mercoledì 27 giugno 2018

Terra madre: il salone del gusto 2018, torna a Torino!



La XII Edizione di Terra Madre riapre i battenti al Salone del Gusto 2018 di Torino dal 20 al 24 Settembre e lo fa proponendo il cibo come strumento per il cambiamento

La modifica di scelte quotidiane, come quelle di un cibo buono, pulito, sano e giusto arriva da una agricoltura di piccola scala in tutto il mondo, esse possono innescare un cambiamento sostanziale per il benessere della persona e del nostro pianeta. 

“Terra Madre è un laboratorio di fraternità mondiale che pone al centro il concetto di comunità”, afferma Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. 

A lui fa eco il governatore del Piemonte, Chiamparino rilevando l’importanza di un’organizzazione che si occupi di porre al centro la persona attraverso un progetto d'interculturalità e globalità. 
Il progetto volge lo sguardo , attraverso i contributi suggeriti dalle migliaia di delegati di Terra Madre nel mondo, anche a situazioni politiche e sociali, come i migranti e le popolazioni indigene. 

“Il Cibo è infatti un potente motore di integrazione,” ha detto Abderrahmane Amajou, responsabile progetto Migranti di Slow Food. 

Un grande momento di confronto con più di 150 eventi, 15 Tour Di vini, che coinvolgono tutto il territorio Piemontese favorendo lo scambio tra delegati e i cittadini. 
Tra le tante novità le cinque grandi aree tematiche “food for change”, le cucine di strada e le birre artigianali, allestite nello spazio antistante l’Oval per permettere l’accesso anche dopo la chiusura dei padiglioni. 

Gli appuntamenti in programma sono tantissimi, oltre cento per affrontare i temi che da oltre trent’anni l’associazione della Chiocciola porta avanti. Tra le proposte da non perdere, oltre ai Forum, la Scuola di cucina, gli incontri nelle aree tematiche e ai classici Laboratori del Gusto, invitiamo a visitare lo spazio dedicato al gelato, quello sul cioccolato, la caffetteria dei Presìdi e la nuovissima Fucina Pizza e Pane, tutti a Lingotto Fiere. 

Un evento straordinario che vede il coinvolgimento in prima persona di Slow Food insieme a Città di Torino, regione Piemonte e la collaborazione del Ministero delle Politiche Agricole e dei Beni e delle Attività Culturali e del Territorio. 

Il programma completo, le ultime notizie e la possibilità di riservare gli appuntamenti su prenotazione si trovano su www.salonedelgusto.it

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martedì 26 giugno 2018

Make up donne mature: gli step per non sbagliare!



Ogni donna vuole sentirsi bella, qualunque età essa abbia. Per questo non bisogna sottovalutare il trucco per anziane, i benefici che questo può portare non solo a livello estetico, ma anche e soprattutto a livello psicologico, allorché la nonna non si vede più allo specchio solo come tale, ma anche come donna.

Make up per donne mature, primi step

Prima di applicare il trucco, è fondamentale che la pelle sia pronta: dunque sì ad una buona crema idratante da stendere non solo sul viso, ma anche su collo e décolleté. Lascia asciugare bene la crema e poi procedi stendendo il primer; anche qui, fai attenzione che sia un prodotto adeguato, molto idratate e di facile assorbimento. Dopo il primer, se ci sono rughe molto evidenti e si vuole riempirle, si può procedere con un prodotto effetto lifting. Eseguiti questi step, passiamo al fondotinta. Il consiglio per il make up per pelli mature è quello di preferire un prodotto poco pigmentato, quindi molto liquido, e di stenderlo sul viso non con la classica spugnetta, ma con un pennello dalle setole sintetiche: in questo modo si evita l’effetto maschera. Se hai macchie senili da coprire, opta per il camouflage, scegliendo un prodotto che sia della stessa identica tonalità del viso; per tutte le altre zone da coprire, come le occhiaie, opta invece per un correttore.

Trucco per la nonna, delicata bellezza.

Adesso, è tempo di passare un velo di cipria sul volto. Scegli un pennello adeguato, ma opta per una cipria che non sia troppo pesante o coprente. Il trucco per anziane, però, non può dirsi completo se non si usano ombretto e mascara! Preferisci colori non troppo pesanti per l’ombretto, che si intonino con gli occhi e i capelli della nonnina, così da illuminare lo sguardo. Per i rossetti, invece, sono al bando quelli lucidi e quelli perlati: meglio una tonalità sobria, ma matta. Il make up per le anziane, così come dicevamo all’inizio, è un ottimo modo per aiutare le nonne a sentirsi belle come da giovani, una terapia contro la noia fatta di colori e pennelli che, però, funziona!



