lunedì 17 febbraio 2020

Olio EVO: fa bene al cervello soprattutto degli anziani



Identificato il ruolo anti-invecchiamento neurale in vivo di un componente dell’olio extravergine di oliva, l’idrossitirosolo, presente in abbondanza anche negli scarti di lavorazione. Riscontrati particolari effetti benefici negli anziani. I risultati pubblicati su Faseb Journal sono stati dimostrati da una équipe di ricercatori del Cnr e della Università della Tuscia.

Nel cervello dei mammiferi, in particolare nell’ippocampo, vengono prodotti nell’arco di tutta la vita nuovi neuroni. Questo processo denominato neurogenesi è indispensabile per la formazione della memoria episodica, come hanno dimostrato recenti ricerche: i nuovi neuroni dell’ippocampo vengono generati a partire da cellule staminali e durante l’invecchiamento ha luogo un calo progressivo di entrambi, che è all’origine di una drastica riduzione della memoria episodica.

L’idrossitirosolo, composto naturalmente presente nell’olio extravergine di oliva, ha forti capacità antiossidanti e protettive sulle cellule, ed è noto che diversi fattori, tra i quali la dieta, sono in grado di stimolare la neurogenesi adulta. Un team di studiosi, guidati da Felice Tirone in collaborazione con Laura Micheli, Giorgio D’Andrea e Manuela Ceccarelli dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc), ha ora dimostrato in un modello animale anziano che l’idrossitirosolo reverte il processo di invecchiamento neurale. Lo studio è pubblicato sulla rivista internazionale Faseb Journal.

“L’assunzione orale di idrossitisolo per un mese conserva in vita i nuovi neuroni prodotti durante tale periodo, sia nell’adulto che ancor più nell’anziano, nel quale stimola anche la proliferazione delle cellule staminali, dalle quali vengono generati i neuroni”, spiega Tirone. “Inoltre l’idrossitirosolo, grazie alla sua attività antiossidante, riesce a ‘ripulire’ le cellule nervose, perché porta anche ad una riduzione di alcuni marcatori dell’invecchiamento come le lipofuscine, che sono accumuli di detriti nelle cellule neuronali”. “Abbiamo poi verificato, grazie ad un marcatore di attività neuronale (c-fos), che i nuovi neuroni prodotti in eccesso nell’anziano vengono effettivamente inseriti nei circuiti neuronali, indicando così che l’effetto dell’idrossitirosolo si traduce in un aumento di funzionalità dell’ippocampo”, prosegue Micheli. “La dose assunta quotidianamente durante la sperimentazione equivale alle dosi che un uomo potrebbe assumere con una dieta arricchita e/o con integratori (circa 500 mg/die per persona). Comunque l’assunzione di idrossitirosolo avrebbe un’efficacia anche maggiore se avvenisse mediante consumo di un cibo funzionale quale è l’olio di oliva”.

Questi risultati confermano gli effetti benefici della dieta mediterranea, in particolare per l’anziano, e aprono a un potenziale risvolto ecologico. “I residui della lavorazione delle olive, molto inquinanti, contengono una grande quantità di idrossitirosolo: migliorare le procedure di separazione delle componenti buone nella lavorazione consentirebbe di ottenere idrossitirosolo e ridurre l’impatto nocivo”, conclude Tirone.

Allo studio hanno partecipato ricercatori dell’Università della Tuscia: Carla Caruso del Dipartimento di scienze ecologiche e biologiche e un team del Dipartimento di Scienze agrarie e forestali composto da Roberta Bernini, Luca Santi e Mariangela Clemente, che ha sintetizzato l‘idrossitirosolo con una nuova procedura brevettata.



