venerdì 28 dicembre 2018

Epilazione laser, come funziona?

Epilazione laser

L'epilazione laser risulta essere la tecnica moderna più comoda e indolore per una depilazione a lungo termine.

La tecnica di epilazione laser è in realtà un processo di depilazione in quanto va ad agire direttamente sulla radice del pelo eliminando anche il bulbo. Il pelo, infatti, si forma nel bulbo pilifero che si trova alla base del follicolo e le sue cellule si moltiplicano e si allungano verso l’alto. La luce del laser scalda il pelo e nel giro di pochissimi secondi lo brucia. Il bulbo pilifero viene così danneggiato e non produce più peli per un lungo periodo di tempo. L'energia luminosa emanata dal laser è molto intensa e potente, contiene, infatti, migliaia di watt di energia, e riesce a penetrare in profondità. Essa viene assorbita dalla melanina, e per trasmissione termica passa al pelo ed il follicolo, che vengono riscaldati e danneggiati. Sebbene la tecnica di depilazione laser sia considerata definitiva in realtà questa assicura semplicemente risultati molto più duraturi delle altre tecniche depilatorie. I trattamenti laser, infatti, possono distruggere in modo definitivo i follicoli piliferi in fase di crescita, ma, poiché i peli crescono secondo cicli costituiti da una fase di crescita seguita da una fase di riposo, l’impulso laser distrugge alcuni follicoli (quelli in fase di crescita) ma altri ne ricrescono (quelli in fase di riposo). Inoltre, poiché ogni regione del corpo ha peli con una diversa fase di ricrescita, sopracciglia e ciglia hanno una fase di ricrescita pari a 1/6 mesi, mentre i capelli hanno una fase di 2/6 anni, è chiaro che il trattamento sarà più efficace in alcune zone che in altre. Tuttavia frequenti sedute di trattamento laser inibiscono la crescita, indeboliscono i peli e li rendono meno folti e meno spessi. Il laser è sensibile alla melanina, quindi agisce in maniera pressoché perfetta su peli scuri ben in evidenza su pelli di carnagione chiara. Poiché il fascio di luce del laser viene assorbito dalla melanina, e trasmesso poi al follicolo, maggiore è la quantità di questo pigmento maggiore sarà l’efficacia del trattamento. Per il trattamento di depilazione vengono utilizzati vari tipi di laser, tutti caratterizzati impulsi lunghi, che sono strumenti capaci di emettere un raggio molto intenso per penetrare in profondità nel derma ed agire nella struttura del bulbo pilifero modificandone il funzionamento e rendendo molto più difficoltosa la ricrescita del pelo. Tra i più utilizzati sono i laser a diodi, e quelli a luce pulsata.

Il laser a diodi è un'apparecchiatura che utilizza come componenti attivi dei semiconduttori, i diodi, ed emettono un raggio a lunghezza d’onda variabile per cui possono essere adattati alle esigenze applicative. Sono apparecchi potenti e veloci e particolarmente adatti alla depilazione di zone in cui i peli sono numerosi come gambe, ascelle, inguine, barba, braccia e la schiena maschile.

Il laser a luce pulsata è un’apparecchiatura che genera un fascio di luce molto intenso ma che viene erogato attraverso brevi impulsi, impulsi di maggiore intensità e durata minore consentono di avere risultati efficaci e meglio tollerati. Il trattamento al laser può essere fatto anche in presenza di una ricrescita di due millimetri, quindi tra un trattamento e l'altro sarà anche possibile passare con la lametta per avere sempre una pelle liscia.





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venerdì 21 dicembre 2018

Vivere secondo natura! Che cosa significa?


Vivere secondo natura: aspirazione globale dei popoli ricchi, esattamente inversa a quella dei popoli che a ciò sono costretti. Buono è ciò che fa bene! Bello è ciò che piace! La natura è tutt’altro che sempre bella e piacevole: questa è la sua essenza. La natura che piace a noi è modificata, non solo controllata e migliorata ma radicalmente modificata. L’abitudine crea il consenso. Dovremmo cambiare abitudini! Occorrerebbe ribellarsi al sistema, non cooperare più.

Fame, miseria, sfruttamento, inquinamento indotto e prodotto da altri, costringono questi popoli a vivere, secondo natura, in ambienti che la natura ha perso di vista.

Cosa dunque significa vivere secondo natura?