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venerdì 22 giugno 2018

La pet therapy : una vera e propria sintonia tra uomo e animale



Il termine “Pet therapy” significa “ terapia dell’animale da affezione” e si tratta di una pratica di supporto ad altre forme di terapia tradizionali che sfrutta gli effetti positivi dati dalla vicinanza di un animale a una persona. 

La pet therapy funziona grazie alla relazione che si instaura fra un animale domestico e un bambino, anziano oppure una persona malata, cioè una vera e propria sintonia complessa e delicata che stimola l’attivazione emozionale e favorisce l’apertura a nuove esperienze, modi di comunicare e nuovi interessi, questo avviene anche perché l’animale non giudica, non rifiuta anzi si dona totalmente, in più stimola sorrisi, aiuta la socializzazione e aumenta l’autostima. 

Solitamente vengono trattati molti interventi con bambini, anziani, persone con disabilità o disturbi psichiatrici, infatti, interagire con un animale specialmente per i bambini può voler dire sviluppare processi di apprendimento più rapidi e imparare a prendersi cura di qualcuno diverso da sé. Una vera e propria occasione di crescita, perché l’animale ha per l’individuo una grande valenza emotiva, accarezzarlo e coccolarlo provoca un gradevole contatto fisico e stimola allo stesso tempo creatività e capacità di osservazione. 

Esistono due tipi di pet therapies : le Animal – Assited Activities, ossia attività realizzate con l’ausilio degli animali che hanno l’obbiettivo di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di pazienti, sono delle vere e proprie terapie che rispondono a protocolli e scopi precisi. A queste si può aggiungere anche l’Educazione Assistita dagli Animali i cui destinatari sono i bambini nelle scuole che vengono stimolati ad interagire con l’ambiente. Il risultato è un netto miglioramento del rendimento scolastico e dei rapporti sociali, con una significativa riduzione dei casi di bullismo, di devianza e di abbandono scolastico. 

Gli animali adatti alla pet theraphy sono quelli domestici, affiancati al paziente solo dopo aver superato severi test che ne attestino lo stato sanitario, la capacità, le attitudini ma il requisito indispensabile è la relazione tra il pet e il suo conduttore: perché solo con esso si prevede la perfetta riuscita di un trattamento. Gli interventi assistiti con gli animali sono presenti in tutta Italia ed i più importanti sono l’Ospedale Niguarda di Milano e il Meyer di Firenze. 

L’animale per eccellenza in questo genere di terapie è il cane, specie se l’attenzione è rivolta ai bambini e anziani. Seguono poi i gatti, i criceti , i conigli , gli asini , le capre, le mucche, gli uccellini, i pesci e i delfini. Questi ultimi sono particolarmente efficaci per il trattamento della depressione e di disturbi della comunicazione, tanto che la delfino – terapia si rivela utile per fare uscire, per quanto possibile, i pazienti autistici dal proprio isolamento. 

Anche l’ippoterapia dà ottimi risultati, poiché il cavallo non fa solo da psicoterapeuta ma è anche strumento per il recupero o lo sviluppo dell’equilibrio e della muscolatura, a vantaggio del trattamento di patologie neurologiche specie nel bambino. E, in questa direzione, la regione Emilia- Romagna, la prima nel nostro paese, ha approvato una legge che dà la possibilità agli animali domestici di fare visita in ospedale al padrone, confermando l’importanza dell’interazione terapeutica tra uomo e animale. 



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mercoledì 13 giugno 2018

Perché viene il mal di testa da gelato? Scopriamolo!


Chi non ha mai provato una sensazione di dolore intenso all'interno della fronte mentre gustava qualcosa di freddo, come un gelato oppure una bevanda ghiacciata?
Si chiama “brain freeze” , letteralmente “congelamento del cervello” noto come mal di testa da gelato.

Qual è il motivo che scatena il dolore?