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domenica 16 febbraio 2020

AIEOP: TUMORI INFANTILI: NEGLI ULTIMI 30 ANNI AUMENTATI QUASI DEL 40%



La percentuale di adolescenti malati di tumore curati nei centri AIEOP rispetto ai casi attesi in Italia è passata dal 10% nel periodo 1989-2006 al 28% nel periodo 2007-2012 per arrivare infine al 37% negli anni compresi tra il 2013 e il 2017. E’ quanto emerge da uno studio italiano dal titolo “Evolving services for adolescents with cancer in Italy: access to pediatric oncology centers and dedicated projects”, pubblicato di recente dalla rivista americana Journal of Adolescent and Young Adult Oncology e reso noto dall’Associazione Italiana Ematologia ed Oncologia Pediatrica – la società scientifica che dal 1975 si occupa, attraverso una rete collaborativa nazionale, della ricerca e della cura dei tumori pediatrici - in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile.

Lo studio, oltre a dimostrare come sia migliorato sensibilmente l’accesso alle cure dei pazienti in età adolescenziale, evidenzia anche un altro dato interessante, ovvero che attualmente solo una minoranza di centri AIEOP pone restrizioni all’ammissione di minori di 18 anni, al punto che i limiti di età, prima considerati una barriera insormontabile, sembrano essere oggi un problema in gran parte superato. Inoltre, mentre fino a pochi anni fa esistevano in Italia solo due progetti dedicati – nello specifico il Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’Area Giovani del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano -, oggi esistono ben 19 centri AIEOP che, partendo dal modello delle due strutture pilota, hanno sviluppato un programma specifico per gli adolescenti. 

“Questi risultati – dichiara il Dott. Andrea Ferrari, oncologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e coordinatore della Commissione Adolescenti AIEOP, nonché primo autore dello studio - confermano come gli adolescenti con malattia onco-ematologica siano interesse prioritario della nostra associazione, che vuole attivare un’azione istituzionale per far sì che i loro problemi diventino parte integrante dei percorsi organizzativi oncologici regionali e nazionali. La realizzazione di una effettiva cooperazione con le società scientifiche che si occupano di tumori nell’adulto e il riconoscimento istituzionale per la sostenibilità del modello di cura proposto per gli adolescenti restano le sfide da affrontare per il futuro”.

Lo studio AIEOP rafforza la consapevolezza, ormai consolidatasi nell’ultimo decennio all’interno della comunità scientifica internazionale, secondo cui gli adolescenti rappresentino un sottogruppo di pazienti particolare, con problematiche epidemiologiche, cliniche, biologiche, psicologiche e sociali tali da richiedere un approccio dedicato. “Uno degli aspetti cruciali – puntualizza il Dott. Marco Zecca, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia e presidente di AIEOP – è proprio quello dell’accesso alle cure e dell’arruolamento nei protocolli clinici. L’età di mezzo dell’adolescenza rischia di rimanere in qualche modo in una ‘terra di nessuno’ tra il mondo dell’oncologia pediatrica e quello dell’oncologia medica dell’adulto. A dispetto dell’ottimizzazione dei percorsi di cura in atto con successo nel mondo dell'oncologia pediatrica per i pazienti di età inferiore ai 15 anni, gli adolescenti rischiano al contrario di non ricevere le terapie migliori o di riceverle in ritardo, con conseguenze sulle loro possibilità di guarigione, al punto che, a parità di malattia e stadio, un adolescente ha minori probabilità di guarigione di un bambino”. 

L’ennesima conferma in tal senso arriva da un altro studio dal titolo “Outcome of adolescent patients with acute lymphoblastic leukaemia aged 10-14 years compared with those aged 15-17 years: Long term results of 1094 patients of the AIEOP-BFM ALL 2000 study”, pubblicato lo scorso novembre dall’European Journal of Cancer. 