Beh sarebbe non difficile, neppure senza rinunciare alle facilitazioni indotte dal progresso e dalla tecnologia. Sarebbe necessario tuttavia accettare senza falsi moralismi un concetto di natura modificata, più attuale e conforme a uno stile di vita confortevole e moderno. Sarebbe sufficiente, come per la buona tavola e per l’altro grande imperativo: vivere mantenendo e migliorando la propria salute, rinunciare semplicemente agli eccessi e al non indispensabile, vivere destinando e riservando appositi luoghi e momenti alle differenti attività necessarie. Occorrerebbe ribellarsi al sistema, non cooperare più. Non sono indispensabili le aggiunte di microplastiche e nanocomponenti nei prodotti alimentari e cosmetici per esempio, per quanto possano essere utili in ambiente farmaceutico. Le microplastiche che incapsulano i principi attivi e ne rallentano il rilascio, in questo caso sono certamente utili ma non altrettanto lo sono nelle creme di bellezza o nei detergenti dove non migliorano affatto o non più di tanto l’efficacia del fondamento utile ma aumentano a dismisura l’effetto, globalmente inquinante, dei sottoprodotti e degli scarti incontrollabili. Possiamo essere belli e mantenerci tali secondo ciò che natura ha predisposto per noi senza doverci modificare eccessivamente: sarebbe sufficiente accettarci come siamo e migliorarci un po’correggendo solo qualche difetto eclatante.

Bello è ciò che piace! La natura è tutt’altro che sempre bella e piacevole: questa è la sua essenza. La natura che piace a noi è modificata, non solo controllata e migliorata ma radicalmente modificata. Ecco come facciamo: parchi e coltivazioni intensive, pesticidi, erbicidi, integratori, concimi, utilizzati ben oltre ogni necessità. Nessuno di noi vorrebbe mangiare o sacrificare un raccolto di grano attaccato da funghi tossici ovviamente ma ce la prendiamo con i residui dannosi ineliminabili e rifiutiamo gli OGM, che comunque ci sono e sono una soluzione potente di modifica naturale. Senza se e senza ma, non c’importa: lo facciamo solo in linea di principio.

Buono è ciò che fa bene! Il cibo fa bene nutre ci dà energia e forza e salute. L’eccesso e la selezione dei cibi provoca una riduzione complessiva degli alimenti. Gli alimenti sono naturali, localizzati, stagionali, completi, non permettono eccessi di nessun componente tranne la quantità ingurgitabile. Tutti gli alimenti naturali contengono contemporaneamente tutti i principi nutritivi necessari, occorre solo variare la dieta. I cibi invece sono un effetto voluto, imposto dalla cultura e dallo stile di vita. Si può eccedere in singoli componenti ed esagerarne l’assunzione oppure al contrario, limitarla oltre l’indispensabile. Non possiamo fare a meno dei supermercati ma questo per noi è bene. Si può trovare di tutto per variare la nostra dieta e farebbe bene anche ai produttori lontani se...c’è sempre un se, non provocassimo la distruzione di interi ambienti per produrre, in eccesso, alimenti non indispensabili sfruttandone la novità e il basso prezzo di produzione, la mancanza di controlli, la possibilità di aggirarli. Prezzo basso oppure altissimo ma con immagine stilosa e abbiamo offerta d’olio di pessima qualità miscelato con olio buono, prodotto qui e là ma imbottigliato ed etichettato in Italia e anche qua venduto, oltre che nel mondo: è la regola; limoni e frutta dalla buccia non edibile per conservarsi nei viaggi, fragole a natale e semi di quinoa, prodotti di soia e coltivazioni che comportano enormi consumi energetici, larghissime impronte ecologiche globali con perdita della biodiversità e della naturalità dei luoghi di produzione e degli stili di vita.

Non posso fare a meno di pormi una domanda. Si può vivere sani e belli permettendoci solo un assaggio di questi prodotti senza arrivare a consumarli troppo spesso o abitualmente?

 E’ necessario che i cibi che comperiamo siano trattati, impacchettati, imbustati refrigerati, condizionati, per reggere il viaggio dal produttore al consumatore mantenendo una parvenza di accettabilità? E’ possibile che il nostro gusto non sia soggetto e abituato alla regola aurea sale, zucchero e glutammato che dà soddisfazione con cibi “spazzatura” buoni e inutili? E’ possibile che le nostre città non dispongano di depuratori e sistemi di gestione degli scarti e poi dei rifiuti efficienti, efficaci e controllati?