Da un punto di vista medico c’è un termine che definisce questo dolore, si chiama ganglioneuralgia sfenopalatina e si tratta di un dolore improvviso che si verifica normalmente quando fa molto caldo e contemporaneamente il palato si raffredda con una bevanda o qualcosa di freddo. 
Quando la temperatura cambia, i tessuti stimolano alcuni nervi che, a loro volta, causano la rapida dilatazione e il gonfiore dei vasi sanguigni. Questo comportamento è un tentativo da parte del corpo di indirizzare il sangue in una determinata area e di riscaldarlo.

La dilatazione dei vasi sanguigni scatena quindi i recettori del dolore, che rilasciano le prostaglandine, che aumenterà la sensibilità al dolore, incidendo una infiammazione e inviando segnali attraverso il nervo trigemino per allertare il cervello della presenza di un problema.
Tuttavia, visto che anche il nervo trigemino è responsabile del dolore al volto, il cervello interpreta il segnale di dolore come se provenisse dalla fronte. Questa risposta è detta “dolore di riferimento”, perché la causa del dolore si trova in un posto diverso da dove viene avvertito.

Il brain freeze insorge circa dieci secondi dopo che il palato ha toccato qualcosa di freddo e può durare fino ad un minuto. Solo un terzo delle persone prova il congelamento del cervello, quando mangia qualcosa di freddo.

Come si può alleviare il dolore da brain freeze?

Bisognerebbe scaldare un po’ in bocca il cibo o la bevanda troppo fredda, magari bevendola a piccoli sorsi, un metodo più veloce per diminuire il dolore da congelamento consiste nello scaldare il palato con la lingua. Altri metodi utili per alleviare il dolore sono quelli di bere acqua tiepida oppure coprire bocca e naso con le mani e respirare cercando di aumentare il flusso di aria calda nel palato.

E se il dolore dovesse venire anche ai denti ?

In questo caso si parlerà di sensibilità dentinale cioè quando bevande o cibi molto freddi rendono il dente sensibile o provocano dolore. La sensibilità dentale è un problema molto comune nella popolazione e può presentarsi o scomparire nel tempo. 
Il dolore a volte può essere così fastidioso da indurre le persone a evitare il contatto con i denti anche dello spazzolino. Per questo è consigliata una visita professionale dell'odontoiatra e dall'igienista dentale, per individuare la migliore terapia. È molto importante che sia un esperto a consigliare la cura più adatta, poiché le cause dell’ipersensibilità possono essere diverse, come la carie dentale, le fratture dentali o malattia.


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lunedì 11 giugno 2018

Microbiota e obesità adolescenziale: studio italiano apre le porte a terapie mirate


Un recente studio dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù pubblicato su Frontiers in Microbiology, ha identificato nuovi marcatori batterici negli adolescenti obesi che aprono la strada all'uso di probiotici mirati.

Cosa significa questo?

Praticamente negli adolescenti obesi il microbiota intestinale, ovvero la popolazione di microrganismi che colonizza l'intestino, ha caratteristiche uniche in termini di composizione microbica e metabolismo, è quindi differente da quello che si trova negli adulti e negli adolescenti normopeso. L'individuazione di nuovi marcatori batterici dell'obesità apre la strada a terapie con probiotici specifici, scelti su misura per la patologia e anche per l'età dei pazienti.

I batteri presenti nell'intestino costituiscono il microbiota intestinale cioè un ecosistema complesso le cui funzioni sono importanti per la salute dell'uomo. Tra le funzioni fondamentali svolte dai batteri intestinali ci sono: la regolazione del sistema immunitario nell'intestino, la trasformazione di molecole che derivano dal cibo per produrre energia, la produzione di vitamine essenziali per l'uomo e la formazione di una barriera nei confronti di altri batteri potenzialmente "cattivi"

L'obesità è un problema di salute a livello mondiale. L'OMS riporta che nel 2016 oltre 1,9 miliardi di adulti erano sovrappeso, di questi oltre 650 milioni erano obesi, mentre oltre 340 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra 5 e 19 anni erano in sovrappeso o obesi.

La ricerca ha analizzato e descritto la relazione tra l'obesità adolescenziale, quella dell'adulto e il microbiota intestinale. In particolare, la composizione del microbiota nei pazienti adolescenti risulta differente da quella dei pazienti adulti. Negli adolescenti è infatti possibile osservare una variabilità microbica che negli adulti obesi viene persa, rendendo meno efficaci gli interventi terapeutici. Sono state inoltre riscontare differenze significative anche tra gli adolescenti obesi e i coetanei normopeso.

