giovedì 27 settembre 2018

Occhio ai "brucia grassi": pericolosi per la salute!


Dal Regno Unito continua l'allarme per i cosiddetti "brucia grassi", alimenti, preparati o integratori di vario genere.

Si ricorda che nessun alimento o integratore definito "brucia grassi" può esserlo realmente, il termine "brucia grassi" viene genericamente utilizzato per indicare gli alimenti in grado di stimolare il metabolismo, dare rapidamente un senso di sazietà, favorire la digestione, oppure spesso viene utilizzato per indicare tutti quegli alimenti ipocalorici. I grassi che abbiamo già mangiando non scompaiono come per magia! Contrariamente a quanto spesso ci viene fatto credere, non esistono cibi o pozioni miracolose che ci permettono di mangiare quanto vogliamo dimagrendo! Esistono invece regimi alimentari efficaci, che facilitano il dimagrimento.

Ora, oltre alla beffa pare si aggiunga anche il danno, una sostanza pericolosa per la salute è stata scoperta in alcuni alimenti dietetici e integratori alimentari. L’annuncio arriva dal Regno Unito attraverso ben 4 notifiche diverse del Rasff (2018.2666 - 2668 - 2674 e 2676 del 25-09-2018), ovvero il sistema di allerta europeo rapido per la sicurezza alimentare. Il composto incriminato è il 2,4 (Dnp), a lungo utilizzato dai bodybuilder agonisti e da consumatori in cerca di soluzioni miracolose per un dimagrimento facile e rapido.

Nei giorni scorsi, il Department of health inglese ha segnalato la presenza del Dnp in alcuni prodotti messi in commercio come brucia-grassi e come integratori alimentari per il dimagrimento attraverso i canali di vendita on line di internet e ha diffuso l’allarme rivolgendosi a tutti i professionisti del settore sanitario.

Oggi il 2,4 dinitrofenolo è illegale, ma non è difficile procurarselo, per esempio attraverso siti Internet che ne omettono o minimizzano la pericolosità. Oltre ai pericoli legati alla sostanza, i rischi sono amplificati dalla produzione illegale, in laboratori clandestini che espongono i consumatori al rischio di sovradosaggio e contaminazioni. Il dinitrofenolo, utilizzato per aumentare il metabolismo e favorire la perdita di peso, è stato ritirato a causa di diverse incidenti mortali. In rete però si può acquistare tranquillamente anche se viene mascherato con nomi di fantasia. 

Dal 2007 si sono registrati 24 casi di tossicità del Dnp e cinque di essi hanno avuto esito fatale: è quanto riporta David Walker, responsabile medico del dipartimento inglese della Salute in una lettera rivolta ai medici di base e ai professionisti che operano nei reparti di emergenza.

Nonostante tutti gli sforzi che sono stati fatti per rimuoverli dal commercio, questi prodotti sono tuttora disponibili, - scrive Walker - e possono essere utilizzati da body builder e da coloro che cercano di perdere peso. In Italia il DNP non è notificato come integratore e non può essere venduto, ma in rete si compra tranquillamente. La sostanza inoltre dà luogo ad accumulo nell’organismo e non esistono antidoti in grado di salvare la vita del paziente dopo intossicazione con una dose letale.

Ma il problema è nella rete visto che secondo MarkMonitor, azienda specializzata nella protezione del brand online, ci sono 165 che vendono “pillola dimagranti” a base di Dinitrofenolo (DNP). Molti di questi siti hanno sede in paesi stranieri, e questo complica molto l’azione delle autorità sanitarie. Gli esperti del Department of health ricordano tutti i possibili sintomi dell’avvelenamento acuto da Dnp, che nei casi più gravi possono portare al decesso: febbre, disidratazione, nausea, vomito, agitazione, arrossamento della pelle, sudore, vertigini, mal di testa, respiro affannoso e battito cardiaco accelerato o irregolare. Anche il consumo prolungato di piccole quantità di 2,4 dinitrofenolo si associa a numerosi effetti avversi al sistema nervoso e cardiocircolatorio, oltre a cataratta e lesioni cutanee. Gli esperti raccomandano di disporre un ricovero ospedaliero per i pazienti che manifestano sintomi di questo tipo. In Italia, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti, come in molti altri paesi Europei, è illegale vendere DNP come prodotto per la perdita di peso, ed è vietato per il consumo umano. Si raccomanda ai medici che dovessero entrare in contatto con individui sospettati di assumere questa sostanza, di informarli dei pericoli e consigliare loro di interromperne immediatamente l’assunzione. La segnalazione diffusa ieri dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti, farmaci e presidi medici (RASFF) è stata inviata dal Ministero della salute italiano. Nonostante l’allerta, questa sostanza pericolosa è ancora ampiamente venduta illegalmente online.