La somma dei comportamenti di ogni singolo è quello globale della specie umana. L’abitudine crea il consenso. Dovremmo cambiare abitudini! E’ necessario prevenire l’insorgere di malattie potenziali ed immaginarie spendendo enormi quantità di denaro per prodotti che in uno stato di salute normale non sono affatto necessari per non dire completamente inutili? Prevenire cosa?

Non ingrassare per non dover dimagrire è l’unica dieta: mangiare meno! Il lavoro è necessario per vivere, vivere costa, lavorare costa, occorre lavorare di più per poter lavorare di più e pagare la palestra per muoversi nel poco tempo libero che resta e la piscina e la disco e i cibi bio certificati. Ci stiamo mangiando il tempo a nostra disposizione e paghiamo un prezzo elevato che crescerà a dismisura. Reparto cibi salutistici. Chissà cosa vuol dire. Prevenire è meglio che curare: certamente ma ci si ammala comunque e allora occorre curarsi e con efficacia. Muoversi semplicemente, passeggiare e respirare in aree meno contaminate è prevenzione. L’abitudine crea il consenso.

Dovremmo cambiare abitudini! La natura ci propone ovunque differenti possibili stati di maggiore o minore agio e benessere, di maggiore o minore godibilità dell’ambiente in cui viviamo. Dovremmo iniziare a contribuire, ognuno efficacemente, a migliorare il nostro spazio vitale che è limitato senza superbamente confondere noi stessi con l’umanità. Globalmente potremmo farlo davvero, cambiare ma è un’utopia! Non si dovrebbe accentrarsi nelle metropoli. Le grandi città offrono possibilità maggiori di vita operosa e anche socialmente allegra e spensierata ma a costi pagabili solo con la perdita di quello stato di salute, mediamente buona che tutti noi aspiriamo a conservare ad ogni costo. Ci dovrebbero essere luoghi organizzati e definiti, luoghi in cui produrre e distruggere, luoghi in cui lavorare e luoghi in cui vivere e ci dovrebbe rimanere anche tempo per farlo.

Un’immagine mi fa sorridere: un uomo che con un martelletto si batte le dita dei piedi. Un medico gli si avvicina e gli chiede: perché lo fai? Per prevenire il dolore delle scarpe strette, a punta e col tacco alto che devo portare per lavorare. Abituo i piedi allo stress ne rinforzo la muscolatura e ne riduco la sensibilità. Il medico sorride e gli dà un consiglio: compra una striscia di gommapiuma, avvolgi il martello; così potrai prevenire e ridurre la possibilità che le dita martoriate si ulcerino infettandosi e facendoti ammalare i piedi. L’Uomo lo ringrazia per il consiglio. Che gran cosa la scienza e i sapienti: sanno sempre trovare e proporre soluzione innovative ai problemi degli uomini.

Antonio Balzani autore del testo è scrittore, chimico e geologo, si occupa di ambiente, politica, società e storia. 

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giovedì 20 dicembre 2018

Natale e dieta: scopriamo i consigli della Dottoressa Mazzolari



Quello di Natale è uno dei periodi più amati dell’anno dalla maggior parte delle persone, specialmente per chi ama l’atmosfera famigliare o anche solo lo stare assieme, eppure tutto questo può diventare una dura prova soprattutto per chi di recente si è messo a dieta.

Effettivamente sotto Natale si passa molto tempo a tavola con un menù sempre molto ricco e pieno di tentazioni, insomma le mangiate sono pressoché inevitabili e molto spesso si rischia di dover ricominciare la solita drastica dieta post Epifania.

Chiariamo subito che stare a stecchetto durante il cenone della Vigilia o di Capodanno, oppure durante il pranzo di Natale mentre amici e parenti si concedono qualsiasi sfizio di ogni tipo non avrebbe molto senso. Tanto vale vivere con serenità questi momenti di convivialità, magari facendo sempre attenzione a non esagerare.

La soluzione, è seguire un regime alimentare corretto , pensato per affrontare in modo equilibrato i giorni di festa, affiancando tanta attività fisica che dovrebbe diventare parte integrante della propria quotidianità.

La dottoressa Gabriella Mazzolari la titolare di due studi medico - estetici in Lombardia e Liguria, grazie alla sua competenza in ambito medico – nutrizionale, ha risposto alla domanda più frequente che ognuno di noi si pone durante questo periodo dell’anno.

Come si può evitare di ritrovarsi con dei chili di troppo durante le feste?