L’articolo analizza i risultati della terapia negli adolescenti (10-18 anni) con leucemia linfoblastica acuta, rispetto ai bambini (< 10 anni), trattati nel protocollo AIEOP-BFM 2000. Tale protocollo ha incluso i pazienti in età pediatrica di Italia, Germania, Austria e Svizzera. L’analisi, condotta dalla Dott.ssa Anna Maria Testi, dell’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con altri ricercatori, rileva che gli adolescenti hanno, all’esordio della malattia, caratteristiche biologiche mediamente più sfavorevoli. In particolare i pazienti con un’età inferiore a 15 anni hanno più probabilità di guarire rispetto agli adolescenti > 15 anni (sopravvivenza libera da malattia a 5 anni 76% contro 70%). A fronte di una probabilità di recidiva della malattia del 18%, simile per i due gruppi di età, la ragione principale della maggiore probabilità di fallimento nei ragazzi più grandi è soprattutto la maggiore mortalità per tossicità (incidenza cumulativa di morte a 5 anni dall’esordio della malattia 2,6% verso 7,4%).


“Pertanto - afferma la professoressa Adriana Balduzzi, membro del Consiglio Direttivo dell’AIEOP e medico della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, che commenta l’articolo - la scommessa è che le terapie innovative, che si basano sull’immunoterapia, possano ridurre la tossicità nei ragazzi e, quindi, migliorare le probabilità di successo della terapia anche nella fascia di età oltre i 15 anni”.


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mercoledì 12 febbraio 2020

Rose, garofani e petunie: la “petalosità” è dovuta a un gene troppo operoso

Foto 1: Nel DNA, qui rappresentato dalla sequenza delle quattro basi azotate A, T, G e C, è stata individuata una sequenza chiave (in rosso) che se mutata porta alla moltiplicazione dei petali in petunia, rosa, e garofano. Credits: Stefano Gattolin.


Uno studio dell’Università Statale di Milano, dell'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibba) e del Parco tecnologico padano di Lodi (PTP Science Park), pubblicato su Journal of Experimental Botany, individua in analoghe mutazioni di geni regolatori la causa della moltiplicazione dei petali in alcune popolari varietà di fiori. 

Link: https://doi.org/10.1093/jxb/eraa032


Siamo forse abituati a pensare che sia normale che rose, garofani e alcune petunie abbiano molti petali, ma una ricerca, appena pubblicata sul Journal of Experimental Botany - “Mutations in orthologous PETALOSA TOE-type genes cause a dominant double-flower phenotype in phylogenetically distant eudicots-, ha rivelato che la loro “petalosità” è dovuta a mutazioni genetiche naturali molto simili tra loro

La scoperta tutta italiana è frutto di una collaborazione tra l'Università Statale di Milano, dove è stata coordinata da Laura Rossini, docente di Genetica agraria al dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, l'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibba), con il primo autore Stefano Gattolin, ed il Parco tecnologico padano di Lodi (PTP Science Park). Oltre che in laboratorio, parte delle analisi sono state effettuate anche al computer, grazie a database online contenenti l’intera sequenza genomica del DNA di diverse piante. 

Per quanto riguarda il garofano, ad esempio, in rete è disponibile l’informazione genetica della celebre varietà “Francesco”, creata nella seconda metà del secolo scorso dal rinomato ibridatore italiano Giacomo Nobbio. I ricercatori hanno dimostrato che particolari mutazioni in un gene chiave dello sviluppo del fiore ne alterano la regolazione, così da farlo “lavorare” più a lungo e portare appunto alla formazione di un'abbondanza di petali rispetto ai cinque che sarebbero la normalità nel garofano e in altre specie. 

Quest’informazione è di grande interesse per il florovivaismo, che conta su un giro d’affari multimiliardario a livello mondiale ed è sempre alla ricerca di nuovi prodotti da immettere sul mercato. I "fiori doppi", con aumentato numero di petali, sono infatti spesso preferiti dai consumatori e aumentano il valore commerciale di molte varietà. 

Durante precedenti studi gli autori avevano già individuato la mutazione responsabile di questo carattere nel pesco e in alcune rose: "È stato davvero sorprendente analizzare uno ad uno i geni che ritenevamo coinvolti e ritrovare via via mutazioni analoghe nella rosa Rugosa, nei garofani e nelle popolari petunie “doppie”, tanto che abbiamo voluto coniare il nome Petalosa per la famiglia genica da noi caratterizzata", commenta Gattolin. 