Etichette: ,

lunedì 24 settembre 2018

Make up unghie, tra bellezza e benessere!


I servizi di manicure e pedicure negli ultimi anni hanno registrato un vero boom, precisamente il più 46%.

Per gli italiani avere le mani curate è sinonimo di ordine, pulizia e per le donne di femminilità. Le unghie, in particolare, possono aumentare l’idea di bellezza delle mani. Smalti, smalti gel, semipermanenti sono tutti una serie di prodotti che vengono applicati direttamente sulle unghie per dare quel tocco in più. Durante l’XI Convegno dell’Associazione Italiana di Dermatologia e Cosmetologia che si terrà il 4-5 ottobre a Roma, uno dei temi dibattuti sarà quello delle unghie e degli smalti.

Il prof. Leonardo Celleno, dermatologo e presidente di AIDECO, anticipa alcuni degli argomenti e risponde alle domande in tema di salute delle unghie.

Smalti permanenti e semipermanenti: le sostanze con sui sono preparati sono pericolose per le unghie? E nel lungo periodo?

Se ben formulati e ben applicati, non sono pericolosi, anche se un loro uso eccessivo o troppo prolungato può comunque danneggiare la lamina ungueale. Il “mondo nails” ha determinato la comparsa di numerosi prodotti, anche di recente sviluppo. In pochi anni hanno ottenuto un enorme successo ed i loro impiego è molto amato soprattutto dalle giovani ragazze. Tutti questi prodotti infatti possono essere considerati sicuri solo quando conformi alle normative vigenti e impiegati da personale professionista. Specialmente la ricostruzione delle unghie dovrebbe essere praticata da persone qualificate del settore che, in base alla Legge 4 gennaio 1990 n.1 che disciplina dell'attività di estetista, può e sa utilizzare questo tipo di prodotto quando destinato ad esclusivo uso professionale. Diversi studi riportano che il più importante rischio associato all’uso di questa tipologia di prodotto sembra essere l’allergia da contatto (DAC – Dermatite Allergica da Contatto) ad alcuni particolari ingredienti (ad esempio i composti acrilici, come l’HEMA [nome chimico 2-idrossietil metacrilato] ed il Di-HEMA Trimethylhexyl Dicarbamate [nome chimico 7,7,9 (o 7,9,9 ) -trimetil-4,13-diosso-3,14-diosso-5,12-diazaesadecano-1,16-diile bismetacrilato]), più frequentemente a livello delle unghie e della punta delle dita. Nel caso quindi di prurito, rossore, gonfiore, lesioni, etc., è opportuno interrompere l’utilizzo di questi prodotti e rivolgersi ad un medico, meglio ad un dermatologo. L’applicazione ripetuta di smalti di scarsa qualità o male applicati e anche l’uso di solventi irritanti possono provocare infine problemi all’integrità dell’unghia, oltre che indebolire e predisporre alla comparsa di macchie gialle o di striature sulla lamina ungueale. Nel lungo periodo l’unghia potrebbe risultare pertanto indebolita, meno compatta, e con una superficie meno liscia. 

Sono più dannosi i raggi della lampada UV per l’applicazione dello smalto o i prodotti per rimuoverlo? 


L’esposizione agli ultravioletti dura un brevissimo periodo di tempo ed inoltre dovrebbe riguardare soltanto il gel posto sulla lamina ungueale che sotto l’azione dei raggi ultravioletti si fissa sull’unghia e si indurisce. Sarebbe quindi buona cura evitare che la pelle intorno all’unghia subisca l’azione diretta dei raggi UV. L’irradiazione infatti a lungo andare potrebbe causare quei danni ormai noti. D’altro canto come già riportato, la rimozione con prodotti solventi non ben formulati o male utilizzati espone l’unghia all’azione aggressiva dei solventi utilizzati. Sarebbe ad esempio buona norma risciacquare bene dopo il loro utilizzo, cosa che molti dimenticano di fare. 

La Dermatite Allergica da Contatto (DAC) agli acrilati presenti nei nuovi prodotti per unghie: realtà o leggenda? 