“Il segreto - spiega la dr.ssa Mazzolari – è fare un po’ di attenzione durante il periodo delle feste, cercando di limitare l’alcol al minimo indispensabile durante pranzi e cene di famiglia, e per tutto il periodo natalizio evitare bevande zuccherate, cercando di preferire solo acqua. Bisognerebbe evitare di mangiare dolci tutti i giorni e non dimenticare mai di fare degli spuntini , sia al mattino che al pomeriggio, preferendo frutta e yogurt, questo vi metterà al sicuro da improvvisi buchi allo stomaco. Preferire le cotture al forno, al cartoccio , alla piastra o meglio ancora al vapore, evitare invece le fritture, cercare di salare poco gli alimenti, utilizzare piuttosto spezie e erbe aromatiche oppure l’olio extravergine d’oliva, – continua la dr.ssa Mazzolari – per quanto riguarda le carni, potete scegliere quella che più vi piace, limitando sempre le quantità anche se sarebbe meglio preferire la carne bianca o meglio ancora il pesce.”

La dottoressa Gabriella Mazzolari è disponibile per tutti coloro che desiderano ritrovare il benessere a 360 °, sia prima che dopo le feste, sarà in grado di strutturare per voi un percorso personalizzato e mirato ad eliminare problematiche o disagi di cui tutti possiamo soffrire, cercando di riportare il vostro corpo ad un equilibrio fisico e mentale. Gli studi medici Medicina e Nutrizione infatti, si distinguono rispetto a tutti gli altri grazie alla sinergia tra cura dell’alimentazione e trattamenti medico-estetici personalizzati, senza dimenticare l'approccio psicologico mirato al risultato che si vuole ottenere.


Buone feste da www.medicinaenutrizione.it !!!



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martedì 18 dicembre 2018

La fibrosi cistica modifica il microrbiota intestinale: lo studio


Uno studio del Bambino Gesù, CNR, Università Sapienza e Federico II disegna la prima mappa funzionale delle comunità batteriche dell’intestino dei piccoli pazienti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLOS ONE.

Esiste un rapporto diretto tra fibrosi cistica e alterazione del microbiota intestinale: è la proteina “difettosa” della malattia, infatti, a guidare la composizione e il funzionamento delle comunità batteriche dell’intestino dei bambini che ne sono affetti. La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e delle Università Sapienza e Federico II che, per la prima volta, hanno disegnato la mappa funzionale del microbiota di pazienti da 1 a 6 anni con fibrosi cistica, facendo luce sui meccanismi che lo regolano. Lo studio  apre la strada a nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla fibrosi cistica e per la prevenzione di alcune gravi complicanze come, ad esempio, i tumori.

LA FIBROSI CISTICA E LE COMPLICANZE 

La fibrosi cistica è la patologia più frequente tra le malattie genetiche rare. Colpisce circa 1 neonato su 2.500 ed è causata dalle mutazioni del gene CFTR che producono una proteina difettosa non più in grado di svolgere regolarmente la sua funzione di controllo del passaggio di acqua e di alcuni sali all'interno e all'esterno delle cellule. L’alterazione della proteina porta l’organismo a produrre un muco eccessivamente denso che ostruisce l'apparato respiratorio, le vie aeree, l’apparato riproduttivo, il pancreas, il fegato, l'intestino. Espone i pazienti a continue infezioni e, nel tempo, anche a gravi complicanze gastrointestinali e nutrizionali.

LO STUDIO 

Un team multidisciplinare composto da clinici, microbiologi, chimici e bioinformatici ha studiato 31 bambini di età compresa tra 1 e 6 anni affetti da fibrosi cistica in condizioni cliniche stabili. I pazienti pediatrici sono stati quindi confrontati con un gruppo, comparabile per numero ed età, di bambini sani. Dalla fusione dei dati di metagenomica (analisi dell'intero corredo genetico e delle funzioni potenziali di un campione) e metabolomica (analisi dei metaboliti prodotti dai processi cellulari) è stato definito il profilo del microbiota dei bambini con fibrosi cistica: come è composto, come funziona, in che modo interagisce col metabolismo del paziente/ospite. Per la prima volta è stato dimostrato che il microbiota intestinale è modulato prioritariamente dal difetto della proteina CFTR e che è condizionato solo marginalmente dall’età del paziente (almeno nei primi anni di vita), dalla presenza di infezioni e dal trattamento antibiotico cronico, fattori che in altri modelli di microbiota umano sono, invece, causa primaria di squilibrio tra comunità batteriche e loro metabolismo. 