“Il trasferimento di questa informazione a specie diverse non era affatto scontato, si pensi che le piante oggetto di questo studio sono talmente diverse che un loro antenato comune risale al Cretaceo, quando ancora il mondo era dominato dai dinosauri”, spiega Rossini. L’uomo, guidato dal suo ideale di senso estetico, ha selezionato nei secoli le mutazioni naturali avvenute nei geni Petalosa e ha favorito così la diffusione di varietà con fioriture spettacolari. Questa conoscenza può ora essere applicata allo sviluppo di nuove varietà a “fiore doppio” in altre piante, anche attraverso le nuove tecniche di genome editing, che consentono di modificare in maniera mirata specifiche sequenze geniche. La scheda Chi: Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Ibba) del Cnr; Università Statale di Milano; Parco tecnologico padano di Lodi Che cosa: Individuata la causa della moltiplicazione dei petali in alcune popolari varietà di fiori, in Journal of Experimental Botany - “Journal of Experimental Botany” - “Mutations in orthologous PETALOSA TOE-type genes cause a dominant double-flower phenotype in phylogenetically distant eudicots”, https://doi.org/10.1093/jxb/eraa032 


Ufficio Stampa Università Statale di Milano

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martedì 11 febbraio 2020

INFLUENZA: LA PARTITA È ANCORA APERTA




Nelle settimane in cui tutta la nostra attenzione è rivolta al Coronavirus, in Italia ad uccidere è ancora l'influenza stagionale.

Secondo gli ultimi dati della sorveglianza epidemiologica Influenet diffusi proprio nei giorni scorsi dall’Istituto Superiore di Sanità, dall'inizio dell'epidemia in Italia sono stati già registrati 4.266.000 casi di sindrome influenzale e la fascia pediatrica risulta quella maggiornamente colpita con la più alta incidenza di casi. Riguardo al monitoraggio dei casi gravi il sistema Flunews ha fino ad oggi registrato 78 casi gravi di influenza confermata in laboratorio, 15 dei quali si sono trasformati in decessi. Nel 77% dei casi ha interessato soggetti a rischio perché affetti da diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, per i quali il nostro sistema sanitario nazionale prevede peraltro l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione antinfluenzale.
La campagna di quest’anno è in corso ed è ancora possibile vaccinarsi, ma è già tempo di rilanciare la sfida dei prossimi anni, ragionare su campagne e strategie capaci di aumentare la consapevolezza degli Italiani rispetto al valore della vaccinazione in un’ottica di prevenzione. Tutto questo è necessario per incrementare le coperture che nel nostro Paese sono ancora troppo basse. Gli ultimi dati disponibili - quelli della stagione antinfluenzale 2018/2019 - fotografano infatti un livello di copertura tutt’altro che rassicurante: soltanto 1 persona over 65 su 2 si vaccina, vale a dire il 53.1% (fonte: Ministero della Salute). Siamo ancora molto lontani dall’obiettivo indicato dall’OMS del 75% come minimo e del 95% come copertura ottimale per tutti i gruppi target, inclusi anziani e soggetti a rischio dai 6 mesi di età.

IL SUMMIT DELLA PREVENZIONE

Flu Summit 2020 è la seconda edizione del meeting ideato da Sanofi Pasteur che si terrà a Roma presso lo Spazio 900 mercoledì 12 febbraio 2020.
Un confronto tra tutti gli attori coinvolti nella gestione, organizzazione e promozione delle campagne antinfluenzali. Numeri, metodologie, azioni, visioni, con uno sguardo che dall’Italia arriva ad abbracciare altre esperienze internazionali, la Gran Bretagna in testa.
Si perché tutti conoscono l’influenza, ma pochi la temono come ha mostrato il Censis nell’ottobre 2019 grazie alla ricerca realizzata con il contributo incondizionato di Sanofi Pasteur e dedicata alla percezione dell’influenza nella popolazione matura.
«Quella che abbiamo proposto è un’alleanza trasversale tra tutti gli attori della filiera della salute impegnati a fare azioni e cultura sulla prevenzione. Oggi soltanto attraverso progetti multi-stakeholder è possibile fare la differenza e incidere sull’opinione pubblica e tra gli operatori. La partita della prevenzione, che si gioca oggi sui tavoli virtuali dei social media, deve riguardare tutti, nessuno escluso», afferma Mario Merlo, General Manager Sanofi Pasteur in Italia. Tra le azioni proposte già al primo Flu Summit svoltosi lo scorso anno c’è l’importanza di arrivare prima, nella programmazione e gestione della vaccinazione antinfluenzale.