L’utilizzo di queste pratiche si sta sempre più diffondendo. Quando queste resine artificiali entrano in contatto con la pelle circostante dell’unghia, è possibile che determinino l’insorgenza di una dermatite allergica da contatto (DAC – Dermatite Allergica da Contatto). Spesso questa dermatite può insorgere non soltanto nella zona di applicazione, ma anche in un’altra sede cutanea dove la persona toccandosi può trasferire la presenza di queste sostanze. Va rilevato che i composti acrilici sono frequentemente responsabili dell’insorgenza di reazioni avverse di tipo professionale a causa del loro ampio utilizzo in molteplici settori, tra cui appunto i cosmetici. 

In gravidanza si possono usare smalti permanenti o semi-permanenti? E in allattamento? 

Bisogna tener presente che la lamina ungueale è una struttura praticamente impermeabile e quindi l’applicazione di questi prodotti di per sé non ne determina l’assorbimento. Fermo restando che in gravidanza l’attenzione deve essere massima, va considerato che un trattamento cosmetico, in generale e specialmente in questo caso, può determinare un assorbimento trascurabile. Ciononostante se si può evitare l’uso di queste pratiche per le unghie in gravidanza ed allattamento sarebbe preferibile… 

Per curare l’onimomicosi è meglio usare rimedi naturali o i farmaci? Quali sono i più efficaci? 

È necessario ricorrere a farmaci specifici perché una volta che si è instaurata l’infezione della lamina ungueale, è molto difficile raggiungere i microrganismi che l’hanno invasa. È però necessario farsi seguire da un medico specialista perché spesso la terapia delle onicomicosi è complessa e molto lunga.











Etichette: ,

lunedì 17 settembre 2018

Classifica benessere: Italia trentesima


Benessere dei cittadini, l'Italia si piazza trentesima su 152. Al primo posto troviamo la Norvegia, al secondo la Svizzera e al terzo l'Islanda.

La ricerca ha evidenziato anche i punti deboli di ogni Paese: per l'Italia si tratta di occupazione ma vi sono dei miglioramenti nella stabilità economica e nella sanità. L'Italia si trova quindi abbondantemente nella prima metà della classifica per quanto riguarda il benessere dei cittadini, sul podio troviamo però Norvegia, Svizzera e Islanda: tra il resto sono i paesi più efficienti nel trasformare il reddito in benessere. Questo è quanto risulta da uno studio di The Boston Consulting Group, secondo il quale c'è un ''intreccio virtuoso fra benessere e crescita economica''.

La classifica è stilata in base all'indicatore Sustanaible Economic Development Assessment (Seda), lanciato da The Boston Consulting Group nel 2007 e che misura il benessere dei cittadini in 152 paesi. Il Seda analizza per ogni paese 40 indicatori, per i quali assegna un punteggio ogni anno. Un punteggio che viene rapportato con il reddito nazionale lordo pro capite: questo è il coefficiente Seda di conversione della ricchezza in benessere. Per quanto riguarda l'Italia che si piazza in trentesima posizione, si segnalano una buona performance nella stabilità economica e nella sanità, mentre i punti più deboli riguardano gli aspetti dell'occupazione. Nella classifica stilata su 152 paesi, si evidenzia la dominanza dei paesi nordici (oltre a Norvegia e Islanda, la Danimarca è al 5 posto, la Svezia al 6 e la Finlandia all'8). Tra i paesi vicini all'Italia, la Svizzera vanta un secondo posto per una buona performance soprattutto in tema di governance, infrastrutture, stabilità economica e società civile, l'Austria è al 9° posto, la Germania prende il 12°, la Francia il 20°, mentre l'Italia come detto si piazza in trentesima posizione. USA, Giappone e Gran Bretagna sono rispettivamente al 17°, 18° e 19° posto, mentre fanalini di coda Sono Haiti (149°), Yemen (150°), Chad (151°) e Repubblica Centrafricana (152°). 

Lo studio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, mette in evidenza come migliorare il benessere dei cittadini non è in conflitto con l'obiettivo di rafforzare la crescita economica di una paese. I risultati non lasciano adito a dubbi: ''negli ultimi dieci anni, afferma The Boston Consulting , i paesi con coefficienti Seda più alto, cioè quelli più efficienti nella trasformazione del reddito in benessere, hanno visto una crescita economica più solida''. Ma, avverte il rapporto, alti livelli di reddito non determinano per forza alti livelli di benessere: e' esemplificativo il caso degli Stati Uniti. Gli Usa, definiti una 'global powerhouse, ovvero parte dei 25 paesi con la ricchezza maggiore o la popolazione più ampia, hanno un coefficiente Seda dello 0,91, più' basso di quello della Svizzera che, anche se nella stessa fascia di reddito, vanta un 1,14.