MICROBIOTA ALTERATO E INDICATORI DI MALATTIA 

Per effetto diretto della proteina difettosa, il microbiota intestinale dei bambini con fibrosi cistica nasce con una struttura e con funzioni alterate. Lo studio ha evidenziato la diminuzione di alcuni batteri (Eggerthella, Eubacterium, Ruminococcus, Dorea, Faecalibacterium prausnitzii), sovrabbondanze batteriche (Propionibacterium, Staphylococcus, Clostridiaceae, Clostridium difficile) e alterati livelli di alcuni prodotti del metabolismo. In particolare, composti organici come alcoli ed esteri possono essere considerati indicatori dell’attività microbica alterata, mentre le molecole GABA e colina (delle quali è stata rilevata una sovrabbondanza) specifici indicatori di malattia di origine umana, poiché riflettono direttamente - a livello dell’intestino - le alterazioni del trasporto di acqua e dei componenti che regolano l’osmosi.

LE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE

L’individuazione dei principali “attori” del microbiota collegati con le alterazioni delle funzioni dell’intestino dei pazienti con fibrosi cistica, apre la strada a potenziali nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla malattia e ad azioni di prevenzione di alcune complicanze gravi, come i tumori, in particolare quelli intestinali che dimostrano una maggiore incidenza con l’aumento della sopravvivenza dei pazienti. Tra le possibilità terapeutiche, la somministrazione di probiotici mirati (ad esempio il Faecalibacterium prausnitzii) per il ripristino di alcune funzionalità del microbiota e il miglioramento delle condizioni cliniche in caso di deficit digestivi e nutrizionali.

GLI AUTORI DELLO STUDIO 

Allo studio hanno lavorato il gruppo di ricerca della Dott.ssa Lorenza Putignani e in particolare la Dott.ssa Pamela Vernocchi, dell’Unità di Ricerca di Microbioma Umano e Unità di Parassitologia del Bambino Gesù; la Dott.ssa Vincenzina Lucidi dell’Unità di Fibrosi Cistica del Bambino Gesù; la Dott.ssa Ersilia Vita Fiscarelli dell’Unità di Diagnostica della Fibrosi Cistica del Bambino Gesù; il Prof. Danilo Ercolini dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; la Dott.ssa Paola Paci dell’Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica del CNR; il Prof. Cesare Manetti del Dipartimento di Biologia ambientale, il Prof. Alfredo Miccheli e il Prof. Federico Marini del Dipartimento di Chimica e i colleghi dell’Unità di Metabolomica della Sapienza Università di Roma. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Task Force di Ateneo per gli Studi sul Microbioma dell’Università degli Studi di Napoli Federico II hanno recentemente siglato un accordo di collaborazione sul tema del microbioma.

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mercoledì 12 dicembre 2018

Cosmesi al maschile: quale crema per il "macho"?


Meno dopobarba e più creme e sieri idratanti per la cosmesi maschile, è quanto emerge dal Beauty Report Cosmetica Italia 2018.

Gli uomini sono “inconsciamente” attenti alla propria skincare, grazie all’utilizzo di prodotti come schiume e post rasatura, dopobarba, deodorante, dentifricio, shampoo, docciaschiuma, sapone e saponette, per non parlare dell’irrinunciabile profumo. Gli uomini hanno comunque bisogno di una “rieducazione” che li convinca del reale bisogno dell’utilizzo di determinati prodotti. “Dovrebbe finalmente terminare il periodo del furto del cosmetico trovato in casa”, l’uomo sarà sempre più “macho anche con l’antirughe in tasca”. Questo almeno è quanto emergere dall'indagine.

I prodotti cosmetici di trattamento (idratante, protettivo, antirughe) devono essere maschili, perché la pelle ha bisogno di specificità sia per funzione che per il tipo - afferma Alessandra Vasselli, cosmetologa, membro di AIDECO Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia nonché docente del Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Cosmetologiche all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. - La cute maschile invecchia prima La cute maschile è diversa da quella femminile. La pelle del viso di un uomo è più spessa, presenta maggiore densità di fibre collagene e tendenzialmente più seborroica, ma altrettanto facile a disidratarsi, a causa anche di rituali potenzialmente aggressivi come la rasatura (irritazioni, follicolite) , l’invecchiamento della pelle può arrivare nella donna più progressivamente, nell’uomo tende a comparire in modo più rapido ed inaspettato. 

