

Per informazioni: https://www.dynamocamp.org


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