Entrando più nello specifico dello studio ai primi è stato evidenziato uno spiccato aumento della presenza di alcuni microbi marcatori (Faecalibacterium prausnitzii e Actinomyces), mentre ne mancano quasi totalmente altri (Parabacteroides, Rikenellaceae, Bacteroides caccae, Barnesiellaceae e Oscillospira) che caratterizzano il microbiota degli adolescenti normopeso. Oltre alla differente composizione microbica, sono state scoperte anche differenti funzioni metaboliche. Negli adolescenti obesi sono infatti aumentati i metaboliti coinvolti nella biosintesi degli acidi biliari primari e degli steroidi, nel metabolismo di alcuni zuccheri e nella gluconeogenesi (la sintesi biochimica di glucosio a partire da sostanze non zuccherine).


 «L'assegnazione di nuovi marcatori batterici dell'obesità nel paziente adolescente può aprire nuove strade per il ripristino delle condizioni di equilibrio compromesse dall'obesità – spiega la dottoressa Lorenza Putignani, responsabile di Parassitologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Questo può essere realizzato attraverso un'alimentazione funzionale e una terapia microbica che faccia uso di probiotici specifici scelti su misura per la patologia e per l'età del paziente».



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Micropalstiche: problema da non sottovalutare


Varie associazioni dei consumatori europee appartenenti ad Austria, Belgio, Danimarca, Spagna e Italia, rivelano che in base ad un indagine più di due terzi dei campioni di cozze, gamberi e sale sono risultati contaminati dalle microplastiche.

Il problema delle microplastiche non dipende da come sono condotti gli allevamenti né dalle zone di pesca. Molluschi derivanti da una stessa zona possono o non possono essere contaminati da microplastiche. Il mare di plastica non è dato solo dai sacchetti o dagli imballaggi, bottiglie e oggetti di plastica. Questi macrorifiuti deliberatamente o accidentalmente rilasciati in mare da imbarcazioni, impianti, industrie o trasportati dai fiumi e dal vento costituiscono una parte del pervasivo inquinamento che affligge i mari.

Otre a questo esiste un inquinamento fatto di plastiche direttamente rilasciate nell’ambiente sotto forma di microparticelle, per esempio quelle aggiunte a cosmetici e a detergenti; il rilascio di fibre nel lavaggio degli indumenti; i pellet usati nella produzione di materiali plastici; quelle prodotte dall’abrasione dei pneumatici o dalle vernici usate per dipingere sull’asfalto la segnaletica stradale. La plastica massicciamente prodotta da sessant’anni a questa parte (300 milioni di tonnellate all’anno) è ovunque. La respiriamo, la beviamo, in quanto è stata trovata sia in acque minerali che in acque potabili. La spalmiamo sulla pelle, la mangiamo. Da qui l’indagine di Altroconsumo su sale da cucina, cozze e gamberi. Non sono stati scelti pesci, perché le microplastiche rimangono circoscritte al tratto intestinale, che è una parte che normalmente non si consuma.

 Il laboratorio coinvolto ha analizzato in tutto 102 campioni: 38 di sale marino, 35 di cozze e 29 di gamberi. Di fronte al costante aumento dei rifiuti nei mari la Commissione europea propone nuove norme per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d'Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati. Insieme, rappresentano circa il 50% dei rifiuti di plastica nei mari, un altro 27% è dato da attrezzatura da pesca che contiene plastica. Le misure previste nella proposta di direttiva andranno da un vero e proprio divieto di commercializzazione per i prodotti usa e getta per i quali esistono già valide alternative più sostenibili, fino a target di riduzione dei consumi, obblighi per i produttori, target di smaltimento, obblighi di etichettatura e campagne di sensibilizzazione dei consumatori finali.

È tempo per tutti di fare la propria parte per salvare noi stessi.






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giovedì 7 giugno 2018

La soia: fa bene o fa male?



Le proprietà della soia oggi sono molto dibattute e oggetto di controversie. Fino a pochi decenni fa la soia era praticamente sconosciuta a noi consumatori italiani. La sua coltivazione ha avuto origine in Asia dove non veniva considerata adatta per l’alimentazione umana. Il suo principale utilizzo era come fertilizzante dei terreni ma grazie alla messa a punto delle tecniche di fermentazione fu resa commestibile. 