I VIDEOMAKER VINCITORI DEL #PERCHÉSÌ

Il Summit sarà anticipato martedì 11 febbraio da #MeetSanofi, il format dedicato al futuro della salute e trasmesso in streaming dalle ore 19 alle ore 20 sulla fanpage di Sanofi Italia. Sul palco dello Spazio 900 di Roma i videomaker vincitori del contest #PerchéSì – La riscossa della silver generation che ha coinvolto decine di under 35 nel ripensare e video-raccontare l’importanza della vaccinazione per gli over 65. Qui il video di lancio dell’iniziativa con la storia di Luca Guerrieri.

Così venti studenti e giovani professionisti di comunicazione e di design, suddivisi in coppie, hanno provato a ripensare, con il supporto della Pmi innovativa Tree, la comunicazione sul valore del vaccino antinfluenzale per la silver generation. Nuovi linguaggi, nuovi approcci, nuovi modelli, nuovi formati per una comunicazione multimediale innovativa, scientifica, efficace, social che sarà protagonista della prossima campagna antinfluenzale di Sanofi Italia.
Ad aggiudicarsi il primo posto è stata la multidisciplinarietà e la contaminazione di saperi di Giacomo Vallarino, trentatreenne studente di medicina impegnato con la sua associazione nella divulgazione scientifica, e Francesco Tritto, ventunenne studente di relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa. Al secondo posto il progetto degli studenti di comunicazione John Martin Kregel e Sabina Maria Riello. Al terzo il team formato dall’ingegnere informatico Nicolò Mascaro e da Lorenzo Castagnone, laureato in economia aziendale. Menzione speciale per la biologa Antonella Ferrara e l’umanista Tamara Cannavaro.
Con loro all’evento di premiazione interverranno Ketty Vaccaro (Responsabile Area Salute Censis), Lella Mazzoli (Direttore Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino), Italo Francesco Angelillo (Presidente Siti), Claudio D’Amario (Direttore generale prevenzione sanitaria Ministero della Salute) e Giulio Notturni (Consulente della comunicazione e delle relazioni esterne presso l’Assessorato alla Sanità all’integrazione socio-sanitaria Regione Lazio). Modererà l’incontro Giampaolo Colletti.

«Sin dall’inizio come Sanofi Pasteur con il laboratorio #PerchéSì abbiamo deciso di metterci in prima linea, favorendo il confronto sul valore della vaccinazione e coinvolgendo operatori della salute e giovani hackathoners. Il nostro obiettivo è stato riflettere su nuovi format per veicolare una corretta, scientifica, autorevole ed efficace comunicazione sui vaccini. In questi mesi abbiamo poi coinvolto giovani videomaker per creare video di sensibilizzazione alla vaccinazione antinfluenzale. Solo nelle alleanze trasversali, anche anagrafiche, si possono affrontare le sfide della prevenzione», precisa Mario Merlo.



Ufficio Stampa Sanofi e di progetto

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lunedì 10 febbraio 2020

Non esistono diete o pillole miracolose per curare il diabete. Attenzione degli esperti sul tema.