''Cambiano le politiche, sono diversi gli esiti'' mette in evidenza The Boston Consulting, che offre anche la sua 'ricetta'. ''I settori più importanti su cui un governo non può transigere sono istruzione e occupazione. A questi va aggiunto anche quello delle infrastrutture, in particolare nel digitale. I paesi più in difficoltà dovranno dedicarsi allo sviluppo del settore salute.








Etichette:

venerdì 14 settembre 2018

Tè matcha: potente antitumorale...ma in laboratorio


Direttamente dalla natura arrivano alcune risposte alla domanda di salute che spesso vengono confortate anche dagli studi della medicina. Esistono piante utilizzate nelle cucine o nelle tradizioni mediche di alcuni paesi anche da migliaia di anni che possono apportare benefici sufficientemente conclamati anche a livello della ricerca scientifica.

Una pianta, utilizzata come bevanda da oltre 5.000 anni in Cina in denominata “Tè matcha “ è tra le piante a cui vengono annoverati principi terapeutici. Le sue foglie, che sono la parte della pianta che contiene i principi attivi, vengono cotte al vapore, asciugate e, infine pestate fino ad ottenere una polvere finissima che viene comunemente utilizzata principalmente nella tradizionale cerimonia del tè.

Il matcha è una varietà di tè comunissima nel mondo orientale, e sempre più diffusa anche da noi per le sue eccellenti proprietà; secondo una nuova ricerca condotta presso la Università di Salford, a Manchester, gli antiossidanti e alcune molecole presenti in questa pianta sono in grado di combattere le cellule cancerogene. Il team ha testato un estratto del tè in laboratorio sulle cellule staminali del tumore al seno, impiegando fenotipi metabolici, una strategia mirata alla comprensione dell’interazione tra il genotipo, l’ambiente e lo stile di vita a livello molecolare. Secondo i risultati, il matcha ha «condotto le cellule tumorali ad uno stato metabolico quiescente», come riporta l’articolo pubblicato nella rivista scientifica Aging. Anche la loro diffusione è stata limitata ad una concentrazione relativamente bassa (0.2 mg/ml).

«Il tè verde è un prodotto naturale usato come supplemento nelle diete, dal potenziale enorme per una vasta gamma di trattamenti», ha dichiarato Michael Lisanti, professore di medicina tradizionale presso l’università britannica. 

«Usando questo fenotipo metabolico, abbiamo scoperto che il tè è in grado di sopprimere il metabolismo mitocondriale ossidativo: in altre parole, previene la “ricarica” delle cellule, e dunque causa loro di diventare inattive e di morire».

Gli effetti del matcha sono stati rilevati anche sulla mTOR (rapamicina), che regola la crescita e la sopravvivenza delle cellule. Il ruolo della mTOR è considerato cruciale nel metabolismo delle cellule tumorali; per questo il team di ricerca ha considerato il suo impiego nelle terapie per i pazienti con il cancro al posto dei farmaci con rapamicina. «Gli effetti del matcha sulle cellule del carcinoma della mammella negli esseri umani sono stati veramente impressionanti», continua il professor Lisanti.

«Questi risultati confermano la nostra convinzione che il matcha ha un enorme potenziale terapeutico sulla riprogrammazione delle cellule tumorali»

Anche se i risultati sono significativi, non tutti gli esperti sono giunti alle stesse conclusioni.
Martin Ledwick, dell’associazione Cancer Research UK, ha dichiarato:

«Non ci sono prove sufficientemente forti che dimostrino che il tè verde può aiutare a curare i pazienti con il cancro. Anche se questo studio indica che il matcha possa uccidere le cellule tumorali in laboratorio, è molto difficile che questo accada bevendo il tè».






Etichette: , ,

lunedì 10 settembre 2018

Conoscere la fisioterapia


Lesioni muscolari, articolazioni doloranti e problemi posturali: la fisioterapia può rivelarsi la soluzione a una lunga serie di problematiche e le ultime terapie laser come la Theal Therapy consentono guarigioni sempre più rapide.

Ma come è possibile risolvere i propri problemi fisici in maniera concreta?