L’interesse di questo legume è cresciuto velocemente e ha raggiunto l’Occidente, inizialmente solo il suo olio aveva un utilizzo industriale e le proteine ricavate venivano date come pasto agli animali da allevamento, con il progresso tecnologico è stato possibile trasformarle in cibo, poiché necessitano di diversi trattamenti prima di poter essere consumate. 

La soia riscuote un consenso crescente non solo tra i vegetariani e i vegani, ma anche fra quanti semplicemente la ritengono un valido sostituto della carne e dei formaggi. C’è però chi nutre serie perplessità soprattutto in relazione al largo ricorso della chimica e alle tecnologie impiegate per estrarne le proteine, che accorciano e semplificano i lunghi procedimenti tradizionali delle culture orientali. 

Sono stati infatti creati “nuovi” prodotti a base di soia dal colore e sapori camuffati e dalle caratteristiche organolettiche alterate, sostenuti da un marketing imponente e da un’ industria alimentare sempre più globalizzata. In passato, infatti, uno dei principali ostacoli a far accettare la soia ai palati occidentali era il suo retrogusto sgradevole, spesso oggetto di scherno e umorismo, come ci ricorda il detto: "Se in un magazzino ci fossero cereali e soia, i ratti mangerebbero i cereali e lascerebbero la soia."

Risalendo alle origini storiche e culturali della sua produzione in Oriente e sulla scorta dei più recenti risultati della ricerca, Susanna Bramante delinea un quadro in cui non mancano risultanze inquietanti, che sembrano collegare il consumo di soia a problemi digestivi, a disfunzioni della tiroide, a malattie cardiache, all’osteoporosi, al declino cognitivo, a disturbi della riproduzione e della fertilità e a patologie quali il cancro al seno e alla prostata. 

Susanna Bramante, laureata con lode in Scienze e tecnologie delle produzioni animali all'Università di Pisa, è dottore Agronomo e Forestale. Autrice e coautrice di undici pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e i suoi impatti sulla salute e sull'ambiente, cura GenBioAgroNurition, un blog a sostegno dell’agroalimentare italiano, della dieta mediterranea e della ricerca biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica.



 Il sito web della casa editrice per maggiori informazioni.  

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martedì 5 giugno 2018

Cibo e musica, il volume influenza le nostre scelte alimentari


Curioso studio dimostra come il volume della musica influisce sulle nostre scelte alimentari. L'ordine di una pietanza al ristorante può variare a seconda della melodia in sottofondo.

 Pizza, spaghetti e, carne, o zuppa e insalata mista? La scelta è dettata, oltre che dall’appetito e dalle nostre coscienze, anche dal volume della musica in sottofondo. A sostenerlo uno studio realizzato dagli scienziati dell’Università della Florida Meridionale Muma College of Business.

Il test condotto in un ristorante di Stoccolma in Svezia e ha testato le scelte del menù da parte dei clienti mentre la musica suonava ad un volume di 55 o 70 decibel. Ai clienti veniva fornito un menu del ristorante, dove tutti i cibi erano marcati come «salutari», «non salutari» e «neutri».

Durante l’esperimento, durato diversi giorni, i ricercatori hanno rilevato un incremento del 20% negli ordini di piatti «non salutari» quando il volume della musica in sottofondo veniva aumentato al massimo dei decibel. Nei momenti in cui la melodia era invece al minimo, i clienti del caffè tendevano ad ordinare pietanze «salutari».

«I ristoranti e i supermarket possono utilizzare la musica strategicamente, per influenzare i clienti a fare i loro acquisti», ha spiegato dottor Dipayan Biswas, dell’università.Scientificamente, il volume della musica ha un impatto sulla frequenza cardiaca e sull’eccitazione; quella più soft tende a tranquillizzare i sensi, rendendoci più coscienti di ciò che ordiniamo. Solitamente, in questi casi, dal menù si scelgono insalate o zuppe. La musica più alta, invece, stimola i sensi e provoca stress, causando ai clienti di ordinare cibi più grassi come hamburger e patatine fritte.

«Passati studi hanno osservato vari aspetti dell’impatto dell’ambiente in cui si consuma il cibo, per esempio la luce, gli odori e la decorazione», ha continuato il professore. «Ma questo è il primo studio che esplora l’influenza del volume della musica sulle scelte alimentari degli individui che vanno a mangiare fuori. In questo modo i manager dei ristoranti possono manipolare strategicamente il volume della musica per incrementare le vendite».