L’uomo solitamente presta particolare attenzione al combattere inestetismi come la forfora o la caduta dei capelli, proprio per questo ha maggiore cura nello scegliere i prodotti per il trattamento dei capelli e del cuoio capelluto. Gli ingredienti e le funzioni L’attenzione ai prodotti green ha coinvolto anche gli uomini, tanto che il mercato dei questi cosmetici è in continua crescita. Gli ingredienti che vengono più usati per la creazione dei cosmetici maschili sono bisabololo, acido ialuronico, mentolo, ceramidi, burro karitè, caffeina, allantona, escina, vitamine e sali minerali e molti altri. Soprattutto perché le azioni che devono svolgere devono essere principalmente: idratante, rinfrescante, energizzante, antiossidante, protettiva, lenitiva, astringente, nutriente, antiage, ristrutturante.




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sabato 8 dicembre 2018

Effetto gregge, quando gli uomini si comportano come pecore


Effetto gregge, sapete di cosa si tratta? Cosa si può fare?

Gli uomini in situazioni particolari come i pedoni in gruppo o le folle, si comportano come pecore quando non sanno dove andare. L'uomo in situazioni di panico e di confusione, dal momento che non riesce a ragionare logicamente e affrontare il problema in modo autonomo, segue la massa, "gli altri". Istintivamente cerca nel comportamento altrui una guida, ma se nessuno fa veramente da guida, ognuno seguirà istintivamente altre persone smarrite nel tentativo di trovare un modo per affrontare il pericolo. Questo comportamento sociale umano che si verifica soprattuto in situazioni di confusione è del tutto naturale, la psicologia sociale che studia questi fenomeni defunti d'influenza sociale ha dimostrato che è reale e purtroppo può portare a effetti negativi anche molto gravi.

Una nuova scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida 'nascosta' potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni di panico di massa. L’esperimento è apparso su arXiv In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le gregg come già dettoi. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi.

“Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto 'effetto gregge'”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di 'agenti' che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell'esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall'alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente.

“Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei 'leader nascosti' e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.



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martedì 4 dicembre 2018

Depressione: sarà diagnosticata con un esame del sangue


Depressione e disturbo da stress post-traumatico, sono disturbi psichiatrici complessi e debilitanti che si traducono in una qualità della vita altamente insoddisfacente e in comportamenti distruttivi contro se stessi e gli altri.

Attualmente, la diagnosi si basa su determinazioni soggettive piuttosto che oggettive e possono portare a volte, a diagnosi errate e di conseguenza a trattamenti inefficaci. Trattasi di questionari, test psicologici come quelli di personalità oppure proiettivi, rivolti al paziente nonché alla ricerca di sintomi caratteristici da parte dell'esaminatore (psicologo, psichiatra, psicoterapeuta).

I progressi scientifici rivolti ai nuovi metodi neurobiologici, hanno permesso di valutare recentemente alcuni biomarcatori, utili per diagnosticare la depressione e il DPTS; un nuovo mezzo quindi di fare diagnosi e trattare adeguatamente i pazienti che sarà disponibile con tutta probabilità tra alcuni anni.

La scoperta di biomarcatori nel sangue rappresenta uno strumento fondamentale per prevedere, diagnosticare e monitorare l'efficacia del trattamento nella depressione e nel DPTS. 

Il lavoro è stato pubblicato da due ricercatori, Dario Aspesi e Graziano Pinna della University of Illinois at Chicago, su EXPERT REVIEWS OF PROTEOMICS, che commentano così la loro scoperta:

Viene discusso il ruolo potenziale della biosintesi dei neurosteroidi alterati, del sistema endocannabinoide e della loro funzione di biomarker per i disturbi dell'umore. Pertanto, proponiamo l'identificazione di un asse di biomarker per identificare e discriminare univocamente disordini con una grande comorbilità e sintomi che si sovrappongono, in modo da fornire una base di supporto per lo sviluppo di trattamenti mirati. Valutiamo anche la fattibilità di un futuro esame del sangue per la diagnosi precoce. I potenziali biomarcatori sono già stati valutati nel sangue dei pazienti e devono essere ulteriormente convalidati attraverso una stratificazione multisociale di studi clinici. Un'altra sfida consiste nel valutare la relazione tra diversi biomarcatori interdipendenti per formare un asse che identifica un disturbo specifico e ne assicura quindi il trattamento migliore. Il futuro dei test basati sul sangue per PTSD e depressione non è solo all'orizzonte ma, forse, già dietro l'angolo.

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