L’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) invitano i pazienti a diffidare delle pubblicità che promettono di ‘curare’ il diabete con diete miracolose e supplementi alimentari. I rischi per la salute possono essere importanti

A lanciare l’allarme è il dottor Paolo di Bartolo, presidente AMD e il professor Francesco Purrello, presidente SID. “Il nostro Servizio Sanitario Nazionale - ricordano gli esperti - è fra i pochi al mondo a prevedere una copertura assistenziale universalistica. Questo, ancora oggi, garantisce ai cittadini un’assistenza di qualità e sostenibile. Affidarsi a percorsi di ‘cura’ alternativi significa affidarsi a soluzioni terapeutiche che non sono state sottoposte al vaglio degli studi scientifici, né ai rigidi controlli da parte degli organi nazionali preposti, che precedono l’immissione sul mercato di qualsiasi terapia, nonché il costante monitoraggio durante la somministrazione."

Liberarsi per sempre dal diabete. E chi non lo vorrebbe? 


Di certo quei 4 milioni di italiani che convivono con questa patologia che, se non ben controllata, se ne porta dietro tante altre. Sono tanti ormai i farmaci a disposizione del diabete di tipo 2 (per il tipo 1, l’unica possibilità è l’insulina), ma non si dispone ancora di una cura definitiva. Ma il diabete, al pari di altre condizioni croniche, come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia si può trattare e tenere a bada, e in questo modo ci si protegge dalle conseguenze di una glicemia fuori controllo e dalle tante complicanze collegate a questa malattia. Convivere con una malattia cronica tuttavia è difficile, è psicologicamente pesante e possono esserci momenti di stanchezza e di depressione che di certo non giovano all’aderenza alle terapie e ad uno stile di vita sano.

L’attività fisica e l’alimentazione sono colonne portanti della gestione del diabete e possono fare la differenza, insieme alle terapie, tra un diabete in buon compenso e uno fortemente scompensato. Ma pensare di poter ‘curare’, addirittura di far scomparire il diabete con la sola dieta e una manciata di integratori è un’altra storia. La rete e le pubblicità dei giornali sono purtroppo spesso un’insidiosa vetrina di ‘sirene’ e cattivi consiglieri. Ci sono quelli che promettono di ‘guarire’ il diabete in poche settimane con diete miracolose e le immancabili ‘pillole’ di supplementi. Magari fosse così, magari fosse vero. Scopo evidente di queste pubblicità è solo il profitto, che certo non rappresenta un reato. Purtroppo, queste false promesse possono mettere a repentaglio la salute dei pazienti. Un soggetto con diabete che da un giorno all’altro decida di abbandonare le sue medicine e di imbottirsi di ‘supplementi’ o di seguire diete miracolose potrebbe trovarsi con un grave scompenso e finire in pronto soccorso.

Gli esperti delle società scientifiche di diabetologia invitano dunque alla prudenza e al buon senso. Le persone hanno tutto il diritto di navigare in rete e di informarsi, ma le fonti – raccomandano gli esperti della SID e dell’AMD – vanno sempre verificate (intanto si può cominciare col far caso se la pagina in questione riporta la dizione ‘informazione pubblicitaria’) e per testare la veridicità delle promesse di pillole e diete ‘magiche’ è sempre meglio consultare il proprio medico. Non è il caso insomma di fare esperimenti in autonomia. Potrebbero purtroppo costare davvero cari.“Invitiamo i cittadini – ammoniscono Francesco Purrello e Paolo Di Bartolo - a non sperimentare ‘trattamenti’ suggeriti su canali diversi da quelli ufficiali previsti dal nostro servizio sanitario e a fare sempre riferimento al proprio medico di famiglia per qualsiasi dubbio o approfondimento. A seconda delle situazioni, il medico saprà eventualmente indirizzare i suoi assistiti verso lo specialista e/o la struttura di riferimento della zona più in linea con il percorso di cura individuato."

"Suggeriamo infine
 – concludono gli esperti – di evitare cambi o integrazioni di terapia anche con prodotti da banco facilmente reperibili dal consumatore. Anche in questo caso, andrebbe sempre prima informato il medico di riferimento per evitare interferenze con il percorso terapeutico che potrebbero vanificare l’aderenza alla terapia."