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Journal of the Academy of Marketing Sciences.





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venerdì 1 giugno 2018

La medicina estetica non è la chirurgia: scopriamo il perché!

Medicina estetica


Una delle differenze fondamentali, quando si parla di trattamenti estetici, è quella esistente fra medicina estetica e chirurgia estetica. I due termini vengono confusi perché entrambe le discipline si servono di trattamenti estetici che perseguono l’obbiettivo di combattere gli inestetismi corporei, ma è bene conoscerne le reali differenze per saper scegliere, eventualmente, il tipo di terapia e trattamento più adeguato alle proprie esigenze. 

Stare bene con sé stessi, piacersi ed essere in armonia con la propria mente, sono fasi della vita collegate tra loro che rispondono ad un’ unica esigenza : la salute completa dell’individuo. Il concetto di bellezza ovviamente è relativo ma diventa universale quando lo si associa al rapporto intimo col proprio corpo: quando una persona si sente bella, infatti, acquisisce sicurezza in sé stessa ed è in grado di modificare anche il suo stato di salute interiore. Medicina e chirurgia rientrano in questo discorso come strumenti utili a raggiungere la bellezza esteriore e il benessere interiore. 

La chirurgia estetica è un insieme di tecniche chirurgiche utilizzate per la correzione di difetti estetici, più o meno evidenti, che possono ostacolare la vita di relazione e incidere sul benessere psicofisico dell’individuo. I trattamenti di bellezza della chirurgia fanno capo ad operazioni chirurgiche che necessitano di un ricovero e quindi un anestesia: l’intervento chirurgico implica un grado più alto di invasività sul corpo ma allo stesso tempo permette una risoluzione più istantanea dei difetti da correggere. Il compito del chirurgo estetico è di ripristinare l’armonia delle forme, rispettando la fisionomia del paziente, in modo da ottenere un risultato che sia esteticamente gradevole e naturale. Molto spesso nel post – intervento è necessario appoggiarsi alla medicina estetica per consolidare al meglio il risultato. 

La medicina estetica permette di eliminare o migliorare gli inestetismi del corpo, attraverso tecniche non chirurgiche e attraverso l’impiego di materiali di ultima generazione perfettamente tollerati e garantiti. Caratteristici della medicina estetica principalmente sono i trattamenti laser, i filler, la biorivitalizzazione, la mesoterapia, la radiofrequenza ablativa, non ablativa o frazionata, la cavitazione medica, il linfodrenaggio e la criolipolisi con la caratteristica della ciclicità con la quale devono essere effettuati per far si che gli effetti si rinnovino e si consolidino. 

La medicina estetica e la chirurgia estetica sono discipline mediche diverse che utilizzano tecniche diverse ma allo stesso tempo sono complementari, infatti i trattamenti o vengono fatti separatamente oppure molto spesso può capitare che sia necessario associare entrambe le strade per ottenere il miglior risultato. 

È possibile scegliere tra medicina estetica e chirurgia estetica? 

È stato domandato alla dott.ssa Mazzolari la titolare di due studi – medico estetico in Lombardia e Liguria. (sito web  http://www.dottssamazzolari-medicinaenutrizione.it/ ) 

“I trattamenti di medicina estetica non hanno controindicazioni particolari perché nella medicina estetica si segue l’equilibrio naturale del nostro corpo – spiega la dott.ssa Mazzolari - infatti gli elementi utilizzati a volte sono già presenti nel nostro corpo e nella nostra pelle, come l’acido ialuronico. I trattamenti hanno lo scopo di rigenerare i tessuti cutanei e sottocutanei della pelle e non eliminarli o modificarli definitivamente come nella chirurgia estetica. Infatti nella chirurgia estetica – continua la dott.ssa Mazzolari – trattandosi di interventi chirurgici, il paziente necessita di un recupero nella fase post - operatoria, come in qualsiasi altro intervento eseguito con l’anestesia e il bisturi. Però medicina e chirurgia estetica , pur essendo diverse sotto molti aspetti, lavorano a servizio del benessere psicofisico delle persone in quanto mirano al proseguimento di uno stato di buona salute, sia da un punto di vista fisico che da un punto di vista psicologico e sociale. Scegliere quindi spetta solo a noi stessi. “ 





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