Secondo gli esperti è fondamentale affidarsi a veri professionisti, seguire la prassi e utilizzare le tecniche più avanzate. Praticata già dal 480 a.C. dal padre della medicina Ippocrate, che all’epoca ideò trattamenti come il massaggio, la manipolazione e l’idroterapia, la fisioterapia non ha mai smesso di sviluppare le proprie conoscenze nel campo della riabilitazione. Secondo i dati di AIFi, l’Associazione Italiana dei Fisioterapisti ogni anno in Italia sono oltre 2 milioni le persone si affidano a uno degli oltre 65mila professionisti per curare dolori e limitazioni del movimento, 97 ogni 100mila abitanti secondo l’ISTAT. Un lavoro molto richiesto dalla popolazione sempre più anziana e sedentaria: basti pensare che il 90% dei laureati trova lavoro entro un anno, come riportato da Almalaurea.

Ma quali sono le patologie che richiedono un intervento immediato e come affrontarle nel migliore dei modi?

Le tecniche fisioterapiche sono sempre più diffuse e possono curare i dolori provocati da una lunga serie di patologie, tra cui le più diffuse sono ad esempio le tendinopatie o infiammazioni tendinee, le lesioni muscolari, le neuropatie, le capsuliti, le ulcere, le infiammazioni delle radici nervose, le distorsioni, le calcificazioni, il dolore da sovraccarico fino alle patologie della colonna – spiega la dott.ssa fisioterapista del Salvator Mundi International Hospital di Roma Angela Amodio, responsabile AIFi per la Puglia e docente di Terapia Fisica Strumentale – È importante sottolineare come sia importante affidarsi a un professionista certificato e aggiornato, che utilizzi le più moderne e avanzate tecnologie come la Theal Therapy, con la quale è possibile personalizzare il protocollo terapeutico e massimizzare i risultati terapeutici sia in termini di tempo che di qualità. 

La fisioterapia può essere infatti utilizzata nei più svariati campi dei trattamenti riabilitativi: dalla cura di patologie reumatiche come l’artrosi, l’artrite reumatoide e la fibromialgia, passando per i più comuni stiramenti, strappi, distorsioni, contusioni, tendinopatie e lombalgia, fino a malattie neurologiche, tunnel carpale, piede piatto, scoliosi, trattamenti post-chirurgici ed edemi. Se una volta il fisioterapista poteva affidarsi unicamente alla propria manualità, oggi la tecnologia mette a disposizione terapie avanzate, come il laser che a livello biologico, grazie all’emissione di mix di lunghezze d’onda personalizzabili, agisce stimolando la proliferazione dei fibroblasti con conseguente produzione di collagene al fine di riequilibrare la matrice extracellulare e di rimodellare i tessuti, con 5 ordini di effetti: biostimolante, antalgico, antinfiammatorio, antiedemigeno e decontratturante.

Un settore in cui sono sì importanti le innovazioni, ma anche un costante aggiornamento.

Siamo orgogliosi di fornire ai migliori esperti del settore metodologie frutto di un’approfondita ricerca scientifica e dei corsi basati su di essa che servono ai fisioterapisti per tenersi sempre aggiornati: una prassi in grado di facilitare il lavoro dei fisioterapisti e alleviare i dolori di milioni di pazienti – spiega Ennio Aloisini, CEO di Mectronic – Ad esempio, la lunga e fruttuosa partnership con Atalanta BC e AC Milan dimostra l’efficacia dei nostri prodotti e in particolare della Theal Therapy, che rappresenta l’ultima evoluzione della fototerapia e della laserterapia, impiegata nel trattamento di patologie quali tendiniti e lesioni muscolari ma anche di dolori legati ad amputazioni, ulcere cutanee e diabetiche, patologie della colonna, ernie e lombosciatalgie, con un sollievo immediato riscontrato dal 97% dei pazienti. 

Ecco infine il decalogo di consigli stilato dagli esperti del settore per ottenere i migliori benefici dalla fisioterapia:

1. Affidarsi alla persona giusta, ovvero a un fisioterapista che abbia ottenuto almeno una laurea triennale in fisioterapia.

2. Verificare che il fisioterapista sia sempre aggiornato sulle nuove tecniche e metodiche, come fototerapia e laserterapia.

3. Assicurarsi che il fisioterapista frequenti dei corsi, come quelli del “Progetto Formazione Sport & Medicine Atalanta Mectronic” distribuiti sul territorio nazionale.