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giovedì 6 febbraio 2020

Coronavirus: come ridurre il contagio. Senza panico.


Il panico non serve a contrastare le infezioni. Come sempre in queste occasioni, la cosa più importante è mantenere la calma ed evitare di creare e diffondere notizie non veritiere che possono creare ansia e panico.


"L’epidemia in Cina del nuovo coronavirus è senz’altro un’emergenza da affrontare seriamente, ma teniamo presente che il nostro Ministero della Salute ha preso per tempo tutte le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Quello che ciascun cittadino può e deve fare è mettere in atto quelle semplici misure di igiene personale che valgono per tutte le infezioni virali, come l’influenza stagionale che proprio ora sta attraversando la fase di picco”."


L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato in questi giorni una sorta di decalogo per ridurre il rischio che vale la pena riportare:  


* Lavarsi di frequente le mani con le soluzioni igienizzanti a base di alcol o con acqua e sapone  

* Coprirsi il naso e la bocca con un fazzolettino quando si tossisce o si starnutisce, gettare il fazzolettino e lavarsi le mani  

* Evitare contatti ravvicinati con persone che presentino febbre e tosse  

* Rivolgersi tempestivamente al medico in caso di febbre e tosse, facendogli anche presente se di recente si sono compiuti viaggi all’estero  

* Evitare di consumare alimenti di origine animale crudi o solo parzialmente cotti. Maneggiare i cibi crudi di origine animale in modo da evitare che possano contaminare altri alimenti crudi (verdure, frutta)



"Quanto all’uso delle mascherine serve innanzitutto a evitare di contagiare gli altri, e in paesi come il Giappone è pratica corrente per chiunque abbia anche soltanto il raffreddore” prosegue Andrea Mandelli. “Mai come quando si presenta una nuova malattia infettiva è fondamentale una corretta informazione, innanzitutto quella dei siti istituzionali e quella che viene dai professionisti della salute, e non il passa-parola non verificabile dei social media. I 100.000 farmacisti italiani sono a disposizione per ragguagliare il cittadino e rispondere a tutte le sue richieste."






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mercoledì 5 febbraio 2020

OMEOPATIA E FAKE NEWS IN MEDICINA

Un incontro aperto al pubblico per far chiarezza sul tema e approfondire insieme l’epidemia di coronavirus

La rivista scientifica più importante del mondo - Science - dedica un servizio a Roberto Burioni, professore «in un Paese dove il Governo ha talvolta promosso terapie mediche dubbie». 


Martedì 11 febbraio
alle ore 17.00
presso Centro Medico Diagnostico (CeMeDi) Corso Massimo D’Azeglio 25, Torino


Da tempo, ormai, si dibatte sul tema dell’efficacia dell’omeopatia, nonostante questa sia esclusa dalla scienza, il che, spesso, lascia numerosi dubbi ai cittadini che si ritrovano disorientati. A questo si lega, più in generale, il tema delle fake news in ambito medico che, spesso, possono anche portare a scelte terapeutiche completamente errate. Per questo motivo, il Centro Medico Diagnostico di Torino (CeMeDi), struttura del gruppo sanitario Lifenet Healthcare, ha deciso di organizzare un incontro aperto al pubblico proprio su questo tema.
Inoltre, a fronte degli ultimi fatti recenti, si parlerà anche di Coronavirus.

Ci farebbe quindi molto piacere ospitarla alla tavola rotonda dal titolo “Omeopatia e fake news in medicina” che si terrà il prossimo 11 febbraio a partire dalle ore 17.00 presso CeMeDi in Corso Massimo D’Azeglio 25 a Torino.

Parteciperanno in qualità di relatori:

Daniele Banfi, giornalista scientifico, Fondazione Umberto Veronesi e La Stampa
Roberto Burioni, professore Università San Raffaele, direttore scientifico Medical Facts
Gianni Nardelotto, CEO CeMeDiModererà:

Gianluigi Nuzzi, giornalista e saggista CeMeDi S.r.l. Società Unipersonale

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