4. Richiedere al professionista un’approfondita diagnosi medico strumentale e costanti valutazioni per verificare i progressi fisici.

5. Non aspettare che il dolore diventi insopportabile, è fondamentale avviare il processo riabilitativo quanto prima per evitare complicazioni.

6. Si deve avere pazienza, la fretta di recuperare è un’acerrima nemica del lungo percorso riabilitativo.

7. Altrettanto importante è seguire pedissequamente le istruzioni e i consigli del fisioterapista, che aiuteranno il recupero e la guarigione definitiva.

8. Avvalersi delle più avanzate metodiche sviluppate e delle più avanzate tecnologie disponibili sul mercato, come il laser della Theal Therapy.

9. Svolgere i “compiti a casa” assegnati dal fisioterapista, come esercizi fisici e di recupero funzionale.

10. Sia durante i trattamenti, sia nella vita di tutti giorni, è fondamentale condurre uno stile di vita sano e attivo e mantenere un’alimentazione equilibrata.








Etichette: ,

lunedì 3 settembre 2018

Le diete "Low Carb" sono rischiose per la salute


Rischio di morte prematura per chi pratica diete a basso contenuto di carboidrati, questi sono i risultati degli studi sulle diete "Low Carb" a livello globale presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia.

Una dieta equilibrata è la migliore soluzione nutrizionale per il cuore e più in generale della salute. Lo ribadiscono i risultati di una serie di studi internazionali presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) a Monaco di Baviera. La tendenza ad una dieta "low carb", ovvero la sostanziale rinuncia ai carboidrati, infatti, aumenterebbe il rischio di morire prematuramente.

"I nuovi risultati dello studio suggeriscono che una dieta mista ragionevole è più adatta per una dieta sana per il cuore", ha detto Andrea Podczeck-Schweighofer (KFJ Wien), presidente della Società austriaca di cardiologia. Pertanto, una ricerca dalla Polonia dimostra che una dieta con pochissimi carboidrati dovrebbe essere evitata. "Le persone con una dieta a basso contenuto di carboidrati sono ad aumentato rischio di morte prematura", ha proseguito l'autore dello studio Maciej Banach (Lodz, Polonia). "Aumentano anche i rischi delle singole cause di morte come malattie cardiache, ictus e cancro."

Lo studio ha esaminato l'associazione tra diete a basso contenuto di carboidrati, mortalità totale, malattie cardiovascolari e cancro tra 24.825 partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey ( NHANES ) è un programma di ricerca sulle indagini condotto dal National Center for Health Statistics (NCHS) - la principale agenzia del Sistema statistico federale statunitense - per valutare lo stato sanitario e nutrizionale di adulti e bambini negli Stati Uniti e per monitorare i cambiamenti nel tempo. Rispetto ai partecipanti con il più alto consumo di carboidrati, quelli con la mortalità complessiva più bassa sono aumentati del 32% in un periodo di osservazione di 6,4 anni in media. Il rischio di morte per malattie cardiache è aumentato del 51%, una malattia cerebrovascolare comprendente ictus del 50% e cancro del 35%.

"Una dieta a basso contenuto di carboidrati può essere utile a breve termine per perdere peso, abbassare la pressione sanguigna e migliorare il controllo del glucosio", ha affermato Podczeck-Schweighofer. "Ma a lungo termine, sembra essere associato ad un aumento del rischio di mortalità". Il motivo potrebbe essere l'assunzione più bassa di fibre e frutta e l'aumento del consumo di proteine ​​animali, colesterolo e grassi saturi. Inoltre, le differenze di vitamine, minerali e sostanze fitochimiche potrebbero avere un impatto.

Ciò che riteniamo sano per il cuore della nostra dieta e che realmente lo è, differisce spesso da quello che molti considerano esserlo, ha detto Salim Yusuf, (McMaster University, Hamilton, Canada) in occasione della presentazione dello studio PURE, che è stato pubblicato sulla rivista "The Lancet": "Per esempio, i nostri risultati mostrano che i latticini e la carne purché non trasformata sono alimenti salutari e contribuiscono alla longevità ". Le persone con una dieta che include frutta, verdura, noci, pesce, così come i prodotti lattiero-caseari e carne non trasformata hanno un più basso rischio di malattie cardiovascolari. Questi sono i risultati di un'analisi complessiva di cinque studi con oltre 218.000 partecipanti provenienti da oltre 50 paesi nei cinque continenti.





Etichette: